mercoledì, febbraio 11, 2009

Questo blog, oggi, sembra il Parlamento.
E mentre voi vi scannavate, io partecipavo ad una riunione con gente che mi urlava nelle orecchie.
Second Life, proprio.
Così, adesso, che qui è silenzio e a voi vi ho zittiti con la potente arma dell'amministratore del blog, parlo d'altro.

Mi ha scritto su Facciabuco il mio professore di psicologia e sociologia delle superiori.
Ed è per una cosa bellissima, che mi ha scritto.
Adesso, allora, vi copincollo la sua lettera, ma sappiate che è una cosa così bella, ma così bella, che oggi avreste potuto anche distruggere tutti i miei carriarmati rossi e invadermi la kamchatka che sarei comunque rimasta
impassibile e sorridente, davanti alla vostra distruzione.

Parlo sempre di te, alle mie classi, per spiegare come funziona l'esame di stato e la differenza con il vecchio esame di maturità. Cito sempre come tu giustamente - e prendendo la legge istuitutiva dell'esame di stato in mano - ti opponesti a chinarti ad una "area di progetto" collettiva, in cui non credevi, e imponesti il valore (anche dal punto di vista dela nuova legge) della "tesina", che avevi più a cuore e che credevi che ti potesse valorizzare appieno davanti alla Commissione d'Esame. Limpido esempio di diritto di cittadinanza. Niente di rivoluzionario, solo un fatto istituzionale, ma in Italia è di per sè quasi un fatto rivoluzionario. Qui la normalità è rivoluzionaria......

martedì, febbraio 10, 2009



Hanno detto i miei adolescenti provvisori, oggi, che quando si è nelle situazioni di emergenza è più facile aiutare gli sconosciuti.
Perchè non ci stai tanto lì a pensare - hanno detto - o li aiuti o è troppo tardi.
Penso sia un pensiero bellissimo e consolante, soprattutto perchè veniva dalla II Guantanamo, la classe di Scilla e Cariddi.
Ed è un pensiero corretto, in fondo, e il G8 qui a Genova ne è la dimostrazione, con tutti i vecchietti che ci hanno aperto le porte di casa.
Però è anche un pensiero falso e lo è soprattutto per le istituzioni.
Non si ringrazieranno mai abbastanza i padri costituenti che hanno fatto in modo che in questo paese di ignoranti retorici non si potesse legiferare sulla base della spinta emotiva.
I passaggi obbligati che il Parlamento è costretto a fare per promulgare una legge evitano sostanzialmente quello che il fascismo definiva Il potere calato dall'alto, il consenso creato dal basso. I limiti del nostro Parlamento ci hanno salvato il culo, questa settimana.
Perchè per le istituzioni, una situazione di emergenza - reale, percepita, gonfiata, che importa? - è la scusa per limitare le libertà ed accentrare il potere. V per Vendetta.

Io sarò pessimista - no, io sono pessimista - ma mi chiedo cosa potrebbe succedere se in questo paese succedesse davvero qualcosa di grosso.
Ci ho pensato domenica, dopo aver letto la Provincia Varese dove puoi trovare termini come "tartufescamente", ma anche giornalisti che sono tornati a scrivere come i cronisti della prima guerra mondiale. Cose del tipo: "...mentre la madre, sola e addolorata, attende la fine di questa storia che troppo a lungo ha pesato sulle sue spalle, segnandola nelle rughe del viso e nel dolore dell'anima...".
Ovviamente la Provincia Varese per dire.

E così ho pensato che se riescono a tuffare il popolo italiano nella retorica della morte e della vita, nella separazione tra buono e cattivo, nel totale distacco dalla vera notizia e nel voyerismo con la storia di una ragazza in coma da 17 anni, cosa potrebbero fare se ci fosse, non so, una Beslan, o un teatro intero preso in ostaggio, o un aereo contro ad una torre?
Di cosa sarebbe capace la retorica, davanti ad un evento veramente tragico, in un paese invaso da Porta a Porta?

Io penso che sia il momento di rispolverare il cinismo, come arma di difesa.
Per essere pronti a non farci sommergere dalla retorica del dolore quando il potere individuerà la prossima vittima da farci piangere.
E lo dico io che piango per Biancaneve e i cuccioli di tigre dei documentari del National Geographic.
Ma sono sicura che solo il cinismo potrà salvarci da questa invaione di dissennatori che vogliono farci diventare tristi per una persona che non conosciamo, che vogliono farci immedesimare nelle vittime sconosciute.
Io non ci sto.
Mi rifiuto di pensare che la scelta del papà di Eluana avrei forse potuta farla io - E allora con che coraggio, eh, con che coraggio accetteresti di staccare la spina di un tuo familiare?! - e mi riufiuto di percepire la violenza dei quartieri della periferia di Roma come qualcosa che riguarda anche me.
Mi riguarda il rispetto e l'affetto nei confronti delle persone che soffrono, ma la loro paura non può diventare la mia, e neanche la loro paranoia.
Dobbiamo tirare fuori le unghie e il cinismo prima di trovarci sempre davanti al dolore degli altri e mai al nostro.

sabato, febbraio 07, 2009

Un pensiero di profonda gratitudine ai padri costituenti, che se mettevano anche solo un paletto in meno ai poteri del Presidente del Consiglio, adesso eravamo ancora piu' nella merda.

mercoledì, febbraio 04, 2009



Mentre tutto il mondo è distratto dalla vicenda di Eluana.
E dal vescovo Williamson che dice che le camere a gas erano luoghi di disinfestazione.
Insomma, mentre tutto il mondo guarda attraverso il buco della serratura di Porta Pia.
Mentre ci sono molte case in meno, e molti campanili in più.
Mentre c'è un'agenzia ansa per ogni metro quadro del Vaticano.
In Parlamento discutono della legge di equiparazione tra Repubblichini e Partigiani.
E già ve lo dico che passerà. E forse passerà con i voti del Pd.
Allora io oggi provo a distrarvi dalle notizie estere con una di politica interna. Una cosa che sono veramente fatti nostri e non fatti loro.
E ve la propongo scritta e spiegata da Giovanni De Luna, che è un grande storico, un grande uomo e un grande intellettuale.

A chiamare gli angloamericani «liberatori» con le virgolette fu la Repubblica di Salò. Poi quelle virgolette transitarono senza soluzione di continuità nella propaganda neofascista, accompagnando il cammino del Msi per tutta la sua storia. E finalmente oggi sono transitate in una proposta che sta per diventare legge dell'Italia repubblicana, campeggiando nelle motivazioni che accompagnano la proposta per l'Istituzione dell'Ordine del Tricolore (presentata il 23 giugno 2008, primo firmatario l'on. Barani).

La sostanza di questa iniziativa è nota: si tratta di varare una sorta di albo d'onore (del tipo di quello che esiste già per i reduci della prima guerra mondiale nominati Cavalieri di Vittorio Veneto) in cui mettere tutti quelli che prestarono servizio militare nelle forze armate italiane tra il 1940 e il 1945, insieme ai partigiani inquadrati nel Corpo volontari della Libertà e «ai combattenti nelle formazioni dell'esercito nazionale repubblicano durante il biennio 1943-1945», cioè i fascisti di Salò.

La proposta è accompagnata da un preambolo affollato da molte altre virgolette. Così, ad esempio, il provvedimento viene presentato come un atto dovuto verso tutti coloro che impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della «bontà» della loro lotta per la rinascita della patria. Qui le virgolette sono una sospensione di giudizio, la dichiarazione di una sorta di neutrale imparzialità nei confronti della «bontà» delle diverse scelte. Poi però ne arrivano altre, molto più significative.

Leggiamo questa frase: «Nello smarrimento generale, anche per omissioni di responsabilità a ogni livello istituzionale, molti combattenti, giovani e meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e 'imperiale' del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente». Qui le virgolette vengono usate per attutite l'impatto di quell'aggettivo, «imperiale», che arriva direttamente dalle profondità più abissali della retorica mussoliniana. Eppure meglio le virgolette dei tanti giri di parole, della reticenza untuosa e ammiccante che attraversa quella frase per mascherare il riaffiorarvi di tutti gli stereotipi più consolidati che popolarono l'immaginario di Salò.

Sembra quasi che si voglia avviare un sorta di gioco perverso per farsi beffe degli avversari di un tempo. Accettiamolo questo gioco e leggiamo quella stessa frase con gli occhi di un repubblichino: lo «smarrimento generale» è ovviamente l'8 settembre 1943; per le «omissioni di responsabilità a ogni livello istituzionale» si intende il tradimento di Badoglio e di Vittorio Emanuele III; «giovani e meno giovani» segnala un'impennata di orgoglio che porta a rifiutare la melassa adolescenziale precipitata nella definizione dei «ragazzi di Salò»; il regime «ferito e languente» ci scaraventa nel cuore dell'autorappresentazione del fascismo di Salò.

Ma è interessante anche il modo in cui in questo atto di pacificazione (il termine è usato ossessivamente e senza virgolette) ci si riferisce ai partigiani, che sarebbero gli «altri, maturati dalla tragedia in atto o culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, che si schierarono con la parte avversa, 'liberatrice', pensando di contribuire a una rinascita democratica, non lontana, della loro Patria».

