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martedì, gennaio 25, 2011




Non c'è modo che io trovi il tempo di scrivere davvero.
Ma ieri ho sentito un nanetto così ma così bello, che subito l'ho scritto su prospettivaranocchio

venerdì, giugno 11, 2010



Ventitre e quaranta.
Letto sul soppalco.
Portatile.
Caldo.
Un gatto di fianco che ronfa.

Sono tornata a casa un’ora fa dopo quattordici ore di lavoro.
Quattordici e mezza, a dire la verità.
Ma ne ho segnate quattordici, sul foglio ore, che metterci la mezza mi sembrava di far dell’ironia.
La fine della scuola, gli studenti non si rendono mica conto di cosa voglia dire, mentre si tirano l’acqua e la farina.
Per noi vuol dire un’attività per dodici bambini per due pomeriggi di doposcuola a settimana per quattro settimane per nove mesi, circa, da recuperare, riordinare e mettere nel quaderno delle attività.
Quattordici ore di lavoro solo oggi.

Lavorare con i bambini io credo che se non sei un po’ scemo, un po’ folle, un po’ autolesionista e non condisci il tutto con un grande senso di responsabilità, è meglio se fai un altro lavoro.
Perché di tre che eravamo lì stasera a mettere in ordine fotografie ed elaborati, a scrivere l’appendice didattica e a decorare le pagine con i ghirigori, a nessuna ci è venuto in mente che potevamo anche non farlo.
Che potevamo andare a scuola, domani, dare i bacini della Buona estate e poi finirla lì.
Mettere i lavori in una cartellina e via andare.
Neppure quando abbiamo girato intorno alla boa delle dodici ore non stop, neanche durante l’inevitabile crollo post pizza.
Anche quando vedevamo allontanarsi la speranza di poter finire entro le nove, avevamo ben presente il diritto dei nostri bambini di vedere tutto il loro impegno raccolto, trascritto valorizzato e spiegato alle mamme e ai papà. E la responsabilità di essere noi quelli che dovevano custodire il loro lavoro di un anno e, alla fine, darlo indietro. L’importanza di conservare la fiducia in vista dell’anno prossimo.
Per questo lavoriamo con i bambini.
Sceme.
Autolesioniste.
Ma, in compenso, responsabili.
E’ un cocktail micidiale: ne uccide più dei barbiturici.

Così adesso sono a letto, sul soppalco, fa caldo, il gatto è sceso e miagola contro una farfallina della notte più veloce di lui.
Sono stanca come un monatto nella Milano del Manzoni.
Però adesso sono le 23.56 e ho ancora la forza di scrivere.
Qualcosa vorrà dire.
Se avessi fatto quattordici ore di qualsiasi altra cosa, di qualsiasi altro lavoro, sarei una donna depressa.
Invece non vedo l’ora di arrivare, domani, dai miei dodici piccoli ariani, e consegnare i quaderni.
Però.
Lo scolpisco sulla pietra eterna del blog.
Che sia chiaro.
Se l’anno prossimo, che i bambini diventano 22, la ragazza fuori moda lascia tutto il lavoro da fare alla fine, e pensa di avermi di nuovo in questo after hour della didattica, io lo giuro che la impicco ad un lampione e le appendo ai piedi tutto il mio senso di responsabilità e tutta la mia sana follia, per velocizzarne la morte.
Il mio autolesionismo finisce dove inizia quello degli altri.

