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mercoledì, aprile 13, 2011




Per ricominiciare a scrivere, dopo mesi di latitanza, ci vuole una grande ragione, o una ragione grande.
Così io avevo dei biglietti in mano per andare a fare una settimana di volontariato con l'arci a Lampedusa, e volevo raccontarvelo qui.

Poi è successa una cosa più grande. Anzi, due cose più grandi, ma qui parliamo solo della cosa grande del gatto signor siberia.
La cosa grande del gatto Signor Siberia è che quasi muore.
Lunedi notte aveva una vescica che era un palla medica e si lamentava troppo anche per essere un maschio.
E così l'abbiamo portato di corsa dal Veterinario Burbero che gli ha datto un'occhiata e ha commentato Ancora cinque ore ed era morto.
Così ci ha messo subito nella condizione psicologica giusta per osservare tutti i tentativi di sturameto - di cui tutti i primi assolutamente inutili - fino a quello definitivo, che ce l'ha salvato.

Salvato momentaneamente, come ci ha tenuto subito a sottolineare il Veterinario Burbero - che poi è anche il Mago della vescica - perchè bisogna anocra vedere se i reni hanno retto.

E così, riportato a casa il gatto signor siberia, addormentato, cataterizzato e con un collare che sembra La Voce del padrone ma con il cane dentro al grammofono, ho deciso che io non ci andavo, a Lampedusa.
E anche Quell'uomo non sapeva se andare, ma non aveva senso.

Intanto perchè andavamo tutti e due - tanto io, se c'è da farsi il culo in una situazione di merda sono felice come una cubista all'Hollywood - ma era soprattutto una cosa sua.

Poi perchè quello uomo è un 2G, come si dice.
Una seconda generazione. Nato qui da una famiglia tunisina, del primo tipo di emigrazione, l'emigrazione borghese di quarant'anni fa. Ma i 2G, sociologicamente, hanno questo. Un'empatia nei confronti del fenomeno migratorio, ben diversa da quelle delle Prime Generazioni. Quelle che, una volta stabilizzate, subito si fanno razziste. Come i calabresi leghisti, a Milano. Come i russi antipalestinesi, a Tel a viv. Come gli italiani che ce l'hanno con i cinesi, i russi, i sudamericani e i polacchi, a New York.

E allora, il mio 2G, che non solo è un seconda generazione, ma è il seconda generazione con il cuore più grande del mondo, da quando sono iniziati gli sbarchi, vuole andare giù a dare una mano.

Doveva essere una cosa che facevamo insieme.
E adesso che è appena partito, che non sarà neanche ancora sul Volabus, a quest'ora, ma, insomma,è partito.
Adesso che è partito a me dispiace tanto che non ci sono anche io, su quel Volabus, e non sarò a Lampedusa a scrivere questo blog da lì, a cercare di raccontarvi tutto quello che non ci dicono.
Mi dispiace ma penso che le Cose Grandi hanno la priorità, anche quando le Cose Grandi non ne parla il telegiornale.
Io, a casa, ho adesso delle Cose Grandi che non ne parla nessun telegiornale, ma io mi sento che ho da stare qui.

A salvare il signor siberia, intanto, che questa mattina alle 6, quando sono andata a vedere come stava, si è accoccolato sulle mie gambe, appoggiando solo la testa dentro all'imbuto e le zampe anteriori.
Ed è stato lì a tenermi stretta con le zampe.
Perchè lui, sul letto, nella notte, non c'era salito, anche se voleva le coccole, perchè in qualche modo lo sapeva che avrebbe fatto la pipì sul letto, e non ha voluto disturbarci.

Allora io mi dico che se un quadrupede di pelo può avere tutta questa attenzione, e se poi il quadrupede di pelo l'hai salvato due anni fa -nato il 25 aprile, trovato il 3 maggio. magro come un alpino tornato a piedi dalla russia - e lui ti ha scelto, se un quadrupede di pelo è una Cosa Grande di cui hai deciso di prendersi cura, rimanere qui era l'unica cosa che mi andava di fare.

E quell'uomo lì mi racconterà tutto al telefono, e io cercherò di scriverlo qui, a testimonianza indiretta.

E quindi, così, mi ritrovo a scrivere dopo tutto questo tempo, che volevo farlo parlandovi di pratiche di resistenza attiva, e mi trovo a parlarvi della pipì di gatto.
Però fidatevi, che ci sono delle volte in cui una bella testimonianza di Resistenza diventa prendersi cura di quelli che sono nati al 25 di aprile.

giovedì, novembre 25, 2010



Progetti a lungo termine ogni coppia fa quel che può.
Noi, per ora, abbiamo pensato che ci compriamo un' R4.
Un'R4 con l'apostrofo, che lo sanno tutti che le Renault 4 sono femmine.

Ci sono mille ragioni per questa scelta.
Intanto perchè l'idea ci piace da impazzire.
Poi perchè io ho tutta una storia di R4 e lui anche.
Perchè è la macchina che c'entra di più con noi.
Stramba.
Indistruttibile.
Fuori moda.
Fuori commercio.
Francese.
Inequivocabilmente di una generazione precedente.
E così in tono con i vicoli di genova.

Ci serve qualcuno che ce la regali perchè vuole comprarsi una macchina vera, che noi paghiamo il passaggio di proprietà.
Ovviamente la vorremmo rossa.
Ma va bene di qualsiasi colore.
Perchè tanto, la cosa più bella di tutta questa storia, è che compriamo un' R4 soltanto perchè abbiamo un gruppo di amici bellissimi che adora cacciare le mani nel motore unto e bisunto e ripararci il pezzo introvabile.
E, anche, che ci aiuterà a verniciarla di rosso, l'r4, se anche la troviamo bianca.
E poi ci metteremo l'autoradio.
Come avevo fatto io nella mia, di r4, con tutto un sistema di listelle di ferro che neanche il meccano, per reggere un'autoradio di quelle con la maniglia e le cassette.
E poi ce ne andremo in giro con la nostra r4 senza riscaldamento, senza aria condizionata e senza finestrini elettrici. Con un sacco di spazio nel bagagliaio e il cambio alto.
Con un sacco di simbolismi e di ricordi e di significati.
Con un modo che c'entra tutto con noi, con la nostra vita e con le nostre scelte.
L'r4 rossa.
Ci feremeranno tutti i carabinieri del mondo.

domenica, novembre 21, 2010



E poi arrivano delle domeniche che ci siamo scoperti innamorati.
Ma non innamorati semplici.
Innamorati pazzi.
Arrivano delle domeniche che fuori è inverno.
Ma dentro è tutto un amore che non ci si può credere.

