martedì, novembre 11, 2008



La pissipissibaucologa insinua spesso che questo mio - nostro, in realtà, ma alla pissi interessa il mio - prendere le cose sul ridere sia un trucco della psiche.
Che poi sto male dentro, che poi sto male da sola, che poi scoppio.
Ecco, io mercoledi forse vado da lei e le dico Bah.
Le dico, Guardi, Pissi, forse è anche un trucco però, non so, funziona.
Io, se questo week end me lo vivevo seriamente e drammaticamente credo che mi affogavo nel catino per stendere.
E, guardi, signora Pissi, c'è di buono che siamo proprio tutti così.
Magari poi non riusciamo a mandare giù una lonza di maiale, da quanto stiamo male dentro, però almeno ridiamo.
Magari poi somatizziamo con dolori improbabili, però almeno ridiamo.
Come nel Medioevo con le danze macabre.

Che poi, la verità, è che un modo di tirare fuori le cose sul serio ce l'abbiamo tutti. C'è chi scrive, chi si mette a posto le cose piccole della vita, chi si innaffia di lavoro, chi reagisce come un rotweiler incazzato, chi dorme sul divano per stare accanto agli altri, anche quando avrebbe bisogno di chi sta accanto a lui.
Ma lo facciamo così, ridendo.
Reagiamo alle cose come gli irlandesi ai funerali.

Perchè io me lo sono sempre chiesto, degli irlandesi.
Mi sono sempre chiesta Ma ai Funeral Party, quando poi tutti gli amici ubriachi se ne vanno e alla vedova rimangono i bicchieri da lavare, ma sarà poi una cosa così carina da fare, alla vedova?
Perchè nei film vedi sempre il funeral party, ma mai la vedova da sola dopo che lava i piatti.

Però poi penso che i bicchieri da lavare, la casa da pulire, il fondino della bottiglia di whisky da finire, ma soprattutto l'eco dei passi degli amici che sono stati tutti lì, dei violini e di Whisky in the Giar, sono proprio un trucco della psiche.
Gli irlandesi, come al solito, hanno capito tutto.

venerdì, novembre 07, 2008


Da un po' ce l'avevo sul gozzo, questa cosa.
Così, oggi ho scritto
(tanto e seriamente)
anche sul ranocchio


L’adolescenza poi finisce che ognuno la lega a ricordi improbabili.
Io, ad esempio, il sapore dell’adolescenza lo sento in bocca pensando alla salsa rosa della ekom di Voltri.
L’odore, invece, è quel misto incensoumidocannebirra dei Centri Sociali.
Ma se c’è una cosa che per me è il suono dell’adolescenza, sono le canzoni di un gruppo che si chiamava La Rosa Tatuata.

Più di Ligabue, degli Articolo 31, più della Banda Bassotti, di cui avrò visto 150 concerti tra i 15 e i 17 anni, più ancora dei Persiana Jones, per me il suono dell’adolescenza è la musica della Rosa Tatuata.
Intanto perché li avevamo scoperti noi, io e il mio fidanzato, il Timido Bassista, prima che fossero famosi – a Genova, dico, perché fuori da Genova non lo sono mai stati.
Poi perchè partivamo in macchina per destinazioni improbabili dell’entroterra ligure per sentirli suonare. Ed erano serate bellissime, trenta persone di pubblico e noi che sapevamo a memoria tutte le canzoni.
Poi, anche, perché il cantante, che si chiamava Max Parodi, era bello, era pelato, aveva la voce con i bassi, e quindi io un po’ avevo la cotta, così, virtuale, adolescenziale, ma una cotta.
E infine poi perché avevamo la cassetta e la mettevamo in macchina, io e il Timido Bassista, quando andavamo in giro. Le cassette preferite erano La rosa tatuata e poi un gruppo funky italiano di cui ho clamorosamente scordato il nome.

Così quelle canzoni della RosaTatuata - un po’ Springsteen dei Camaldoli, un po’ la scuola dei cantautori, un po’ blues da bettola - sono uscite dal cono di luce della bellezza oggettiva, e sono entrate di diritto nella lista dei pezzi acritici come Ohi Maria ti amoooo, Piccola stella senza cieeelo, Voglio vedere le piramidi di cheope ma sono miope ma sono miope, I want it all I want it all I want it all and I want it now. Quelle canzoni che sono belle a prescindere.

E’ poi successo che con la Rosa Tatuata ci sono stati dei contatti post adolescenziali importanti.
Perché loro saranno anche stati un gruppo famoso, ma Genova è sempre Genova, e così le strade sempre che si incrociano.
A Genova la legge dei sei gradini di conoscenza non funziona: con due arrivi a chiunque, da Garrone al besagnino.
E così, qualche mese fa, il Timido Bassista, ha iniziato a suonare nel nuovo gruppo di Max Parodi, che non era più la Rosa Tatuata ma un altro di cui non ricordo il nome.

Io, quando l’ho scoperto, devo avere fatto la stessa faccia della fidanzatina del liceo di Ringo Star quando è uscita Love me do.
Stavano suonando, mi ha detto il Timido Bassista, doveva uscire l’album, forse avrebbero fatto una tournèè.
E io sarei stata in prima fila.

Poi invece, tre giorni fa.
Max Parodi è morto nella doccia.
Così, a meno di quarant’anni.
I risultati dell’autopsia si sapranno tra due mesi, sembra, ma escludono droghe o suicidio.
Aveva avuto un precedente di attacco cardiaco e i medici lo avevano sottovalutato.

Ho sentito per telefono il Timido Bassista e non sapevo cosa dirgli.
Perché non so mai cosa dire, in questi casi, innanzitutto.
A lui, poi.
Non sapevo cosa dirgli perchè era un suo amico, certo.
Ma anche perché prima di essere un suo amico era stato la colonna sonora della nostra storia d’amore.
C’è questo, nella mia tristezza: che quando l’adolescenza ti muore d’infarto, non so, è qualcosa di assolutamente terrificante.

giovedì, novembre 06, 2008

Sto andando dai miei adolescenti.
Io quest'anno sto al giovedi come Mariantonietta alla ghigliottina.
Però, per consolare la vostra scimmiesca curiosità, almeno vi linko il video di me che cammino ostinata sui carboni ardenti.
Non solo me, anche tutti i miei bellissimi amici pirobati e irrazionali.

mercoledì, novembre 05, 2008



Volevo raccontarvi tutto, per filo e per segno, delle stranezze che questo festival ha portato con sè.
E lo farò.
appena inizio a capirci qualcosa io, che sono passata dall'euforia all'adrenalina, dalla stanchezza al vittimismo, dal burn-out alle cene masochiste, dalla tranquillità alla disperazione, dalle lacrime alle soddisfazioni.
Ho bisogno di un'agenda emotiva.

Ma adesso sono qui, con la giornata piena soprattutto della vita degli altri: la E. e il Chimico a chiedersi, il G. ad aspettare, la StregaNocciola in anestesia, la mia capa a pretendere un mio ritorno lavorativo, ex amori (non uno, non due, tre) a chiedere spiegazioni via mail.
E poi tutto un mondo intorno che gioisce per Obama, e il Manifesto esaurito in tutte le edicole.
Indovina chi viene a cena.

Insomma, con tutte queste urgenze prioritarie, di questa mia vita iperemozionale e di quelle vite iperincastrate, oggi non si riesce a parlare, perchè c'è troppo, troppo di tutto.
E io, per altro, sono tornata a casa alle 8 del mattino, risalendo la corrente dei lavoratori.
E ho dormito in barca a vela.

martedì, novembre 04, 2008

Finisco tra mezz'ora l'ultimo turno dell'ultimo giorno del festival della scienza.
Devo gestirmi dei sassolini nella scarpa accumulati sabato sera.
E fastidi da burn out.
Sgrassare la malinconia per i nuovi scrocchinquilini che partono.
Ripensare a quelli che ho di nuovo visto passare, e che mi mancano un po'.
Crogiolarmi negli apprezzamenti della nuova versione Nessie rossetto dark.
Devo soprattutto partecipare alla festa dell'ultimo giorno.
Ma sono proprio le ultime cose.
Mentre piove sui giusti, sugli ingiusti, sui contenti, sugli scontenti, sugli idrosolubili, sui piedi dei bambini che mi infangano la mostra, e sui miei vestiti stesi,
io riapro le mie stanze di vita quotidiana.
Ci vediamo domani.

giovedì, ottobre 30, 2008

VELOCI STRALCI DAL MERAVIGLIOSO CORTEO DI OGGI


"...la mamma di Brunetta è Topo Gigio
la mamma di Brunetta è Topo Gigio
la mamma di Brunetta
la mamma di Brunetta
la mamma di Brunetta è Topo Gigio"

martedì, ottobre 28, 2008

AGGIORNAMENTO VELOCE
Oggi, ventisette anni.
Ieri, come sempre il giorno prima del mio compleanno, ero scoglionata e depressa.
Allora ho pensato che ci voleva una cosa da Una volta nella vita.
L'ho trovata: ho fatto una camminata sui carboni ardenti sul tetto di una caserma dei pompieri.
E' stato fichissimo.
Un po' Giovanna D'arco, un po' prosciutto di Praga.
Prossimamente, il video su iu tub.