martedì, giugno 01, 2010

Ho vinto.
Sono riuscita a scrivere la seconda recensione per la rivista, dopo aver cambiato soltanto 37 incipit.
Dovevo rimanere dentro i 1800 caratteri, e ne ho scritti 1789. Santo Luigi Pintor.
Adesso la porto a casa di Quell'uomo e passo il vaglio del suo giudizio, poi la spedisco.
E a quel punto ho fatto quasi tutto quello che era nella lista del ponte del due giugno.
Ho più o meno pulito casa.
Ho comprato un antiparassitario al Gatto Signor Siberia.
Sono andata al Festival Andersen, dove ho visto delle cose belle, delle cose meno belle, una cosa bellissima. Ma soprattutto sono rimasta sdraiata ad occhi chiusi sulla sabbia della Baia del Silenzio, mentre Moni Ovadia cantava dal palco sul mare, ed è stato un momento che valeva tutte le ferie.
Ho tolto il piumone dell'inverno.
Ho donato del tempo alle coccole.
Sono andata alla grugliata di mio fratello figlio unico.
Ho trovato anche il tempo per la Litigata del secolo con quell'uomo, che quando litiga si trasforma nel figlio di Wanda Osiris e Carmelo Bene.
Però aveva ragione lui, che non esplode mai, e quando si incazza vuol dire che io ho davvero tirato la corda della sopportazione.
Così alle cinque del mattino gli sono piombata in casa con gli occhi del gatto di shreck.
Per questa volta ha funzionato.
Domani vado in barca a prendere il sole.

Ma c'è una cosa, soprattutto, che io e Un uomo abbiamo notato in questi giorni.
Che in questa città, in questo preciso momento, sembra che tutti si aiutino, siano gentili.
Non so, forse ci è successo solo a noi, di vederlo.
Ci è successa una cosa bellissima da panettiera, di tutti gentili, di tutti che offrivano il proprio posto in fila.
E poi al mercato della frutta.
E ancora, al posteggio dei motorini.
E in edicola, l'altro giorno.

Io non lo so se è la profezia che si autoavvera, o se è l'universo che si tiene per mano, come dicono le mie amiche fricchettone.
Ma c'è che da quando ho letto il libro da recensire, che parla della tendenza innata degli esseri umani ad aiutarsi, lo sto notando dappertutto.
Dappertutto tranne che al largo di Israele, of course.

giovedì, maggio 27, 2010



L’anno scorso, al salone del libro di torino, Furio Colombo rispose molto intelligentemente a chi chiedeva come frenare il populismo di Brunetta.
Lui, uomo della fiat, rispose che se un lavoratore può fare il “fannullone” (termine da orticaria) la colpa è dei suoi dirigenti. E che colpire il lavoratore è inutile populismo, mentre uno stato o un’azienda dovrebbe controllare e incentivare i propri dirigenti, in una catena virtuosa.

Oggi, per la seconda volta in due settimane, mi sono trovata di fronte ad un incentivo al brunettismo, che sono riuscita a combattere solo con forza d’animo e la posizione del loto.
Prima, per l’ennesima volta, i bidelli della scuola dei dodici piccoli ariani, ci hanno impedito di portare i bimbi in una classe più grande perché loro “non possono pulire alle quattro e mezza un’aula grande. Quella si pulisce all’una”.
Poi, i guardiani delle sale del museo in cui stiamo portando – gratis – le classi di questa città, hanno interrotto il laboratorio urlando e distruggendo il materiale didattico, con i ragazzi presenti, urlando che “Il museo è come una chiesa e voi siete profani”.

Questi bidelli e questi guardiani hanno dei direttori.
Che, davanti alle loro richieste di lavorare sempre meno, sempre nello stesso modo, mettendo le loro esigenze lassiste e psichiatriche davanti al benessere dei bambini, hanno dei direttori che davanti a questo modo sempre autoreferenziale, i cui non si può aiutare un bambino che vomita in bagno perché “non è tra le mie mansioni a contratto”, davanti a tutto questo, hanno dei direttori che chinano la testa.
Che non sono capaci di affrontare una mediazione, un sano conflitto, o anche uno scontro.
Dei direttori che non dirigono ma, al massimo, coordinano.