Perchè non è semplice vivere con noi.
Lui per le sue ragioni.
Che sono tante e che si riassumono nella frase della E.S. che disse "Va beh, e cosa pensa, di essere Un uomo semplice?".
Io perchè vivere con me è un lavoro.
Mi dimentico le cose.
Lavoro 150 ore al giorno.
Ho sempre una cosa da fare che mi ero dimenticata di dirgli.
Quando non lavoro, ho turno al circolo luogo dell'anima.
E non mi piace nè il cavolo nè lo stoccafisso.
Odio lavare i piatti.
E sviscerare il pesce all'alba per i gatti, anche se poi lo faccio lo stesso.
I piatti, invece, non li lavo quasi mai.
C'è sempre una cosa in cui inciampo, un bicchere che rompo, una cosa che non mi ricordo dove l'avevo messa.
E faccio delle scene isteriche se vedo i topi, come quella volta che è dovuto venirmi a prendere sotto casa.
Ci sono domande che faccio mille volte e mi dimentico sempre la risposta.
Continuo a non capire come si chiude la finestra della camera.
Non mi piace la sua felpa verde, e non mi va che giri con uno zaino microscopico sulla sua schiena larga.
Sono una terrificante rompicoglioni.
Devo stare attenta alla curva glicemica.
E non riesco a memorizzare la sua data di nascita.
L'anno si, ma non il giorno.
Quindi sappiamo già tutti e due che sbaglierò con gli auguri.
Quando non lavoro e non ho il turno, ho il coro.
E quando non lavoro, non ho il turno e non ho il coro, ho le riunioni con l'associazione ranocchia.
Lascio immancabilmente il pranzo che lui mi ha cucinato con amore nel frigo, la mattina, e mi compro una pizzetta alle 2.
Nove volte su dieci, quando mi chiama, bisbiglio al telefono Scusa sono in riunione, ti richiamo.
E poi torno a casa e mi faccio dei pianti lacrimosi sulle mie responsabilità da dirigente.

Quindi, capirete bene che non è banale.
Scoprirsi una domenica così innamorati.
Io non ci avrei scommesso una lira. Perchè sono un'inguaribile ottimista sempre.
Tranne che sull'amore.
L'amore per me è un bicchiere mezzo vuoto.
E invece è successo.
Dopo un pranzo dai suoceri, tra l'altro.
Che dovrebbe essere una di quelle cose che uccidono l'amore e gli ormoni con un preciso colpo alla nuca.
Invece niente.
Dopo i suoceri c'è stata una luce invernale al porto antico che valeva la pena di vivere, e poi la mostra di Costantini, e tornati a casa eravamo così innamorati.
Così innamorati che poi lui è andato al Circolo Luogo dell'anima, che era il suo turno in cucina.
E io sono rimasta a scrivere la newsletter e adesso il blog, invece che cambiare le lenzuola e piegare i vestiti asciutti.
Così innamorati che lui tornerà e scoprirà che ho snobbato la sua cena in frigo e mi sono fatta un'insalata.
E che il mio gatto ha di nuovo pisciato sul copridivano.
Lui tornerà, e avrà una felpa verde.
Ma nonostante tutto, e per tutto questo, saremo ancora innamorati.

mercoledì, ottobre 27, 2010



Oggi sono andata a presentare il budget 2011.
Visto che era il budget del lavoro più bello del mondo, l'ho preparato con le caselle di 10 colori diversi.
Poi però l'ho stampato con la stampante in bianco e nero.
Perchè il lavoro più bello del mondo ha scarsità di mezzi, ovviamente.
E allora ho ritagliato i bordi e ho incollato i 7 fogli in una composizione artistica con la pritt.
Il mio amministratore sembra aver apprezzato.

I 7 fogli colorati del budget sono la cosa con i numeri che mi sia costata più fatica al mondo.
Io, che mi esentavo dalle lezioni di matematica.
Io, che all'esame di maturità ho dichiarato che io, matematica, non avevo neanche comprato il libro.
Io, adesso, devo presentare i budget annuali.
Dannatissimo Dante Alighieri e il suo merdoso contrappasso.

I 7 fogli colorati del budget sono, insieme ad altre mille ragioni, la causa della mia latitanza.
Devo visite a decine di amici, caffè ad altrettanti, devo favori in giro come uno spacciatore di periferia, devo ancora fare il cambio degli armadi.

Ma del resto, quando non preparo i fogli colorati del buget, vivo al circolo luogo dell'anima.
Ma cosa posso farci se facciamo un sacco di cose fichissime?
Lunedi ero lì a cantare nel coro della resistenza (titolo provvisorio "Coro partime - Se cinque ore vi sembran poche...").
Sabato c'è stato lo chez guevara.
Venerdi lo swap party.
E giovedi i Giochi senza Frontiera.
Poi è ovvio che uno finisce per viverci dentro.