martedì, ottobre 21, 2008


L'amica E. dice che il periodo del festival della scienza lo odia perchè noi tutti spariamo dal mondo, facciamo lobby, usciamo in masse itineranti, parliamo di cose che non si capiscono, e aboliamo il tempo libero.
E' tutto vero.
Il festival della scienza è il richiamo dell'erasmus, socialmente parlando.
Una punturina di cazzonaggine annuale, pic! già fatto.
Quest'anno, poi, è ancora peggio.
Quest'anno noi dobbiamo tenere il piede in due scarpe: saremo come sempre gli stupidi animatori in maglietta deformante, MA ANCHE i seri curatori, per la stampa, per i visitatori del barrio alto.
Ma anche.
Se questo è lo slogan, abbiamo fallito in partenza.
Gli scrocchinquilini, il vero valore aggiunto del festival, per ora ancora scarseggiano.
Piazzati in casa nostra a rotazione, rispettando un criterio di scelta posto da me e mia moglie (maschi e di sinistra) da tre anni si presentano puntuali alla nostra porta con in mano i cioccolatini o i salami del ringraziamento.
Arrivano da tutta italia perlavorare come animatori scientifici, 6,50€ lordi all'ora, 400 persone al giorno da fronteggiare.
Siamo una generazione di masochisti.

In tre anni, io e mia moglie abbiamo ospitato:
L'Insopportabile Veneto
L'adorabile Jennifer
L'imbucato di Saragoza
Miss Marple
L'adorabile Jennifer (reprise)
Lo scrocchinquilinoperugino.

Quest'anno abbiamo spazio per tre, ma per ora è arrivato solo Dobby, l'elfo domestico, che ci fa la spesa, pulisce, cucina, lava i piatti e si rende spesso decisamente piacevole.
Sappiamo che dovrebbe arrivare un pisano (meglio un morto in casa...).
E il terzo non si sa chi è.
Nessuno, lo sa.
Il pacco sorpresa.

E così vi tocca attendere.
Perchè io sparisco.
Faccio lobby, faccio gruppo, ma soprattutto faccio i doppi turni.
C'est masochisme, mais c'est magnifique.
Ci rivediamo il 5 novembre, con un sacco di cose da raccontarvi.
Ma se volete passare a trovarmi, sarò allo Scienziato Puzzle.
E mi riconoscerete facilmente: sarò quella che starà agonizzando nella sua realizzazione personale.

lunedì, ottobre 20, 2008


...Tra le altre cose, ho miseramente perso la mia battaglia contro i bidelli.
Il male ed il potere hanno un aspetto così tetro...

venerdì, ottobre 17, 2008

giovedì, ottobre 16, 2008

SONO COSE DA TASSISTI



Io ero meravigliosamente fiera di me stessa.

Con mio stesso stupore, stavo gestendo con maestrìa: una mostra assolutamente incompleta a sei giorni dall'inaugurazione, il lavoro più incasinato del mondo, una famiglia in crisi, una vita sentimentale a zero, la Manifesta anche se poco, tutto il resto della vita, che comunque pesa, che comunque assorbe. La lavatrice che sempre perde, la camera che sempre assomiglia ad una palude scozzese, le dimenticanze che sempre, la spesa.



Stamattina, inevitabilmene, mi sono venute le ansie.
Santo dio non ce la faremo mai.
Cazzocazzocazzo.
Non c'è pronto niente, per la mostra.
Devo fare tutto io, al lavoro complesso.
La famiglia in crisi, merda.
Vita sentimentale? Eh?
Il manifesto ha pubblicato gli orari sbagliati. Bisogna dirglielo! (e i comunicati stampa? Avevo promesso che li avrei fatti! Ma quando?).
La lavatrice
La camera
Le dimenticanze
La spesa.
E devo fare il silchepil.


Adesso, che sono le otto e ho scoperto che mi piace stare qui a scrivere, a quest'ora, nell'ufficio deserto, mangiando poi alle dieci, mi piace tantissimo, sono di nuovo in asse di equilibrio, e sono felice per il mio benessere psicofisico.
Adesso vado a casa e, cascasse il mondo, mi faccio il silchepil.
Già basterebbe, a riposarmi la psiche.


Ma c'è anche che ho comprato il carnet dei biglietti dell'autobus, ho dato all'edicolante 50 euro e lui me ne ha resi 49.
Potevo dirglielo.
Diciamo che me ne sono accorta tardi.


Ma c'è anche che il mio progetto con i viscidi adolescenti sta funzionando a meraviglia. Ogni giovedi raddoppiano. Settimana scorsa 6, oggi 13.
Lo so, non è la vostra idea di felicità, un gruppo di adolescenti che raddoppia una volta a settimana, ma è la mia. E' la mia soddisfazione.


Ma c'è anche una casa che invece di uno scrocchinquilino mi hanno dato un elfo domestico.
E' meraviglioso.
Fa tutto lui.
Che nessuno osi regalargli un mio calzino.


Così ho pensato questo.
Che rimanere sereni, in queste condizioni, sarebbe da tibetani.
E i tibetani sono cose da tassisti.
Io, lo ammetto, sono un po' stressata.
Ma soltanto un po'.
Perchè, di fatto, sono profondamente soddisfatta.
E quindi anche un po' felice.

mercoledì, ottobre 15, 2008


UN SIMPATICO QUIZ


Dio è morto.
Marx è morto.
E anch'io non mi sento tanto bene.

Ma tra i tre
secondo me, quello che sta peggio è M A R X


(Volete sapere perchè? Cliccando su ogni lettera del nostro amico Karl, un simpatico gadget-risposta)

lunedì, ottobre 13, 2008


Sono giorni di sintesi.
Due, tre righe di corsa, per dirvi che ci sono, ma che non ce la faccio a trovare il tempo di mettermi lì a raccontarvi.
Sono giorni di battaglie campali contro i bidelli, col mio scudo e ronzinante.
Di spettacoli meravigliosi, come i canti di pace di Moni Ovadia e Falsal Taher.

E stamattina a Camogli c'era un sole tiepido che sembrava mi volesse fare un regalo.
Sono giorni che è partito il count down finale del Festival della Scienza .
Mille millanta tasselli, davvero.
Mancano dieci giorni e tutto quello che abbiamo fatto per la nostra mostra è accumulato nella mia anticamera.
In anticamera c'è una macchia d'umido.
Che si allarga incessante.
Se la legge di murphy è scienza esatta, è lo è, mi crolla l'intonaco sulla mostra la mattina prima dell'allestimento.
Io speriamo che me la cavo.
Oggi è arrivato il primo scrocchinquilino dell'anno.
Dorme nella stessa stanza della mostra accumulata e dell'intonaco precario.
Forse sarebbe un atto misericordioso, da parte mia, pagargli l'ostello.

Ma c'è una cosa che si impone, in questa sintesi degli ultimi giorni.
Sabato ho portato il mio amico Jp - regista dall'animo lombardo, dalla tensione baudeleriana, dalle idee all'assenzio, dai sottotitoli brechtiani - a mangiare i frittini di pesce sul molo al tramonto.
Ci siamo seduti in silenzio, e io lo guardavo, il mio amico Jp, con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così.
E a ogni totanino.
A ogni sciabordìo.
E a ogni panissa.
A ogni gabbiano all'orizzonte.
La sua tensione milanese, le sue rughe metropolitane si distendevano, sul molo, fino a quando i muscoli gli si sono rilassati così tanto da riuscire anche a sorridere.
Gli caduto il lifting del milanese.
Ed è in quel momento che io e la mia città ci siamo sentite importanti.

domenica, ottobre 12, 2008

In corteo alla fine io non c'ero.
ma loro, per fortuna, erano 300.000.

Ho passato un week end bellissimo, bellissimo veramente, ma mi dispiace tanto non essere andata.
Un po' di senso di colpa, un po' di dispiacere.
Così mi sono andata a vedere le foto, per gustarmi la manifestazione almeno in differita.
Se volete vederli anche voi, alcuni di quelli più coerenti di me, li trovate qui.

E un mio personale applauso agli autori del meraviglioso striscione:
RIAPRIAMO IL DIALOGO: VAFFANCULO.

sabato, ottobre 11, 2008

POLITICALLY SCORRECT



JOERG HAIDER PRIMA
JOERG HAIDER DOPO


P'CATO...

mercoledì, ottobre 08, 2008


...ho scritto, oggi per domani, su prospettivaranocchio


C'era una volta io che non mi arrabbiavo mai con gli estranei.
Che avevo questa sorta di timore reverenziale dell'istituzione e degli uomini dietro al bancone, o dietro allo sportello.
Sempre io che dicevo Ah, mi scusi.
Resti sbagliati, scontrini al ribasso, abusi di potere: mi arrabbiavo sempre dopo.
Zitta e incazzata, pronta a prendermela con chi non c'entrava, con chi aveva la sfiga di incontrarmi subito dopo.
(Poi l'ho scoperto, al laboratorio di gestione del conflitto, questa cosa dell'altalena M- m
Io facevo sempre il ruolo m, con le istituzioni, e poi mi trasformavo in M con chi non c'entrava niente.)

