giovedì, novembre 12, 2009



"Il problema è che sono stati asfaltati i prati e non i preti"
(Vista su Facciabuco)

mercoledì, novembre 11, 2009



Il mio karma, in questo periodo, ha deciso un po' banalmente di ripulirsi con traslochi e muri da ripitturare.
Sto impiegando il mio tempo libero in luoghi altrui, con vico dolcezza un po' immobilizzato nella sua polvere e nel suo pelo di gatto siberia, ma con una soddisfazione pari al più grandioso dei traslochi.

Al di là dell'inscatolamento compulsivo a cui tutta la comune-ty sta partecipando, e in cui trovo spazio per i miei rari lati ossessivi ("Se ho iniziato a inscatolare i fumetti devo finire di inscatolare i fumetti...! Perchè questa scatola è troppo piccola per i fumetti???!!"), anche il lavoro più bello del mondo sta dando una mano al mio bisogno di ordine e pulizia emotiva.

Così ieri sera, alle otto, io e altre dieci persone ci siamo infilati i guanti di lattice, tentando di ripararci dal tifo e della peste bubbonica, e abbiamo iniziato a ripulire un circolo abbandonato a sè stesso da mesi, e che ha solo venti giorni di tempo per tornare a brillare.
Sono spuntati animali, salami dolci marciti nel frigo, bottiglie di vino e muffa, quadri immersi di umidità, polvere, polvere, polvere, incomprensibili sculture, etti di the nero sparso sul pavimento, sculture di porcellana a forma di cane.
Abbiamo riempito 20 sacchi della spazzatura, due scatole di vetro da riciclare, altrettante di carta.
Siamo tornati a casa che sembravamo dei manovali sul treno del ritorno il venerdi pomeriggio.

Ma la gioia indescrivibile di aprire un freezer sbrinato non me la sarei mai aspettata, dal mio karma di due mesi fa.
L'idea stessa che stiamo lavorando per costruire un posto che sia accogliente per noi, ma che lo sia per tutti. L'immenso piacere di riempire venti sacchi di spazzatura urlando E questo cos'è???, la gioia di portare un barattolo con l'aria schifata al primo maschio nei dintorni e dirgli Lo apri tu, per piacere? Secondo me c'è qualcosa che si muove dentro...

Sarà banale, il mio karma, che si ripulisce con i traslochi, ma non l'aveva mai fatto prima.
Avvolgendosi su sè stesso come un riccio triste, rimuginando ferocemente sugli errori commessi, su quello che avrei potuto fare, dire, baciare, lettera e testamento per salvare la mia storia d'amore.
E invece questa volta io lo adoro, il mio karma banale. Che ripulendosi e svuotando frigoriferi marci evita l'autofustigazione e, anzi, si riempie di una rabbia che non avevo mai sperimentato.
Nessun tipo di recriminazione ma un sentimento di rabbia sana e incanalata, a metà strada tra Kill Bill e Million Dollar Baby.

martedì, novembre 10, 2009



Mentre tutta me stessa sembra convintissima di poter fare a meno di moltissime cose e, tra queste, di un fidanzato, il Generale Inverno mi ha suggerito che non potevo continuare a fare a meno di una ventola dell'aria calda per il bagno.

Così la mia vita, da ieri pomeriggio, ha virato verso l'ennesimo grado di felicità, dopo una doccia chilometrica, litri di crema corpo, la maschera capelli e quella viso, il tutto in un gradevole caldino, apprezzato anche dal gatto Signor Siberia, accoccolato tra il calorifero e la porta.
Il fatto che il commesso che mi ha venduto la ventola fosse anche uno degli uomini più carini mai visti nei vicoli, ovviamente, non c'entra nulla con questo grado di felicità.

Tutto intorno, nel frattempo, è tutto un riallacciare i rapporti con chi ho lasciato per strada nel mio delirio emotivo di coppia. Ho scritto una decina di mail in due giorni il cui tono era Hey, hey, hey, ero sparita ma sono tornata.
Ho preso the, cucinato e inscatolato libri con le amiche, e ho scoperto che c'è una sola coppia di nostra conoscenza, di tutte quelle che eravamo, che resiste all'usura del tempo. Tutte le altre esplose, scoppiate, litigate, sparite.
Non è un bel segnale.

Abbiamo fatto le nostre giuste e sacrosante lamentele sui maschi, sui trentenni, sulla società e sul mondo, arrivando alla conclusione che possiamo giusto sperare nella fine del mondo nel 2012.
Confidiamo nei Maya.
E nel frattempo ci impegnamo a dimostrare l'inconcludenza della sinistra, impegnando due settimane a decidere se fare o non fare i lavori di restauro al nuovo Circolo Arci.
Insomma, se la mia attività onirica non si stesse sviluppando come le muffe in vitro, dimostrandomi che la felicità forse è anche di questo mondo, ma non della mia situazione attuale, potrei anche definirmi allegra.
Venerdi c'è l'ennesimo, attesissimo concerto di Guccini.
Vedo se piango su Farewell e poi vi dico come sto veramente.

giovedì, novembre 05, 2009



Vico dolcezza è fatto così.
C'è vico dolcezza che è un vicolo stretto in cima a una scalinata dissestata.
A metà di vico dolcezza c'è un muro da cui spunta un alto albero di melograno.
Di fronte all'albero di melograno c'è un portoncino verde, incastrato in mezzo ad un muro alto due metri e mezzo, forse tre.
Se si apre il portoncino verde, si vede dall'alto un cortile, su cui si affacciano due porte a vetri, che si raggiungono con una breve e ripida scaletta.
Dietro alle porte a vetri, abito io.

Le porte a vetri, a differenza del portoncino verde, non hanno una serratura.
Volendo si chiudono da dentro, ma se si esce non si possono bloccare.
Io le chiudo sempre, però, perchè dalle porte a vetri entrano le lumache e gli scorpioni del cortile, ma soprattutto esce il gatto Signor Siberia.

Ieri notte sono andata a teatro.
Sono tornata che tutto era buio: buio il vicolo, che è saltato il lampione, buio il cortile, buia la casa, che la ragazza fuori moda era a vedere il jazz.
Ma le porte a vetri erano spalancate.
Tenpo di accorgermene, il gatto Signor Siberia è uscito in cortile miagolando disperato, e a me mi si è gelato il sangue.
Ecco, è entrato qualcuno.

Ho acceso le luci del cortile e ho scrutato attraverso le finestre.
Nulla.
Allora ho raccolto un sasso grande, ho preso in braccio il gatto Signor Siberia pensando, se tiro il sasso e il gatto sull'intruso, io scappo. E il sasso e il gatto non si fanno male, cadendo.
Ho respirato tre volte e sono entrata.
Il computer portatile era lì, nessuno l'aveva preso.
E' un computer del 2003, non vale nulla. Ma è in assoluto la cosa più preziosa che ci sia in casa.
Ho fatto un giro per casa, sempre col sasso, sempre col gatto.
Non proprio dappertutto. La stanza degli armadi non ci ho guardato.
Sono entrata in camera, col gatto e col sasso, ho guardato anche sotto il letto e poi mi sono chiusa dentro.

Una decina di minuti dopo è entrata la ragazza fuori moda.
Mi ha bussato e mi ha detto Ma il Signor Siberia è lì con te, che non lo trovo?
Si, ho detto io, perchè...Lei mi ha interrotto: Lo sai? Ieri, questo gatto ha imparato ad aprire le porte a vetri.

mercoledì, novembre 04, 2009



Ho come una sensazione di ritorno alla vita.

