domenica, dicembre 21, 2008



Io non lo so se voi avete una fobìa. Una fobìa di quelle serie, di quelle che non si governano, che si fanno cose da imbecilli fuori controllo, in totale balìa della paura ingiustificata.
Io ce l’ho.
La mia fobìa si chiama I ratti.

Se voi non abitate in una città di porto, diciamo Napoli o Marsiglia, secondo me non potete capire del tutto cosa voglia dire essere rattofobica a Genova.
E’ come essere terrorizzati dagli orologi a cucù a Zurigo.
I ratti, a Genova, sono così tanti che vivono in tripla, spese escluse.

Le fobìe, chi ce l’ha lo sa, attraversano varie fasi.
Una decina di anni fa, la rattofobia mi faceva piangere. Vedevo un ratto a distanza di chilometri, mi piantavo in mezzo alla strada e giù lacrimoni silenziosi ma inarrestabili. Quando finalmente mi calmavo, cambiavo strada.

Poi sono passata al metodo Ray Charles.
Se vedevo un topo, o se solo sapevo essere nelle vicinanze di un qualche condominio topesco, chiudevo gli occhi e mi lasciavo guidare da qualcuno fin dall’altra parte.
La mia autonomia, s’intende, ne risentiva.
La fase Ray Charles era quella che mi faceva sentire più stupida di tutte. Mi comportavo così da scema che sembravo bionda.

La terza fase, recentissima, e successiva al primo anno di sedute dalla pissipissibaucologa, è stata l’autocontrollo. Finchè non vedi un topo vai. Se lo vedi, cambia strada respirando profondo. Se ne vedi un altro cambia strada ancora e così via. Era il metodo Pollicino. Ed ero già molto fiera di me.

Poi, stasera.
I primi tre passi da sola, dopo aver salutato l’amicaE, e un topo mi attraversa la strada a pochi metri.
Un topo relativamente piccolo. Diciamo che un miope avrebbe potuto confonderlo per qualcos’altro. Uno molto miope. Molto miope e valdostano, forse. Uno di Marsiglia, per quanto cecato, avrebbe detto “et voilà, un rat”, ma insomma.
Penso a quel punto di cambiare strada. Poi respiro profondo, e faccio un altro passo. All’istante, attraversa un altro topo. Stesse dimensioni. Stessa direzione.
Io sento distintamente la mia voce che dice “E che cazzo però!”.
E ho fatto un altro passo.
Poi l’ho detto di nuovo, mica lo so perché, “E che cazzo, però!”.
E ho fatto un altro passo.
A quel punto, a diciamo tre metri da me, spunta fuori la mamma di tutti ratti, ovviamente sempre incinta.
Enorme.
Anche un valdostano miope avrebbe fatto un salto indietro.
Il miope di Marsiglia avrebbe sparato.
Io ho fatto un salto indietro.
E mi sono uscite le lacrime.
E il sudore freddo alla schiena, che è una cosa fastidiosissima.

Già pensavo al giro lungo.
Ma poi ho detto “Vaffanculo!”.
Ho detto proprio forte “Vaffanculo”, e questa volta lo so perchè l’ho detto.
Perché nel frattempo pensavo Che cazzo, soltanto questa settimana ho scoperto di essere sottopagata, ho subìto la più grossa delusione d’amore della mia vita e ho accompagnato mia madre a fare la chemio. Adesso è venerdi. E non sarà uno stronzo di topo a farmi paura.

E così ho detto di nuovo Vaffanculo, forte, e ho proseguito.
Con le lacrime. E i sudori freddi. E camminavo come se dio mi stesse tirando i capelli.
Ma sono arrivata a casa.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Chi più, chi meno, sapevamo ce l'avresti fatta, un giorno.

silvano ha detto...

Non ho paura...beh non lo so ci vado vicino, ma mi fanno molto schifo. Per fortuna non abito in una città portuale. Per fortuna.
Ho visto una volta in una piccola città francese vicino a Cannes la manifestazione della locale CGIL delle pantegane, una decina di bestie enormi, i francesi passavano senza farci poi troppo caso, facendo un leggero semicerchio ad evitarle, io ho cambiato strada, perchè erano troppe e troppe grosse.
ciao, silvano.

lastreganocciola ha detto...

sciapò. molto sciapò.

e. ha detto...

So quant'è difficile, e ti ammiro un sacco :-)

Gìa ha detto...

OSSSSTIAAAAAAAAA!!!!!!!!! cazzuta come poche! :-)))

lanessie ha detto...

@anonimo: io meno

@silvano: benvenuto, intanto! :O) sicuro che le pantegane francesi non fossero baguettes abbandonate ai bordi della strada?

@tuttelealtre: grazie, tesori :O)

silvano ha detto...

Non so, si muovevano e avevano la coda ed il pelo, bleahhh!
;)

lanessie ha detto...

baguettes, sicuramente!
:O)

O' Pastore ha detto...

Bacissimi!

Siamo tutti orgogliosi di te!

Tra l'altro il mio amico Cecco il Ratto di Via Sampierdarena, mi ha detto che quella era una ratta single, sottoproletaria e abbandonata da un ratto violento e prevaricatore, tra l'altro iscritto a Forza Nuova, e che non ti avrebbe mai torto un capello, anzi, era lì per incoraggiarti sulla strada della lotta in questo periodo duro.

Io al ratto Cecco ci ho detto che la proleratta poteva anche starsene a casa e farti pervenire un telegramma, ma mi sa che si è offeso...

lanessie ha detto...

Dicci al Compagno Cecco che apprezzo l'intenzione, un po' meno il gesto
:O)