Ma 27 anni di lamentele sopite nei confronti dei burocrati e dei ladri istituzionali, dovevano pur uscire da qualche parte.
A furia di accumularsi, doveva succedere un esplosione di magma nevrotico antistituzionale.

Stamattina alle nove, l'amministrativa del municipio prima mi ha chiamato e poi mi ha riattaccato il telefono in faccia due volte, dopo due settimane di insulti in burocratese subiti passivamente dalla sottoscritta.
Sottoscritta che, per inciso, non ha nessuna colpa nella situazione in corso.

Ho avuto il nervoso tutta la mattina, per questa cosa delle telefonate riattaccate in faccia.
Per calmarmi sono andata dal parrucchiere.
Mi sono fatta coccolare i capelli, e sono tornata in ufficio che ero diventata un M enoooooorme.

Dieci minuti fa ho richiamato in municipio, per parlare con la donna dei conti isterici.
Ero un M che esondava fino all'ascensore.
E me la sono mangiata viva.
Ho iniziato ogni frase con ADESSO LEI STA ZITTA E MI ASCOLTA.
Ho continuato con NON OSI RIATTACCARMI IL TELEFONO IN FACCIA.
E, non contenta, ho anche aggiunto DEVO PARLARE CON I SUOI SUPERIORI?.

Alla fine ha ceduto e mi ha passato una collega, sana di mente, mentre lei continuava a sbraitare, nel suo delirio amministrativo, lontana dalla cornetta.
Con la collega abbiamo risolto tutto in cinque minuti.

Quando ho messo giù mi tremavano le mani e avevo lo stomaco piccolo piccolo.
E nel corridoio si tagliava il silenzio col coltello da pesce.
Piano piano il mio M si è mosso come un blob gelatinoso ed è rientrato dalla porta.
Mi sono ripresa, il nervoso è uscito tutto invece di stare lì a pesare sul mio fegato, e sto molto meglio.
E adesso, che realizzo che sono molto più calma e rilassata di stamattina...

..quasi quasi la richiamo io, la donna dei conti isterici, e le faccio una scenata anche per quella volta che mi hanno trattato male alla segreteria dell'università

lunedì, ottobre 06, 2008


Allora, io sabato vado in corteo a Roma.
Deciso e sicuro, vado.
E che bello sarebbe che foste in tanti a mettere il dito qui sotto e a venire con me.

Con tutta un'abile manovra sono riuscita a spostare l'animazione che avrei dovuto tenere contemporaneamente, a 800 km  di distanza dal corteo.
Niente bambini: annullati.
Quindi vado.

Le ragioni del corteo, quelle ufficiali, le trovate qui. 
Ma sostanzialmente si riassumono in  LO FACCIAMO QUESTA CAZZO DI PARTITO UNITARIO DELLA SINISTRA, EH? O ANDIAMO AVANTI CON LA POLITICA DEI LEMMINGS?

Ma questo non basterebbe a farmi alzare alle cinque.
La rivoluzione dopo mezzogiorno, per favore.
Quello che mi farà alzare prima dell'alba è sostanzialmente questo.
Che io ho bisogno, fisicamente, di vedere che non siamo solo noi.
Ho bisogno di vedere il pullman da Casalecchio di Reno, posteggiato dietro quello del Vomero, posteggiato dietro i venti pullman da Reggio Emilia.
Ho bisogno del solito pastore tedesco con la sciarpa attaccata al collo e il solito vecchietto che dice "Così non potranno dire che non c'è nemmeno un cane".
Ho bisogno della solita banda.
Ho bisogno degli striscioni bucati per il vento, il solito CheGuevara che svolazza sul Circo Massimo.
Ho bisogno di questo perchè c'è poco che mi piace più nella vita.
Ma anche.
Anche perchè ho bisogno di normalità.
Ad ognuno la sua routine. La mia è questa. Io sto alle manifestazioni come l'impiegato al rintocco delle cinque.
Ho un bisogno, fortissimo, di vedere che ci nascondo, ma che alla fine ci siamo.
Il vecchietto, il cane, le bandiere, il pullman dell'unione studenti, l'arcilesbica con i capelli corti, i migranti della CGIL.
Ho bisogno del mio thermos caffè corretto crema al whisky, con la crema al whisky che la bevo soltanto in corteo, come le lenticchie a capodanno.
Ho bisogno della sosta all'autogrill che sono già in Toscana ed è l'ora in cui di solito mi sveglio.
Ho bisogno che in autogrill, quelli che sono partiti prima, abbiano già esaurito per primo il Manifesto, poi Liberazione, poi L'Unità, poi Repubblica, poi il Corriere della sera, e nella disperazione financo il Riformista. E nella grata rimangono solo la Padania, Libero, il Giornale e il Messaggero.

Ho bisogno di passare tra gli striscioni, senza mai sapere dove ci andremo a mettere finchè non mi innamoro di uno spezzone. A volte perchè cantano, a volte perchè hanno i fischietti, a volte per i bambini, a volte, semplicemente, perchè sorridono.
Nei cortei ho i colpi di fulmine per gli spezzoni, e sempre tradisco: mai fatto un corteo con la stesso gruppo di quello prima. Anche al g8 ho cambiato tre volte in tre giorni.
Ecco, vorrei vedere se ci sono i compagni portuali de Venesia, che al g8 mi hanno salvato la vita e la psiche.
Ho un bisogno fisico di vedere le solite facce che non sono mai le stesse, i bambini sempre piccoli con i palloncini rossi. Ho bisogno di passarci in mezzo, di sentire che non è cambiato niente dallo scorso ottobre: ci siamo, sempre, camminiamo, sempre, nelle stesse strade di roma, sempre, con gli stessi slogan, sempre, che a volte non se ne può neanche più.
Ma sempre, comunque, anche se non si parla più di noi, anche se siamo la polvere extraparlamentare sotto il tappeto della democrazia.

Io, l'11 ottobre, mi fermo in piazza esedra per il solito caffè.

Devo assolutamente trovare il tempo di andare dal parrucchiere.


(Se vi state silenziosamente lamentando, nella solitudine delle vostre scrivanie, che oggi c'è poco da leggere, potete fare un salto su prospettivaranocchio.
Lì troverete ampio spazio di depressione e sconforto).


giovedì, ottobre 02, 2008



Io stasera volevo fare una cosa.
Volevo descrivervi tutti ma proprio tutti gli adolescenti che oggi alle quattro avrebbero dovuto venire al nostro progetto di educativa di strada: la Nessie che ritorna a fare l'educatrice dei teenagers.
Dopo tre anni e mezzo, di nuovo ad occuparmi di ormoni e sudori, e depressione cosmica e primi amori, e le marlboro nel bagno e le canne di nascosto, e Ma se mi bacia al cinema posso restare incinta, e Lo sai che io ho due amici che sono rimasti incastrati baciandosi con l'apparecchio, Sai che roba, io ho due che sono rimasti incastrati scopando, no no è vero, cazzo, vi giuro.
Di nuovo i Bella raga, Brilla, Oh Frè.

Ero anche un po' emozionata.
Mi dicevo E se non sono più in grado?
Se mi sono abituata troppo bene con i bimbi nani, quelli che dicono Culo! e poi arrossiscono?
Se non so più cosa fare davanti ad una ragazzina alle prese con il suo primo amore?
Se mi faccio demoralizzare dalla loro aria annoiata e scoglionata?
Se pensano di me che sono vecchia?
Se mi dicono che ascoltano musica Indy e io la confondo con il triphop, che non so perchè ma lo faccio sempre?
E dico Non mi piace a me l'indy.
E poi mi accorgo che non è vero, che mi piace, ma è troppo tardi, ormai l'ho detto, pensando al triphop.
Se non so cos'è la musica Industrial?
Se l'hip hop sono ferma agli articolo 31 e ai Sottotono.
Se non so i nomi dei cellulari.
E non ho neanche il T9.
Nemmeno la tv, ho.

Con i bambini è più facile: abbiamo dei punti di contatto.
Tipo che ci fa paura a tutti il giudice di roger rabbit.
Io, quando lavoravo con gli adolescenti, non sapevo neanche aiutarli con i problemi di geometria di prima media.
(però ero richiestissima per l'argomento Ciclo in ritardo. A ognuno le sue competenze).

Insomma, ero un po' intimorita ed emozionata.
Mi dicevo Nessie, ricordati la regola base, con gli adolescenti: se non sai di cosa cazzo stanno parlando, stai solo zitta, ascolta e sorridi. Prima o poi inizieranno a parlare di sesso.

Ma tanto non sono venuti.
Zero di zero.
Il deserto dei tartari adolescenti.
Tre ore ad aspettare, e neanche una nuvola di polvere all'orizzonte.
Così noi educatori siamo andati a prendere i pasticcini.
E il succo d'arancia solidal.
Si, in orario di lavoro, mica siamo sbirri.
E abbiamo passato un intero giovedi a chiacchiere tra di noi.
Di cosa parlano gli educatori? 
Oggi, in particolare, di nuvole a forma di Ufo, minchia devi vederli i video su you tube; di Kungfupanda che è meno bello degli incredibili però minchia lo devi vedere troppo; e di Minchia adesso vado a casa, mi faccio un bagno, una canna e poi nanna. 