Ieri ho fatto uno sciopping così goduto, ma così goduto, che bisognava essere singol per goderselo così.
E' finito il mese da incubo del festival della scienza, è finita la storia con l'omm della tempesta, che è stato un dissennatore delle mie energie anche quando le cose andavano bene, figurarsi quando hanno inziato ad andare male.
Pensare che non devo più incastrare lui in ogni momento in cui non lavoro, vi giuro, è una sensazione di libertà che non avrei potuto immaginare anche solo dieci giorni fa.
Decidere delle mie libertà e dei miei spazi senza tener conto del fatto che lui lavora, no forse non lavora, ma avrà voglia di vedermi? Ma arriverà alle 8, alle 9, alle tre del mattino? E io sarò pronta? Avrò la casa pulita? Avrò fatto il silchepil?E lui avrà voglia di vedere i miei amici? Inorridirà davanti ad una cena della comune-ty? Allora forse è meglio stare soli io e lui. E avrò fatto la spesa? ...credo di sentirmi come Silvia Baraldini dopo la liberazione.

In tutto questo, ci sono mille cose da fare, sempre e comunque.
Quelle che ho scritto ieri, e altre. C'è un trasloco complicato, ad esempio.
Però c'è che mi sento libera di ritagliarmi anche un pomeriggio di sciopping senza quel senso di colpa costante di non stare facendo qualcosa di utile.
Vuol dire anche essere più tranquilla, avere più spazi, e gli spazi godermeli molto, ma molto di più.
Insomma, se vi fa piacere, sono tornata dall'esilio.
E' una sensazione meravigliosa.
Ho rinchiuso i secondini e mi godo le mie ore di libertà.

lunedì, novembre 02, 2009



E' stato tutto così complicato, che non sono neppure riuscita ad avvisarvi che sarei sparita per un po'.
Per giorni mi sono detta che avrei scritto due righe del tipo Hey, sono andata a comprare le sigarette, aspettatemi fiduciosi che torno, ma poi non sono riuscita neppure a scrivere quello.

Sono stata risucchiata nel turbine del festival della scienza, dove avevamo due mostre create dalla mia associazione che hanno visto un'invasione costante di bambini, tipo 2000 bambini in dieci giorni, una di quelle cose che non pensi sia possibile, e invece si. 4000 paia di piedi, altrettanti genitori, centinaia di risposte geniali (Chi ha inventato il cannocchiale? George Clooney! Galileo Galiloia! Archimede Pitagorico!) e di geniali affermazioni (No, perchè lo sai che io a casa ho un cannocchiale potente che sono sicuro, proprio sicuro che sulla luna ci sono i marziani, perchè li ho visti con il mio cannocchiale potente...? ).
E' stato bellissimo, è stato massacrante, è stato pochissime ore di sonno, due scrocchinquilini meravigliosi, è stato serate bellissime, pranzi sul molo, complimenti e soddisfazioni.

E' stato anche che ho lasciato l'omm della tempesta.

C'è una parte di me che vorrebbe usare il blog per cercare di spiegare, a me stessa prima che a voi, cosa siano stati questi 15 giorni con l'omm della tempesta in casa.
C'è una parte di me, invece, che pensa che non è il momento, che magari verranno fuori pezzettini di narrazioni, nei prossimi post, come nei sogni, quando le cose si assestano nei luoghi dell'anima, cambiando forma ma mantenendo il valore simbolico.

Non ve lo racconto, adesso, perchè sarebbe una lamentela da un solo punto di vista, il mio, che poi, insomma, non è neanche così importante.
C'è sostanzialmente che quando una persona ti fa venire l'orticaria facendo le stesse cose per cui prima lo amavi, quello è il momento di lasciarsi.
C'è anche che quando una persona smette di fare le cose per cui lo amavi e si impegna soltanto nell'orticaria, quello fa da disvalore aggiunto.
Così l'ho lasciato, con la stessa irruenza, forse, con cui mi ero innamorata di lui.
Manichea, siempre.

Ora mi tuffo nell'autunno, single e con un sacco di cose belle.
Ho da riaprire un circolo arci, gestione collettiva. Bellissimo.
Ho un'associazione che fa il botto.
Ho un lavoro bellissimo.
Devo cercare la mia casa nei vicoli.
Ho persino un sacco di soldi nel conto. Un sacco di soldi per essere io, eh. Lo dico per l'anonima sequestri. Ma insomma, dei soldini che se trovo la casa posso metterci anche dentro dei mobili, per dire.
Ho da progettare il guerrilla garden a genova.
Ho un appuntamento per proporre un libro per bambini.
Ho una bicicletta con la catena a forma di serpente.
Ho una sorella che si impreziosisce del suo lato sociale.
Voglio comprare un cappotto.

Non avevo bisogno di essere single, per fare tutto questo.
Sarei stata felice di fare tutto anche mentre mi coccolavo la mia storia d'amore.
Ma ci vogliono due cose, per coccolarsi una storia d'amore.
Le coccole.
E l'amore.
Dal momento che con l'omm della tempesta sia le coccole che l'amore ottenevano gli spazi residuali della sua vita, dal momento che alle coccole bisogna saper dare una forma e io non l'ho mai vista, allora va bene così.
Che mi tengo la mia vita piena di cose belle, e mi metto di nuovo in attesa delle coccole e dell'amore.
Del resto, è anche morta Alda Merini.


Non ve l'avevo neppure detto, che non avrei visto un computer per 15 giorni.
Scusatemi.
Ma sono tornata.
Non vedo l'ora di trovare il tempo di scrivervi.
Prima di tutto, ho 144 mail da leggere, però.
A dopo.

mercoledì, ottobre 14, 2009

Aggiornamenti

Comune di Savona: No, signora, non esiste nessun accordo tra i Comuni e Trenitalia. Il suo zaino non può essere qui.

Call center di Trenitalia (35 cent alla risposta, 54 cent al minuto): Le confermo che l'ufficio oggetti smarriti non esiste più. O il personale decide di andare in Comune dicendo di aver trovato il suo zaino per strada a Savona o, glielo dico sinceramente, la cosa più probabile è che lo buttino via.

...chi va dicendo in giro che odio il mio lavoro, non sa con quanto amore mi dedico al tritolo...

martedì, ottobre 13, 2009



Ci sarà un momento, io spero, che le persone si renderanno conto delle conseguenze insopportabili delle Leggi per la Sicurezza.
Non dico le conseguenze quelle più gravi, quelle che avrebbero dovuto far saltare in aria la coscienza di un paese civile: i fermi, i cpt, i rimpatri, le perquisizioni.
Dico le conseguenze più banali, quelle che viene quasi vergogna a lamentarsene, perchè non sono nulla rispetto ai fermi, ai cpt, ai rimpatri, alle perquisizioni, ma che stanno trasformando la nostra vita in un incubo a metà tra la Fattoria degli animali e Comma 22, dove i maiali decidono della tua sicurezza, e le leggi sono follia.
Io ieri ho lasciato uno zaino sul treno.
Scema io, ovvio. Anche un po' stanca, molto stanca. Era il sesto treno in una giornata e i bambini in classe erano stati particolarmente agitati. Ho appoggiato la testa sul sedile a Camogli e poi, non so come, ero a Genova Principe.
Sono scesa al volo e lo zaino è rimasto lì.
Peraltro me ne sono accorta non meno di tre ore dopo.
Ora, nello zaino c'erano i vestiti del week end a boscolandia e un clacson da bicicletta comprato sui banchetti degli ucraini. Niente di fondamentale, però è ovvio che, tra perderlo e ritrovarlo, avrei preferito questa seconda ipotesi.
Così stamattina sono andata in stazione, ho scoperto che l'ufficio oggetti smarriti non esiste più e sono andata al punto informazioni.
Tra l'altro, parentesi.
L'ufficio oggeti smarriti che non esiste più è una cosa bruttissima, a pensarci bene. C'è tutto un immaginario legato all'ufficio oggetti smarriti, che non è solo il posto dove trovi l'ombrello o lo zaino, ma anche il luogo dei ricordi, della memoria. L'oggetto che si perde, si andava a cercare all'ufficio, perchè non era soltanto un ombrello, una borsa, ma era quell'ombrello, quella borsa, che era la tua, che aveva la sua storia e che era importante solo per te. L'ufficio oggetti smarriti è un posto dove le cose hanno un valore al di là del costo.
E' una cosa importante, l'ufficio oggetti smarriti e invece l'hanno chiuso, come i negozi di ricambi per cucine.