Quell'uomo ha provato ad organizzarmi una cena romantica sabato questo, per il mio compleanno.
Io invece sono in turno al circolo.
E non gliel'avevo detto.
Lui l'ha presa con aplomb.
Ci andiamo venerdi, al ristorante.
Però.
Stasera è uscito con i suoi amici.
Una serata da maschi, mi ha detto.
Io ne sono ben contenta, che venerdi inizia il festival della scienza e avevo un sacco di cose da fare e da chiudere, stasera.
Però, insomma.
Una serata da maschi.
Con poco preavviso.
Mmmm, e va bene, lo capisco persino io.
E' un segnale.
Ma finchè non si mette a pisciare anche lui sul divano come il gatto signor siberia, va bene tutto.

domenica, ottobre 17, 2010



Che poi una si riduce agli aggiornamenti.
E le dispiace.

Ma sono qui a mangiare con le mani le polpette dell'amore - metà zucca e maggiorana, l'altra metà melanzane e menta, cucinate nella prima sera di vuoto istituzionale da impegni - dopo aver passato due ore a scrivere la newsletter del Circolo Luogo dell'Anima, mentre un gatto affamato di polpette dell'amore, continua a tentare l'arrampicata verso il piatto e mi distrugge le gambe.
Quell'uomo è a pranzo dalla mamma, io per fortuna ho già pulito casa ieri, tra una riunione ranocchia e una visita ad una sorella che per un periodo ha inquietato tutti minacciando di diventare una matematica, ma che è pienamente rientrata nella normalità umanista, con personale sollievo.

Come molti, ho passato la settimana a sperare che Roma venisse invasa dalle tute blu, che gli italiani la smettessero di trasformarsi nei voyeur di una famiglia travolta dalla solitudine e dall'indigenza culturale, a gioire per i minatori e ad inorridire per il paragone tra la loro salvezza e l'uscita dei concorrenti dalla casa del grande fratello.

Come me stessa, invece, ho passato la settimana a fare lavatrici di copridivani su cui il Gatto Signor Siberia continua a pisciare con regolarità, ad andare a Roma due giorni senza tuta blu ma con due riunoni nazionali, a fare il turno al Circolo luogo dell'anima, ad andare al cinema a vedere Giù al sud, a progettare le compilation per la musica al circolo.
Giù al sud, tra parentesi, è il primo caso che io conosca di Format cinematografico. Non è il remake di Su al nord, come pensavamo io e quell'uomo. E' un format. Le stesse battute, la stessa trama, praticamente le stesse inquadrature. E' come il Grande Fratello. O come Chi vuol essere milionario. O come MacDonald's.
Se ti fermi a pensarci fa un po' impressione.

Ho fatto 8 ore di treno in due giorni, sull'eurostar, con un vicino all'andata e uno al ritorno, costantemente al telefono, da Pisa a Roma, o da Roma a Pisa.
Pronto? Non si sente bene. Sono sul treno. Dimmi. Per quella bolla. Eh, si. Scusa, non ho capito. Pronto? Pronto? Cazzo... (...) Pronto? Ecco si, ti sento. Quindi, dicevamo, per quella bolla. Si, quella di Rossi, quella che gestiva...pronto? cazzo di telefono...dicevo, quella di Rossi, la bolla. Spiegami bene. No, non ho capito. Ripeti. Eh, sto tornando da...pronto? Si, ti dicevo, sono sull'Eurostar , non prende un cazzo, ma tu dimmi. Al massimo ti richiamo.
Ho fatto 8 ore di treno in due giorni sognando un Cisaplino.

Abbiamo inaugurato la Casa della Convivenza, abbiamo finito di dipingere e di aggiustare, manca soltanto che aggiustiamo gli infissi, ma con calma.
In realtà, non troppo con calma: oggi ci sono 9° e alla Casa della Convivenza manca una cosa fondamentale.
Non l'amore.
Non il benessere.
Non lo spazio vitale, il letto coerente con il fen shui.
O altre menate fricchettone.
Manca il riscaldamento.

martedì, ottobre 05, 2010



Influenza.
Tempo di mettere piede in una classe piena di minori e mi si sono gonfiate le tonsille che sembrava una finale di sumo in una grotta.
In compenso, convivenza vuol dire stare male in due.
Ma diverso.
Io sono svenuta a letto a mezzanotte e mezza e, nonostante ripetute sveglie, una colazione a letto, due telefonate di lavoro, non sono riuscita ad emergere da sotto il piumone prima dell'una.
Lui non è svenuto. E non ha chiuso occhio.
Una volta che mi sono svegliata leggeva Landsdale.
Un'altra volta giocava a e-cirulla sull'iphone.
Un'altra volta guardava i programmi delle 4 del mattino su rai3.
Un'altra volta coccolava i gatti.
Un'altra volta si era comprato Repubblica all'alba.

Così,va beh, oggi è stata una giornata persa.
E inauguriamo la casa della convivenza sabato.
Con un sacco di cose ancora da fare.
Ma del resto, nel momento in cui abbiamo detto Puliamo i vetri, prima è arrivato il diluvio universale, la calamità naturale, due coccodrilli, un'aquila reale, il gatto, il topo e l'elefante, e poi l'influenza.

Domani sera ho riunione ranocchia.
Dopodomani sera ho riunione Circolo dell'Anima.
Dopodopodomani sera ho turno, al Circolo dell'Anima.
Però.
Però ho tutto sabato per fare quello che Quell'uomo non riuscirà a fare mentre
avrò riunione ranocchia
riunione al circolo dell'anima
e
turno al circolo dell'anima.

Ma so già
che lui pulirà i vetri
farà da mangiare delle cose buonissime
e
comprerà la sabbietta pulita per i gatti

Una donna impegnata senza un uomo meravigliosamente accogliente sarà anche come un pesce senza bicicletta, ma non fa l'inaugurazione di casa.

venerdì, settembre 24, 2010



Mentre invece l'altra coppia - Trippa e il Signor Siberia - non convivono bene per niente.
Loro si che sono il mostro nell'armadio l'uno per l'altra.
Loro si che hanno problemi relazionali, infelicità di coppia, cattiva manutenzione dei rapporti.
Così oggi ho portato il più leggero dei due nel trasportino fin dalla veterinaria.
Il più leggero è Siberia, per ora, se smette di mangiare come un'adolescente depressa.
E la veterinaria ha fatto una diagnosi comportamentale.
Parole sue.
Il risultato è che siamo nella merda.