Io credo che ognuno, ogni lavoratore, abbia il diritto di fare richieste sul posto di lavoro.
Questo è quello che mi distingue da brunetta, tra le varie cose. Credo sia un diritto poter richiedere qualsiasi cosa, anche che vorresti essere accompagnato a casa tutti i giorni da una limousine con autista.
Ma poi, sopra al lavoratore, c’è un altro lavoratore, più pagato di lui, proprio perché gli è richiesta una visione d’insieme. Una capacità di mediazione.
Un direttore che dica La limousine non abbiamo i soldi per dartela. Ma magari possiamo mettere a rimborso l’abbonamento dell’autobus. Oppure neanche quello. Mi dispiace, abbiamo i buoni pasto.
Un direttore che dica I bambini vomitano. Cosa facciamo, se vomitano? Li lasciamo da soli? Oppure troviamo qualcuno, tra i bidelli, a cui faccia meno schifo e ci affidiamo alla sua competenza? Non avere schifo per il vomito è una competenza. Se non si può riconoscerla economicamente, lo si può fare socialmente. Spesso basta e avanza.

Ci vuole un direttore che sia abbastanza forte da far passare che la scuola non può privilegiare il benessere dei bidelli, se il loro benessere intacca quello dei bambini, che sono i destinatari del lavoro di tutti.
Un direttore che sia abbastanza lungimirante da dire che se i musei sono chiese, senza neppure promettere il paradiso, sono destinati alla morte nel giro di una generazione.
Direttori coraggiosi, riconosciuti, forti, accoglienti.

Non è questione di diritti sociali, sindacalisti, brunetta, privilegi o coglioni.
E’ questione che in questo paese si urla sempre contro l’impiegato delle poste e mai contro l’amministratore delegato.
E invece io trovo che non si possa pretendere da un bidello con la terza media, una vita di merda, uno stipendio da fame, un lavoro ripetitivo, un gruppo di colleghi disarmanti, non trovo che si possa pretendere da lui la comprensione del valore didattico di un’aula accogliente.
Ma pretendo che il suo responsabile, non solo lo capisca, ma lo difenda e trovi il modo migliore per equilibrare le esigenze di tutti.

venerdì, maggio 21, 2010

Un piccolo inizio


C’era una volta una cosa bianca, e nient’altro. Era perfettamente rotonda e dura. Ed era anche molto grande, un po’ più lunga che larga. Diciamo lunga circa dieci o dodici metri. Era un uovo.

Da dentro l’uovo qualcosa bussò sulla parete dura. Come quando qualcuno bussa a una porta. Nessuno disse: Avanti! o meglio Uscite pure! Nessuno aprì.
Era una piccola donna.

Ebbe bisogno di tutta la sua piccola forza per fare un buco nell’uovo. La piccola donna si arrampicò fuori, stando molto attenta a non rovinarsi la gonna nuova proprio il primo
giorno. Dietro di lei seguì un piccolo uomo e dietro il piccolo uomo una piccola casa molto ben arredata, un giardinetto con roselline e cavoletti di Bruxelles, un galletto, una gallinella, un cagnolino che abbaiava molto poco, una piccola moto piuttosto rumorosa. Poi vennero un boschetto, un venticello e un piccolo lago con una barchetta, un bambinetto e un panino un po’ morsicato.
E poi ancora e ancora tutto il resto del mondo.


(Storie della creazione
di Jürg Schubiger, Franz Hohler)