Qui, «maturati dalla tragedia in atto» si riferisce ovviamente a un antifascismo giustificato solo dalla guerra, senza altre radici se non quelle della sconfitta militare del regime; la frase successiva («consapevoli dello scontro in atto a livello planetario») ripropone l'immagine dei partigiani che si schierano solo sulla base dei rapporti di forza «planetari», quasi che le loro scelte non fossero patriottiche o italiane.

E infatti, subito dopo, si sottolinea il nesso tra il loro impegno a favore della «parte avversa, liberatrice», e la fine «non lontana» della guerra. Insomma, opportunisti e voltagabbana. I fascisti fecero una «scelta onorevole» quasi che in Italia le divisioni della Whermacht non ci fossero, quasi che la Repubblcia di Salò fosse uno stato indipendente e sovrano, per di più «languente e ferito». I partigiani accorsero in aiuto ai vincitori, certi- tra l'altro- che tutto sarebbe finito presto e bene.

Scusate ma che roba è? Qui non siamo neanche più al tentativo di mettere sullo stesso piano fascisti e partigiani; è stato redatto un manifesto di propaganda della Repubblica di Salò e lo si sta proponendo come una legge della nostra Repubblica.

(Giovanni De Luna, Il Manifesto, o3-02-09)

martedì, febbraio 03, 2009


"...E quando poi, tra tutte le altre delegazioni ufficiali degli stati che si son succedute, rappresentanti dei paesi che hanno avuto delle vittime ad Auschwitz, armeni, croati, ungheresi, francesi, sloveni, maltesi, cechi, serbi, svedesi, tedeschi, slovacchi e altri ancora (l'Italia non era rappresentata), si sono avvicinati due signori, rappresentati del popolo rom, che avevan due cappelli a tesa larga, come si dice, un po' da cow boy, e uno dei due aveva il pizzetto e il codino, e un'aria un po' da puttaniere, e uno si immaginava una Mercedes un po' impolverata che l'aspettava fuori, e vedere la proprietà con la quale quei due stavan lì dentro, era una cosa che riempiva gli occhi, e non ti stancavi mai di guardarli.
E, per esempio, mi viene in mente adesso, c'era un ragazzo partito con noi che aveva una spilla con una croce celtica sullo zaino. E prima di entrare a Birkenau gli han fatto notare che forse non era il caso. E lui ci ha pensato poi ha detto Va bene, la tolgo".

(Paolo Nori, reportage dal Viaggio della Memoria, sul Manifesto di oggi)

lunedì, febbraio 02, 2009



"C'è qvesta storia bellissima di antropològhia, la più bellissima che mi ricordo. C'era in Papua-new Guinea la società delle cinque verità. Tu aveva la prima verità fino a bambino sette anni, poi seconda verità tipo ragazzo dodici anni e poi quinta verità quando tu vecchio, più di quaranta anni. I vecchio più di quaranta anni aspettava tutti insieme in una grota e lì diceva la quinta verità.
Ma una volta c'è terremoto e tutti i vecchio muore dentro la grota.
Adesso in Papua New-Guinea c'è la società delle quattro verità".

(Mio zio da Tel a aviv - raccontata e ascoltata non più di cinque minuti fa)

venerdì, gennaio 30, 2009



Ho passato le ultime 15 ore a chiedermi Cosa mi ha reso di colpo così felice, dopo giorni, forse settimane di depressione latente, di stanchezza suicida? Perchè ieri sera, intorno all'ora del tramonto, di colpo ero di nuovo una donna felice.
E ci sono tante cose che hanno collaborato a questo pezzettino di rinascita: ci sono le lasagne, c'è che ha smesso di piovere, c'è una telefonata da mio fratello, c'è un gruppo di bambini che ieri mi hanno fatto amare il mio lavoro come non mai, c'è Vauro di oggi, c'è che ho dormito.

Ma soprattutto c'è una cosa stramba, di quelle che sono le parti della nessie più strane, più incomprensibili, ma che sono così tanto mie, che sono così inconfondibili: ieri sono rinata perchè sono andata all'assemblea pubblica del terzo settore.

E, fuori dalla sala, aspettando di entrare, c'erano chili e chili di pezzetti della mia vita: c'era il centro sociale - la nessie con i capelli blu - c'erano le compagne di università - la nessie distratta dal mondo intorno - c'erano i colleghi educatori - la nessie e la vita degli altri - c'era il creatore del maialino salmì - la nessie animatrice scema - c'era la proprietaria di casa - la nessie e il futuro trasloco - c'erano le colleghe del lavoro più bello del mondo - la nessie e la felicità del contemporaneo.
E con ognuno ho fatto le chiacchiere, mi sono fatta aggiornare, ho scherzato, ho parlato, mi sono anche fatta coccolare.

Ma soprattutto, ieri, sono uscita dalla routine.
Perchè, e questo è il pensiero di oggi, a me è la routine che mi distrugge.
Lo stupore e la novità mi migliorano la vita come a qualcuno il sole, ad altri la luce, ad altri la nutella.
Senza la novità mi accartoccio piano piano su me stessa e non me ne rendo conto, ma mi abbruttisco e soffro, aspettando una ventata di inaspettato.
Così ieri, una riunione che per molti è stata inutile, una passerella per gli educatori, a me è servita a costruirmi una giornata diversa, a metà tra il passato e il presente.
Ma soprattutto è stata una giornata sociale, in questo orribile periodo dell'ognuno per sè, con centinaia di persone sedute su panche di legno ad ascoltare un portavoce senza microfono che urlava in piedi su un palchetto, sotto i quadri di Lenin e Togliatti.
Forse inutile, forse autoreferenziale, ma meravigliosamente sociale.
Quell'aria da carboneria clandestina, quello spirito da bolscevichi che, per quanto inutile, si dimostra meravigliosamente e profondamente vitale.

giovedì, gennaio 29, 2009


Non c'è male dell'anima
che non possa essere lenito
da un'adeguata dose di lasagne fatte in casa

martedì, gennaio 27, 2009



Due ore in una seconda media.
Se oggi mi avessero fatto delle domande, quando è suonata la campanella, avrei confessato. Qualsiasi cosa, avrei confessato. Siiii, sono stata iooo. Fatemi uscire.
Dicono che Obama stia lavorando per chiudere le scuole medie di Oregina.

Lavorare per microfasi didattiche: bravi, avete resistito 35 secondi in silenzio, possiamo tentare di averne altri 35?
Stupirsi per le piccole cose: tu che chiedi alla classe una parola a caso che inizi con la C, la prima che vi viene in mente, e loro dicono "cataratta". Ho passato qualche minuto a chidermi Ma come funziona un cervello a dodici anni?

Ci sono i momenti di distrazione, che magari sto dicendo una cosa importante, ma mi incanto davanti ai trucchi improbabili delle ragazzine e mi viene da dire Dai, va bene, basta laboratorio di narrazione: andiamo di là che ti insegno a mettere l'ombretto e ci facciamo le chiacchere. Che poi, semplicemente, sarebbe esattamente quello di cui avrebbero bisogno. Ma un progetto di ombretto e chiacchiere non me lo finanziano.

C'è che esci che alla fine un lavoro l'hai fatto, le cose sono venute fuori e ti chiedi Ma quando?
Perchè mentre sei lì, sei Ulisse attaccato al pennone e il canto delle sirene lo rielabori dopo, prima è una sfida a sopravvivere.

C'è infine che oggi è il giorno della memoria.
E alle 1145 suona la campanella. Tutti zitti. Ridacchiano. Si tirano le penne. scribacchiano. Sfogliano il diario. In silenzio, si, perchè è una richiesta formale, istituzionale, che sono drammaticamente le uniche che questa generazione rispetta.
Poi suona la campanella di nuovo. Nessuno dice nulla. Nessuno spiega. Nessuno dice una parola sul giorno della memoria. E a me mi appare sempre più evidente lo scarto drammatico tra l'inutile celebrazione buonista e la realtà delle periferie, dove la concentrazione dura 35 secondi e dove nessuno ti spiega nemmeno perchè sei stato zitto per un lunghissimo minuto.

lunedì, gennaio 26, 2009



Stiamo così tanto in casa, io e mia moglie, che è una settimana che nessuno accende il riscaldamento.
Sono andata a dormire ieri sera battendo i cento metri tra il bagno e il piumone.
Mi sono sdraiata sotto le coperte come un involtino primavera.
Ma stanotte, verso le cinque, mi sentivo il capitano del Titanic.
Alle sei mi sentivo l'iceberg.
Alle sei e mezza mi sono decisa, e mi sono messa il maglione e i calzini, che per fortuna giacevano morti sulla spalliera del letto: non avrei avuto mai il coraggio di alzarmi e trascinarmi fino ai cassetti.
Alzarmi è stato un po' come morire.