C'è da dire che lo sapevo già.
Perchè avevo fatto il test dello stress del gatto su internet.
E mi era venuto fuori, come risultato: MADRE DEGENERE.
Il test era così.
Il tuo gatto convive con un altro gatto? si
Si conoscono fin da cuccioli? no
Ognuno ha la sua sabbietta? no, non ci stanno in casa, due lettiere.
Ognuno ha la sua ciotola per la pappa? Si! ( e una! )
Ognuno ha la sua ciotola per l'acqua? No. Pensavo ne bastasse una grande.
Il gatto può uscire dall'appartamento? No. Non possiamo neanche stendere fuori.
Giochi spesso col tuo gatto? Si. Però, in realtà, cosa intendono questi con "spesso"?
Hai fatto un trasloco, recentemente? UN trasloco...?
Avete lavori in casa? Ho ancora lo smalto giallo della porta tra le unghie...

Insomma, veniva fuori che sono una madre degenere.
Che il mio gatto è stressato.
E consigliavano i ferormoni.
Abbiamo comprato i ferormoni.
E ci siamo riempiti di paranoie: Ecco, vedi come siamo...non sappiamo rendere felici i nostri gatti e li nebulizziamo di psicofarmaci!
Poi abbiamo scoperto che i ferormoni sono 100% naturali e ci siamo tranquillizzati solo un po'.

Comunque.
Dalla diagnosi comportamentale è venuto fuori.
Che il mio gatto è stressato.
Ma Trippa di più.
Ah, bene.

Quindi?
Quindi partiamo con tutto un tentativo contenitivo dello stress felino, sperando che basti, sperando di salvare il divano, il letto, i nervi e i gatti.
Perchè altrimenti c'è un'unica soluzione.
Un trasloco.
Io, a Quell'Uomo, non ho neppure il coraggio di dirglielo.

giovedì, settembre 23, 2010



La convivenza non è una faccenda difficile.
Io me la immaginavo tipo mostro nell'armadio.
Che non avrebbe funzionato niente, che tutto sarebbe stato noioso e complicato, la mia vita sarebbe stata distrutta e stritolata dalle esigenze di un uomo viziato, cresciuto in una casa pulita e ordinata.
Che lui sarebbe andato a letto ciondolante sempre prima di me, che l'avrei sentito russare dall'altra stanza e l'avrei visto conquistare centimetri di materasso e fette di piumone.
Che avrebbe lasciato a me la gestione delle bollette, la spesa, i piatti da lavare e la lavatrice da stendere.
Che sarebbe stato un uomo pieno di insopportabili paranoie, di orrende compulsioni: avrebbe avuto i dischi in ordine alfabetico, e mi avrebbe ucciso per la mia costante dimenticanza della custodia nei posti più improbabili.
Che mi avrebbe fatto conoscere e frequentare i suoi orrendi amici.
E che mi avrebbe obbligato alla pastasciutta serale, con tutti i suoi orrendi e controproducenti carboidrati.
Che avrei dovuto trovare gli spazi per le mie cose, litigando con le sue.
Che avrei dovuto sorbirmi sua madre.
Che avrei dovuto scegliere in quale casa passare il natale.
Che avrei dovuto trovare delle mediazioni.
Orrore.
Delle mediazioni!

E invece è tutto estremamente facile.
Intanto, cosa fondamentale, sua madre sono quattro mesi che è in Tunisia.
E suo padre sembra il figlio di Jacques Tati e di Ben Alì.
E la sua famiglia non festeggia il natale.
Non molto, insomma.
Lava i piatti soprattutto lui.
I pavimenti li lavo soprattutto io.
Che mi piace.
Ci piace la stessa musica.
Stendiamo insieme, quasi sempre.
Quando è quasi, vuol dire che stende lui.
Legge le bollette. E le paghiamo quando riusciamo.
Va alle riunioni di condominio.
Lui ci va.
Io invece vado alle mie, di riunioni.
E quando torno dalle mie riunioni mi fa trovare le cose buone senza carboidrati.
Va a dormire sempre dopo di me.
E non si addormenta sul divano.
Solitamente non si addormenta punto.
Fa un caffè buonissimo.
E si autoriscalda, quindi la coperta rimane tutta a me.
Della cucina di sua madre mi sembra non rimpianga nulla.
E neppure della gestione della casa.
Sant'immigrazione.
Abbiamo mischiati i miei romanzi e i suoi tra gli scaffali.
Abbiamo mischiato i gatti.
E mi prepara il pranzo buono nella schiscetta.

Litighiamo.
Certo che litighiamo.
Ma abbiamo questa quotidianità così facile, ma così facile.
Che uno dall'amore si aspetta sempre un milione di aggettivi romantici.
Ma la facilità è una cosa così innaspettata e allo stesso tempo così meravigliosa.

E per chiudere questo post sull'amore non posso non dirvi una cosa che mi hanno raccontato.
C'è questa cosa, di Vianello e della Mondaini.
Che io sempre li ho odiati. Borghesi e populisti. E poi, Sbirulino non lo si può perdonare.
Però c'è questa storia bellissima.
Che ad un certo punto fanno 40 anni di matrimonio.
E Vianello si presenta con una rosa.
E un bigliettino.
La Mondaini apre il bigliettino della rosa per i quarant'anni di matrimonio.
E dentro c'è scritto.
Con simpatia, Raimondo.

Questa è la mia storia preferita sull'amore, in questo momento.

lunedì, settembre 20, 2010



E mentre tutt'intorno era lunedi 20 settembre, qui era venerdi 17.