All'ufficio informazioni di trenitalia mi hanno spiegato perchè, non esiste più l'ufficio: Qualche mese fa hanno trovato una borsa con della dinamite. Allora l'hanno chiuso. Sa - pausa complice - sono le Leggi Per La Sicurezza.

Allora io chiedo: E quindi? Cosa succede adesso agli oggetti smarriti che non sono dinamite?

Può essere che qualcuno li porti nel Comune dove viene rinvenuto - mi dice il signore verde - per esempio il suo treno fa il percorso Sestri Levante - Savona/ Savona - Sestri Levante; forse il suo zaino adesso è nel Comune di Savona.

Ma, chiedo io, se lo trovano prima che il treno finisca la tratta?

Eh, in effetti, il suo zaino può essere anche a Sestri Levante, a Santa Margherita, ad Arenzano, a Cogoleto, a Camogli, a Recco... Sempre che qualcuno, dal treno l'abbia portato in municipio. Le consiglio di chiamare tutti i comuni della tratta tra qualche giorno.

Ci sarà un momento, io spero, che le persone si renderanno conto delle conseguenze insopportabili delle Leggi per la Sicurezza.
L'acqua sugli aerei, la solitudine, la paura costante, la prevenzione, i tramezzini nel celophane, il divieto di accesso per gli "estranei", le telecamere.
Arriverà quel momento che non accetteremo più che ci rovinino la vita per un pacco di dinamite disinnescata. Non ci faremo torcere la vita per una "molotov scarica".
E quando arriverà, il momento della rivoluzione contro le Leggi per la Sicurezza, io vorrei tanto essere il commissario politico della Brigata Oggetti Smarriti.

giovedì, ottobre 08, 2009

Padri costituenti: grazie per la vostra meravigliosa lungimiranza



Io riconosco: Togliatti (n° 3 prima fila), Luigi Longo ( n° 5 prima fila) Rita Montagnana (n° 8 prima fila) Aldo moro ( n° 2 seconda fila) Andreotti (n° 3 seconda fila), Teresa Noce (N° 1 quarta fila), Pertini (n° 8 quinta fila) De Gasperi (ultimo quinta fila))
Chi mi aiuta nel memory?


Di tutte le vaccate che ha detto ieri il Nano, quella che mi ha dato più fastidio è stata quel "il 72% degli italiani è dalla mia parte".
Innanzitutto perchè 72% è proprio una cifra che fa ridere, è come i saldi a 9, 99€.
Ma soprattutto perchè è offensiva.
Insulta la magistratura, insulta napolitano, insulta il parlamento, insulta la costituzione: niente di meno di quello che mi sarei aspettata da lui.
Ma con quel 72% insulta anche noi, direttamente.

Allora io rilancio una proposta che ho sentito fare ieri su Radio Pop.
Mettiamo di nuovo le bandiere alle finestre.
Scriviamoci BERLUSCONI DIMETTITI
Scommetto che saremmo più del 28%, a farlo.
E a quel punto potremmo anche fare un'aggiunta, in piccolo: 72% sto cazzo.

martedì, ottobre 06, 2009

Avevo scritto tutta questa risposta nei commenti.
Poi mi è sembrata veramente troppo lunga per postarla lì.
Però, prima di leggerla, andate a vedere le osservazioni di Zit e Valeparigi al post precedente, che sono acute e importanti tanto quanto.

Mi viene da pensare che forse molto abbia a che fare con la propria storia personale, con quello che uno ha fatto e visto crescendo.
Io non sono abituata, per storia mia, ad ascoltare il lessico televisivo. Neanche quello "buono" intendo, quello di Santoro o della Dandini.
Per storia mia personale leggo di politica o la ascolto attraverso altri mezzi, di cui il più di massa forse è il teatro.
Ma, ripeto, è la mia storia.
Sono io che non sono abituata alla moderazione classica dei dibattiti televisivi, all'accentuazione dell'enfasi da piccolo schermo. Ho tempi letterari, ho una retorica da tabloid.

Quella di sabato, lo ribadisco, a me è sembrata una manifestazione televisiva.
Televisiva nella scaletta degli interventi, nella scelta dei "testimonial", nel lessico.
Parlare di Marco Biagi come di un eroe, lui che ha portato il precariato in Italia, è una cosa che mi aspetto di sentire a Porta a Porta.
In una nostra manifestazione io mi aspetto dei doverosi distinguo con i brigatisti, ma non certo una glorificazione del personaggio.
Mi dispiace se posso essere stata snob.
Può anche essere che lo sia.
Però, concedetemelo, è snobismo preoccupato.

Non ho visto una massa critica, sabato, ho visto perlopiù una massa incazzata.
E questo già è importante, in un momento come questo.
Ma ho visto applaudire l'adesione alla manifestazione di striscia la notizia come se fosse una cosa divertente.
Io trovo che striscia la notizia abbia delle colpe pesanti sul rincoglionimento di questo paese, e non voglio accanto a me in corteo il gabibbo, che magari si è rotto le palle del Nano, ma comunque presenta Veline.

Non lo so cosa mi aspettavo, Zit.
Ho visto mille piazze intelligenti e propositive, nella mia vita da manifestante. Ho visto manifestare pratiche alternative di vita, ho visto applaudire chi almeno diceva di provare a trasformare il mondo, nei contenuti e non nella forma.

Sabato, invece, ho visto la celebrazione del meglio di ciò che abbiamo nel presente - e Saviano e Marcorè lo sono - ma non ho visto chiedere altro, non mi è sembrato che nessuno chiedesse di più.
Ho pensato questo, sabato: che una volta volevamo il pane e le rose e adesso ci accontentiamo di Ballarò.
Mi dispiace se è snob.
Io più ci penso, più ci sto male.

Detto questo, c'è chi queste cose le ha virate un po' più nell'ottimismo. E' la Strega Nocciola. Leggetela, che il suo discorso dell'Aventino è giusto anzichenò.

lunedì, ottobre 05, 2009



Litighiamo per cose talmente cretine, e per cose talmente importanti, che anche di questa cosa abbiamo litigato, con l'omm della tempesta.
Io alla manifestazione a Roma avrei preferito non andarci.
Credo non mi sia mai successo nella vita, di ripensare ad una manifestazione e dire Era meglio non andarci.
Non al g8, con tutti i lacrimogeni, non al 23 marzo, con quello che poi è diventato Cofferati, non ai girotondi, con quello che è diventata la sinistra, non al social forum, con quello che è diventato Casarini.