Ieri, la Ragazza fuori moda - che è la mia bellissima amica che prenderà il posto di mia moglie tra un mese - mi ha detto: "Io appena mi alzo accendo sempre il riscaldamento".
Lei si alza prima di me.
Lei accenderà il riscaldamento.
Io non congelerò più.
La vita mi sorride, quest'anno.

giovedì, gennaio 22, 2009

"Benvenuta nelle code"


(Tenero commento alla notizia del giorno di uno dei miei tanti incomprensibili scientisti.
In italiano vuol dire Sempre credere alle probabilità improbabili. Ma se qualcuno vuole fare una spiegazione in divulgazia, tutti i commenti sono lì per voi).

mercoledì, gennaio 21, 2009


Quando Obama, nel discorso, ha detto anche delle cose di sinistra io il primo pensiero è stato Gli sparano.
Sicuro.
Gli fanno fare quattro cose e alla quinta gli sparano.
E poi mi sono detta Ma che schifo di mondo, che quando ci sarebbe da essere contenti, invece, finiamo sempre per essere preoccupati.

martedì, gennaio 20, 2009



C'è stato un periodo bellissimo in cui aspettavo il venerdi con l'ansia bulimica della lettrice onnivora.
Era quel periodo di pace dei sensi politici che è stata la presidenza Clinton, che a rivederla oggi fa un po' ridere, ma io se penso agli anni '90 adesso mi sembra che fossero anni facili, tutto sommato anni leggeri.
Il venerdi era il giorno in cui mio padre rincasava con la mazzetta dei giornali e dentro c'erano: L'Espresso, Panorama, Repubblica, il Venerdi di Repubblica, La Settimana Enigmistica, Il Manifesto, a volte L'unità. Trenta centimetri di dimensione giornalistica.
Ovvio che i quotidiani entravano in casa anche tutti gli altri giorni, ma la gioia della mazzetta del venerdi non era comparabile con la misera anoressia degli altri giorni. 
Erano gli anni '90, Panorama già faceva quasi schifo, ma non ancora del tutto, la Settimana Enigmistica era precisa e identica a quella del '57 ma anche del 2004, il Venerdi di Repubblica era ancora bruttino, il mio preferito era l'Espresso. 
Dovessi dirvi perchè una ragazzina di tredici anni aspettasse con ansia l'Espresso del venerdi io non ve lo saprei spiegare.  E' stato uno dei tasselli dei miei amori ciclici nei confronti della carta stampata. Libri a parte, i primi innamoramenti sono stati per Tex Willer e Cuore (avevo appiccicato sul diario di prima media Le 100 cose per cui val la pena vivere), seguiti da un'infinità di pubblicazioni periodiche che andavano da Nick Raider al Mucchio Selvaggio, da Linus a Comix, da Tutto al Manifesto.
Ma L'Espresso del venerdi, per anni, è rimasto la vetta inviolabile della mia godibilissima attesa della notizia.

Poi basta, poi è cambiato il mondo, è cambiata l'editoria, Panorama adesso è una parolaccia e le riviste finisco per leggerle in differita quando capito a casa dei miei.
Ed è così che arriviamo al fatto che stanotte, nell'insonnia broncopolmonare, mi sono letta l'Espresso. 
Fa abbastanza schifo, sinceramente.
Parlarsi addosso, viversi addosso.
Però questa settimana c'era questo articolo, bellissimo, di Naomi Klein che poi era l'unica cosa di cui avrei voluto parlarvi, ma poi mi è venuto in mente il mio passato da bambina tabloid e così mi sono persa.

Naomi Klein dice una cosa giustissima, dice Con Israele bisogna comportarsi come con il Sudafrica durante l'apartheid: boicottarne l'economia.
Soltanto da un boicottaggio generalizzato si può ottenere un ripensamento delle logiche razziste e guerrafondaie, non perchè di colpo diventino tutti più buoni, ma perchè capiscano che semplicemente non conviene.
Ha funzionato con il Sudafrica, può funzionare con Israele.
E' il ragionamento di un'economista e, senza voler cadere nello stereotipo alla Shylock, potrebbe veramente essere quello che funziona.

Tra le 100 cose per cui val la pena vivere: boicottare Israele e vedere l'effetto che fa.


lunedì, gennaio 19, 2009



LA FEBBRE DEL SABATO SERA 
(un veloce aggiornamento...)


Se mi fossi quotata in borsa, in questi giorni, con le azioni della febbre che continuavano a salire, uscirei da questo orriile attacco influenzale anche più ricca, non solo più magra.
Perchè, signori, questo c'è da dire, quattro giorni da reietto febbricitante fanno più di qualunque dieta a zona.
In ogni caso, però, inizio a non poterne veramente più, ho finito le camicie da notte, ho finito la pazienza, ho finito anche le medicine e inizio a vedere da lontano avvicinarsi la voglia di un pasto vero, che non sia philadelphia e minestrone.
Però da lontano, che lo stomaco  rimane chiuso e tutto quello che riesco a mandare giù la mattina è un bicchiere d'acqua con lo sciroppo di rose.
E lo sciroppo di rose, stamattina, è finito.

martedì, gennaio 13, 2009












Ho fatto l'equipe organizzativa del mese con la capa.
Segnatemi assente.

lunedì, gennaio 12, 2009



Credo che un ateo sia un interlocutore più interessante, per dio.

(Ermanno Olmi)


So bene che questa frase si può leggere almeno in due modi:

- dio trova sicuramente più interessante un dialogo con un ateo
oppure
- un ateo è un interlocutore più interessante, per dio!


Escluse rare eccezioni, entrambe le interpretazioni sono corrette

venerdì, gennaio 09, 2009


Stasera scrivo con la mia elica di dna ebrea.
Ebrea che era ebreo mio padre, ed era ebreo mio nonno, e suo nonno prima di lui.
E chi dice che l'ebraismo passa da parte di madre non conosce gli ebrei: mezzo dna basta e avanza per comportarsi come il peggiore dei rabbini di Moni Ovadia.
Nella mia elica di dna, c'è dentro anche il mio bisnonno che adesso è nei libri di storia d'Israele, perchè si è inventato l'ebraico moderno e ha collaborato a scriverne il dizionario, lavorando nei primi Kibbutz, quando ancora qui c'era la guerra e lì c'era la Palestina.
E, inevitabilmente, condivido l'elica con tutto il mio pezzo di famiglia che vive in Israele, che non so quanti siano, ma sono tanti, sicuro più che in Italia.

Ora, fino a qualche anno fa i cugini di Telaviv erano piccoli, le volte che ci si vedeva si parlava di musica, si giocava a Uno con i numeri in ebraico e ci si insegnava le parolacce.
Divertente, multietnica, stravagante famiglia.
Poi, inevitabilmente, mi sono cresciuti i cugini.
E quasi contemporaneamente è nato facebook.

Facebook dovrebbero proibirlo alle persone con problemi di scissione della psiche.
Perchè io, su Facebook, sono amica di mio cugino diciannovenne di Telaviv, e sono amica anche del mio ulivo palestinese, non so se ve lo ricordate, ma si che ve lo ricordate.
Così mio cugino ha scoperto l'esistenza del mio ulivo palestinese (che, per fortuna, sapeva dell'esistenza di mio cugino, altrimenti immaginate che casino internazionale...)
Così mio cugino, dicevo, ha scoperto l'esistenza dell'ulivo palestinese e si è anche andato a guardare tutti i miei appelli su Gaza, e le foto che avevo pubblicato e, insomma, ha deciso che era venuto il momento di discutere con me di politica, in inglese.
Io, che mastico l'inglese come una vecchia con la dentiera nel bicchiere, e lui che tra qualche mese entra nell'Intelligence: parcondicio pochina.

Vi risparmio i miei pippotti buonisti e sgrammaticati.
Vi risparmio anche le sue minchiate aggressive in risposta ai miei pippotti buonisti e sgrammaticati.
Vi dico soltanto che avevo intravisto un barlume di speranza quando lui mi aveva scritto "...e sbagli a pensare che agli israeliani non dispiaccia per tutti questi innocenti uccisi...!"
A questo barlume di speranza mi ero aggrappata rispondendo "So perfettamente che per tanti israeliani che sostengono l'attacco, ce ne sono altrettanti che lo condannano".
Ed è qui che lui ha deciso di dimostrarmi il fallimento di Rabin, degli insegnamenti pacifisti, delle speranze nelle nuove generazioni e di un futuro di pace in medioriente.
E' qui che di mio cugino ho pensato Magari l'hanno adottato.
Perchè mi ha risposto: "Non hai capito. Dispiacerci ci dispiace. Ma meglio loro che noi".

Io, pensare che abbiamo mezzo dna in comune prima mi dà il voltastomaco, poi mi fa incazzare, poi mi dispiace, poi penso che è difficile per noi condannare da qui, poi che comunque la famiglia non si tocca, poi penso che sono intransigente, poi che Hamas, santamadonna, poi penso ad un'infanzia in un paese in panico costante e mi viene quasi da pensare Povero cugino.
Ma poi ricevo le lettere del mio ulivo palestinese, e guardo le foto della sua nipotina appena nata, e guardo tutti i reportage di gaza, e non sono pronta a scusare neanche in nome dell'elica di dna.
"Meglio loro che noi" è una frase che fa schifo. Non solo non c'è verità storica, dietro, ma è vomitevole nella forma e nel concetto.

Se ci penso, penso che questa era la frase incisa nella pallottola che ha ucciso Rabin, in ogni orma lasciata da Sharon nella camminata alla spianata delle moschee, nei morti di Shavra e Shatila.
Penso che mio cugino che dice "Meglio loro che noi" sia il migliore dei frutti di una politica miope e guerrafondaia.
Ma sono anche convinta, anzi sono certissima, che il mio bisnonno questa frase non avrebbe mai accettato di scriverla nel suo dizionario.
Qualcuno, forse, dovrebbe dirlo a mio cugino.

giovedì, gennaio 08, 2009




GAZA: O PACIFISTI O COMPLICI

mercoledì, gennaio 07, 2009



Genova è una città che si ricorda le date delle Grandi Nevicate come da altre parti si ricordando le feste comandate.