E' stato un giorno così allucinante che per domani ho preso ferie.
Secondo me l'elenco non rende giustizia, soprattutto perchè devo censurare parti che riguardano potenziali lettori e che creerebbero un'irrimediabile atomica professionale.
Però posso dirvi che non ho chiuso occhio.
Che ho il torcicollo.
Che le scatole si moltiplicano.
Che il gatto signor siberia ha fatto di nuovo la pipì sul divano.
E che l'ho salvato dai miei istinti omicidi in uno sforzo di concentrazione buddista.
Che mi sono appoggiata alla porta appena smaltata.
Ma questa sono io, tipica tipicissima, non la sfiga.
Che i ferormoni da spruzzare in casa per evitare che il gatto signor siberia faccia nuovamente il coglione maschio alfa territoriale costano una fucilata.
Quanto fanno i ferormoni al grammo?
Che per togliere lo smalto dalle mani ho usato l'acquaragia, e l'acquaragia sui graffi dei morsi del gatto brucia tantissimo.
Che **** ***** ****** ****
(questa è la parte censurata. Senza soluzione a pag. 46).

Siamo così scoglionati e così stanchi e così che palle questo cazzo di periodo che non finisce più, vogliamo una vita normale, uscire, sederci su un divano pulito, sapere dove sono i bicchieri, che siamo senza parole.
Io e lui.
Senza parole.
Chi ci conosce può capire la gravità del momento.



sabato, settembre 18, 2010



Sono tornata a casa dal mio venerdi sera da single con una nausea micidiale.
Quell'uomo è ancora fuori. Io volevo fare quella che tornava dopo di lui, Ah si, figurati se ti aspetto a casa, e invece i due fragolini all'aperitivo mi hanno distrutto.
Ho resistito fino all'una e poi mi sono arresa al fatto che non ho più lo stomaco di una volta.
E poi il venerdi sera nei vicoli l'ho sempre trovato a cavallo tra la noia e la chiacchiera giusta. Se hai nausea, il crollo verso la noia è a un passo.
Allora sono a casa che mi faccio le sopracciglia e quando gli occhi mi lacrimano troppo scrivo queste due righe sceme e notturne.

Finirà quest'emorragia del trasloco, tornerò a scrivere con più regolarità.
Attualmente sfogo la mia grafomania in complicati biglietti della mattina.
Del tipo Amore, i gatti sono acciugati.
E di seguito righe e righe di inutili messaggi dell'alba.
Potrei pubblicarli, ma sarebbero poco divertenti.
Sono quelle cose lì dell'amore, che hanno senso solo in due.

Abbiamo montato un mobile pieno di specchi e la camera adesso ha un suo senso.
Tutti quelli che entrano nel nostro casino chiamato Casa della Convivenza fanno l'occhiolino.
E tutti questi specchi?
Eh?
Occhiolino.
Non ve ne bastava uno solo?
Eh?
Occhiolino.

Adesso, voi potrete non crederci, ma siamo riusciti a montare un mobile a specchio lungo tre metri, a lato del letto in una camera 4x2, nell'unica posizione in cui gli specchi non riflettono il letto.
Siamo riusciti ad avere un mobile per cui tutti ci prendono per il culo, senza poterlo usare per nessuno scopo vagamente erotico.
E' come, non so, avere una bambola gonfiabile e usarla come appendiabiti in ingresso.

Quell'uomo, nell'armadio, tiene una maglietta di batman, tra le altre centinaia della sua collezione maschile di magliette.
Per la sua maglietta di batman un bambino nostro vicino lo chiama superman.
Per quei passaggi mentali meravigliosi dei bambini.
L'ultima volta che ci siamo incontrati, con questo bambino, eravamo al concerto di De Gregori e della nonna di Dalla.
La nonna di Dalla, quella che canta Lì dove il mare luscica e tira forsce il vento, un ottava sotto e con la dentiera che si impasta, mentre De gregori si prende la rivincita, che trent'anni fa lui era lo sfigato vicino a Dalla e adesso è l'unico dei due ancora in grado di cantare e io mi immagino che questa tournèè l'abbia organizzata De Gregori, per ripicca, per rivincita.
Come se a Max Pezzali viene un ictus, lo chiama l'altro degli 883, lo sfigato, e gli dice Ritorniamo a cantare insieme?

Il bambino, al concerto di De Gregori e della nonna di Dalla, ha chiamato Quell'uomo: Superman!
Noi siamo andati a salutarlo, e Quell'uomo gli ha detto Sai, adesso che non ci sono più le cabine telefoniche, per noi supereroi è una vita dura.
E il bambino gli ha chiesto
Cos'è una cabina telefonica?

martedì, settembre 14, 2010



Ho un piatto cotoletta e insalata in bilico sull'angolo del mobile del computer.
Non c'è come un fidanzato che cucina divinamente per farti apprezzare una cotoletta malcotta una sera a casa da sola.
Ho due gatti che mangiano anche loro il solito nasello senza testa.
Ho mezzo metro di scatole da affrontare, come il Mostro di Supermario.
Poi abbiamo finito.
Nel senso che abbiamo solanto le cose piacevoli, tipo le porte da dipingere, i lampadari da scegliere, le travi da colorare.

Ho letto una bellissima intervista a De Mauro oggi, sul solito e mai troppo affrontato tema dell'analfabetismo degli italiani.
I numeri dicono che soltanto il 20% capisce il significato di un testo scritto.
Leggevo l'intervista a De Mauro e nel frattempo passavo davanti ad una scritta sull'asfalto.
Piccola, regalami ancora un pezzetto di teh.
Se avevo il numero di telefono di De Mauro gli mandavo un mms.
Così, senza congiuntivo. Apposta.

L'insalata sta cadendo per terra.
La raccoglierò, ma adoro queste cene in cui scrivo nelle pause della masticazione.