giovedì, maggio 06, 2010



Riunione.
Tra le varie persone presenti, un raro caso di maestra attiva e presente.
Sessant'anni tutti.
Una vita nella scuola.
Qualche intervento sparso da cui si percepisce l'impegno, la costanza, l'attenzione.
Io penso Aveccene, di maestre così.
Poi finiscono le cose importanti da dirsi.
E parte la lamentela.
Ormai le riunioni del terzo settore sono così.
Si regge botta per tutto il tempo, si sorride, si parla di cose che funzionano, di progetti, di piccoli successi.
E poi, nell'ultimo quarto d'ora, si butta la maschera.
I soldi che non ci sono.
Il disagio sempre maggiore.
I genitori che non ce la fanno.
Il Comune inadeguato.
I servizi sociali che arrancano.
Questa era la volta de Le maestre sempre più ignoranti.
Che è vero.
E' drammaticamente vero, e non è tutta colpa loro.
Ma comunque.
La maestra presente alla riunione.
Quella intelligente.
Quella che Aveccene.
Dice Ah, io adesso dirò una cosa che non vi troverà d'accordo.
Ma la colpa di tutta questa ignoranza, tra le maestre, di tutta questa incapacità, è del '68.
Queste sono figlie del '68, per questo che sono così ignoranti, così incapaci.
E lo dico io che ero in piazza, eh.
La scuola allo sfascio è colpa del '68.
Così siamo usciti dalla riunione con almeno un quarto d'ora di ritardo.
Perchè abbiamo tirato su gli scudi e pezzetto dopo pezzetto, le abbiamo detto che era una cazzata.
Generazionale, innanzitutto.
Queste sono le maestre cresciute con Jovanotti e con Dallas, mica in corteo.
E poi perchè tutto si può dire, ma non che il '68 premiasse l'ignoranza.
E che poi queste maestre siano dell fricchettone, proprio non direi.
Non sono autorevoli.
Ma sono autoritarie.
Sono dittatoriali.
E incapaci.
Come si fa davvero a pensare che queste siano le conseguenze del '68?
E infatti, questa maestra, che poi è intelligente, anche se è stanca e scoglionata, poi ha ceduto.
Si, in effetti, sono nate nel '68, ma sono cresciute negli anni 80.
Appunto.
Sono le figlie del riflusso, queste. Reagan, Craxi.
Mica che sei figlio dell'anno in cui nasci, sei figlio del decennio in cui cresci.
Sembra che abbiamo abbastanza vinto, che l'abbiamo convinta.
Mi sa che adesso ci sta ripensando.
Ma anche io, ci sto ripensando.

E, sempre più spesso, mi trovo a dire Ma se persino le persone intelligenti pensano delle cazzate.
Delle enormi cazzate.
Che sono false, che sono una cosa a metà tra la leggenda metropolitana e lo sbaglio.
Se persino quelle intelligenti sono così.
Gli altri?
Come sono gli altri?

E mi viene da pensare che Bush ci ha vinto le prime elezioni con questa storia del '68 causa di tutti i mali, dall'economia alla scuola.
Poi ha fatto la guerra al terrorismo, così ha vinto anche le elezioni dopo.
E penso che ci serva un santino da portafoglio.
Un Santo Protettore che ci difenda dalla semplificazione, dalle leggende metropolitane, dal senso di colpa che fa sragionare questa inadeguatissima generazione di adulti.
Non so.
Santa Controinformazione?

martedì, maggio 04, 2010

giovedì, aprile 08, 2010

Ho scritto di mensa, di iscrizioni e diritti su prospettivaranocchio.blogspot.com

mercoledì, marzo 10, 2010


V.M.18


- Cioè e quindi ce l'ho detto che, porcattroia, mica che mi poteva trattare così, la stronza, la rottinculo. Ce l'ho detto Oh prof, cazzo vuoi, cosa pensi che non c'ho i cazzi miei più importanti da pensare che stare dietro alla tua merda di lezione del cazzo?
-oh, minchia, cioè, che coraggio. Io mi cago nelle mutande, a parlare ai prof. Che poi, boh, magari è perchè sono una femmina, cioè, non so, però proprio cioè mi trovo con le mutande sporche di mmmerda a parlare coi prof.
-No, minchia, cazzo dici? Devi averci coraggio, devi averci. Io prima o poi ce lo dico. Ci dico Prof, se non la pianti te lo infilo nel culo finchè non c'hai un'altra spina dorsale.
- Ah ah ah minchia Gian, sei troppo fico. Cioè, veramente che ce lo andresti a dire alla prof?
- Oh, cazzo, porcodddio, certo che ce lo andrei a dire. Cazzo mene?
- No, infatti, cioè, basta con sta cosa che ti caghi nelle mutande davanti ai prof. Cioè, sono dei rotti in culo sfigati di merda. Non si meritano altro che sprangate nei denti.