1986: io avevo cinque anni e costruivo pupazzi di neve a Marassi, dove abitavo nella casa con la tappezzeria con i pulcini arancioni.
Che se uno conosce Marassi lo sa quanto possa migliorare il contesto, un pupazzo di neve.

2005: primo anno da sola. Il mio lavoro era la maestra a chiamata. Aspettavo, aspettavo, aspettavo ma il telefono non squillava. Io, sepolta sotto le coperte a pensare Un altro giorno senza stipendio, quando finalmente il telefono suona: è mio fratello che dice Hey, guarda fuori! E fuori era tutto tutto tutto sepolto di neve. Così sono andata a piedi fino a Boccadasse, a fare palle di neve con la famiglia.
Che se uno conosce Boccadasse, lo sa quanto sia un posto meraviglioso, per fare a palle di neve.

Oggi: oggi mi dicono che nevica dappertutto, ma vico dolcezza e il centro storico sono un po' una delusione. In ufficio ci sono arrivata facile, anche se la strada era piena di genovesi che grugnivano.
Ma io confido nelle prossime ore, che non si fermi, non si fermi la neve. Così posso andare a fare palle di neve all'expo, con l'amica E.
Che se uno conosce l'expo, oggi pomeriggio ci trova là.

martedì, gennaio 06, 2009



Oggi finisce inesorabilmente la lunga parentesi delle vacanze, di noi che ci ostiniamo a mantenere un orologio biologico da bidelli.
Domani torno al lavoro e dicono che nevica.
Io, che al lavoro ci vado a piedi, penso Magari, che nevica.
Poi penso che ho anche la pissipissibaucologa dall'altra parte della città, domani, e allora penso Magari, che nevica, ma stanotte, domani mattina tutto bianco, domani pomeriggio gli autobus funzionano.

La parentesi delle vacanze è stata una parentesi graffa, di quelle con la punta proiettata in avanti, nei progetti del futuro.
Anche se non è proprio l'anno dei progetti, il 2009, diciamo che si spera sia l'anno delle cose che si aggiustano, nel presente più che altro.
Però un po' di ami lanciati, in queste vacanze di natale, quello si.
Lanessie eletta vicepresidente, all'unanimità, della futura meravigliosa associazione didattica.
Un po' di amicizie che si aggiustano, che trovano la loro dimensione, che tentano di trovarla.
Zaini e zaini di nuovi oggetti per rendere Vico dolcezza il luogo del presente.
I soldini già nella busta per la bici nuova.
Ma soprattutto un po' di idee chiare, nella calza della befana, il coraggio di dare le risposte che gli altri si meritano, quello di rimanere sulle proprie posizioni, quello di accettare dei compromessi prima impensabili.

Il 2009, tra le varie cose, si decide finalmente a chiudere la parentesi Stakanov.
Che, a vostra insaputa, vostra di lettori lontani, aveva avuto un lungo sbrodolamento negli ultimi mesi del 2008, e che adesso invece si merita una bella portata in faccia, trascinata dal vento della chiarezza e della sopravvivenza mentale della sottoscritta.
Lanessie inizia il 2009 con lo status di single felice.

Poi, insomma, il 2009 è anche l'anno del G8 in Sardegna e del Gay Pride a Genova.
Allora io penso che ci sia bisogno che il 2009 sia anche un anno politico, di nuovo, che se vado a vedere quando ho scritto l'ultimo post di politica, non avevano ancora eletto Denzel Washington alla Casa Bianca.

Allora queste sono le mie prossime azioni politiche:
Alla fiera dell'est, per due soldi, rinnovo l'abbonamento al Manifesto.
Con la copia del Manifesto, salto su un treno e vado a picchiare Ferrero finchè non gli viene un'idea.
Con l'idea di Ferrero fanno finalmente un partito.
Con un partito fanno opposizione.
Con un'opposizione noi possiamo finalmente essere di nuovo più a sinistra del partito d'opposizione.
Con le nostre idee a sinistra dell'opposizione ci torna la voglia di fare politica.
La voglia di politica si trasferisce anche sul blog.
Poi c'è l'angelo del signore, che al mercato mio padre comprò.

martedì, dicembre 30, 2008



Caro piccolo anno nuovo,
qualche mese fa avrei scritto una lista lunga chilometri di desideri per il 2009.
Tutta un'intricata ferrovia di desideri a partire da gennaio per arrivare a dicembre.
Ma poi è successo che invece del futuro ci si è sgretolato un po' di presente.
E questo mio mondo intorno - quello piccolo, il mondo delle mura domestiche - ha bisogno di un treno merci di sostegno.
Allora, caro piccolo anno nuovo, facciamo che chiedo una sola cosa per il 2009.
E non la scrivo neanche, tanto lo sai cos'è.
Tu semplicemente comportarti meglio del tuo predecessore.
Che tanto, peggio è praticamente impossibile.

martedì, dicembre 23, 2008


Ultimo giorno di lavoro.
Ero qui che pensavo a cosa regalarvi per Natale, drammaticamente senza idee.
Ed ecco che quel genio di eziomauro mi è venuto in aiuto.

Buon Natale, cari lettori.
Sotto il vostro albero l'inchiesta di oggi in apertura di Repubblicait.

"....Il futuro impossibile degli under 35. Sono tre milioni i lavoratori a termine privi di ogni tutela giuridica. Flessibilità significa che è più facile assumere. Il problema è che adesso stiamo vedendo il rovescio della medaglia: è più facile anche licenziare. "

Meglio tardi che mai, ezio!

lunedì, dicembre 22, 2008



"...alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre comprò..."

"Bleah, basta con questa canzone, io ne so un'altra!"

" E quale canzone sai? dai che la cantiamo con i tuoi compagni"

"Fa così: areareareareareare oh - arearearearearearae oh - iririiririri i - iririririri i ..."

(il piccolo A. , 6 anni e il cd dei blues brothers in macchina)

domenica, dicembre 21, 2008



Io non lo so se voi avete una fobìa. Una fobìa di quelle serie, di quelle che non si governano, che si fanno cose da imbecilli fuori controllo, in totale balìa della paura ingiustificata.
Io ce l’ho.
La mia fobìa si chiama I ratti.

Se voi non abitate in una città di porto, diciamo Napoli o Marsiglia, secondo me non potete capire del tutto cosa voglia dire essere rattofobica a Genova.
E’ come essere terrorizzati dagli orologi a cucù a Zurigo.
I ratti, a Genova, sono così tanti che vivono in tripla, spese escluse.

Le fobìe, chi ce l’ha lo sa, attraversano varie fasi.
Una decina di anni fa, la rattofobia mi faceva piangere. Vedevo un ratto a distanza di chilometri, mi piantavo in mezzo alla strada e giù lacrimoni silenziosi ma inarrestabili. Quando finalmente mi calmavo, cambiavo strada.

Poi sono passata al metodo Ray Charles.
Se vedevo un topo, o se solo sapevo essere nelle vicinanze di un qualche condominio topesco, chiudevo gli occhi e mi lasciavo guidare da qualcuno fin dall’altra parte.
La mia autonomia, s’intende, ne risentiva.
La fase Ray Charles era quella che mi faceva sentire più stupida di tutte. Mi comportavo così da scema che sembravo bionda.

La terza fase, recentissima, e successiva al primo anno di sedute dalla pissipissibaucologa, è stata l’autocontrollo. Finchè non vedi un topo vai. Se lo vedi, cambia strada respirando profondo. Se ne vedi un altro cambia strada ancora e così via. Era il metodo Pollicino. Ed ero già molto fiera di me.

Poi, stasera.
I primi tre passi da sola, dopo aver salutato l’amicaE, e un topo mi attraversa la strada a pochi metri.
Un topo relativamente piccolo. Diciamo che un miope avrebbe potuto confonderlo per qualcos’altro. Uno molto miope. Molto miope e valdostano, forse. Uno di Marsiglia, per quanto cecato, avrebbe detto “et voilà, un rat”, ma insomma.
Penso a quel punto di cambiare strada. Poi respiro profondo, e faccio un altro passo. All’istante, attraversa un altro topo. Stesse dimensioni. Stessa direzione.
Io sento distintamente la mia voce che dice “E che cazzo però!”.
E ho fatto un altro passo.
Poi l’ho detto di nuovo, mica lo so perché, “E che cazzo, però!”.
E ho fatto un altro passo.
A quel punto, a diciamo tre metri da me, spunta fuori la mamma di tutti ratti, ovviamente sempre incinta.
Enorme.
Anche un valdostano miope avrebbe fatto un salto indietro.
Il miope di Marsiglia avrebbe sparato.
Io ho fatto un salto indietro.
E mi sono uscite le lacrime.
E il sudore freddo alla schiena, che è una cosa fastidiosissima.

Già pensavo al giro lungo.
Ma poi ho detto “Vaffanculo!”.
Ho detto proprio forte “Vaffanculo”, e questa volta lo so perchè l’ho detto.
Perché nel frattempo pensavo Che cazzo, soltanto questa settimana ho scoperto di essere sottopagata, ho subìto la più grossa delusione d’amore della mia vita e ho accompagnato mia madre a fare la chemio. Adesso è venerdi. E non sarà uno stronzo di topo a farmi paura.