Ecco cos'è l'educatore, pensavo.
Una persona che è pagata per far passare kungfupanda come corso di formazione specifico.
Ma non è che mi stia lamentando, anzi.
Intanto perchè questa profonda riflessione la facevo con un bignè al pistacchio in bocca.
E poi, comunque.
Sempre meglio che lavorare.

mercoledì, ottobre 01, 2008


Quest'uomo,
si è appena laureato
con 110 e lode.

martedì, settembre 30, 2008

Tre
Due
Uno
E' finita.

Scadono in questo momento le ultime quattro, delle mille e quattrocento ore di sevizio civile.
Sono sopravvissuta.
Ce l'ho fatta.
Evviva.

Quattrocentotrentare euro al mese, per dodici mesi.
Sono rimasta viva, e sono qui.
Ad ottobre scorso ero convinta che sarei morta d'inedia.
Tra affitto e bollette, pensavo, tornerò di nuovo a rubare le bustine di miele dai bar.
E invece no, invece ce l'ho fatta.
E ce l'ho fatta neanche mica male, che non ho poi rinunciato a molto.
Ho fatto qualche doppio lavoro, qualche mese anche triplo, ma in cambio ho fatto persino le vacanze.
Mi sono comprata un paio di scarpe, quest'estate.
E anche un vestito elegante, a capodanno scorso.
Sono andata a Londra a dicembre, con tutto che non pagavo il biglietto, ma insomma.
E a Torri ad Agosto, e anche dai miei amici meravigliosi in Svizzera.
Mi sono comprata persino dei vestiti, ogni tanto
E Julia, in edicola, tutti i mesi.
Ho fatto la spesa biologica, almeno una volta al mese.
E il cinema, ogni tanto, soprattutto di mercoledi.
A ben pensarci non ho rinunciato a molto, giusto qualche uscita di troppo a cena, quelle no.
Ma insomma, confesso che ho vissuto, con quattrocentotrentatre euro al mese.
Padoa Schioppa? Prrr.
Bambocciona tua sorella.

Io però devo dire grazie alle due cose che mi hanno permesso veramente di sopravvivere:
Innanzitutto il credito aperto da Feltrinelli con la strega nocciola e lo gnomo del bancone.
I libri, quelli no, non avrei potuto pagarmeli.
E toglietemi tutto, ma non i miei libri.
Se non era per il credito aperto mi suicidavo e finivo a lavorare in banca.

Ma poi, anche, devo dire grazie a tutte le serate e le giornate a costo zero della comune-ty.
Il Mahjongh.
Le cene ognuno porta qualcosa.
I the.
I filmini a casa.
Il trivial.
Le chiacchere.
I giochi con la sorella.
Le pupotte.
Il dottor house.
I pic nic.
Queste sono cose che mi sono costate 9 centesimi di messaggio, per l'organizzazione, e basta.
Ma sono state la migliore delle alternative al sushi e ai ristoranti che non mi potevo permettere.

Quindi grazie, che da soli non sarebbero mai bastati quattrocentotrentatre euro al mese, ma con tutti voi a sostenermi, sono avanzati anche i soldi per i truccosetti.
E adesso?
Adesso c'è un contratto che devo ancora firmare ma c'è, in cui raddoppio, quasi triplico, lo stipendio.
Inizia l'era dei lussi.

Il primo lusso è la bici elettrica, a fine mese.
So già quale: ha il cestino e lo specchietto retrovisore. Ci siamo dichiarate amore reciproco a Fa' la cosa giusta. L'ho già presentata a tutti. Si chiamerà Confidenze. E sarà blu.

Il secondo lusso è internet a casa, che siamo rimaste io, mia moglei e la Somalia, senza la connessione.

Il terzo lusso, non lo so ancora.
Il terzo lusso fosse sarà semplicemente preoccuparmi un po' di meno, concedermi un po' di più.
E adesso.
Champagne!
BUONE NOTIZIE
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Il gruppo di autoaiuto al manifesto va avanti.
Hanno pubblicato oggi la nostra lettera in cui facciamo outing e diciamo: vi diamo una mano a sopravvivere.
E poi mi hanno scritto, dalla redazione.
Hanno detto, grazie mille, diteci cosa fate, di cosa avete bisogno, grazie. Firmato Il Manifesto.

Io mi sento un pezzettino più utile, oggi, mi sento bene.
Mi sento che faccio qualcosa veramente, non come quelli che poi tutti avevano il fratello partigiano, salito sui monti il 24 aprile.
E, tempo o non tempo, stanchezza o non stanchezza, ho voglia di buttarmi a pesce nell'organizzazione di queste serate di supporto alla libertà di stampa, al diritto del Manifesto a sopravvivere, al nostro diritto ad essere informati.

Perchè oggi, su repubblica.it non c'è una riga sull'assedio razzista a Pianura, ieri.
Però, in compenso, c'è la notizia della birra servita al cavallo in un pub di Jarrow.
Ieri quasi linciano 200 burkinabè a Napoli, l'ultra destra prende il 30% in austria, e Repubblica parla di I love shopping.
Vogliamo mica morire così, tra la padella Berlusconi e la brace Ezio Mauro?

Io mi sento bene, a dire che facciamo qualcosa, e che facendo qualcosa creiamo una rete, allarghiamo la Comune-ty.
Se rispondessero anche soltanto altre cinque persone, al nostro appello sul Manifesto, se dicessero Vi diamo una mano ad organizzare la giornata di finanziamento, sarebbe già una vittoria, sarebbe che siamo in controtendenza rispetto alla società.
Cinque persone, a genova, di solito ci metti sei anni a conoscerle.


A me piacerebbe che si capisse, che dietro alla mobilitazione in favore del Manifesto c'è la nostra piccola Resistenza.
Che non è soltanto il Manifesto, la questione, ma è il trovarsi, l'affezionarsi ad un obiettivo, ottenere una vittoria importante ma anche visibile. Non è la rivoluzione, ma è una battaglia.
Sono le barricate.

E poi, signori, oggi sul manif c'erano le lettere di sostegno di adriano celentano e di gad lerner.
Non possiamo mica correre il rischio di essere superati a sinistra dal molleggiato!

lunedì, settembre 29, 2008

Quest'uomo,
il quale si descrive con lo slogan "volli, sempre volli, fortissimamente volli".
Che ha una pagina dedicata a Rocco Siffredi e una a Tex Willer.
Che crede in Crom, dio dell'acciaio.
E lavora all'Adecco.
Quest'uomo,
vuole diventare mio amico di Facebook.
Io quasi quasi gli dico di si
e poi lo prendo per il culo una volta al giorno, tutti i giorni, dopo pranzo.

sabato, settembre 27, 2008


MERCOLEDI 1 SETTEMBRE
VICO DOLCEZZA 24
DALLE 2030 ALL'ORA IN CUI MUORIAMO DI SONNO
CENA A SOTTOSCRIZIONE "SALVA IL MANIFESTO"

Ognuno porti tre cose:
  • Un cibo da condividere
  • I soldini da mettere nella scatola rossa
  • Un'idea per fare una futura serata affitto-qualcosa-con-palco per raccogliere anche i soldini extra comune-ty
Io, personalmente, faccio due teglie di lasagne al pesto.
Voi, personalmente, fate una cosa di sinistra: salvate la libertà di stampa.
Mettete il dito qui sotto, se ci siete.

venerdì, settembre 26, 2008

LA SOLITUDINE DEL VENERDI


Sto resistendo con le unghie e coi denti alla logica del chiodo schiaccia chiodo, dopo averne fatto la mia filosofia per tutte le tonnellate di fidanzati passati.
Dopo Stakanov sto resistendo.
E così sono tre mesi che non ho nessuno, neanche da lontano, neanche col binocolo.
...cosa non fa la terapia!

Però, ad essere l'altra Nessie, quella trasformata dall'analisi, si fatica e si suda e si sta male parecchio, male di nostalgia.
La Nessie che accendeva un fidanzato col mozzicone di quello precedente stava un sacco meglio, in superficie.

Invece adesso, che mi ostino nella solitudine, tutte le critiche si sfumano, e le convinzioni si incrinano e io mi trovo sempre più spesso che mi vengono i dubbi.
Sempre più spesso mi dico Come stavo bene, quando stavo male con Stakanov.
Oppure mi dico che sono io che ho sbagliato tutto.
Mi dico Come sarebbe stato bello se io fossi stata diversa.
Oppure, semplicemente, mi dico che mi manca. Mi manca da morire.
Me l'avessero detto che succedeva così, ad innamorarsi, evitavo fin da principio.

Mi sembro un po' santamariagoretti, a soffrire e non cercare un'alternativa. Mi sembro che sono diventata cattolica. Ho paura che poi finisco per prenderci gusto, nella sofferenza, e vado in giro con i santini di me stessa nel portafoglio.