(4 adolescenti tra i 13 e i 15 anni sul 18 barrato).

mercoledì, febbraio 10, 2010

Mi è appena arrivato questo messaggio, da una delle mie ragazzine:

L'amore è
-qnd nn respiri
-qnd è assurdo
- qnd t manca
-qnd è bll ank se è immaginario
-qnd è follia
-qnd al sl pensiero d vederlo a cn 1'altro attraverseresti a nuoto l'oceano

Spezza la catena e rimarrai single a vita invia a 5 xsn e se t ne tornano 1t odia 2t vuole bn 3t pensa 4v baciarti 5 t ama. Rinvia.

Il mio pezzo preferito è Qnd è bll ank se è immaginario.
Però la parte più interessante secondo me è il fatto che, se notate, non c'è mai, mai la punteggiatura. Tranne in un punto: 1'altro. Ed è sbagliata.
Meraviglioso.

giovedì, febbraio 04, 2010



L'ho già detto che avere internet a casa è la mia rivoluzione d'ottobre?
Sono scappata dall'ufficio alle 3 e sono venuta a lavorare a casa.
Come potete ben vedere, sto lavorando tantissimo.

Ho messo due torte di mele in forno per il week end del circolo Luogo dell'anima.
Ho mangiato tre pezzi di farinata davanti al computer col gatto Signor Siberia che si rotolava nella disperazione per tentare di convincermi che è un gatto denutrito, triste e affamato.
Non ho ceduto.
Ho cercato su you tube un gruppo che ascoltavo negli anni '90 e che è emerso da un cassetto della memoria stanotte, intorno alle 3.
I Quartiere Latino, roba di 15 anni fa.
Ovviamente li ho trovati, perchè c'è sempre un piccolo nerd che lavora per noi, da qualche parte del mondo, e che passa qualche ora della sua vita a trasferire le cassette della nostra vita su you tube.

Ora che ho creato il giusto contesto mi immergo nella formazione specifica che devo preparare per i miei volontari.
Argomenti: i bambini tiranni, l'educazione slow, leggere ad alta voce in classe e nei contesti informali.

Nel frattempo passa la riforma della scuola superiore.
E io lotto con l'istinto di passare il pomeriggio a leggermela, con il conseguente ovvio pamphlet incazzato.
Per ora, faccio finta che non sia vero.
E mentre lo faccio, i professori di un'istituto superiore di Genova si autotassano per comprare i gratta e vinci, sperando di coprire il rosso della scuola con la vincita.
Io credo che questa notizia sia peggio della riforma Gelmini.
E ce ne vuole.
Quindi chiudo con una proposta.
Propongo di organizzare un pomeriggio in cui ci travestiamo tutti da Maria Montessori, andiamo all'Istituto Odero e consegniamo ai professori del grattaevinci la targa " Primo premio Mostro di Marcinelle per le Proposte Educative".

lunedì, dicembre 21, 2009



Lo sfogo della pedagogista

Alla fine, graziesignoregrazie, il figlio del figlio di Lui non si è visto.
Però si sono visti 150 bambini.
Sono tutta rotta, come se avessi passato una domenica a scaricare casse al porto.
Il giorno prima ci eravamo guardati negli occhiranocchi e ci eravamo detti Quanti bambini sotto i cinque anni verranno, la mattina?
Una ventina, ci siamo risposti.
Sbagliato: sessanta.

Sessanta bambini, con una media di un genitore e mezzo procapite, fa - calcolato con la calcolatrice - 90 genitori.
90 genitori che si alzano la mattina della domenica, un grado sotto zero, e dicono Portiamo i bimbi in biblioteca.
Che bello.
Che poesia.
Che meraviglia che esistano ancora genitori così.