E così ho detto di nuovo Vaffanculo, forte, e ho proseguito.
Con le lacrime. E i sudori freddi. E camminavo come se dio mi stesse tirando i capelli.
Ma sono arrivata a casa.

giovedì, dicembre 18, 2008


Si, sono un sacco di soldi.
Ma sono 24 pagine scritte da Andrea Baiani, Stefano Benni, Mihai Butcovan, Massimo Carlotto, Ascanio Celestini, Vincenzo Consolo, Sandro Dazieri, Valerio Evangelisti, Dario Fo, Giulio Laurenti, Daniele Luttazzi, Paolo Nori, Ermanno Rea, Tiziana Rinaldi, Alessandro Robecchi, Domenico Starnone, Vauro.
E poi, se Il Giornale costa 1 euro, quanto volete pagare per il Manifesto?

martedì, dicembre 16, 2008




Io sto evitando di pensare al Capodanno, il più possibile.
Perchè io sento le scadenze, piango ai compleanni, mi deprimo ai Capodanni. Non è che riesco a fare finta che sia un giorno come un altro. Il capodanno mi impone l'eleganza e l'accerchiamento di masse festanti. I Capodanni mi impongono di verificare l'andamento della mia vita, contro la mia volontà.
Così alla fine cedo alle feste e poi passo il tempo a  fare Buster Keaton  appesa alla lancetta della mezzanotte.
Però quest'anno, che non so se si noterà di più il mio scazzo se vado ad una festa, se non ci vado o se ci vado e mi metto in un angolo, ho deciso che non mi preoccupo e mi concentro su Pasqua.
Perchè, a differenza di Capodanno, a Pasqua so cosa fare.
E Pasqua non impone nessuna verifica.
Ho un programma bellissimo, per Pasqua.
La pista ciclabile più lunga d'Europa, 326 chilometri, Passau-Vienna, il corso del Danubio, tutta pianura.

Sono già d'accordo con l'Esperto di Uova, che è un altro che basta parlare di viaggio e gli si illuminano gli occhi, e gli si annullano i doveri.
Sicuro che andiamo.

La pista ciclabile Passau-Vienna è la tappa certa nell'infanzia dei piccoli crucchi, come per noi il parco di Collodi, Gardaland e Pompei.
I piccoli crucchi, a cinque anni li piazzano sul sellino, e via a farsi i muscoli fino a Vienna. Polpacci teutonici, rauss.
In estate, la Passau-Vienna per le biciclette è come la Salerno-Reggio Calabria per le macchine. Ma senza buchi.
Io e l'Esperto di Uova cercheremo di driblare la massa evitando l'estate, ma sfrutteremo invece l'inquietante propensione alla perfezione dei crucchi usando ogni singola piazzola per tende, ogni colazione in B&B, ogni bagno pulito.
Treno più bicicletta fino a Passau, il Danubio chilometro per chilometro e all'orizzonte Vienna in primavera.

Sogno una comitiva di improbabili ciclisti mediterranei, con la ridotta nel cuore e l'acido lattico che urla. Sogno una partenza di massa, io, l'Esperto di Uova e tutti voi che vi volete accodare, che carichiamo la bici sul treno per Passau, che scendiamo dal treno e iniziamo a passarci la borraccia all'altezza di Linz come Coppi e Bartali. 
E per tutti immagino una maglia rosa porcello.
Vorrei qualcuno che fa il bandito, qualcuno che fa il campione, qualcuno il pirata.
Vorrei tutti noi che cantiamo superandoci sulla pista.
E che poi ci fermiamo per il tramonto.
Vorrei qualcuno che gli si buca la gomma e noi che la ripariamo con il cevingum.
Vorrei, che è un progetto bellissimo per aspettare il 2009.
E se non avete una bicicletta, questa non è una buona scusa.
Attualmente, neanche noi.
Di tutte le cose noiose di questo tempo, che piove e non nevica, e piove e ripiove, essere in ufficio con una maglia umida che puzza di muffa è la peggiore.

lunedì, dicembre 15, 2008


Un nervoso così, un nervoso da guardare negli occhi un pittbull aggressivo e dirgli Cazzo vuoi? non lo avevo da anni.
Ci penso e mi dico anche che forse è sano, che magari per la stessa cosa due anni fa mi sarei erosa gli zigomi con fiumi di lacrime e singhiozzi, invece questa volta mi incazzo e va bene così.
Rimane il fatto che, adesso che ho controllato, fatto e rifatto i conti, chiesto al Padreterno dei contabili, adesso sono proprio proprio sicura che ho bisogno di un secondo lavoro.
E infatti sono incazzata.
Ma cosciente.
E produttiva.

Così ho fatto la lista di schindler delle cose che escludo dal mio futuro lavoro pagnotta, per salvare me stessa dall'autocombustione.


Sono sicura che il mio lavoro pagnotta:
Non avrà a che fare con i bambini. Neanche da lontano. Neanche fritti.

Non avrà a che fare, in generale, con sfigati e problematici. Niente affidi educativi, niente ripetizioni a ritardati mentali dell'istituto nautico, niente cani con due zampe da portare a pisciare.

Sarà un lavoro piccolo, se dio vuole: mi servono 200 euro al mese, mica 2000. Un lavorino ino ino, insomma.

Possibilmente sarà una cosa che la faccio mentre non penso. Che mi metto lì e semplicemente eseguo. Qualcosa come cucire gli orli, ad esempio, o fare le treccine da africana alle adolescenti bianche. Giusto per fare pallidi ed inutili esempi, nel caso vi fosse venuto il dubbio che io ne sia realmente capace.

Sarà, per forza, un lavoro che lo posso fare quando riesco, non quando devo. Con delle scadenze ma senza orari.

Ma no, non mi metterò a vendere yerba life, e non andrò in giro con una spilla con scritto Ho perso 30 chili, chiedimi come.
E neanche cercherò di piazzare costosissime creme e preziosi sali da bagno a casa delle mie amiche.
Lo dico per tranquillizzarvi.
E no, niente siti per feticisti dei piedi, per quanto possa vantare un onorevole 36, perchè c'è qualcuno che c'è già passato e non me ne ha parlato bene.

Detto questo.
Escludendo anche la deratizzazione, nel caso vi fosse venuta in mente.
E lo scuoiamento dei pellami.
Qualche suggerimento?

venerdì, dicembre 12, 2008



Scrivo che puzzo di legna bruciata come un personaggio di Charles Dickens, dopo una mattinata al servizio del popolo manifestante, ad offrire the caldo vicino alla fiom che arrostiva le caldarroste.
Scrivo per voi che ve ne state a casa infreddoliti dopo il corteo, scrivo soprattutto per chi è stato dimenticato dai sindacati ed è dovuto andare a lavorare, per chi era malato ma sarebbe venuto. Un po' meno per quelli che il sindacato se lo sono dimenticato loro e sono andati a lavorare come fosse un giorno qualunque, come fosse un periodo qualunque, che si può ancora pensare solo per sè.

Scrivo con gli occhi che mi si chiudono, che ho dormito tre ore, perchè ieri è stata una delle giornate più orribili della mia vita. No, della mia vita no. Degli ultimi mesi forse neanche. Ma questo solo perchè gli ultimi mesi sono stati i peggiori di tutti. Diciamo che ieri è stata una giornata merdosa, nell'insieme delle giornate merdose.

Ieri mi hanno pagata.
Dopo tre mesi senza stipendio, io che facevo puffi ovunque, consegnando bigliettini della smemo con scritto Pagherò. Con le bollette accumulate, il frigo semivuoto, la pissipissibaucologa in stand-by.
Pagherò quando finalmente mi arriverà lo stipendio, c'era scritto sui miei bigliettini.

Lo stipendio ieri è arrivato, ed è meno di quando lavoravo nel call center.
Io pensavo che più in basso del call center non ci potevo arrivare, e invece si che si può, basta lavorare nel sociale.

Io come ci sono rimasta male ieri non lo potete sapere.
Sapere che ho uno stipendio annuale ai limiti della social card.
E che pensavo di no, pensavo che i soldini fossero di più, perchè avevo chiesto a qualcuno ancora più svagato di me, scema anche io però, si, ma tant'è che non me l'aspettavo.

Così ora lo so che il lavoro più bello del mondo non lo si può fare da solo, che è il più bello del mondo ma va accostato ad un lavoro pagnotta qualsiasi, nelle ore buche, in pausa pranzo, la sera.
Nel week end no, perchè di week end lavoro già.

Sapere che il lavoro più bello del mondo paga meno di un call center, ecco.
Perchè io sono Biancaneve, come al solito.
Penso che mi basta poco, che mi accontento di poco, che io non ho bisogno del ristorante il sabato sera.
Ed è vero che non ne ho bisogno.
Ma io penso che 1000€ al mese, siano veramente la soglia minima che dovrebbe essere garantita.
1000€ e basta. Sono Biancaneve, non Bakunin: non mi sembra una rivendicazione così rivoluzionaria.

Speravo finalmente in tre o quattro libri al mese, una casa in affitto, le bollette, un paio di scarpe, pagare la pissi, qualche giorno di vacanza, fare i regali di natale.
Per queste richieste, che non sono disposta ad abbassare ulteriormente, mi servono 1000€ al mese.
1000€ al mese, il lavoro più bello del mondo non me li dà.
Non mi dà la tredicesima.
Non mi dà la disoccupazione.
Non mi dà neanche un contratto, per ora, mi dà le prestazioni occasionali.