Vorrei smetterla di star male, chiudere la storia e dirmi che capiterà, finalmente, il professor Baher, quello vero, che mi bacerà sotto la pioggia.
E avere la pazienza di aspettare.

Invece non va così neanche un po'.
Va che è un trapano da dentista, questa malinconia, e io mi sento vuota come un macellaio di venerdi.

mercoledì, settembre 24, 2008

TREPUNTI TRELINEE TREPUNTI

Innanzitutto ho scritto anche su prospettiva ranocchio. Ieri, ho scritto, ma poi sono fuggita a casa e mi sono dimenticata di dirvelo.
Così questa è la prima cosa.


Poi c'è la seconda cosa, la seconda cosa futile, che ho comprato i bicchieri colorati all'ikea, che mi sarebbero piaciuti di più viola, invece c'erano verdi e azzurri ma li ho presi lo stesso.
E ho anche visto un tavolo con quattro sedie, all'ikea, che costa 99 euro ed è bellissimo. Ma voi non ci state più, se compro quel tavolo, perchè quello è un tavolo da quattro, come ben si poteva intuire dal numero di sedie.
E le mie cene sono sempre da cinque in su, insomma dovrei comprarne due, magari anche tre.
E allora diventano 198 euro, magari anche 297 euro, che non li ho neanche per scherzo. Insomma, non l'ho preso e rimango con il mio tavolo massiccio e ingombrante e bordeaux.
E con un po' di scontento, rimango.


Ma poi c'è la cosa seria, serissima.
Ed è che siamo da capo: al Manifesto ci mancano 4 milioni di euro per sopravvivere.
Si erano messi quasi in pari, poi nella finanziaria hanno tagliato i fondi all'editoria cooperativa e siamo da capo.
Allora io vi conosco che dite Eh, ma insomma, sempre a piangere miseria, che palle, già l'altra volta mi sono sbattutto, ho fatto tutto l'album delle figu e loro sempre lì a dire che chiudono e poi non chiudono mai.
E poi il Manifesto è grigio.

Ecco, io penso che questa spocchia non ce la possiamo permettere.
Perchè lo vedete anche voi come sta andando con la sinistra, che noi dicevano le stesse cose, che non cambiavano mai, che non capivano niente, che erano solo un cartello elettorale e che ben gli sta se la gente smette di votarli, così si danno una svegliata.
E così è andata, e una svegliata non se la danno neanche per ridere.
Perchè quando sei fuori, sei fuori.
Ricominciare da capo mica sono bravi tutti, in particolare non sono bravi quelli che già facevano fatica prima.

Allora a me non sembra che stiamo meglio, dopo la sparizione della sinistra, con tutti i difetti che poteva avere la sinistra, e che li aveva.
Io non mi sento meglio.
E non è che vedo all'orizzonte una bella novità di sinistra, che si sostituisca quella di prima, ma meglio.
Io, all'orizzonte degli eventi, vedo soltanto un mare di merda, per dirla come Altan.
Quindi mi dico che non possiamo permetterci la sparizione del Manifesto.
Anche se io Alias lo uso per asciugare l'acqua della lavatrice che perde.


Quattro milioni sono un sacco di soldi. Quattro milioni di euro, dico.
Questo è il taglio della finanziaria.
Oggi a pagina due e tre, e in prima pagina, il Manifesto dice cosa ha intenzione di fare per sopravvivere.
Vendono la sede di milano, diminuiscono le pagine, lavorano anche la domenica.
Compratelo e leggetelo, oggi, che ve lo spiegano meglio di me, cosa pensano di fare.


Ma io, io come Nessie, ho pensato che faccio una cosa.
Visto che il tavolo pesante, ingombrante e bordeaux continuo ad averlo, e ci state in tanti, io organizzo una Cena a sottoscrizione, che suona vetusto quanto Seguirà dibattito, e quindi mi sembra adatto.
Io cucino i cibini e ci metto le birre.
Voi venite e mettete i soldini nella scatola per il Manifesto.
Poi gli facciamo un vaglia.
E i resti marci dei cibini li spediamo a Tremonti.


Venite?

martedì, settembre 23, 2008



Io l'ho detto a Sei minuti all'alba, l'unica educatrice mattutina, che non è per cattiveria che non posso accettare i suoi appuntamenti alle nove del mattino.
E' che io ci posso anche arrivare, dall'altra parte del mondo, alle nove del mattino, ma la mia faccia non si alza prima delle nove e mezzo.
Così mi tocca andare agli appuntamenti con la faccia di un'altra: la pelle verde, gli occhi infossati, i capelli appiattiti.
Come Mary Poppins mi specchio in ogni vetrina e mi ripeto: No, decisamente, non sono io. E' la mia gemella rettile.

Però poi mi tocca di fare la persona importante, presentarmi ai Presidi come Dottoressa, ai ragazzi come Intrigante Animatrice, alle insegnanti come Rassicurante Educatrice.
E non funziona niente di tutto questo, se sei verde.
La sorella dell'incredibuile Hulk, scartata al provino.

Ho provato anche a mettermi il rossetto, stamattina.
Perchè ho pensato: se funziona che sarah pallin può mettersi il rossetto e trasformarsi così da inquietante pentecostale razzista, omofoba e guerrafondaia a seria candidata alla vicepresidenza degli Usa, sarò io da meno?
Si, sarò.
Sembravo un'iguana che mastica un Big Babol.

(Nanetto: ma lo sapete che Sarah Pellin pensa che l'intifada sia la dimostrazione che Dio ripudia gli ebrei che non riconoscono la venuta del messia, che parla della Russia di Putin come di uno stato comunista, che pensa che gli uomini vivessero insieme ai dinosauri e che il mondo sia stato creato seimila anni fa e che la bibbia dica la verità su tutto, compreso Mosè e Noè, per dire? C'è scritto su Diario.
Fine del nanetto che mi sembrava giusto deprimervi un goccino, in questo martedi d'autunno).

C'è anche che poi, se Sei minuti all'alba mi obbliga alle alzatacce, mi succedono cose strane.
Stamattina, ad esempio, appena ho aperto gli occhi, nella testa ha iniziato a rimbombarmi lo slogan LOTTA DI CLASSE, POTERE ALLE MASSE, LOTTA DI CLASSE, POTERE ALLE MASSE...
Non soltanto lo slogan, proprio tutto un corteo che mi urlava nelle orecchie
LOTTA DI CLASSE, POTERE ALLE MASSE, LOTTA DI CLASSE, POTERE ALLE MASSE...
Io non lo so perchè mi succedono queste cose se mi sveglio presto.
Però è già una buona ragione per smettere.

lunedì, settembre 22, 2008

SETTE PICCOLI ARIANI

I bambini della mia microclasse sono i Sette Piccoli Ariani.
Che fastidio e che noia, direte giustamente voi.
Ma hanno che sono appunto piccoli, e quindi non danno tanto fastidio: diciamo che non possono ancora chiedermi una sigaretta a Verona.
E poi è meraviglioso che siano solo sette, grazie alla legge della relatività..
La legge della relatività dice che sette, a Verona, sono tantissimi, ma in classe sono così pochi che basta un'occhiata per sapere che non ne è ancora morto neanche uno.


Sono i sette nani.
Frugolo, Supponentolo, Ritalinolo, Biondola, Zittola, Assentolo e, infine, JackNicholson.
JackNicholson è una femmina, al di là del nome.
E' come Dotto, che avrebbe dovuto chiamarsi Dottolo, ma invece no.
Io, se faccio l'elenco dei sette nani famosi sempre mi dimentico o Mammolo o Eolo, e tra i Sette piccolo Ariani so già che mi dimenticherò sempre Supponentolo e Zittola.
Jacknicholson è come Dotto. Non puoi dimenticartela, anche se ti piacerebbe tanto.


Prima e dopo dei miei Sette Piccoli Ariani, ho un'ora e poi un'altra ora di treno, in cui l'Ufficio più bello del mondo mi dice, Vaja con diòs, sei pagata per leggere.
Oggi, ad esempio, ho lavorato due ore leggendo l'ultimo libro di Paolo Nori.
Ho già coperto il capo di cenere, riguardo a Paolo Nori?
Perchè io non lo sopportavo, Paolo Nori.
Me l'avevano fatto odiare all'epoca di Bassotuba non c'è.
Poi, per fortuna, ha iniziato a pubblicare per Feltrinelli, così la libreria Feltrinelli una volta ha messo in esposizione proprio l'ultima uscita di Paolo Nori, e io ho potuto vedere che si chiamava Noi la farem vendetta. E ho letto la controcopertina, perchè figurarsi se non guardo la controcopertina di un libro che si chiama Noi la farem vendetta, anche se era di Paolo Nori e io pensavo di odiarlo, Paolo Nori. Ho letto la quarta di copertina, e ho capito che parlava di sua figlia.
E allora figurarsi se io lasciavo lì un libro che si chiamava Noi la farem vendetta e parlava di una bambina. Figurarsi. E ho scoperto, dopo averlo denigrato a lungo, che Paolo Nori mi fa ridere come una scema sul treno del ritorno dal pomeriggio con la microclasse, mentre sono pagata per farlo, ed è per questo che mi copro il capo di cenere, leggo il suo libro sul treno del ritorno, mentre sono pagata per farlo e questo post è venuto fuori proprio che sembra un esercizio di stile: un lunedi pomeriggio alla maniera di Paolo Nori.

venerdì, settembre 19, 2008

LE PROMESSE SI MANTENGONO SEMPRE, MA MAI DEL TUTTO





Se adesso io vi dico che ho le mani che tremano e che quindi fatico ad azzeccare i tasti giusti sulla tastiera, sto facendo un gran casino e devo continuare a cancellare e infatti adesso ho appena aperto una nuova finestra accorgendomene solo qualche secondo dopo senza sapere a causa di quale disfunzione motoria questo sia successio, voi vi immaginate chissà cosa.
Tipo che ho il parkinson.
Tipo che ho i nervi a pezzi.