Bello Neri Marcorè che legge Tocqville, bello Simone Cristicchi che si candida come nuovo leader della sinistra, bello anche Saviano, che io me ne fotto se si piange addosso, io penso che sia un bravo giornalista d'inchiesta.
Ma la gente in piazza.

Lo dicevo oggi sul treno al ritorno dai 7 piccoli ariani e i 005 nani, che posso anche accettare che uno su tre in questo paese sia berlusconiano. Che un altro sia o leghista o fascista. Ma il terzo.
Perdio, se questo è il mondo, io del terzo vorrei potermi fidare ciecamente.
Vorrei condividere i suoi gesti, i suoi pensieri, le sue lotte, le sue critiche.
Vorrei che sono io, quel terzo, e se non sono io è qualcuno che mi somiglia.
Che mi somiglia almeno in qualcosa, dico, o che come minimo non somiglia agli altri due.
Uno su tre, non chiedo tanto: c'è stato un momento che eravamo la maggioranza.
Invece in piazza a roma mi sentivo dentro a Videocracy.
E mi spaventava rendermi conto a che profondità ha saputo scavare Berlusconi, che anche quell'uno su tre davanti al vippismo china la testa, e si spella le mani per Milena Gabanelli, per Michele Santoro, per Marco Travaglio.
Che sono bravi, che sono seri, che nono sono certo il Gabibbo. Ma che vengono applauditi sostanzialmente per il fatto di essere in Tv, esattamente come il berlusconiano e il leghista applaudono le veline e i loro culi sodi.

Non sono stata bene, in piazza a Roma, e essere aggredita al ritorno sull'autobus da un gruppo di frustrati piddini solo perchè in ritardo, non ha aiutato il mio buonumore.
C'è chi si deprime per gli alpini e le vecchiette sull'autobus, io non c'è niente che mi deprima di più di sentirmi isolata in mezzo a chi dovrebbe essere con me a reggere la diga della democrazia.

Litighiamo per cose talmente cretine, e per cose talmente importanti, che anche di questa cosa abbiamo litigato, con l'omm della tempesta.
Lui non è d'accordo con me.
Non vede nulla di tragico nell'applaudire Santoro come se fosse la salma del Papa. Si è sempre fatto, dice lui, non c'è niente di nuovo sotto il sole.
Invece io ho percepito qualcosa, sabato in piazza, qualcosa di buio, qualche marchio nero tra le nuvole.

Ho sempre difeso l'importanza delle manifestazioni, sostenendo che - al di là delle reali conseguenze poltiche, che a volte ci sono e a volte no - andare in corteo serve a non sentirsi soli, a dire Siamo in tanti, venceremos e tutte quelle cose lì.
Serve all'umore.
Questa è la prima, primissima volta che vado in piazza e mi sento sola.
Circondata da estranei con cui non condivido nulla, nè i modi, nè gli scopi, nè il lessico, nè i miti.
Mi sembrava di essere stata copiata e incollata tra il pubblico di ok il prezzo è giusto.

Non lo so se ho ragione, se esagero, se sono semplicemente abituata bene, come qualcuno che pasteggia a caviale e champagne e poi una sera gli fanno la pasta al sugo.
Ma io sabato mi sono sentita sola.
E per chi intuisce qualcosa della mia vita privata in questo momento, sa che questa era l'ultima cosa di cui avessi bisogno nel politico.

L'omm della tempesta rapito dai ceceni
sul pulman per la manifestazione per la libertà di stampa

martedì, settembre 29, 2009

Se è una giornata così, un po' da naufragio, potete attivare anche voi le libere associazioni musicali e trovarvi ad ascoltare, nella solitudine dell'ufficio, prima questo e poi questo

lunedì, settembre 28, 2009

Alle tre sono scesa.
La bicicletta era sempre lì, intatta.
Il dottore delle bicibellule ha centomila anni.
Ha guardato con occhio esperto prima me, poi la malata, poi di nuovo me: Per una bella siniorina così ce la dò pronta già da giovedì, questa bici.
Sono felice, ma sto sempre da cani.
Magari torno giù e ci chiedo se ci dà mica anche un'aspirina, ci dà, a questa bella siniorina così.


Il mio termometro mente sapendo di mentine.
Mi sento come se ci avessi 45 di febbre e lui dice No, 36.2
E io mi chiedo Ne vuoi sapere più tu di me, dannato termometro, di come mi sento?
Che ho dormito 11 ore e mi sento come ne avessi dormite due, che ho la testa che urla, il naso che cola, le energie nel cassetto, la chiave del cassetto ingoiata dal gatto siberia.
Io oggi ho la febbre, anche se il termometro non è d'accordo.

Ma, nonostante la febbre, dopo due mesi che rimandavo la cosa, ho deciso che proprio stamattina avrei portato la bicibellula dal dottore delle bicibellule.
Per due mesi l'ho guardata, nella sua cuccia da bicibellula, con il cavetto del freno rotto nella notte dei lunghi coltelli, con il cambio che una volta sua due fa stotlonc e la catena salta in aria diventando una fastidiosa appendice monca e penzolante.
L'ho guardata, giorno dopo giorno, rimandando il suo dottore come sto facendo con il mio dentista.
Fino ad oggi.

Ho accantonato il bombardone influenzale e me la sono portata a spinta fino dal suo dottore in sottoripa. Ovviamente ho sporcato i jeans di grasso. Ovviamente ho scontrato mille volte la caviglia sui pedali ululando di dolore, vicolo per vicolo, discesa per discesa.
Per scoprire, una volta in sottoripa, che era lunedi mattina, e il dottore delle bicibellule era chiuso.
Così adesso la bicibellula sosta nella piazza più pericolosa per le bicibellule, come se avessi lasciato un adolescente a casa di Lele Mora. Ma ho fiducia nel genere umano e aspetto le tre per andarla a prendere e portarla dal dottore.
Se me la rubano, spenderò quanto avrei pagato dal dottore per ricomprarla.
Oggi è un giorno che prendo le cose con filosofia, un giorno che ho fiducia.
Dev'essere la suina.

venerdì, settembre 25, 2009

NANETTI SCOLASTICI


"E quindi chi è che faceva le pitture rupestri?"
"Gli uomini preistorici"
"Bravissimi, e poi?"
"Le donne preistoriche"
"Giustissimo, e poi?"
"Gli indiani d'America!"
"Ottimo. E anche qualcun'altro, ma questa risposta è difficile..."
(...)
(...)
"Io lo so, io lo so"
"Dimmi"
"I carabinieri!"

mercoledì, settembre 23, 2009



C'è che mettiamo a curriculum una mente elastica, questo si, cosa che sembra particolarmente apprezzata dai guru della new economy.
Riusciamo a produrre tra i due e i quattro progetti al giorno, tra le nove di mattina e le due di notte.
Abbiamo competenze di allestimenti, di scenografie, di pedagogia, di relazioni col pubblico, con la stampa, sappiamo scrivere, leggiamo pure, riusciamo persino a mantenere delle relazioni.
Festeggiamo i compleanni con le torte in mezzo alla riunione, e riusciamo ad essere a Milano, Torino, Genova, agli appuntamenti, alle convocazioni.
Discutiamo se mettere o non mettere a budget 50 paia di moon boot per trasformare i bambini in astronauti, gestiamo equipe progettuali sul Guerrilla Gardening, inventiamo da un momento all'altra un'animazione su Via del Campo, una maratona di scrittura collettiva, un laboratorio sulla poetica di Hundertwasser.
Siamo tanti, ma neanche tantissimi, siamo un alveare ronzante di competenze sparse.
C'è chi ci mette i disegni, chi ci mette le idee, chi la scienza, chi la lettura.
Ho letto un libro bellissimo e mi è venuta un'idea.
Hai visto quel quadro di Chagall, potrebbe essere d'ispirazione per un laboratorio.
Come diavolo si chiamava il terzo astronauta dell'apollo 11?
E nel frattempo compriamo casa, cerchiamo di tener duro sul blog, negli affetti, nelle attenzioni, negli altri lavori pagnotta, con i figli.
Viaggiamo su mille binari creativi.
Abbiamo dei mesi da incubo, ottobre e luglio, di solito.
Non riusciamo ad andare in ferie fuori stagione, viaggiamo con il calendario scolastico.
Peschiamo all'inesauribile fonte dei nostri interessi, uniti dallo scopo di poter mischiare le competenze in ricette collettive per trasformarle in qualcos'altro.
Siamo i figli di Vissani e Willy Wonka.