Allora ieri ero depressa all'idea di un secondo lavoro.
E all'idea delle rinunce.
E all'idea di quello che pesano le scelte.
E la coerenza, come pesa.
Ero veramente depressissima. Ero depresserrima.

Ma soprattutto ieri notte ero stufa.
Stufissima di essere sottovalutata.
Stuferrima.
Stufa di accontentarmi sempre, di essere considerata parzialmente.
Che brava che sei, eh, sei bravissima. Bravissima da 900 euro al mese.
Che bella che sei, eh, bellissima. Bellissima da fidanzata part time, in condivisione, in attesa.

Ecco, è questo.
E' che io valgo di più. Valgo più di 900 euro, valgo di più di un'attesa, valgo più di un amore part time.
Così ho scritto alla mia capa, le ho detto Va bene, morirò per delle idee: da questo lavoro non me ne vado anche se ho scoperto che non posso viverci.
Ma che sia chiaro che non me lo posso permettere.
E che per restare io ipoteco il mio tempo libero, ipoteco le mie necessità e la mia stanchezza. Pur di restare, troverò un lavoro pagnotta che non pagherà la mia competenza, ma almeno pagherà.
E resto perchè ci credo, e quando ci si crede si rinuncia, anche.
Ma che sia chiaro che io valgo di più.

L'ho scritto a lei, l'ho scritto a chi mi tiene in stand-by affettivo.
Ognuno ha le sue ragioni, ma io ho le mie.
Posso morire per delle idee, di morte lenta, ma perlomeno consapevole.

mercoledì, dicembre 10, 2008

L'invidia della Nessie per la neve

martedì, dicembre 09, 2008

Verità lombarde


Non guardate mai un film di Fassbinder tra le tre e le cinque del mattino.
In generale, non guardate mai un film di Fassbinder.
I popcorn al burro non si digeriscono.
Milano vuota di gente, con il sole, non sembra Milano.
Ma neanche Parigi.
In effetti sembra soltanto Milano, vuota di gente, con il sole.
Le nutrie non fanno schifo come i ratti.
I fiumi hanno un ascensore.
La mostra "Magritte e la natura" non merita il prezzo del biglietto.
Ma se te lo offrono, si.
I milanesi, per saltare una coda, dicono tutti di conoscere il vicesindaco.
Il sindaco non dice di conoscerlo nessuno. Forse la Moratti non ha potere sulle code.
I controllori del tram, a Milano, si muovono in branchi da undici.
Non illuderti di esserti risolta le cose solo per il fatto di pensarti una donna razionale.
Il basilico, a Voghera, si compra in vaschette di plastica. Senza terra. Lo dico per quelli che pensano come me di poter fare il pesto in Lombardia.
Esiste un film di Bertold Brecht con regia di Fritz Lang. Ed è bellissimo.
Non farti mai influenzare dal brutto nome di ristorante.
Ma neanche ingannare dalle foglie che coprono la luna.
La luna, in Lombardia, si apprezza a fette.
C'è un'altalena nella nebbia.

lunedì, dicembre 08, 2008



Non si deve temere la luce del sole 
con la scusa che è servita quasi sempre 
a illuminare un mondo miserabile 

(R. Magritte, 1946)                     

martedì, dicembre 02, 2008



Non è che potessi dire che non me l'aspettavo per niente.
Non era da Partigiano di Riferimento sparire così, per mesi.
Sempre che ci siamo scritti e telefonati Pronto, sono Angelo. Con la voce tremante, inconfondibile. Quel suo darmi del lei i primi tempi: Dottoressa, sono Angelo. E io: Professore, come sta?
Fino a quando, davanti a uno spitz non mi ha detto Se lei non si offende, potremmo anche darci del tu.
E così è stato, e il tu cambia un sacco di cose, apre nuovi canali. La trasformazione dagli aggiornamenti lavorativi ai racconti privati.
Fino ai suoi venirmi a prendere in Stazione Centrale, mettersi a braccetto per un sostegno galante, e portarmi a pranzo fuori - Offro io, non si discute, e se non prendi il dolce mi offendo.

Era già quasi caldo, che ci siamo visti l'ultima volta, e ho fatto tardi all'appuntamento con Stakanov.
E quando Stakanov è venuto lui da me, perchè io e il partigiano eravamo a metà delle chiacchere, uno accanto all'altro facevano ridere. Angelo in piedi, a stringere la mano a Stakanov, Stakanov un po' in imbarazzo, come sempre lui.
Davide e Golia che si danno del lei, rigorosamente galanti.

Stakanov è l'unico ad avere incontrato il mio partigiano di riferimento.
Perchè tutti voi, invece, lo conoscevate solo dai miei racconti.
A quanti l'ho detto, di quando ha rinunciato all'ospitalità svizzera per tornare alla Resistenza, di quando poi è andato a spalare le macerie la domenica dopo una settimana di lezioni, di quando ha resistito allo sgombero della polizia, di quando sono entrati a cercargli i fucili sotto la cattedra. E del suo astio contro Togliatti.
A quanti l'ho detto, della depressione nel vedere la sua milano sfiorita, del suo maggiolino in garage con cui aveva promesso - a me e a Stakanov - di portarci sul lago di Lugano.
Un uomo che a sentirlo parlare, uno si immagina spalle larghe afflosciate dagli anni, mentre il mio partigiano di riferimento era un uomo elegantemente magro, con le mani lunghe, da professore, con il fisico asciutto, da camminatore.
E con l'intelligenza acuta, la passione per Tolstoj, le citazioni a fior di labbra tremolanti.

Ci siamo visti l'ultima volta che non faceva ancora caldo, e ai primi caldi è morto.
Ma io, che ho rimandato la telefonata, mese dopo mese, perchè prima ci sarebbe stato da dirgli che Stakanov mi aveva lasciata - al di là della sua pessima premonizione da bar, con occhiolino, in cui mi aveva detto Vanessa, si vede che siete felici - e poi tutte le difficoltà del riavvio del lavoro, e poi il Festival della scienza, e poi soprattutto la notizia della StregaNocciola, insomma, rinviavo. Perchè io sono pessima, nel dare le cattive notizie.
E poi perchè le telefonate col mio partigiano di riferimento andavano fatte al momento giusto, con la calma giusta, la giusta capacità d'ascolto.

Così ho rimandato fino a quando non ho composto il suo numero, e l'ho trovato disabilitato.
E ho scritto al suo migliore amico, ma già lo sapevo.
L'alternativa era che fosse malato, lontano da casa sua. Ma francamente non so se il mio partigiano di riferimento l'avrebbe preferito.
Se è morto ai primi caldi, è morto prima di stare male.
Non so, insomma.
Meglio così, per un uomo che non ha smesso fino all'ultimo di pescare pratiche di vita dal fondo di uno zaino perso sul confine nell'inverno del 1944.

lunedì, dicembre 01, 2008



Ognuno ha il suo posto dell'anima.
Il mio posto dell'anima, il resto del mondo un po' lo odia.
E' la Lombardia.

I posti dell'anima non è che bisogna andarci a vivere.
Sono quei luoghi dove senti il bisogno, fisico, di andare. Per un pochino, per qualche giorno. Tutta la vita, no.
Io un po' sono appesantita dagli eventi, in questo momento.
Non affaticata, non proprio triste, un po' appesantita.
Sento le cose che succedono, le cose da fare, bloccate lì sullo stomaco come il cotechino con le lenticchie.
Per digerirle, Gaviscon e Lombardia.

Perchè poi in Lombardia succedono delle cose strane, a chi vi elegge il suo luogo dell'anima.
C'è stata una volta che la domenica mattina mi sono trovata in un'aula a discutere del futuro del futurismo.
Un'altra, all'improvviso, alla mostra di Bruno Munari.
C'è stata la volta del lago di como ad agosto che sembrava novembre.
E il mio primissimo spettacolo teatrale.
C'è stata la volta che ho fatto indiana jones nel fiume.
E lo sciopero degli autobus con tutti i milanesi appiedati e incarogniti.
Ricordi d'infanzia a parte.
E a parte i mille cortei.
Ci sono state tutte le interviste ai partigiani, che mi hanno cambiato la vita.
E il prete filippino che cantava Baglioni al karaoke.
Quella volta che abbiamo fatto le sette del mattino discutendo Andy Wharol si o no. E poi abbiamo fatto colazione.

Ho quattro giorni di Lombardia che mi aspettano.
E voglio tornare qui dopo aver fatto due cose importanti.
La prima è prendere un treno per omegna e andarmene al Parco della Fantasia Gianni Rodari, e poi dirvi com'è. Che poi a Omegna c'è anche il lago.
La seconda.
La seconda è che raccolgo il coraggio e chiamo il mio Partigiano di riferimento.
Non lo sto chiamando, lui non si è più sentito.
Ho un po' paura che sia l'ennesima pessima notizia del 2008.
Ma raccolgo il coraggio.
Lo chiamo.
E se va tutto bene, vado a fare un giro in maggiolino con lui.

domenica, novembre 30, 2008



Pastore Tedesco,
io credo di dare meno peso alle cose che dici tu che alle chiacchere con la mia edicolante la mattina.
Però questa volta.
Questa volta mi vai a fare lo storico incompetente, e allora.

Pio XII non ha fatto nessun gesto eroico, nell'andare a Roma dopo il bombardamento di San Lorenzo nel luglio 1943.
Anzi, ha fatto un danno, se non due.