Gennaro Cosmo Parlato canta Polvere.
Ho amici che partono portandosi dietro quel magone da dispiacere comprensivo che è il peggiore.
E quadri da appendere.
Il circolo luogo dell'anima che riapre.
E chi non ci viene non è figlio di maria e non è figlio di gesù.
Ho talmente tanti progetti che devo fare l'elenco sul foglio per ricordarmeli tutti in equipe.
C'è una mostra di Doisneau a Milano.
Le scale da pagare.
E la pissipissibaucologa che torna, davvero, domani.

Così.
Nonostante il caldo mortale.
All'improvviso è autunno.

domenica, agosto 29, 2010




Abbiamo abortito il trasloco.
Prima di arrivare ad ucciderci, è sembrata ad entrambi l'unica soluzione possibile.
Abbiamo annullato il furgone e gli amici e ci siamo concessi una giornata di mare e vicoli in cui Quell'Uomo ha bevuto decisamente troppo caffè.
E al ritorno abbiamo prenotato l'aereo.
Berlino.
Da martedi a sabato.
Abbiamo ricevuto la conferma da swiss air che erano le tre e quaranta del mattino.
Decisamente, troppi caffè.
La nostra guida galattica per autostoppisti sarà "Berlino per squattrinati", scovata dietro michelin, mondadori e Touring club, da Feltrinelli.

Io a Berlino ci son stata
col Paolino
era un po' triste, molto grande, c'era il corteo del primo maggio con la gente con le bottiglie contro la polizia, io che erano passati tre anni dal g8, il panico ancora fresco, non sono stata benissimo.
Anche se è evidente che lo sbirro tedesco, adesso, è altra cosa da quello italiano: ti dà del Lei, per dire.
Però, non so, il g8, il dna, loro che comunque tedeschi sono e restano, il peso della storia non si annulla in un paio di generazioni, io quella notte di bottiglie e camionette, Berlino non me la ricordo divertente.
Bella.
Grande.
Con un sacco di cose, un sacco.
I parchi.
Le cose che funzionano a tutte le ore.
La birra verde e quella rossa.
E le bandiere di Mao a kreuzberg.
Affascinante.
Ma divertente no.

Adesso torno a perdermici per 4 giorni, sei anni dopo.
Che buffo.
Tutto avrei pensato per questa fine estate.
Doveva essere falce & pennello.
Prima doveva essere Cuba.
Poi doveva essere Istambul.
E alla fine è Berlino.
Abbiamo poche idee. Ma in compenso confuse.



lunedì, agosto 23, 2010



Ci vuole ben altro a deprimere la nessie.
Ad esempio la litigata del secolo.
L'ikea è il campo minato delle giovani coppie.
Se poi il lui della giovane coppia si interessa all'arredamento quanto lei alla fisica quantistica, e la lei sono io, è facile intuire la crisi.

La quarta visita all'ikea è stata fatale.
Il problema è che lui è un fottuto razionale.
E io non faccio che dirmelo che questa cosa mi salva la vita.
Perchè è vero che mi salva la vita.
Però la razionalità è una cosa brutta.
Utile, ma brutta.
E soprattutto io non la capisco.

Non lo capisco, un tranquillo ragionamento lineare e razionale.
Io devo aggiungere le variabili, i dubbi, i cambiamenti di idea, le contrapposizioni, le contraddizioni e anche la bellezza della farfalla sul muro, nel mio discorso. Come lui aggiunge l'ingrediente segreto ai suoi meravigliosi piatti.
Sono fatta così.
Io non capisco la sua linea retta tra A e B e lui non capisce la bellezza di un cerchio concentrico a forma di chiocciola che unisce A e B, forse. O forse no.
Però io non mi arrabbio davanti alle sue linee rette. Lui impazzisce davanti ai miei cerchi concentrici.

Il mio metodo è quello di provare a fargli capire che lui e le sue linee rette mi salvano la vita, ma io e le mie linee concentriche gliela arricchiamo.
A me sembra un discorso facile.
Ma forse è come il color glicine, il nervoso pre mestruale e i ponti di madison county. Forse è una cosa da femmine.

Allora, in questo momento di crisi, dove sto scoprendo l'infinita difficoltà di litigare in convivenza. Che vuol dire litigare e poi dividere comunque il letto.
In questo momento di crisi io gli ridipingerei di Giallino Mani di Fumatore le sue pareti, smonterei uno a uno i mie mobili ikea, così belli ma così poco adatti a casa sua, e me ne andrei, portandomi via gatto e cerchi concentrici a forma di chiocciola.
Così mi sento.
Una linea retta tra me e il mio ritorno all'autonomia.

Oppure Quell'uomo impara che si può anche perdere tempo, per arrivare da A a B.
E che le farfalle sul muro sono importanti.
Nè più nè meno dell'olio negli ingranaggi.

lunedì, agosto 16, 2010

Sono in un albergo svizzero, fuori diluvia e io ho una tastiera con le lettere spostate.
Qwertzu.
Fuori diluvia, fa freddo e abbiamo completamente sbagliato la valigia.
Non che io avessi molte chances, che fuori dagli scatoloni avevo soltanto canottiere e un golfino di cotone di saldo.
E' la settimana della ripresa dalle dodici fatiche di ercole, di un anno fatiocoso, tre traslochi, tre case, una convivenza i muri da dipingere eccetra eccetra che ne ho già parlato abbastana.
Sono in un albergo con una tastiera qwertzu ma anche un massaggio per la riattivazione linfatica da prenotare nel pomeriggio. Quindi la valutazione non puo' che essere positiva.

Sto dormendo tantissimo.
Tipo 12 ore al giorno.
Faccio la vita del neonato: oltre ai bisogni primari gioco soltanto a canasta dopoil caffè del dopo cena.
Mi sento come quelle che le mandavano nei sanatori di lusso dopo le operazioni difficili, o dopo la tisi o il vaiolo o la scarlattina da adulte.