No.
Ho portato a braccia dieci chili di materiale didattico in una scatola con il fondo sfasciato dalla stazione all'ufficio più bello del mondo, e i miei muscoli mi hanno abbandonata a metà strada.
Vedi che devo iniziarlo, aikido?
Comunque.
Questo per dire che fatico a scrivere questo post, che rimando da ieri perchè settembre è il mese della programmazione e dell'incubo, per noi della didattica. E' come il natale per i commercianti, ma senza incrementi di stipendio.

Comunque sto divagando.

Sto divagando perchè mi rendo conto di avere creato un'aspettativa che adesso non saprò mantenere.
I nodi dell'inconscio sono meno affascinanti visti da fuori, credo.
Me ne sono accorta mercoledi quando ho chiamato il Pastore dall'autobus per una richiesta di sostegno post-terapia.
Mezz'ora prima si era sciolto il nodo e con lui le mie lacrime.
Dalla mia intricata storia familiare era emersa la ragione della mia modalità da cane pastore, che non fa mai andare via nessuno, che tiene sempre tutto lì, tutto insieme, tutto subito, tutto sempre, tutto per sempre.
Di colpo mi sono trovata davanti a me stessa bambina, quando mi chiamavo Vava, e ho rivisto le cose che ho visto, rivissuto le cose che ho vissuto, e ho capito cosa è scattato.
Questa paura tremenda che un cambiamento significhi la distruzione di tutto.


E mentre lo raccontavo al Pastore, con la voce rotta e le lacrimone, e gli dicevo cose che per me erano un'epifania, le cose più importanti del mondo, perchè finalmente le vedevo per il loro significato e non nel loro semplice essere avvenute, io capivo che raccontare il proprio inconscio non ha senso.
Perchè non è la realtà.
E' la sua rielaborazione.
Così il perchè non ve lo racconto, perchè non avrebbe senso.
Perchè voi direste Ah, tutto qui?
Niente stragi, violenze, guerre, traumi irreparabili?
Tutto questo casino per una banale storia familiare?
Potevi almeno colorarla un po'...


L'ho capito mercoledi, che raccontare non è far capire e che riassumere un percorso lungo un anno e mezzo di terapia è come guardare un altro che gioca col computer.
Però invece ha senso che io vi dica, ma che dica soprattutto a me stessa, che di cazzate ne ho fatte tante, ma che adesso so perchè.
E' la W fondamentale, il perchè, ché il cosa, quando, dove e chi si sanno sempre da subito.
Il perchè è il nodo.


E quindi adesso so perchè, ed è un traguardo favoloso per quanto dolorosissimo, ma non è utile per capire a che punto mi trovo, del percorso.
E così ho un'unica domanda per la pissi della settimana prossima.
La domanda è:
E adesso?
Quando ho la risposta, questo ve lo posso raccontare.

giovedì, settembre 18, 2008



Avevo troppe cose da raccontarvi.
E' da ieri che penso a cosa avrei scritto oggi.
Perchè, finalmente, dopo un anno di sedute dalla pissi, ho trovato la chiave di lettura di tutto.
Il nocciolo.
La Grande Formula dell'inconscio.

Poi, invece, stamattina sono stata sommersa dall'incubo burocratico-tecnologico.
Sola in ufficio, il mondo è impazzito e io ero ferma in mezzo al ciclone.
Computer in rivolta, responsabili assenti, contratti da riscrivere, telefonate ad assessori. Assessori di forza italia.
Voglio morire.
E piove.

Facciamo che ve lo racconto domani?

mercoledì, settembre 17, 2008

MEGLIO DEL CAFFE'



Tanto per farmi odiare vi dirò che era un anno che non mettevo la sveglia così presto.
Da quando facevo la maestra, prove d'amore inconcludenti a parte.
Questa mattina, con scatto eroico, mi sono sollevata dal materasso alle sette.
Le sette di mattina, intendo.

Sette e cinque doccia.
Sette e trenta colazione.
Sette e quaranta fuori.
Sembravo un aye aye tossico.


La gente è già tutta in giro, alle otto meno un quarto.
Me lo dimentico ogni volta.
Nello specifico, c'erano un miliardo e due di studenti davanti al liceo.
Ma io ho solo percepito la loro presenza, perchè camminavo ad occhi socchiusi, a metà tra il sonno e la veglia, come i camionisti sull'autostrada del sole.
Quelli che fanno le stragi.


Camminavo così, in fase rem, quando ho incrociato un profumo.
E, come Vittorio Gassman in profumo di donna, non ho avuto bisogno di nessuno degli altri cinque sensi.
Sapevo chi avevo appena incrociato, senza vederlo.


Era un amore passato.
Poco amore, a dire il vero.
Avevo appena incrociato una condivisione d'intenti di qualche tempo fa, un uomo del mio periodo in cui mi si presentavano a grappolo.
Era un acino delle mie insicurezze.
Ma un acino profumato, forse il più profumato di tutti.
Profumo di pelle, non profumo di profumo.
Inconfondibile.
Il suo profumo, immutato, alle otto del mattino.
Al ritorno dalla stazione, lui.
Chissà cosa fa, ora, per essere di ritorno all'ora in cui il resto del mondo inizia.


Il profumo è durato ancora venti passi di ricordi.
Pochi, ricordi, ad essere sinceri - tra tutti, una ninna nanna notturna.
Poi basta, poi c'era già la puzza di piscio della stazione.


Non c'è niente come il profumo di un amore sottile e veloce, il ricordo di una fioritura autunnale, per svegliarsi la mattina.

martedì, settembre 16, 2008

IL BEL PAESE



Le domande fondamentali sono due.
La prima: il fatto che non sia stato razzismo dovrebbe tranquillizzarmi?
La seconda: perchè tutti scrivono, commentano, urlano e dichiarano No, non è stato razzismo!?

Ieri ho letto Metro.
Non lo leggo mai, ma il lunedi non esce il manifesto e ne ho trovata una copia abbandonata sull'autobus.
Così l'ho letto tutto, sport compreso: il genoa ha battuto il milan 2-0. Galliani farebbe bene a dimettersi. La nuova miss italia è rossa, laureata e ha conquistato tutti con la sua simpatia. Alitalia, di chi è la colpa? Voi cosa ne pensate? La striscia a fumetti. Su Sarkozy e Carla Bruni gireranno un film.


Poi, tre interventi sull'omicidio di Abdoul Salam Guiebre.
Il primo dice E finiamola di gridare razzismo!razzismo! E' un feroce omicidio ma il razzismo non c'entra.
Il secondo è l'articolo di cronaca e dice: non sembra che l'omicidio possa avere matrice razzista.
Il terzo è il box con le interviste ai vicini. Uno dei vicini è rumeno. E dice Non ho sentito nessun insulto razzista, anzi uno si ed era "Italiani di merda".


Io dico Come si fa a sapere se è razzismo?
Chi può sapere se l'avrebbero ammazzato lo stesso, anche se bianco?
Chi lo può dire?
Non certo i due italiani medi, pizza spranga e mandolino, che cercheranno, tramite avvocato, di cancellare tutti i capi di imputazione possibili.

E allora ritorno alla domanda fondamentale, la seconda.
E mi chiedo Ma perchè è così importante, per i giornali e le televisioni, affermare che non è stato razzismo?

Per tranquillizzarci?
Io non mi sento tranquillizzata.
Io che non ho mai rubato niente dai negozi perchè sono più goffa che bianca.
Ma che mi sarebbe piaciuto saperlo fare quando i miei compagni di scuola si infilavano sotto il cappotto le bottiglie di vodka al melone.
Io penso a quante volte sono stata lì, alla standa, imbarazzata come ad un pranzo della domenica, a vedere i miei amici che uscivano dalla porta come Benigni nel Mostro e io dietro, alla chetichella.
E penso che avevamo paura delle guardie o - peggio! - delle cassiere. Ma delle spranghe no. Quella era una paura da corteo.
No, non mi tranquillizza l'ipotesi che non sia stato razzismo.