Entrano in una stanza piccola dove i bambini avrebbero dovuto ascoltare delle storie.
Fanno sedere i bambini.
Si affollano nella medesima stanza piccola.
E appena la narratrice di storie inizia a raccontare, i genitori, novanta genitori, iniziano a parlare dei cazzi loro. A telefonare. A chiacchierare con l'amica a distanza di dieci persone.
Nella stanza picccola, novanta genitori, sessanta bambini sotto i cinque anni, una narratrice.

Ci sono delle volte che perdo completamente fiducia nel genere umano.
Ci sono delle volte che mi chiedo se questa generazione di genitori abbia venduto il cervello al banco dei pegni.

Mi chiedo Perchè alzarsi, imbaccuccarsi, imbaccuccare i bambini, uscire a meno uno, affollarsi in una stanza piccola per poi fare in modo che i bambini non sentano niente, non si divertano, siano avvolti dal casino.
Non tanto per me, che lanciavo fiamme dagli occhi e che li avrei sterminati.
Quanto per loro.

Mi sembra sempre di più che questo paese sia candidato nella sua totalità al Premio Darwin.

lunedì, novembre 30, 2009

Nel week end ho letto solo Il resto del Carlino al bar

Con il metabolismo dimenticato in una valigia a Berlino, la prima cosa che devo fare è ringraziare
tutti voi, Paolino Fede Amber, che siete stati sbranati dal Gatto Signor Siberia nel corso della nostra assenza.
Però, insomma, gli avete salvato la vita. Tutto ciò non vale qualche morsichino sui piedi all'alba?

Stanotte, mentre la Liguria ha pensato bene di accoglierci con il Diluvio Universale, la nebbia, le nuvole basse, il freddo, il vento a centomila all'ora, ci lasciavamo alle spalle un meraviglioso corso di formazione, una regione spettacolare che sono le Marche, una casa come ti immagini quella di Sting sui colli senesi, seppur senza Sting.

E poi, la scoperta che i marchigiani sono i maggiori consumatori di maionese del pianeta terra.
Che uno non ci pensa, a mettere la maionese calvè tra i prodotti tipici delle marche, e invece non c'è ristorante che non appoggi sul tavolo un intero tubetto, che il marchigiano doc spremerà fino in fondo su primi, secondi e, immancabilmente, pizza.
Potevamo non provarla, la pizza Rossini: mozzarella, pomodoro, uovo sodo e maionese?

I marchigiani dicono che una volta provata, non se ne può più fare a meno, che la margherita a quel punto è un'insipida pappetta, che dalla presenza della maionese si distingue la vera pizza gustosa, che solo l'ignorante sceglie il ketchup sulle patatine.
Io, devo dirvi, mi fa un po' impressione.
Ho preferito di gran lunga il vino di visciole, che è una cosa tipo il vin santo, a quattordici gradi, che ci siamo bevuti la notte di sabato mentre guardavamo le stelle all'interno dell'osservatorio astronomico con la cupola rotante.

Poi, si, abbiamo anche lavorato.
Siamo stati dei seri formatori.
Abbiamo allestito la mostra per i visitatori, abbiamo parlato di Feedback, comunicazione della scienza e fasi di Piaget, ma tutto questo nel tempo libero dalla gita Gruppo Vacanze Piemonte.
E al ritorno abbiamo scoperto che siamo stati selezionati per il Festival Europeo di Divulgazione Scientifica.
Magari non svuoto neanche la valigia.
E un pensiero a Merlene Dietrich.

martedì, novembre 24, 2009


Qualche giorno senza scrivere e mi ritrovo con strati di cose di cui parlare, come la polvere sotto i mobili bassi.
E altrettante da fare.
Infatti, sacrificando come al solito il mio cervello al dio del multitasking, sto contemporaneamente caricando le foto dei giorni di lavoro al Circolo Luogo dell'Anima su facciabuco.