La mia vacanza di coppia sembra che non ce la faremo, a farla.
Istambul sfuma nuovamente all'orizzonte. Non ci sono i soldi e soprattutto non c'è il tempo, che tra noi e il ritorno definitivo al lavoro c'è ancora l'ikea, il montaggio dell'ikea, gli zoccoli neri, le porte smaltate, la finestra della camera da riparare, il mobile della stanza, le scatole da portare e da svuotare.
Io che nella coppia gioco a fare l'irrazionale, e mi riesce benissimo, dico Figurarsi se Istambul non ci sta.
Lui che gioca a fare il razionale, e questo ci salva la vita, dice Secondo me sei un po' scema.
E' vero che, oltretutto, c'è da pensare alla riapertura del Circolo Luogo dell'Anima, che ha un sacco di buone speranze all'orizzonte, come il riscaldamento, la cucina, i frighi nuovi, gli aperitivi, la musica al piano di sopra.
E non è che le cose succedono da sole, se uno è a istambul. Se vogliamo riaprire in tempo per la notte bianca, io mi sa che c'ho da esserci, la prima settimana di settembre.
E attenzione che questa volta la razionale la sto facendo da sola.
Che brava.
Insomma, mi sa che rinuncio alla mia vacanza di coppia, e la scelta mi pesa come se avessi ingoiato un'anguria con la buccia.
Pero' ho una parete arancione, mi dico.
E sapremo trovare delle valide alternative alla vacnza, tra il cielo e la stanza.
Ci vuole ben altro ben deprimere la nessie.

mercoledì, agosto 11, 2010


Se l'argomento sono i lavori in casa, il mio consiglio è di non credere mai, mai nè a voi stesse nè a lui, in quel preciso momento in cui vi starete guardando teneramente negli occhi dicendo E' solo questione di qualche giorno, amore.

Attualmente abbiamo 24 ore di tempo per
Dare il bianco in bagno
Dare il bianco in cucina
Dipingere di arancione un muro 3x4
Dipingere di arancione una nicchia nel muro
Ridare il bianco nella parte alta della sala
Pulire dai resti del bianco e dalla polvere dei muri la camera da letto
Pulire dai resti del bianco e dalla polvere dei muri la sala
Pulire dai resti del bianco e dalla polvere dei muri la cucina
Pulire dai resti del bianco e dalla polvere dei muri il bagno
Fare una valigia.

E soltanto perchè abbiamo rinunciato a
Colorare un pezzo di muro della camera da letto
Fare gli stencil, in camera da letto
Pulire dietro gli elettrodomestici della cucina
Ristuccare dove il muro è venuto giù
Ripassare sul finto zoccolo nero
Colorare il gradino sotto la finestra
Colorare le porte.

Endrigo, della via dei matti, secondo me aveva sottovalutato la polvere.

venerdì, agosto 06, 2010



Quelli che...fanno portare via tutti i mobili e poi non sanno dove mettere le cose. Oh yeah.
Quelli che...passano le serate a cercare una collocazione all'Esubero. Oh yeah.
Quelli che...però finiscono entro la mezzanotte. Oh yeah.
Quelli che...dopo il diluvio, i mobili. Oh yeah.
Quelli che...trovano uno svuotacantine allergico alla polvere. E sono tutti cazzi suoi. Oh yeah.
Quelli che.. portano via i mobili ed emergono i morti. Oh yeah.
Quelli che...ci sono tracce ovunque di vite precedenti. Oh yeah.
Quelli che...non sanno da dove iniziare a pulire. Oh yeah.
Quelli che...presi dalle pulizie quasi si presentano alle 9.30 ad un concerto che è in programma il giorno dopo. Oh yeah.
Quelli che...il microonde torna bianco. Oh yeah.
Quelli che...vanno due volte da castorama e tre all'ikea e non hanno ancora deciso cosa cazzo fare. Oh yeah.
Quelli che...hanno deciso per tre pareti bianche e una colorata, ma non sanno quale colore scegliere. Oh yeah.
Quelli che...potrebbero risolvere il dilemma del muro colorato con il pirandelliano Abbattimento della quarta parete. Oh yeah.

(...continua, ovviamente...)

martedì, agosto 03, 2010



Se tre traslochi vi sembran pochi...provate vooooi a traslocaaaaar.


C'ho il trasloco nel karma.
Sempre, ma quest'estate particolarmente.
Ho chiuso con la casa delle pulci.
Ho fatto le scatole battendo il precedente record assoluto: 12 ore di lavoro effettivo tra la prima e l'ultima scatola, pulizia della casa compresa.
Abbiamo caricato tutte le scatole nella kangoo, che si dimostra un miracolo della fisica, e le abbiamo trasportate nella loro casa provvisoria.
Poi siamo tornati a casa e siamo svenuti.

Il giorno dopo ho attaccato l'ufficio.
Il materiale di un anno si era accumulato in stratificazioni di difficile comprensione e gestione, obbligandoci al 3000 siepi per raggiungere il computer.
Armi, bagagli e gli inseparabili sacchetti della spazzatura XXL condominio hanno fatto il resto.
Contiamo di finire il repulisti entro domani.
Roba da dilettanti.

Adesso rimane.
Lo sgombero mobili orrendi dalla casa della convivenza.
La pulizia.
Lo stucco.
Il bianco.
Il colore.
Il montaggio mobili nuovi.
Il trasloco dalla casa provvisoria delle scatole.
La messa a posto.
La pulizia definitiva.
Le ferie.

...e noi fare-emo come la ci-i -na e suone-e-remo il campanel. E suonere-e-mo il campane-e-llo stucco e pennello trionferà.

mercoledì, luglio 28, 2010



Non c'è niente come una casa nel delirio per farti sentire in colpa a scrivere il post della pausa pranzo.
Potrei usare i tre quarti d'ora che mancano all'equipe per fare un sacco di cose utili: fare scatole degli Oggetti del Paradiso, avere il coraggio di aprire il Baule dell'Ignoto, fare una prima selezione delle cose che navigano tra i ripiani della camera per permettere a Quell'uomo di fare la seconda, la Definitiva.
E invece mangio semola di cus cus unito all'avanzo delle seppie e piselli di ieri sera mentre i due gatti si scannano sulle sedie ai loro ultimi giorni di vita.
Le sedie, non i gatti.
Ci sarà un momento che guarderò il calendario e dirò Ma come abbiamo fatto ad arrivare a fine agosto con ancora tutte queste cose da fare?
E sarà in quel momento che mi ricorderete della semola di cus cus davanti al post di oggi.