Allora forse è per questo.
Per non tranquillizzarci.
Per dirci Pensionato che non arrivi alla terza settimana, non imboscarti un pacchetto di affettati nel borsello, perchè se ti vedono ti ammazzano a sprangate.
Anche se sei di Lecco.
Gioca al gratta e vinci, se non ce la fai o, meglio, apri un prestito rateale.


Oppure, ancora, è la Legge di Voldemort.
Colui che non dev'essere nominato.
Se dici il suo nome poi arriva.
Se dici Razzismo poi finisce che davvero questo paese diventa intollerante.
Mica come adesso che è un posto sicuro e accogliente dove vivere.
Non nominare invano!


O, infine, perchè se non è un omicidio razzista, allora diventa legittima difesa.
Quei negri avevano rubato, dovevano pagare.
Mica razzismo: eccesso di zelo.
Due mesi di galera, padre e figlio, e poi a casa.
E una bella fiaccolata in loro sostegno.
Del resto, poveri, avevano già subìto una rapina.
Chissà quanti loacker gli avevano portato via, la volta precedente.

Tutto questo mi chiedo, da ieri.
La risposta è 42.

lunedì, settembre 15, 2008

IL SOGNO DI STANOTTE

E all'improvviso ero pittrice.
Avevo un'idea bellissima.
Una tela dipinta davanti che poi si sollevava e dietro appariva un secondo quadro.
Davanti non mi ricordo cosa ci fosse disegnato.
Dietro, invece, ricordo una lametta da barba incrociata con qualcosa.
Tipo falce e lametta da barba, o lametta da barba e martello.
Orribile.

Facevo due o tre prototipi.
E poi li facevo vedere in giro.
E tutti Oooooh. Aaaaaaah. Bellissimi!
E i miei amici: Ma tu non era quella che non sapeva disegnare?
Eh si, ma ho trovato il mio stile.
E mia moglie: è un'idea MERAVIGLIOSA!
Qualcuno accennava anche a Francis Bacon.
Oooooh.
Aaaaah.
Bellissimi.

Seguiva una mostra.
Applausi.
E champagne.



...La pissipissibaucologa è tornata dalle ferie.

venerdì, settembre 12, 2008

IN UN MOMENTO DI RABBIA


Io,
se fossi la mamma di una bambina scomparsa, e sapessi che la polizia, invece di concentrarsi su ipotesi probabili legate alle sparizioni di minori - come il commercio d'organi, le reti di pedofilia internazionale, le ricche coppie sterili alla ricerca di un figlio - passa il tempo a controllare il dna delle figlie dei rom per controllare che non siano state rapite quando non è MAI stato condannato nessun rom per rapimento di minori, visto che si tratta di una leggenda metropolitana.
Io,
se fossi la mamma di una bambina scomparsa, mi incazzerei come una biscia, farei un milione di conferenze stampa, andrei in tutte le televisioni a dire: Ma mi state prendendo per il culo? Vogliamo impegarli in maniera utile il tempo,i soldi e i poliziotti?
Oppure finanziamo anche un dipartimento per la caccia al coccodrillo delle fogne di new york?
E uno che controlli le donne che scrivono sullo specchio Benvenuto nell'aids?
Io,
se fossi la mamma di una bambina scomparsa, pretenderei delle indagini serie, invece di una presa per il culo mediatica, che ottiene soltanto l'effetto di aumentare il dolore, la rabbia e il razzismo.

OGGI HO SCRITTO ANCHE SU

giovedì, settembre 11, 2008


…ma quando mi assale la solitudine, è una spremuta di tristezza col ghiaccio.
E’ una sensazione notturna, come una coperta che cade e ti lascia a rabbrividire nella precarietà del lenzuolo.
Quando mi avvolge, la solitudine, è la sensazione di una mancanza.
E’ il materasso senza contrappeso.
Quando mi inonda, la solitudine, lo fa a schiaffi e pugni, e ricordi e rimorsi.
E mi scopro vergognosamente decadente, come adesso, due e mezza di notte.
Quando mi rapisce, la solitudine, percepisco la mancanza di una schiena calda tra cui scomparire e di un respiro presente a cui copiare le pause.
Allora leggo, scrivo, guardo fuori dalla finestra i fili da stendere che ondeggiano.
E mi faccio paura da sola dando una forma alle ombre del cortile.
Ascolto i rumori, e il silenzio di vico dolcezza.
Quando mi assale la solitudine penso a quando condividevo le forme che davo alle ombre del cortile con una schiena calda e un respiro presente.
E poi mi viene in mente che non l’ho mai fatto, non l’ho mai condiviso.
Per mia scelta, per sua assenza
Le ombre del cortile sono sempre state solo mie.
Allora poi dormo.

mercoledì, settembre 10, 2008

PERDONATE L'ASSENZA

INEVITABILMENTE, OGGI, SONO STATA RISUCCHIATA DA UN BUCO NERO

martedì, settembre 09, 2008


SCHERZI DA PRETE



Poi arriverà un trentenne, molto nerd, con gli occhiali e la maglietta di star wars.
Avrà in mano due dadi e delle carte plastificate.
Mi guarderà sorridendo e poi mi dirà Nessie era tutto un gioco di ruolo.
Non è vero niente.
La Russa non è il Ministro della Difesa.
Il Pd è un'invenzione del Master.
Dai, è evidente: è tutto falso.
Eh Nessie, come sei, avresti dovuto capirlo: come puoi pensare che davvero la voce più a sinistra sia quella di Napolitano?
Era un gioco.
E tu, come al solito, ci sei cascata come una tonna.


Era un gioco di ruolo per farti capire come dovevano sentirsi gli antifascisti intorno al '25.
Inutili.
Soli.
Indignati.
Disarmati.
Preoccupati.
Depressi.
Incazzati.
Passivi.


Brava Nessie - mi dirà il signore con la maglietta di Star Wars - ti sei immedesimata perfettamente.
Non ci aspettavamo tanto, da te, che li odi i giochi di ruolo.
Che non giocavi neanche a mamma e figlia.

Sei stata bravissima perchè, in effetti, in quest'ultimo anno, ti sei sentita:
Inutile
Sola
Indignata
Disarmata
Preoccupata
Depressa
Incazzata
Passiva.


Ma adesso basta - mi dirà il trentenne degli anni '80 - adesso si torna alla realtà.
Lancerà i dadi, mischierà le carte e poi se ne andrà, trascinando una spada laser di plastica.
E tutto tornerà normale.


Io tornerò a vivere in una democrazia, e per qualche giorno maledirò questi nerd che passano il tempo a farmi stupidi scherzi.
Che scema, mi dirò, ad esserci cascata.
Ma mi giustificherò in fretta pensando che il Master era stato proprio bravo.
Sembrava davvero il Ventennio.
NON C'E' PROPRIO UN CAZZO DA RIDERE...



lunedì, settembre 08, 2008



Vi dico soltanto che siamo andati a Perugia, per il Festival scientifico, nel week end sbagliato.
Qualcuno lo sapeva e ha detto Andiamo lo stesso.
Gli altri, e io tra questi, non lo sapevano per niente.
Io l'ho scoperto là: Nessie, ma perchè sei qui adesso? Il festival inizia giovedi prossimo.
Ah.
Ecco.
Vabbè, sarà bellissimo lo stesso.

Infatti è stato.
Meno male che siamo andati, altrimenti come avremmo fatto a perderci al ritorno, guidati da un ironico Gps?
Otto ingenui amici affidati al Mark Twain dei Gps, al Groucho Marx delle macchine, al Woody Allen dei satellitari.
E' stato bellissimo.
E' stato faticosissimo.
E' stato lunghissimo.
E soprattutto è stato funzionale alla scoperta della topografia toscana: attraversa via 25 aprile, circumnaviga piazza Resistenza, svolta in Via Costituzione, prosegui in Via Fratelli Cervi, svolta in via 2 giugno.
Come gli offlaga disco pax.
Socialismo tascabile.

Ma il week end sbagliato, ha dato il meglio di sè grazie ad un incontro casuale.
Nel laboratorio sulle bolle di sapone - anteprima del festival - entra una bambina.
Molto nordica, molto bionda, molto faccia da topino.
Entra accompagnata da due signore.
La bambina ha una maglietta rossa.
Davanti c'è scritto il suo nome - Johanna.
Dietro, invece, un scritta: I LOVE MY MUMS.

In una frase, la semplicità dell'integrazione.

giovedì, settembre 04, 2008



LE VERE GIOIE DELLA VITA

C'è che tutti entriamo almeno una volta in un negozio cinese, facciamo un giro, analizziamo con occhio critico quei tristi peluche un po' impolverati, ci stupiamo davanti ai nani di plastica da giardino e usciamo senza comprare nulla chiedendoci Ma chi mai potrà veramente fare delle compere qui dentro?

Chi comprerà le cornici dorate con i brillantini?
La frutta di plastica.
Le paperette da bagno strabiche.
I vestiti da ballo di cenerentola.
I bauli di cartone con disegnati i girasoli.
I quadri di gesù cristo illuminato.
L'ultima cena.
I culi delle ragazze in tanga
Chi comprerà le ceste di vimini?
Le penne che si illuminano.
Le palline che ticchettano
I fiori di stoffa.
I piatti che cambiano colore.
I cani robot che parlano
I tappetini del cesso
Risiko in cinese.