La mia pissipissibaucologa dice che tutto il mio desiderio di maternità ha a che fare con la necessità di incanalare la creatività.
E io mi chiedo: cosa ne sarebbe di me, se lavorassi in posta?

martedì, settembre 22, 2009

Mensa


- Io c'ho un televisore grandissimo, grande così
- Io ne ho due, quello in sala è grandissimo
- Io c'ho sky in sala e se voglio sposto la schedina nella tv in cucina
- Io c'ho l'era glaciale 1, 2 e 3, in 3D
- Io c'ho il televisore al plasma
- E, va beh, anch'io
- Anch'io, ovvio
- Io, a casa del mio papà, c'ho la tv in camera e guardo i cartoni animati di notte...
- (...)
- (...)
- (...)
- Io, invece, ho un pesce


(I sette piccoli ariani sono diventati tredici. Sempre tutti biondi. La maggiorparte maschi. La maggiorparte alfa. Tranne Lui: il piccolo gnomo fricchettone).

venerdì, settembre 18, 2009



...Vauro d'annata....


...Vauro sulla notizia.











giovedì, settembre 17, 2009



Quando saltarono in aria i treni di Madrid, Aznar proclamò lutto nazionale e disse che era stata l'Eta.
Non vorrete mica votare quel socialista di Zapatero - disse - che con l'Eta vuole fare gli accordi? L'Eta sono degli assassini, Zapatero è connivente.
Zapatero portò in piazza mezza Spagna e disse che Aznar mentiva sapendo di mentine.
Non è stata l'Eta, disse.
E comunque, non sono stati i socialisti.
Avere rispetto per i morti vuol dire anche non votare quel bugiardo di Aznar.
E vinse.


Io oggi sono infuriata, ho il fumo dalle orecchie e mi chiedo quando è che siamo diventati Gaullisti.
Da quando ci facciamo carico dei morti annullando le proteste e piangendo ai funerali?
Quand'è che abbiamo inziato a pensare che rispettare il lutto volesse dire stare zitti?
Sull'Afghanistan, la stampa e i telegiornali non si censurano certo meno che nei confornti del Nano Malefico.
Ci sarebbe da gridare per la libertà di stampa sull'Afghanistan quanto sull'Abruzzo o sull'interessantissima NoemiLetizia.
Chi parla di Karzai come signore della guerra, degli accordi per il controllo dell'oppio, delle vere ragione della missione italiana, degli accordi internazionali?Chi ne scrive?
Sette morti in Afghanistan per ragioni di cui la stampa non parla mi sembrano già un'ottima ragione per andare in piazza.
Sono infuriata per tre ragioni.
Sono nauseata da questo schifoso concetto dell'Unità Nazionale davanti ai morti. I sorrisi mesti di chi non ha fatto nulla per evitare il lutto. L'Unità nazionale, in questo paese, serve per ritrovare la gente nei bagagliai e poi dire Peccato.

Mi si rivolta lo stomaco davanti al senso comune che davanti alla morte bisogna stare zitti, mentre è proprio davanti alla morte che bisogna alzarsi in piedi, se si è delle persone e non delle beghine.

Sono sbigottita davanti alla totale, totale incapacità politica di questa opposizione, anche quella dal basso, della gente, mica il Pd. Questo essere i rivoluzionari delle strade vuote: arrendevoli davanti ad ogni ostacolo.

Io certo che ci sarei andata in piazza, sabato.
Ci sarei andata anche per chiedere:
Cosa facevano questi signori della folgore in Afghanistan?
Perchè ce li hanno mandati?
Cosa facciamo, in Afghanistan?
Perchè ci rimaniamo?
Perchè ammazziamo la gente e poi ci stupiamo se ci fanno saltare in aria?

La libertà di stampa non è mica solo la libertà di scrivere.
E' anche la libertà di fare domande.
"...MANDATEMI UNA ESCORT DI 25 ANNI..."


(e scusatemi, scusatemi se non riesco a scrivere...)

giovedì, settembre 10, 2009



C'è una cosa che si chiama Settimana di Scadenza dei Bandi che se uno nella vita fa un lavoro normale neanche se lo può immaginare che cosa sia.
Credo lo possa immaginare un po' un libero professionista di quelli che devono consegnare i progetti, però in più dovete metterci che non è la tua tavola perfetta, quella che devi consegnare, ma un infinito plico di amazzonia, tutto timbrato, tutto fotocopiato, tutto firmato.
E c'è sempre, sempre una cosa che ti dimentichi.
La terza copia.
La firma.
Il timbro.
E sono i tuoi stipendi di un anno, quelli che ti stai dimenticando se ti dimentichi un timbro.
Così, a turno, l'ufficio del lavoro più bello del mondo sta facendo i turni di notte per cercare di mandare in porto i nostri stipendi del 2010.

Nel frattempo, io ho una vita sentimentale stabile come la mano di papa wojtyla.
Rilassante come un dissennatore.
Confortevole come un caiamano nel letto.
Ottimista come un reparto geriatrico.
Letteraria come un girone dantesco.

Ho un fidanzato che ragiona come un avventista del settimo giorno.
Le sue idee sono quelle giuste e porteranno ad un miglioramento, probabilmente insieme alla venuta del messia, non c'è discussione.
Io che ho già dei problemi con i monoteismi, davanti alla visione messianica del nostro futuro traballo.
Lo sento parlare e penso a Gian Maria Volontè nella Classe operaia va in paradiso, con questa visione del lavoro come riscatto a costo di tutto, a costo anche della vita.
Una visione della vita a tappe, dove prima si sogna e poi si cresce, come se crescere volesse dire annoiarsi, deprimersi, atrofizzarsi.
Discuto e sento tutto il peso di una decisione come un miracolo, come se la vita si dividese in a.C e d.C: avanti Conferma e Dopo Conferma.
Dove non esiste la bidimensionalità, una vita come un disegno rupestre, una cosa per volta, nessun punto di fuga.
Dove sulle mie spalle pesano tutte le sue scelte sbagliate, che adesso chiedono il conto e lo chiedono prima a lui, ma poi a me, che non ho nessun tipo di diritto di intervento perchè sono l'unica, tra i due, a pensare che una vita più una vita faccia sempre una vita, con le conseguenze che si rovesciano su entrambi, anche se le scelte le fa uno soltanto.