Ho letto da qualche parte che le attività in multitasking bruciano chili di neuroni nel cervello di bambini e adolescenti che neanche la ketamina. Forse, visto che ho una vita così, in costante multilivello, forse sarebbe il caso che mi informarsi su cosa stia succedendo a me. Che se finisce che mi brucio come un punkabbestia, allora forse meglio le droghe.

Ho finito Guerra agli Umani e ho iniziato un pippottone di mille pagine di Lucio Magri sulla storia del Pci.
Ma perchè? Chiederete voi. Perchè, perchè, Nessie, soffrire?
Infatti me lo sono chiesto anche io, ho letto l'introduzione e poi sono passata al Libro delle liste, dove scopri le dieci scene tagliate dei film, i personaggi storici con il naso più lungo e i venti seril killer più pericolosi.
La storia del Pci la lasciamo sedimentare qualche giorno sul comodino.

Però, parlando di libri, pensavo ieri, nel mio meraviglioso giorno di recupero, dopo una maschera viso, uno shopping da intimissimi (voi li distinguete il rosa antico dal rosa fumè?), dopo una firma nuova sul contratto nuovo della casa vecchia, dopo la pulizia di una casa che stava marcendo, pensavo ieri, nel mio meraviglioso giorno di recupero bevendomi una tisana agli agrumi di sicilia al bar di Feltrinelli leggendo le Fiabe raccolte da Celestini, pensavo che da adesso in poi, come titolo del post scrivo il libro che sto leggendo.

Perchè intanto mi fa piacere dirvi se è bello, se è brutto, se l'ho lasciato a metà secondo i Dieci Comandamenti del Signor Pennac.
E poi, anche, perchè è uno specchio dell'anima, quello che leggi: se ti sembra brutto, se ti sembra bello, se lo leggi in due ore, se lo trascini come il mantello del Re Cetriolo in un'agonia di pagine. E, per inciso, il libro di Celestini non l'ho mica comprato al Supermercato di Feltrinelli, bensì alla mia piccola libreria preferita che sta al lettore come un cucciolo caldo alla felicità.

E così pensavo a questa piccola novità da blog, mentre bevevo la tisana, leggevo Celestini e mi preparavo spiritualmente alla prima lezione del ritorno della Nessie al Softball.

Perchè si, sono tornata a giocare.
Cioè, giocare.
Diciamo che sono tornata a correre sulle basi nella maniera migliore possibile, e cioè facendomi male ad un piede già dal primo allenamento.
Però, geniale.
E' stato un flashback pazzesco. Lo stesso campo e gli stessi guantoni di dieci anni fa. Lo stesso vento freddo, lo stesso sudore gelato, la stessa vibrazione dolorosa sulle mani quando, del tutto casualmente, riesci anche a battere la pallina.
Per fortuna, però, nessuna vecchia compagna di squadra rimasta uguale o morta per morte un po' peggiore.

Ma la squadra, ah, la squadra è un'accozzaglia meravigliosa di vite improbabili.
Ve le racconto domani, per dare il giusto peso alla cosa.
Vi dico solo che navigo, al solito, nell'improbabilità.
E questa volta mi sono pure tirata dietro il KGgB.

