lunedì, giugno 02, 2008

All'inizio sembrava una commedia musicale americana: il fiume, il tramonto, gli aironi cenerini, le garzette, il silenzio, la canoa, io e Stakanov. Dentro di me ridevo.
Stanchi eravamo stanchi, ma il richiamo del fiume, quella vena romantica in costante emersione, la voglia di starcene da soli dopo un pomeriggio passato a traghettare come Caronte le anime perse di un gruppo di bergamaschi.
Stakanov nella versione estiva del supereroe: muta corta, punture di tafani, corde, giubbotto, ammenicoli e caschetto giallo.
Io nella versione "Barbie - un giorno in palude".

Canoa canadese, io che fingo di pagaiare davanti, lui che da dietro fa in modo che non ci incastriamo nel limbo della riva del Ticino.
Sembrava una commedia musicale americana, ma con regia di Muccino. Fin troppo mieloso per avere il coraggio di raccontarvelo. E con un pessimo truccatore.

Quello che poi è successo, però, è che abbiamo provato a risalire la corrente.
Ci riescono i salmoni, che sono pesci stupidi, vuoi che non possiamo farlo noi?
E, che voi ci crediate o no, per un pezzo ci siamo anche riusciti, nonostante la mia pagaiata stortignaccola, imprecisa, cittadina. 
La prima curva l'abbiamo fatta. Sembrava veramente che saremmo tornati alla macchina sani e salvi.
Ma poi ci hanno cambiato il set. E di colpo eravamo Indiana Jones e l'ultima crociata.
Lui, Indiana Jones.
Io, l'ultima crociata.

Ci siamo buttati sottocosta dove la corrente - che al centro del fiume ci avrebbe sommersi, inesorabile come la data di scadenza del conguaglio del gas - ci arrivava addosso veloce soltanto come il passeggino della corazzata potiemkin.
Eroicamente, Barbie un giorno in palude, ha pagaiato verso un merdosissimo albero di fiume pieno di ragni dalle gambe lunghe. Ed è passata indenne  senza quasi lamentarsene ("okay, Stakanov, adesso mi dici con molto tatto, se ho dei ragni che mi camminano sulla testa"). 
Non solo non avevo ragni, ma avevo superato con leggiadria ("non ce la posso faaaareeeeee, cazzocazzocazzocazzo") il primo tratto controcorrente.

Ma ne rimanevano altri centocinquantamila, di tratti così e, francamente, non ce la potevo fare.
Perchè, Stakanov, tu devi capirlo che io fino a sei mesi fa al massimo risalivo la corrente di uno sciopero generale.

E così ci siamo arresi. 
Indiana Jones ha voltato la canoa, e siamo andati alla sperindio, nella direzione giusta.
Quello è stato il pezzo bellissimo.
Di nuovo Muccino, di nuovo gli aironi, di nuovo il tramonto, di nuovo il silenzio.

Ma dalla canoa dovevamo pur scendere, prima o poi.
Così abbiamo ammarato - o come cazzo si dice - in una lanca, vicino all'ormeggio del mostro degli abissi, e - respirando profondo, molto profondo - ho accettato di camminare per quaranta minuti nel bosco, per tornare, a piedi, alla macchina e alla civilità.
Ma il sentiero era sommerso.
I bambini dormono sul fondo del Sand Creek, per capirci.
Dopo tre metri, l'acqua arrivava al polpaccio di Stakanov. Di conseguenza, fatte le dovute proporzioni, io stavo quasi affogando.
Abbiamo dovuto rinunciare. Peccato, eh, perchè io un po' ci tenevo.

Indiana Jones, senza fare una piega, si è legato col moschettone la canoa alla schiena e ha proseguito in direzione delle rapide sotto il ponte, marciando nell'acqua marcia.
Stakanov, canoa, e dietro io, da qualche parte, saltando come una libellula tra i rovi e la piovra di ventimila leghe sotto i mari.
Avanti così per qualcosa come duemila chilometri, credo.

Sotto il ponte la corrente rullava, rimbalzava, si arrotolava come un involtino ad un matrimonio. 
Ma noi, coraggiosi e costretti dalla mancanza di valide alternative, ci siamo appiccicati al muro,con i piedi sui sassi sommersi che ci avrebbero portato sulla riva e alla sopravvivenza.

(Ora, lo so che sembra che io mi stia lamentando. Ma la parte del ponte è stata la più divertente di tutte. Anche perchè la corrente, come minimo, staccava dai polpacci tutte le sanguisughe assassine che avevo accumulato nel sentiero sommerso).

Tranquilli, comunque, siamo sopravvissuti.
E siamo stati riportati alla civiltà da due canoisti magnanimi all'interno del bagagliaio di una panda verde.

La Produzione del film, a questo punto, ci ha gentilmente offerto una pizza, ma poi ci ha spedito a recuperare la canoa abbandonata in piena notte. E l'acqua che si era accumulato mi ha infradiciato la giacca.

Poi, non so.
Forse ci sono stati gli applausi.
La Croisette.
Gli autografi.
La notte degli Oscar.
Credo che quello sia stato il momento in cui mi hanno concesso la controfigura.

6 commenti:

Timothy J. Dawbt, marinaio di foresta ha detto...

AMMARARE?

^_^

Sei adorabile.

Timothy J. Dawbt, marinaio di foresta ha detto...

P.s. Sei stata strepitosa, in queste giornate infinite. Più che mai.

lanessie ha detto...

:O)

...no, eh, ammarare? ... mi manca ancora il lessico tecnico, dannazione! :O)

Anonimo ha detto...

Meglio crociata che scudocrociata!

il lettore padovano ha detto...

:-)

lanessie ha detto...

...e meglio crociata che corrucciata!