venerdì, settembre 19, 2008

LE PROMESSE SI MANTENGONO SEMPRE, MA MAI DEL TUTTO





Se adesso io vi dico che ho le mani che tremano e che quindi fatico ad azzeccare i tasti giusti sulla tastiera, sto facendo un gran casino e devo continuare a cancellare e infatti adesso ho appena aperto una nuova finestra accorgendomene solo qualche secondo dopo senza sapere a causa di quale disfunzione motoria questo sia successio, voi vi immaginate chissà cosa.
Tipo che ho il parkinson.
Tipo che ho i nervi a pezzi.


No.
Ho portato a braccia dieci chili di materiale didattico in una scatola con il fondo sfasciato dalla stazione all'ufficio più bello del mondo, e i miei muscoli mi hanno abbandonata a metà strada.
Vedi che devo iniziarlo, aikido?
Comunque.
Questo per dire che fatico a scrivere questo post, che rimando da ieri perchè settembre è il mese della programmazione e dell'incubo, per noi della didattica. E' come il natale per i commercianti, ma senza incrementi di stipendio.

Comunque sto divagando.

Sto divagando perchè mi rendo conto di avere creato un'aspettativa che adesso non saprò mantenere.
I nodi dell'inconscio sono meno affascinanti visti da fuori, credo.
Me ne sono accorta mercoledi quando ho chiamato il Pastore dall'autobus per una richiesta di sostegno post-terapia.
Mezz'ora prima si era sciolto il nodo e con lui le mie lacrime.
Dalla mia intricata storia familiare era emersa la ragione della mia modalità da cane pastore, che non fa mai andare via nessuno, che tiene sempre tutto lì, tutto insieme, tutto subito, tutto sempre, tutto per sempre.
Di colpo mi sono trovata davanti a me stessa bambina, quando mi chiamavo Vava, e ho rivisto le cose che ho visto, rivissuto le cose che ho vissuto, e ho capito cosa è scattato.
Questa paura tremenda che un cambiamento significhi la distruzione di tutto.


E mentre lo raccontavo al Pastore, con la voce rotta e le lacrimone, e gli dicevo cose che per me erano un'epifania, le cose più importanti del mondo, perchè finalmente le vedevo per il loro significato e non nel loro semplice essere avvenute, io capivo che raccontare il proprio inconscio non ha senso.
Perchè non è la realtà.
E' la sua rielaborazione.
Così il perchè non ve lo racconto, perchè non avrebbe senso.
Perchè voi direste Ah, tutto qui?
Niente stragi, violenze, guerre, traumi irreparabili?
Tutto questo casino per una banale storia familiare?
Potevi almeno colorarla un po'...


L'ho capito mercoledi, che raccontare non è far capire e che riassumere un percorso lungo un anno e mezzo di terapia è come guardare un altro che gioca col computer.
Però invece ha senso che io vi dica, ma che dica soprattutto a me stessa, che di cazzate ne ho fatte tante, ma che adesso so perchè.
E' la W fondamentale, il perchè, ché il cosa, quando, dove e chi si sanno sempre da subito.
Il perchè è il nodo.


E quindi adesso so perchè, ed è un traguardo favoloso per quanto dolorosissimo, ma non è utile per capire a che punto mi trovo, del percorso.
E così ho un'unica domanda per la pissi della settimana prossima.
La domanda è:
E adesso?
Quando ho la risposta, questo ve lo posso raccontare.

2 commenti:

Il complemento di compagnia ha detto...

Ah, ho capito perchè ho capito!!

Io adoro guardare la gente che gioca al computer.

Vedi, ad avere gli amici nerd?

ros ha detto...

non ti preoccupare, ci sono solo due aspettative prioritarie:

- che tu capisca (ed è solo tua)
- che tu sia serena (ed è un pò di tutti quelli che ti leggono con affetto e simpatia)

cerca di soddisfarle entrambe e comunicaci la seconda...

;))