La risposta è: noi.
Noi che abbiamo da allestire una mostra al Festival della scienza.
E che sguazziamo nel kitsch, perchè una mostra se non è kitsch, non è.
Mica siamo gli Uffizi, che dobbiamo restare seri.
E allora io e il Pastore, stamattina, abbiamo spendacciato i soldi del misero budget in oggetti apparentemente inutili, evidentemente orribili ma tutti dotati di funzionalità specifica, una volta inseriti nel giusto contesto.
Sarà meravigliosa, la nostra mostra.
Sarà quello che tutti aspettavano.
L'anello di congiunzione tra il Cern di Ginevra e la cerimonia di apertura delle olimpiadi.

mercoledì, settembre 03, 2008

martedì, settembre 02, 2008


Cari lettori dell'anno nuovo,
ho una lista di progetti e non vedo l'ora di dirveli tutti.
Perchè non c'è niente come un capodanno d'autunno per immergermi in un buon umore produttivo.

Ho passato l'estate a strangolare una viscida sensazione di fallimento.
Le storie d'amore che muoiono sono il concime della depressione.
Però poi basta. Tra un inno e l'altro, tra un lancio al piattello e uno sbirro in kimono, ho smesso di annaffiare la mia tristezza.
E mi sono messa a coltivare le idee, che cresceranno nell'inverno, come bucaneve.

Innanzitutto, finalmente, un lavoro vero.
Più che un progetto, questa è una vita.
Sarà il lavoro più bello del mondo per l'anno lavorativo più bello del mondo.
Sarò una donna felice in un ufficio colorato tra bambini colorati con colleghi colorati.
Questo è il primo passo.
Lanessie soddisfatta.

Il secondo è il parto della mia prima mostra di divulgazione scientifica, che nascerà al festival della scienza di quest'anno.
Un parto un po' podalico.
Ma affascinante.
Lanessie creativa della scienza. Chi l'avrebbe mai detto.

E poi c'è il terzo sogno lavorativo, quello difficile.
L'esame per diventare pedagogista.
Una roba seria, un'iscrizione all'albo.
Ma visto che è una roba seria, la lasciamo ancora da parte per un po'.
Lanessie in tailleur. Uh Uh.

Questi sono i progetti del lavoro, che è già qualcosa.
E' già qualcosa avere in mano le possibilità e poterle scegliere così, scartando quello che non mi piace tenendo solo quello che mi soddisfa, che mi fa svegliare la mattina con la voglia di andare a lavorare. Non la felicità. Proprio la voglia.
Sono una donna fortunata, nel lavoro. Credo ci sia un proverbio anche su questo, come quello del fortunata al gioco...

Ma al di là del lavoro, c'è comunque una vita.
Ed eccoli, gli altri piccoli progetti in costruzione.
Ho in cantiere il mio primo libro per bambini.
Ho i personaggi, ho la storia, ho anche l'illustratrice.
Devo solo scriverlo.
Lanessie Signorina Dolcestorie.

Poi, tanto per addobbarmi di contrasti, sto pensando all'aikido.
Non so perchè l'aikido.
Forse perchè si picchia la gente col bastone.
Lanessie black block

Progetti grandi, progetti lunghi un anno, ma anche piccole cose da un pomeriggio.
Piccole cose che con 400 euro al mese, quest'anno, erano cose giganti, erano i piccoli stupidi sogni nel cassetto da sbirciare ogni tanto senza neanche dirlo in giro.

Come le sedie per la sala, che non ne posso più di quegli orrori che mi pisciano gommapiuma sbriciolata sul pavimento. Salteranno fuori dal mio cassetto sei sedie tutte colorate.
Lanessie designer d'interni.

Poi, dal cassetto, uscirà anche un mezzo di trasporto.
Uno qualunque ma possibilmente una bici elettrica. Non come quella dell'amicaE che è elettrica per finta, la bici elettrica di Barbie bici elettrica.
Voglio una bici elettrica che vada veramente anche senza piedi, che mi faccia portare i pesi fino a casa perchè non ne posso più delle mani che mi tremano dopo la salita, una bici elettrica che non perdo due ore qualunque cosa mi venga in mente di fare.
E se non sarà bici elettrica, sarà un autobus a due piani, una ruspa, uno di quei camion con la palla di acciaio per sfondare le case di quelli che se lo meritano, una mongolfiera, un'apecar, una mela con le ruote.
Una cosa che si muove.
Lanessie in un libro di Richard Scarry.

E di internet a casa e di una macchina fotografica ne vogliamo parlare?
Per comunicare col mondo e ricordarmelo a distanza di anni.
Lanessie nerd.

Ancora una cosa, forse, che è lo sciatsu.
Non era nei programmi.
Ma ieri ho incontrato il G punto in incognita davanti ai suoi materassi.
Io avevo dormito due ore.
E davanti a lui, e ai materassi, ho pensato che forse lo sciatsu può anche starci, quest'anno.
Lanessie chakra.

E poi l'ultima cosa.
Che è l'unica che c'è già.
E' un tentativo.
Si chiama prospettivaranocchio.blogspot.com
Se vi va, andate a dare un'occhiata.
L'altra nessie.

lunedì, settembre 01, 2008

BUON ANNO

Oggi, lenticchie o non lenticchie, è il primo giorno dell'anno.
Non ho scuse, non possono tirare ancora una settimana prima di immergermi nell'autunno.
Quando ho venduto l'anima al diavolo in cambio di una campanella scolastica al posto di un normale orologio biologico, ero stata avvisata: avrei interrotto ogni attività celebrale tra giugno e fine agosto, ma avrei dovuto essere pronta a brindare all'anno nuovo il primo giorno di settembre.
Noci, champagne e lenticchie, in questa giornata di pre temporale.


Sono stata costretta a risorgere su un treno al contrario: il cisalpino dell'alba Svizzera - Italia. C'ero solo io. Il resto del mondo, come spesso mi accade, andava nell'altra direzione.
Ed ero anche nello scompartimento sbagliato: mi sono addormentata in prima classe.


Vi racconterò, poi, che tanto ci sarà tempo, dei miei vagabondaggi, del mio mal di svizzera, dei miei amici e delle piccole novità.
Ve lo racconterò a pizzichi e bottoni.
Adesso conta che sono tornata.
Tutto intorno c'è un autunno rigonfio di novità come un tacchino a quella festa lì degli americani.


Ma soprattutto.
Stamattina sono entrata in cortile.
E mentre tutto intorno, tutto intorno era confusione e sonno e bisogno di doccia.
Lì, era spuntato il mio primo girasole.

mercoledì, agosto 27, 2008


Ultimo pezzo del mio puzzle di vacanze.
Ancora una settimana mascherata da week end, prima di tornare al lavoro.
Mi aspetta il Festival di narrazione, ma soprattutto mi aspettano i miei meravigliosi amici di penna, ai piedi del cisalpino.
Poi torno, torno veramente.
Torno con un milione di novità.
Nuove eccitanti avventure, su queste pagine, a partire dal 1 settembre.

sabato, agosto 16, 2008

LIBRI, PER SENTIRSI MEGLIO


Care Ale ed Erika che mi avete scritto nei commenti,
in questo momento io non ci sono. Sono assente. Sono in vacanza. E in vacanza non scrivo sul blog.
Però anche in vacanza mi dispiace leggervi tristi, con i vostri Stakanov personali in Ungheria, in Svezia, in Australia senza di voi. 
Allora emergo, tra la mia vacanza ecologica e la mia trasferta svizzera, in questo stralcio di vacanza cittadina, per un consiglio di lettura.
Perchè, contrariamente alla mia sensazione di sfiga solitaria, e al tentativo da parte loro di presentarsi come detentori del copyright delle difficoltà di relazione,  di Stakanov è evidentemente pieno il mondo. Tanto che finiscono anche nei libri. E ci fanno una figura di merda.

Elena Gianini Belotti, Apri le porte all'alba, Feltrinelli.

Io l'ho letto nel silenzio di una notte in tenda con una torcia troppo fioca, distratta dai ragni di fiume ma conciliata dal silenzio della valle. 
Parla di noi, del nostro immolarci alle cause perse.
E parla di loro. Che non possono mettersi in discussione, che Scusami ma sono fatto così, devo trovare me stesso, la coppia mi soffoca. 

E' un libro che è come i consigli delle amiche. 
E' utile come un vasetto di nutella, come un abbraccio stretto.
Ho letto libri migliori, intendiamoci.
Ma mai un libro così adatto, così tempestivo.
E così consolante.
Fatemi sapere.

giovedì, agosto 14, 2008

ESTEMPORANEA CARTOLINA DI VIAGGIO

"Si si, spesso ci vengo in Italia, perchè l'Italia è bella, e io per un pezzo sono italiano. 
Ma l'Italia è bella per cantare Firulì firulà Quel mazzolin di fiori. 
Per lavorare invece no. 
L'Italia per lavorare è vacche morte".

(un intagliatore italo-francese, dispensatore di saggezza in una stazione di confine)