Così timbro, firmo e stampo plichi di foresta amazzonica senza aver dormito, senza avere fatto una sola chiacchiera piacevole nell'ultima settimana, senza sapere cosa fare, perchè non condividere le scelte del tuo uomo, comunque, non equivale ad odiarlo.
Pensare che stia facendo una scelta egoista, comunque, non significa pensare automaticamente che allora non conta più nulla tutto il resto.
Mi muovo nella vita con la leggerezza di una palla medica.
Però ho un gatto che la mattina mi riempie di coccole.
Mi sento veramente triste, a sapere che mi sto rifugiando nella pet therapy.

mercoledì, settembre 09, 2009



La linea retta è senza Dio

(Friedensreich Hundertwasser)

martedì, settembre 08, 2009

E intanto muore Mike Buongiorno e io mi sento come se la Prima Repubblica fosse finita oggi.
Non che questo sia particolarmente consolatorio, comunque.

Ci sono settimane di rientro dalle ferie che non fanno che confermarti il bisogno di attaccarti un'ancora alla caviglia e buttarti nell'oceano pur di non rientrare in Italia.
Abbiamo tutte le scadenze del secolo entro venerdi, e tutti sono impazziti.
Io, tutta morbida di acque termali, sono rientrata in ufficio sorridente e ne sto uscendo a pezzettini.
Come se non bastasse, il mondo intorno -mike buongiorno a parte - sembra richiedere la presenza e l'attivazione di ogni forma di mia energia mentale e fisica.
Sono rientrata ieri e non ho un giorno vuoto in agenda fino al 20 di settembre.
Quel giorno, magari, già che ci sono, sfondo Porta Pia e chiudo in bellezza.

Ho un fidanzato che si plasma e si distrugge la vita futura ogni tre ore, e io aspetto, cercando inutilmente di placare le mie ansie, che capisca cosa può e vuole fare.
Sostanzialmente c'è da capire se la nostra relazione sia in questo momento per lui fondamentale, superflua o una via di mezzo più o meno scomoda.
Se pensate che sia facile capire da un uomo se sei per lui fondamentale o superflua, lo pensavo anch'io.
Ma prima di stare con l'omm della Tempesta.

Ecco, non volevo parlare di questo, ma è ovvio che, in mezzo all'assalto delle cose da fare, gestire anche una storia che avrebbe solo bisogno di conferme e che invece deve gestire cambiali affettive, non aiuta il mio relax.
Non è questione di tristezza.
E' più una sfiducia amara.
E più un pessimismo di fondo. Una mancanza di orizzonte comune.
Poi magari va tutto a posto, si tratta solo di concedere una proroga decisionale.
Però oggi penso che potrei mollare tutto e mettermi a vendere amache in Olanda.
Ci venite a comprare da me, se apro un negozio di amache a Utrecht?
Vi aspetto con un movimento di Brahms in sottofondo, una canna in mano e una sfilza di pensieri-amaca in testa: assolutamente inutili, assolutamente superflui, assolutamente leggeri.
Potreste trovarmi che rifletto sull'importanza degli alberi di mango nella filosofia contamporanea.
Che pondero la costruzione di un filare di pomodori in giardino.
Che imparo a fare i tovaglioli a forma per il cenone di capodanno.
Che colleziono etichette delle pannine da caffè.
Che rifletto sulla venuta degli ufo.
Sull'estetica della Bauhaus.
Sul toast con la faccia di gesuccristo.
Sulla storia fatta con i se.
O che, semplicemente, ascolto Brahms.

In questo momento, sono sicura che un'amaca potrebbe accogliermi e coccolarmi più di chiunque altro.

lunedì, settembre 07, 2009

Vacanze finite, definitivamente.
ma sono invasa dalle scadenze e dalle cose da fare.
Ho anche dormito un'ora e mezza, per altro.
Lasciatemi il tempo di risorgere.
Tornerò.

giovedì, agosto 27, 2009


Io vorrei che tra i miei lettori, che tanto ne spuntano sempre fuori di nuovi, di sconosciuti, di improbabili, ce ne fosse uno che ieri sera era alla festa dell'umidità (mai come quest'anno, dell'umidità) quando c'era Fini.
Vorrei che ci fosse qualcuno del pd, tra i miei lettori, per potergli chiedere e per farmi spiegare.
Perchè io, ora come ora, ho il disgusto, il vomito, l'attacco di bile e l'herpes da stress, dopo aver visto il video di Fini.

Vorrei che tra i miei lettori ce ne fosse uno che c'era, ieri, perchè vorrei tanto che mi dicesse cosa l'ha trattenuto da alzarsi dalla sedia urlando, quando una minoranza - perchè era una minoranza - del pubblico ha applaudito Fini che sputava per l'ennesima volta sul g8, e lo faceva a Genova.
Perchè la questione è questa.
Non quelli che hanno applaudito.
Quelli che sono stati in silenzio, seduti sulle sedie.
Cosa eravate, sostenitori del Pd?
Imbarazzati?
Intimoriti?
Rispettosi delle istituzioni?
In silenziosa approvazione?
Cosa vi ha impedito dal fischiare, alzarvi ed andarvene?
Siete d'accordo con Fini?
Placcanica, poveretto?
Pensate anche voi che, alla fin fine, è stata legittima difesa?
Che l'uomo che adesso fa il presidente della camera fosse nella caserma di Bolzaneto per caso, nel luglio 2001?
Cosa pensate, veramente, del G8 che vi ha violentato la città otto anni fa?

Io mi ricordo una festa di quando questo partito si chiamava ancora Ds, una festa che ancora ci si poteva andare a mangiare le focaccette di Crevari coi fichi senza vergognarsi.
Mi ricordo una sera che c'era un dibattito con un altro presidente della Camera, Luciano Violante.
Lui, quello che disse che i ragazzi di Salò, poverini e che i carabinieri a Genova, poverini anche loro, dovevano ben farlo rispettare l'ordine pubblico.
Violante, s'intende è del Pd.
Allora io mi ricordo, quella sera, che avevo in mano una cassatina siciliana e passavo davanti al palco per caso, mica ero lì a vedere Violante.
Ma Violante disse in quel momento che i carabinieri a Genova, poverini, in fondo.
Scoppiò un casino.
Gente che urlava, fischi, urla.
Non tutti eh. Ma diciamo una grande minoranza, più o meno la stessa quantità di gente che ieri applaudiva Fini. Moltissimi zitti e fermi. Molti a fischiare.

Allora, lettore del Pd, se ci sei, io vorrei che tu mi spiegassi questo.
Vorrei sapere se ad un comizio si riconoscono quelli del Pd perchè sono quelli, in ogni caso, zitti e fermi.
Zitti e fermi se noi fischiamo Violante, zitti e fermi se quelli di An applaudono Fini.
Oppure vorrei sapere se invece, adesso, se sei del Pd comunque applaudi.
Come nei quiz televisivi, come nei funerali, che da cinque anni a questa parte tutti applaudono al passaggio della bara, mica si è mai fatta questa cosa.
E' questo che fa, l'elettore del Pd? Applaude?
Oppure, ancora, vorrei sapere se siete d'accordo.
Se nel pd è rimasto solo chi nel 2001 era al mare.
Perchè di diessini al g8 ce n'erano. Ce n'erano tanti, sotto mentite spoglie, con i baffi di Groucho Marx, ma c'erano.
Sono tutti dispersi, loro?
Hanno lasciato le focaccette con i fichi, i babà e lo stand dei funghi in mano a quelli che nel 2001 erano al mare e che adesso annuiscono davanti a Fini, per niente imbarazzati dall'essere seduti di fianco ad una sostenitrice di AN?