E' un periodo che quando trovo il tempo di aprire la pagine bianche del post, penso che dovrei scrivere di sociale e di politica, ma poi non mi viene, dopo tutto questo narrare di pulci, scatoloni e sentimenti.
Però sappiate che rispondo alla carenza buttando ami con attaccati succulenti vermi politici ad ogni sconosciuto possibile. Vis à vis.
Ieri, per esempio, al baretto del parco di un luogo sconosciuto ai più sulla Salerno-Serravalle, uscita Busalla, sono riuscita a fare passare con la settantenne che mi stava scaldando il toast per pranzo che:
- è facile lamentarsi dei politici, ma ha visto che buonauscita prende l'amministratore delegato della BP? E poi ci vengono a dire che il privato è meglio del pubblico.

- certo che è dura essere ancora dietro ad un bancone di un bar a settantanni, ma pensi agli operai della fiat, che adesso delocalizzano le fabbriche. Con tutte le sovvenzioni statali che ha sempre preso la Fiat. Hanno sempre fatto così, signora, sono nazionalisti solo quando fa comodo a loro.

- Mi dà una bottiglietta d'acqua gasata? Con tutto che di solito l'acqua me la porto, eh. Ma oggi non ho neanche il pranzo. Però certo che l'acqua è giusto che sia di tutti, no? Infatti ha visto la raccolta firme per il referendum? E' importante, il referendum.

Ecco, così.
Porta a porta.
Nel senso A.V., Avanti Vespa.
Porta a porta come quando si consegnava l'Unità.
Non sarà un lavoro di massa, ma funziona. Perchè poi la gente ragiona, eh. Che la gente sia stupida non è una tesi nostra, è una tesi loro. Bisogna ricordarselo.
Io ho delle categorie preferite con cui fare politica ad personam.
I tassisti e quelli che attaccano bottone per primi. E le commesse delle catene in franchising, se il negozio è vuoto.
Non sarà un gramsciano lavoro di massa, ma dovete provarci: è molto più divertente che parlare del tempo.

lunedì, luglio 26, 2010



L'errore è che non sto tenendo il conto dei sacchi di spazzatura XXl condominio che stiamo buttando via.
Credo che siamo al decimo o all'undicesimo.
E la casa, in tutto, è 45mq.
Cosa, un maschio varie volte single di 42 anni non riesca ad accumulare in un appartamento, potrebbe essere materia d'indagine.

Io vi dico solo che la mia top3 prevede:
Terzoposto: una maschera a gas
Secondoposto: "La vera guerra", R. Nixon, ed. Corno
Primoposto: una tazza con disegnato un camion, con il vetro oscurato tipo argentato, che quando la tazza si riempie, dal vetro oscurato emerge un signore con un paio di occhiali da sole degli anni '80 e una pubblicità tipo Tamoil.

No, la tazza e Nixon non li abbiamo tenuti.
La maschera a gas si, è fichissima.
E i trasferelli degli anni '70 categoria "I beduini", li abbiamo tenuti.
E una gabbia da uccellini uscita dritta dritta dalle Mille e una notte.
E anche il corano in miniatura, metti mai. Lo piazziamo vicino alla tazza di Lady D. Che non è quella della foto, ma insomma, diciamo che il design è simile.

Lo ammetto, mi sto divertendo come una pazza, in questo repulisti dove ho il suo benestare nel scegliere (quasi) tutto quello da tenere e quello da buttare.
Ogni tanto interviene, lui.
Ha salvato Buzzati, il deserto dei tartari, che a me fa schifo schifissimo e mi sembrava non si meritasse il paradiso insieme agli Ignacio Taibo II, ai Pennac, agli Erri de Luca, ai Simenon, agli Izzo.
E invece Quell'uomo l'ha ripescato dall'Inferno dentro cui era piombato insieme a Baricco, Nixon, Brizzi. Insieme a Cucina con fantasia, La Cucina creativa e Antipasti. Insieme al Grande Camelino di peluche, al delfino di vetro, ai quaderni dei conti dell'azienda datati 1993.
Buzzati si è salvato.
Ma il resto non sta passando, attraverso il setaccio della sopravvivenza, in attesa dell'arrivo dei mobili nuovi e delle scatole e scatole dei miei, di libri, che Quell'uomo secondo me non ha mica capito ancora cosa lo aspetta.

In tutto ciò, tra sacco XXL e l'altro, sono ancora chiusa fuori casa, sto ancora aspettando l'ok della disinfestazione per poter fare le scatole e abbandonare definitivamente la Casa numero 14.
In tutto ciò, tra una scatola e l'altra, ho ancora i centri estivi, ho ancora gli adolescemi, ho ancora il riordino dell'ufficio e la progettazione in vista dell'autunno.
Però tutto si tiene magnificamente insieme.
Abbiamo il Quaderno della Convivenza, ci regaliamo i concerti, le canzoni notturne, gli spettacoli teatrali. Scandagliamo tutto quello che di gratuito offre questa città, incredibilmente e meravigliosamente attiva quest'estate, e ci precipitiamo a destra e a manca con un motorino che chiede pietà e restauro.
Lavoriamo 8 ore e ci sembra sempre che quella sia una piccola parentesi, il lavoro, perchè è nelle altre 16 ore che facciamo cose, prepariamo la convivenza, impariamo a sopportarci e a prenderci in giro.
Siamo due insopportabili maschi alfa, ma stupidamente e reciprocamente innamorati.