Primo perchè tutta la rete di aiuto popolare, che scavava tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti, si interruppe all'arrivo di Pacelli.
Perchè tutti volevano una benedizione, un sorriso, un gesto. E tra le macerie non scavava più nessuno.
Bel risultato.

Secondo, perchè, quello che adesso passa come un sostegno al popolo di Roma fu, di fatto, un sostegno indiretto al fascismo e a Mussolini.

Pastore Tedesco, complimenti per la trovata.
Per risollevare Pacelli dalla miseria umana e storica nella quale si era seppellito da solo sostenendo le leggi razziali e appoggiando la fuga di fascisti e tedeschi in america latina nel 1945, non potevi tirare fuori dal cappello nessun coniglio più inutile e controproducente.

venerdì, novembre 28, 2008


Gli autobus d'inverno.
La gente che sale con l'aria del sopravvissuto, la pelle rossa, il naso che cola, gli occhi che lacrimano.
C'è silenzio, sugli autobus d'inverno, perchè il freddo congela un po' le idee e un po' le parole.
Poi però, piano piano, il freddo esce dalle ossa, il calore umano dell'autobus aiuta la ripresa.
E, incrociando gli sguardi lacrimanti, concentrandosi senza volere sul naso del vicino che cola, sui trucchi sfatti dal vento, sulle pettinature alla boy george, alla gente viene da ridere.
Perchè le persone, d'inverno, sono ridicole.
Non c'è come il freddo per abbattere il culto del corpo.
A me viene tantissimo da ridere, intorno agli zero gradi

mercoledì, novembre 26, 2008



Se poi ti trovi con il conto alla rovescia Gentili signori, tra cinque minuti comincia la Rivoluzione, non è che puoi chiedere una proroga.

Anche se non è il momento, anche se la Rivoluzione che ti trasformerà la vita, ad organizzarla tu, magari avresti aspettato qualche mese, non adesso che è già tutto un casino, che c'è una precarietà della vita prima ancora che del lavoro, e comunque anche il lavoro ci mette il suo, che sono ancora senza stipendio, ancora per poco, ma ancora.

Ma è per questo che il conto alla rovescia della Rivoluzione lo fa sempre qualcun altro, perchè se stessimo lì a vedere ognuno quando può, quando è libero, scusa venerdi no che ho il biglietto per il teatro, la Rivoluzione poi non la si fa più, come quando ci si dice Poi ci vediamo, eh, organizziamo una cena.

Così ieri i miei due amici bellissimi, che completano il mio cervello con tutte le competenze scientifiche che io ho sempre evitato di raccogliere, sono venuti a cena e hanno detto La Rivoluzione è una cena in Vico dolcezza.
Cinque
Quattro
Tre
Due
Uno.

E io sono salita sulle barricate.
Anche se non era il momento.
Anche se io, per me, magari in primavera. Anche perchè ai cambiamenti piace l'aprile.
Anche se io avrei massimalisticamente aspettato un po'.
Ma il conto alla rovescia era ieri.
E allora sia.

Sono la futura Responsabile Didattica dell'Associazione Prospettiva Ranocchio.

lunedì, novembre 24, 2008



Domenica, h. 19.00

Ero congelata morta.
Avevo lavorato tutto il pomeriggio nella galleria del vento, ma senza giacca, a creare burattini per i bimbi.
Centomila bimbi. Un milione di bimbi.
Senza giacca perchè, prevedendo il freddo polare, avevo scelto la versione Omino Michelin: piumino lungo fino alle ginocchia, cappuccio da Amundsen. Ma a quel punto stare accucciata a prospettiva ranocchio era impossibile. Così, dovendo scegliere tra sopravvivere ad altezza uomo o morire ad altezza ranocchio, ovviamente mi sono immolata in maglioncino primaverile.
Vi faccio vedere come muore una pedagogista.

Sono tornata a casa che mi muovevo come una macchinina del meccano, ho messo sul fuoco la zuppa, l'ho ingoiata bollente e alle ottoequarantacinque ero sotto il piumone.
Ed è lì che ho completamente sbagliato il film.

Ci sono dei film che un medio trentenne di sinistra ha visto almeno un paio di volte.
Terra e libertà.
Achtung Banditi.
Sacco e Vanzetti.
La classe operaia va in paradiso.

Io, la classe operaia va in paradiso non l'avevo visto.
L'ho visto ieri.
E mi ha fatto orrore.

Intanto perchè Gianmaria Volontè sudato, con i brufoli, la camicia viola attillata con la cravatta bordeaux non si può vedere.
Gianmaria Volontè brutto, in un miliardo di primi piani mentre borbotta Vada via'l cu.
Io lo guardavo e cercavo di concentrarmi su di lui in Giordano Bruno, che sopporta stoicamente le torture con quel fisico, quel fisico che Elio Petri nella Classe operaia va in Paradiso gliel'ha fatto lasciare nel camerino.

Poi, anche, perchè se siete sotto il piumone che tremate dopo essere morti di freddo da eroici pedagogisti, un film ambientato fuori dai cancelli di una fabbrica di Milano, alle sette e mezza di mattina, a gennaio, non è una grande idea.
Io li vedevo tremare nei loro cappottini, gli operai, e mi raggomitolavo ancora di più nel piumone, aspettando il tremendo calore dell'officina.

Ma soprattutto, tutte quelle scene con la luce blu del televisore.
Loro che mangiano davanti al televisore.
Loro che litigano nella luce blu del televisore.
Il figlio, da solo, nella luce blu del televisore.
La voce di Mike Bongiorno nel silenzio della cucina di GianMaria Volontè, operaio pagato a cottimo.
E io non ce l'ho fatta, a godermi il film.
Ero lì che inorridivo per il declino della classe operaia, che in questo film non assomiglia neanche un po' a Cipputi, neanche un po'.
Mi è venuto persino da pensare che in questo film non è che se lo meritano troppo il paradiso.
Che io Cipputi subito lo mandavo in paradiso.
Ma questi operai qui, del film, qualche anno di purgatorio, magari.

E poi ho iniziato a vedere Brunetta, a vedere tutti quelli che si chiedono Ma com'è che gli operai votano Lega? come se fosse una cosa che non la poteva capire nessuno.
Le risposte sono tutte lì, in un film brutto, con GianMaria Volontè brutto, con Mariangela Melato che non l'ho nemmeno riconosciuta, con una musica di Morricone che sembra il suo gatto con le unghie sulla lavagna.
Un film brutto, che secondo me Elio Petri l'ha girato forse per dire che è meglio il sindacato di quelli di Lotta Continua, forse l'ha girato per dire Che vita di merda, forse l'ha girato per dire Come mai come mai sempre in culo agli operai, forse per dire Si diventa pazzi, a stare nell'officina, che si entra quando è buio e si esce quando è buio.
Non lo so cosa voleva dire Elio Petri. Ho guardato anche gli extra, ma non lo spiegava neanche lì.

Comunque io, invece, ci ho visto Brunetta e ci ho visto la Lega e mi è venuta la tristezza, il dubbio che sia tutta colpa di Mike Bongiorno, e mi è venuto ancora più freddo. Non mi passava più, il freddo, ieri.
Ma fa anche tanto che non ho aperto la rotella del calorifero in camera.

domenica, novembre 23, 2008

TEST
Se sabato voi aveste tentato per la prima volta il dolce che pensavate di proporre alla cena di martedi, e foste rimasti delusi dal risultato...:
  1. a) Martedi tentate di nuovo, variando le dosi
  2. b) Martedi cucinate un altro dolce, tipo il tiramisù, che non sbaglia mai
  3. c) Martedi vi lanciate su un'altra novità, son cazzi degli invitati.
Ogni riferimento a cose o persone realmente esistenti è puramente casuale

giovedì, novembre 20, 2008



Non ce n'è uno, uno solo, che lo sento per telefono e non mi dice che questo è un periodo di merda.
Tranne quelli che li sveglio di notte, li spavento e non hanno neanche la forza di fare i paragoni con sè stessi, e cercano di stare svegli quel tanto che basta per coccolarmi. E basta, eccome se basta. 
Ma gli altri, quelli che li sento da lucidi mi dicono Che situazione di merda la tua. Mi dispiace tanto tanto. Ma sai cosa è successo a me?
E via con una collana di sfighe massime, quando non tragiche.

Sembra il meeting internazionale della sfiga organizzato da cielle.
E' anche peggio della famosa legge di Murphy Se qualcosa può andare male lo farà.
Lo slogan è Se qualcosa può andare male, lo fa.

Io mi dico che dobbiamo fare qualcosa.
Non so, magari un'enorme bambola di stoffa in piazza san lorenzo, con ognuno che ci infila dentro un ferro da calza e vediamo se va meglio.
Oppure corrompiamo un astrologo.
O sgozziamo un vitello.
Una macumba.
Quadrifogli e cornetti.
Un bambino dalla rupe.