Io vorrei veramente, anonimo lettore, che tu mi spiegassi.
Perchè sui vertici, del pd, io ci ho messo una pietra sopra da tempo.
Ci avrei messo un masso di quelli da willy coyote, non ce l'avevo, ci ho messo una pietra.
Ma la base.
I vecchietti.
Quelli dello spi.
I portuali.
Gli operai di Cornigliano, quelli vecchi.
Mi dispiaceva.
Dicevo Lo fanno per abitudine, che si vota il Partito, anche se poi magari non sono d'accordo.
Invece mi sa che è finita anche la base.
Fagocitata dai ritmi e dai tempi televisivi, dal leaderismo, dall'applauso all'uscita della bara.

Sono depressa e incazzata.
Perchè già è il marcio pensare che 5 italiani su 10 siano di destra.
Ma se dei rimanenti, 3 su 5 applaudono Fini.
Altro che la muffa.
Rimaniamo in 2.
A ballare l'alligalli.

mercoledì, agosto 26, 2009



SOGNO

Vincevo mille milioni all'enalotto.
Chiamavo l'Anonima Sequestri sarda e dicevo che davo tutti i soldi di cui avevano bisogno per comprare tutti i terreni in Sardegna, in cambio della garanzia che non li avrebbero inquinati.
L'Anonima Sequestri comprava i terreni.
Io andavo in televisione e dicevo "Tiè - proprio così: tiè - non solo ho usato i soldi per una cosa carina, ma adesso non ho neanche più paura che mi rapiscano, perchè non ne hanno bisogno".


...Attività Onirica Awards 2009.

lunedì, agosto 24, 2009



Se avessi scritto stamattina, sarebbe stato un post tutto miele e felicità, dopo un mese di cuore buttato oltre l'ostacolo, di quattromila chilometri di viaggio, di una settimana di gioia casalinga, che per due come me e l'omm della tempesta vuol dire tanto, è il nostro corso di sopravvivenza.
Modulo uno: lo sopporterai alla grigliata di varesotti?
Modulo due: vi sopporterete, stanchi, al giovedi sera?
Modulo tre: ti sopporterà che non cucini se non hai le cipolle?
Due come noi, la routine quotidiana li terrorizza che neanche le sanguisughe nel letto.


E invece tutto bene, tanto che se avessi scritto stamattina mi avreste odiata, sareste rimasti appiccicati alla tastiera per il fiume di melassa e dolcezza, sarei stata l'ameliamonti dei blog.
Per fortuna c'è stata la pausa pranzo, così che tutto sia potuto tornare nell'insopportabile routine d'insofferenza e io adesso possa scrivere con l'adeguato nervoso da rientro e la giusta percentuale di recriminazione.
Così che io possa rendere pepato questo post, alzandone l'audience.
Sono tornata a casa dopo praticamente un mese, eccezion fatta per un veloce salto abbronzato durato meno di tre ore.
Ci sono delle volte che tornare a casa è veramente la cosa più bella del mondo, io oggi era così, perchè sapevo che la casa era vuota, pulita, silenziosa. Con la mia doccia, la mia maschera per i capelli, le mie creme, i miei vestiti puliti, quelli che non vedevo da più di un mese, i Vestiti Scartati, i Vestiti Oliver Twist.
Risalivo il vicolo senza neanche il fiatone da zaino, pregustando il riso pilaf che mi aspettava sulla mensola, ma soprattutto la doccia.


Adesso lo so che, visti i toni, vi aspettate il Grande Disastro. Tipo, non so, io che entro in vico dolcezza e trovo scarafaggi, topi, cavallette, frigo sbrinato, fogne esplose.
No, niente di tutto questo, spiacente per l'audience.
Però ho trovato la sabbia del gatto sparsa ovunque (e il gatto è in vacanza).
Lo yogurth marcio in frigo
Il ribes semovente
Il formaggio verde
Queste non sono cose che uno arriva e dice A-mehaie, ben tornata a casa.
Queste sono cose che una le viene in mente che non è trent'anni l'età per il conquilinaggio.
Che c'è un'età dove sopporti a malapena le tue imperfezioni, ben poco quelle di un compagno, per niente quelle altrui.
Queste sono cose che per cinque minuti ho pensato a vendette tipo Paolino Paperino e Anacleto Mitraglia.
Poi ho fatto un respiro profondo, una doccia calda, una maschera ai capelli.
Poi mi sono pesata e, nonostante un mese di vita debosciata, ho scoperto che non avevo ripreso un grammo.
I gelati spagnoli, evidentemente, non ingrassano.
Poi ho mangiato il mio riso pilaf leggendo Q.
Allora lì, la vita ha ricominciato a sorridermi.
A- mehaie, ben tornata a casa.
Nonostante i chilometri che separano la tua vita dalla sua versione ideale.


Ma a chiudere in bellezza, la ciliegina sulla torta dell'insofferenza, non poteva mancare una telefonata con l'omm della tempesta in versione Isaia, in versione rana nel pozzo (problema: una rana passa un mese a risalire passettino per passettino nel pozzo delle difficoltà. Appena termina il mese, ecco che tutto torna come prima e la rana ripiomba nell'acqua gelida dell'inconcludenza. Quanto tempo impiegherà la rana a capire di averne i coglioni pieni del pozzo, delle difficoltà e anche dei passettini?).
Così sono tornata in arci.
A-mehaie, ben tornata al lavoro.
Per il resto c'è da aspettare il pozzo.
E il pendolo.






giovedì, agosto 20, 2009


Il corpo e le regole

BERLINO - Sì, ha la voce da uomo. Sì, corre da uomo. Sì, è piatta, e i capelli hanno un taglio militare.
Sì, più boy che girl. Sì, il sorriso le si illumina solo quando parla del pallone, il suo gioco preferito. Si, è un po' confusa, e timida, quando parla. Ma Caster Semenya, diciottenne sudafricana ha il diritto di essere quello che lei sceglie.

Viene da una famiglia povera, "siamo 5 o 6 fratelli", nessuno la conosceva, si è segnalata con un ottimo tempo in uno dei meeting meno importanti, alle Mauritius, e i suoi cromosomi non danno certezza sull'identità sessuale. Non è la prima volta che capita nello sport. E non è uno scandalo.
Anche le Olimpiadi si sono aperte al transgender, purché vivano in paesi che ammettano il cambio di identità sessuale e che risulti sul documento d'identità. Si può scegliere cosa essere, se la natura non è stata troppo chiara. Non è questione di sembrare uomo o donna, ma di cosa ci si sente.
Quello che è brutto è il voyeurismo, sono le battute grevi, i sottintesi veramente da stadio. E anche il fatto che la federazione internazionale non abbia affrontato il caso prima, come nel caso delle protesi artificiali di Oscar Pistorius si lascia che il tempo consumi dubbi e incertezze (è un uomo o un robot?) invece di andare a una verifica e dare una risposta. Caster Semenya ha corso la finale degli 800 e l'ha vinta.

Ma Caster non si è improvvisamente operata, né ha scoperto solo a Berlino di essere la persona che è.