E la foto all'inizio del post?
La foto è la quota di follia del Lavoro più bello del mondo bis.
Venerdi partiamo con una macchina piena di materiali improbabili per portare la nostra mostra al museo di Pesaro.
Tra i materiali, 25 cuscini lasciati ad ammuffire per un anno nella casa di campagna del Pastore.
I cuscini, lavati e centrifugati, occupano adesso il cortile di Vico Dolcezza, sotto lo sguardo critico del Gatto Signor Siberia.
Pesaro.
Macchina.
Venerdi.
Ora che ci penso dovevo prenotare un Car Sharing.
Ovviamente, non l'ho fatto.
Io lo odio, il multitasking: finisce sempre che lascio indietro qualcosa mentre stendo 25 cuscini con le scimmie.

venerdì, settembre 25, 2009

NANETTI SCOLASTICI


"E quindi chi è che faceva le pitture rupestri?"
"Gli uomini preistorici"
"Bravissimi, e poi?"
"Le donne preistoriche"
"Giustissimo, e poi?"
"Gli indiani d'America!"
"Ottimo. E anche qualcun'altro, ma questa risposta è difficile..."
(...)
(...)
"Io lo so, io lo so"
"Dimmi"
"I carabinieri!"

mercoledì, settembre 23, 2009



C'è che mettiamo a curriculum una mente elastica, questo si, cosa che sembra particolarmente apprezzata dai guru della new economy.
Riusciamo a produrre tra i due e i quattro progetti al giorno, tra le nove di mattina e le due di notte.
Abbiamo competenze di allestimenti, di scenografie, di pedagogia, di relazioni col pubblico, con la stampa, sappiamo scrivere, leggiamo pure, riusciamo persino a mantenere delle relazioni.
Festeggiamo i compleanni con le torte in mezzo alla riunione, e riusciamo ad essere a Milano, Torino, Genova, agli appuntamenti, alle convocazioni.
Discutiamo se mettere o non mettere a budget 50 paia di moon boot per trasformare i bambini in astronauti, gestiamo equipe progettuali sul Guerrilla Gardening, inventiamo da un momento all'altra un'animazione su Via del Campo, una maratona di scrittura collettiva, un laboratorio sulla poetica di Hundertwasser.
Siamo tanti, ma neanche tantissimi, siamo un alveare ronzante di competenze sparse.
C'è chi ci mette i disegni, chi ci mette le idee, chi la scienza, chi la lettura.
Ho letto un libro bellissimo e mi è venuta un'idea.
Hai visto quel quadro di Chagall, potrebbe essere d'ispirazione per un laboratorio.
Come diavolo si chiamava il terzo astronauta dell'apollo 11?
E nel frattempo compriamo casa, cerchiamo di tener duro sul blog, negli affetti, nelle attenzioni, negli altri lavori pagnotta, con i figli.
Viaggiamo su mille binari creativi.
Abbiamo dei mesi da incubo, ottobre e luglio, di solito.
Non riusciamo ad andare in ferie fuori stagione, viaggiamo con il calendario scolastico.
Peschiamo all'inesauribile fonte dei nostri interessi, uniti dallo scopo di poter mischiare le competenze in ricette collettive per trasformarle in qualcos'altro.
Siamo i figli di Vissani e Willy Wonka.

La mia pissipissibaucologa dice che tutto il mio desiderio di maternità ha a che fare con la necessità di incanalare la creatività.
E io mi chiedo: cosa ne sarebbe di me, se lavorassi in posta?

martedì, settembre 22, 2009

Mensa


- Io c'ho un televisore grandissimo, grande così
- Io ne ho due, quello in sala è grandissimo
- Io c'ho sky in sala e se voglio sposto la schedina nella tv in cucina
- Io c'ho l'era glaciale 1, 2 e 3, in 3D
- Io c'ho il televisore al plasma
- E, va beh, anch'io
- Anch'io, ovvio
- Io, a casa del mio papà, c'ho la tv in camera e guardo i cartoni animati di notte...
- (...)
- (...)
- (...)
- Io, invece, ho un pesce


(I sette piccoli ariani sono diventati tredici. Sempre tutti biondi. La maggiorparte maschi. La maggiorparte alfa. Tranne Lui: il piccolo gnomo fricchettone).

giovedì, luglio 02, 2009

...se per caso vi state chiedendo perchè io stia latitando...
...questo è il programma dei pomeriggi di animazione estiva del lavoro più bello del mondo...