Ma per eliminare veramente la sfiga, direbbe una mente scientifica, dobbiamo individuarne le cause.
Qualcuno è mica a conoscenza di una tournèè di elton john in italia?

martedì, novembre 18, 2008


Se c'è una donna, una, che non è mai stata bambina, questa è Angela Merkel.
Io me la immagino, a sei mesi che legge le quotazioni di borsa, a tre anni che concede i prestiti ai compagni, a sette che denuncia la sua compagna che sporca il banco con l'inchiostro, a tredici che pensa all'amore come ad un pericolo, a venti con le rughe da cinquantenne.
A me fa paura, come donna, Angela Merkel.
Credo che sia una di quelle persone che non solo non capiscono l'ironia, ma s'infastidiscono perchè qualcuno sta perdendo secondi preziosi a ridere.
Io, se dovessi scrivere una fiaba con una matrigna, la matrigna avrebbe la faccia di Angela Merkel.
Non perchè è cattiva. Perchè è fredda.
E' il surgelatore del G8, Angela Merkel.
E' la Grimilde dell'Unione Europea.

Ora, detto questo, magari ci può anche essere qualcuno che la trova un personaggio positivo.
Un buon politico.
Un serio cancelliere tedesco.
Non so, dico, magari.
Ma simpatica.
Divertente.
Ironica.
Ecco, quello, secondo me, no.
A uno ci possono anche piacere i doberman, però poi non è che va in giro a dire che sono dei cuccioloni dal pelo folto.

Se il nostro presidente del consiglio pensa veramente che, accogliendo Angela Merkel al vertice italo-tedesco, in un momento di crisi economica, con la Germania potenza europea e l'italia in piena recessione, sia un'idea intelligente nascondersi dietro una colonna e farle Bù!, io, da educatrice, mi preoccupo.
Mi preoccupo come mi preoccuperei di un bambino che si spoglia nudo in classe, di un altro che urla Ho faaaaameee in mezzo al cinema, di un terzo che bacia in bocca la preside.
Mi preoccuperei e direi Questo bambino non riesce ad analizzare il contesto sociale e a comportarsi di conseguenza.
Non comprende le regole del vivere sociale e, piccino, va aiutato.

Così io vorrei fare una raccolta firme per dotare Berlusconi di un affido educativo.
Cioè di un volenteroso educatore ventenne che se lo vada a prendere tutte le mattine, lo accompagni in giro a fare tutte le sue cose, e che sia presente e critico ogni volta che il piccolo silvio fa una cazzata. Che se lo prenda, che gli parli, che lo faccia ragionare. Sulle sue azioni, sulle conseguenze, sul contesto, sui modi e sul suo rapporto con gli altri.
Un educatore che vada a mediare all'Onu, al G8, all'Unione Europea - come si fa in consiglio di classe - per farlo integrare, per accostargli una maestra di sostegno, per evitare che venga emarginato dai compagni.

Credo sarebbe divertente, se non fosse così dannatamente tragico.

lunedì, novembre 17, 2008



Ho fatto un test scemo su facebook.
Dice: Che infanzia hai avuto? Molto televisiva o poco televisiva?
E c'erano delle domande.
Su Lupin III (il nome di quello con le pistole).
Su Olly e Benji (quanto era lungo il campo da calcio? - ma veramente voi lo sapete quanto era lungo il campo da calcio?).
Su Mc Gayver (qualcosa su un apriscatole)
Su Genitori in Bluejeans (c'era una figa da paura in genitori in bluejeans?).
Io sapevo due risposte su quindici.
Una era su baywatch (il nome del bagnino che era david hasselhoff, e lo so perchè aveva anche un gruppo musicale).
La seconda era sui simpson, ma me la sono dimenticata.
Le altre ho risposto a caso, e credo di averle sbagliate tutte.

Ora, facebook non mi crede.
Non essere creduta dagli umani, passi. Ma da facebook.
Ha passato i suoi cinque minuti ad elaborare e poi mi ha detto Tu non me la conti giusta.
E il profilo del test, che avrebbe dovuto corrispondermi - ma che non vi copincollo, perchè poi magari si scopre che l'ha scritto un giornalista de Il Giornale - dice più o meno che io devo sicuramente avere passato l'infanzia davanti alla tv e così adesso sono così rincoglionita da non sapere delle banali risposte su Pollok combina guai.
Io l'ho pubblicato sul mio profilo di facebook, il risultato di questo test sulla mia infanzia.
(Invece quello del Test sui sette peccati capitali non l'ho pubblicato perchè io volevo Lussuria o almeno Accidia invece è venuto superbia e ci sono rimasta malissimo proprio).
Questo dell'infanzia l'ho pubblicato.
Perchè mi piace presentarmi come una che non le credono neanche i test online.
Dà una vaga idea del personaggio.

domenica, novembre 16, 2008

AUTOCENSURA

Io qui avevo pubblicato un post che mi piaceva e che non l'avevo scritto io.
Era un post che se la prendeva con Grillo e coi grillini.
Un post supponente, vero. Ma insomma, era contro Grillo. Grillo è il Guinnes dei primati della supponenza.
Così l'avevo copincollato.

Ma poi mi si dice che questo signore supponente, di cui avevo copincollato il post, scrive su Il Giornale.
Viene definito il Marco Travaglio de Il Giornale.
Già io non sopporto il Marco Travaglio originale, figurarsi. 

Il post mi piaceva.
Ma adesso che sono andata a vedere le altre cose che scrive questo signore qui, lui non mi piace per niente.
Così l'ho cancellato.
E non potete leggerlo più.
Chiavutoavutochiadatoadato.

Però, anonimo delatore, la prossima volta, un po' più di tatto, eh...
Tipo: Nessie, guarda, mi dispiace tanto tantissimo, ma te lo devo proprio dire, sei pronta? Dammi tu il via, te lo dico? Hai pubblicato sul tuo blog il Marco Travaglio di destra!
Ecco, così. 
Le brutte notizie si danno in mezzo alle coccole.

sabato, novembre 15, 2008

AL RITORNO DALLA FESTA DELLA ZUCCA...




...Era un principe così brutto, ma così brutto, che Cenerentola tornò a casa alle dieci e un quarto.

giovedì, novembre 13, 2008

ASSOLTI I VERTICI DELLA POLIZIA...


...CARA DEMOCRAZIA, RITORNA A CASA CHE NON E' TARDI...

mercoledì, novembre 12, 2008



Visto che le novità odierne concedono un mezzo sorriso, fermo restando le precedenti notizie di merda, ho pensato di trovarmi una nuova ragione per fare la vittima, e sono due giorni che ho un dolore allucinante al fianco sinistro.
Forse è il muscolo contratto, forse  è il rene, il dato di fatto è che fa un cazzo di male fottuto.
Allora adesso sono seduta sulla sedia che se mi alzo fa ancora peggio, e così scrivo già il post per domani.
Tanto domani sono in caritas.
Sic.
In caritas. 
Nessie, da te non me lo sarei mai aspettato.

Comunque, oggi, tra fitte di dolore e pioggia, giusto prendevo un autobus pieno di umida umanità brontolante e imprevedibilmente silenziosa.
Mentre le nuvole di umido si alzavano dai giacconi, e gli ombrelli lacrimavano sul pavimento, ecco che in questo silenzio composto suona un cellulare.
Conversazione banale, ma tutti noi, viaggiatori solitari, non abbiamo potuto fare a meno di tendere l'orecchio davanti al Stasera minestrone o gnocchi? Il bambino sei andato a prenderlo? Era bagnato? Hai messo le scarpe sotto il calorifero? Ciao, bacio, sto arrivando, comunque.
Quando il silenzio umido è tornato io ho fatto un pensiero.
Mi sono detta, e se la frontiera della nuova propaganda politica, non potendo più andare a diffondere l'Unità porta a porta, si nascondesse dietro a questi momenti di obbligato ascolto?
Qualcosa del tipo:

Pronto?
Ciao, come stai? Mah, io un po' giù perchè oggi sono stata a scuola e ho scoperto che per colpa della riforma Gelmini, l'anno prossimo non posso iscrivere Giacomo al tempo pieno. E così adesso, capisci, mi tocca pagare una baby sitter cinque giorni a settimana. Ho fatto due conti: mi costava meno l'ici!...

Oppure:
Pronto? Oh, ciao, com'è il tempo lì a Napoli? Qui continua a piovere! Come sarebbe che hai i topi in casa? A causa della spazzatura? Ma io ho visto in televisione che Berlusconi l'ha fatta togliere...Ah...no...solo in centro? Eh, certo, se non lo sai tu che ci abiti...Minchia, quanti sacchi? Tutta la strada? ...guarda, faccio così, ti chiamo stasera che mi racconti per bene. Ciao

Ma anche:
Oh, ciao, è tutto il giorno che ti cerco...! Una telefonata veloce, che lo sai quanto mi costa chiamare lì in Francia...Ma dai, veramente? Tutto il giorno a prenderti per il culo perchè sei italiano, dopo la battuta di Berlusconi su Obama? Mamma mia che figura di merda internazionale! E meno male che con questo governo dovevamo aumentare il prestigio in Europa...!

Ecco, cose così.
Un po' di abilità recitativa, un po' di faccia da culo.
Un po' di argomenti sensibili al nervo del passeggero.
Io la chiamerei la controinformazione tecnologica.
Secondo me funziona, e comunque è l'unico modo di parlare all'italiano medio, costretto ad ascoltarti, tra il suo ombrello e la sua noia.
Ci proviamo?


Quando per la quarta volta uscirò nella foresta a ritirare i vestiti stesi e grondanti d'acqua, per lavarli di nuovo e di nuovo stenderli, cosicchè l'ennesimo temporale me li faccia di nuovo marcire,
quello sarà il momento in cui, indifesa, cadrò nella trappola dei vietcong.