Anche in Sudafrica i suoi cromosomi erano gli stessi. La Iaaf ha paura di eventuali vertenze legali e aspetta altri esami prima di dare il suo verdetto. Quindi ha lasciato correre, in tutti i sensi. Magari a Natale sapremo che Caster sarà squalificata. E che la gara vista ieri è falsata. E' troppo chiedere a chi organizza il mondiale e a chi porta l'atleta di scegliere prima? E di fare le opportune verifiche con discrezione, senza fare di una ragazza/o una freak da circo?
L'importante è che non si ritorni al '36 quando Dora Ratjen, saltatrice in alto tedesca partecipò ai Giochi (senza vincere), due anni dopo si scoprì che aveva genitali maschili. Venne bandita, dopo la guerra diventò Hermann Ratjen, sostenendo di esser stata costretta dal partito nazista a fingersi donna.
Tocca a Caster correre con chi si sente e alla Iaaf di dire in tempo se è lecito.
Ma non agli altri di giudicare che è una brutta donna.
(Emanuela Audisio sul giornale borghese di oggi. Quando ce vo', ce vo'!)

mercoledì, agosto 19, 2009

Sono in trasferta.
Vi scrivo da Boscolandia, ancora abbronzata dal mio viaggio in Croazia che poi era la Galizia, che poi erano le Asturie, ma anche i Paesi Baschi e quelli Catari.
Ho un sacco di cose da raccontarvi, io e l'omm della tempesta abbiamo fotografato tutti i cieli macinati in quattomila chilometri, e sono cieli che rendono l'idea del viaggio.
Se riesco, già che sono in trasferta, li uso per un diario onlain e poi ve lo linco.

C'è, a dir la verità, che questa settimana io dovrei scrivere uno spettacolo teatrale per bambini, altro che diario on lain.
Io e la mia agenda bislacca, i miei impegni assurdi.
Ogni tanto penso che magari anche Walt Disney aveva una moleskine con scritto "entro dopodomani inventa Pippo".
Questo pensiero mi rincuora un po', anche se si, si, Walt Disney era un porco maccartista.
E sicuramente, a differenza di me, non lasciava la sua agenda sul 34/, dannazione.

Io, comunque, ho tre giorni per scrivere questo spettacolo teatrale, che è già in preprogramma come se esistesse già, come se Ooooh, quante volte l'abbiamo già provato, questo spettacolo.
Invece no, ho scritto 40 righe, e neanche mi piacciono troppo. Ho tre giorni per dare coerenza ad una storia di tre bambini che vanno sulla Luna.
E invece sono qui che scrivo il blog per tentare di disincastrarmi il crampo dello scrittore, di sciogliere il blocco della fantasia.
Entro venerdi inventa Paperoga.

L'omm della tempesta, all'altra scrivania, ha finito di lavorare e sta rimettendo le sue cacche secche di tasso nelle apposite scatoline.
Ci attende il caldo umido di Boscolandia, fuori da questa aria condizionata.
La buona notizia è che fa troppo caldo per le zanzare.
La seconda buona notizia è che questa è la terza settimana che stiamo insieme venticinque ore al giorno e ci amiamo ancora.
La terza buona notizia è che qui si sente RadioPopolare.
Adesso andiamo ad inventarci una cena.
E magari domani le cacche di tasso saranno la mia ispirazione.

mercoledì, agosto 05, 2009



Macineremo chilometri come la peppina con i chicchi di caffè.
La mèta è, neanche a dirlo, Finisterre. Per il nome, per il posto, perchè vuoi non arrivarci, a finisterre?
Quanti chilometri sono non ve lo dico neppure.
Se volete, guardate su gugolmeps, che io ogni volta penso Osantodio, non ce la faremo mai.
Nel bagagliaio mettiamo tutto il manuale delle giovani marmotte.
Ci sono cose che io, prima di conoscere l'omm della tempesta, neanche sapevo che esistessero.
Tipo la doccia solare.
Che non è come il lettino abbronzante dell'estetista ma in piedi. Quello lo conoscevo.
La doccia solare che dice l'omm della tempesta è una sacca nera che l'appendi ad un albero e ti fai la doccia più o meno calda, perchè la sacca nera ha scaldato l'acqua al sole.
Tu pensa.
Voglio comprare anche un'amaca. Ne ho vista una rossarancione da dechatlon che mi dice Comprami Comprami Mangiami Mangiami e poi Appendimi a due alberi per svaccare la sera con un libro, lasciando i chilometri macinati a mezzo metro da terra.
L'omm della tempesta, poi, deve comprare una pompa elettrica per gonfiare il materassino che salverà le nostre schiene dalla morte certa. La puoi usare anche come phon, mi ha detto per convincermi.

Abbiamo le borracce, abbiamo le torce a manovella, abbiamo i sacchiapelo che si uniscono e diventano matrimoniali, abbiamo una twingo che bisogna convincerla con dolcezza a portarci fino a Finisterre, abbiamo una decina di cartine stradali, le mappe dei campeggi.
Abbiamo una voglia di partire che la metà basta.
Abbiamo un appuntamento volante da qualche parte tra Santander e Pau con Paolino e la Pacefortissima che fanno più o meno lo stesso giro Lombardia-Atlantico-Lombardia.
Ho un libro a metà che devo tentare di finire prima della partenza, per non portarmi dietro il peso inutile di 400 pagine, di cui 250 già lette.
Ho un quadernino meraviglioso che si riempirà di tracce di viaggio.
Abbiamo delle compilation deficienti che si chiamano Che sturia, l'Asturia.
Abbiamo una macchina fotografica nuova, che a questo servono i compleanni ad agosto.
Abbiamo i pirenei, l'atlantico, i minatori, le rivolte, il sidro, i fiumi e le plazas de toros tutte lì per noi.
Abbiamo ottocento euro in due, tutto compreso.
Abbiamo la guida spirituale di Guido Arpaia, perchè ogni viaggio ha il suo libro, ed ogni libro il suo viaggio.
Abbiamo, finalmente, due favolose settimane di ferie.

martedì, agosto 04, 2009

lunedì, agosto 03, 2009



E il week end prima della partenza abbiamo deciso che la Croazia non faceva per noi.
30 km di coda fuori Trieste, una marea di amici e conoscenti con biglietti per Spalato, Zara, Zagabria, i giornali che dicono Croazia: la meta dell'anno.

No, non andrò a litigare per una piazzola per la tenda con una famiglia di Ancona, non sgomiterò al supermercato con una coppia di Quartoggiaro, non rimarrò abbracciata sul lungomare di Zara mentre dietro di me cantano Ollelle Ollallà faccela vedè faccela toccà.

Ho usato tutto il mio lunedi pomeriggio per cercare un'alternativa che rispondesse a non pochi requisiti: che ci si potesse andare senza passaporto ( il mio me l'hanno rubato a Barcellona), che non fosse calda (io e l'omm della tempesta facciamo 60 di pressione massima in due ), che non fosse cara (lui gli scade il contratto, io non l'ho mai firmato), che ci si potesse andare e tornare in 12 giorni (non uno di più), che non fosse in italia (ollellè ollallà).

Qualsiasi ipotesi vi stia venendo in mente ora, leggendo, noi l'abbiamo scartata.
Costi, chilometri, folla, afa.
Poi, finalmente, ci siamo ricordati che c'è un viaggio che tutti e due vogliamo fare da una vita.
Galizia e Asturie.
Che c'è l'atlantico, che salva la nostra pressione bassa.
Che i chilometri sono tanti, ma utrecht era peggio.
Che, soprattutto, nelle Asturie ci hanno fatto la rivoluzione delle Asturie e io è tutta la vita che voglio andarle a vedere, queste Asturie dei minatori.
Molto di più non so.
No, so che ci abita Sepulveda.
Che c'è Santiago de Compostela, e noi non ci andremo.
E che nelle Asturie d'inverno fa freddissimo.
Ma lasciatemi ancora due ore di lavoro e poi scappo da feltrinelli a vedere quali meraviglie ci offrono di compagni minatori, per questo agosto che sembra bruco e invece è meravigliosamente farfalla.