giovedì, giugno 25, 2009



"... il treno suburbano Milano Porta Garibaldi - Milano Rogoredo è stato soppresso".


Ecco, giusto quello che mancava alla mia giornata, cominciata alle 6 con la precisa voglia di darmi per dispersa, altro che tornare a Genova.
Un micino che mi ruba il sonno scavando con le unghie nel mio istinto materno.
Gli equilibri da chiarire.
Luglio che si avvicina minaccioso, lui (luglio) e i suoi fottuti programmi a distanza.
Io che voglio darmi per dispersa e invece parto, ingrugnita e depressa alle 7 del mattino da Boscolandia. Per poi vedermi sopprimere il treno e perdere la coincidenza.
Ci sono delle mattine che c'è un perchè se ti svegli incarognita.
Così tento uno scatto giamaicano via metropolitana per intercettare il regionale a Milano Centrale, ma perdo, clamorosamente perdo, che quando arrivo il treno è da qualche parte tra Famagosta e Pavia e non è neppure segnato sui cartelloni.
Ed è qui che inizio la mia battaglia.
Biglietteria.
Coda
Coda
Coda
Coda
Io
"Buongiorno, ho un biglietto da Boscolandia a Genova ma ho perso la coincidenza con il regionale perchè avete soppresso un treno"
"C'è l'intercity delle 9:05"
"Va bene, cosa devo fare per il biglietto?"
"Sono sette euro di supplemento"
"No, non credo: il treno l'ho perso perchè avete soppresso la coincidenza"
"E allora cosa vuole?"
"Voglio arrivare a Genova il prima possibile"
"Innanzitutto l'erba voglio non esiste neanche nel giardino del re".

Un solo urlo dentro di me: voi, che avete americanizzato tutto, i costi, i treni, i biglietti e i vostri cazzo di megafoni che non mi fanno dormire ricordandomi ad ogni fermata che non devo gettarmi dal treno se non è ancora fermo, tutto avete privatizzato, tranne i cazzo di impiegati frustrati delle 830 del mattino, voi dovete morire tra atroci tormenti.
Ma invece sorrido.
E vado allo sportello informazioni del binario 21.
Dove trovo una persona gentile.
A cui faccio gli occhioni tristi tipo gatto con gli stivali di shrek
Non dico che sfodero lo charme, perchè dovreste vedermi, stamattina. Sembro, non so, Gorbaciov?
Ma soprattutto capisco che il signore gentile delle informazioni odia quelli della biglietteria e allora ne parlo male Guardi, avessi saputo subito che potevo venire da lei che è così gentile...

Ho vinto.
Ho preso l'intercity con lo stesso biglietto del regionale tutto timbrato e controfirmato che sembra il lasciapassare di Casablanca.
Sono arrivata in ufficio con un imbarazzante ritardo.
Ma sentendomi Rick Blaine

lunedì, giugno 22, 2009

Sono le 9 e 44.
Se state entrando a votare e vedete una donna con i codini che vi dà le spalle scrivendo su un portatile davanti alla finestra, siete appena entrati nel mio seggio.
E' comunque statisticamente improbabile che questo succeda, visto che dalle 7 di stamattina sono venuti a votare in cinque.
Una percentuale di voto che sembrano gli Stati Uniti prima di Obama. Io, se penso a tutta la carta distribuita per l'Italia per un referendum che si rivelerà lontano dal quorum quanto i gregari da Bartali, mi viene una rabbia che prenderei Segni e lo manderei a piantare alberi in amazzonia.
Sarà anche che non ho dormito un minuto che sia uno, e questo aggiunge nervoso al nervoso.

Sembra infatti che vico dolcezza sia diventato il luogo privilegiato per tutta una serie di ambientazioni narrative: le favole di Esopo, il dottor dolittle, i musicanti di brema, il libro della Giungla, viaggio al centro della terra...
Ricordate formiche e scolopendre? Erano solo l'avanscoperta dell'enciclopedia degli animali che sta spuntando dall'altro ieri da fessure e finestre di casa mia.

Partiamo dall'inizio.
Sabato pomeriggio, mentre io timbravo la foresta amazzonica, scheda per scheda, l'omm della tempesta mi ripuliva tutto il cortile da due anni di schifezze marce accumulate sopra e sotto i vasi, sopra e sotto le scale, sopra e sotto i fili da stendere.
Ha pulito, trasformato e anche costruito una passerella per la bicibellula, per salvarla dal prossimo feticista del marsupilami.
Questa è stata una prova meravigliosa di affetto e dolcezza, e io ho dovuto fare un passo indietro nella mia convinzione della totale autonomia delle femmine.
Però a questo punto comincio a pensare che sotto le schifezze, i vasi, le scale e i fili da stendere ci fosse un antico cimitero di entomologi, e che lo scrupoloso lavoro dell'omm della tempesta li abbia risvegliati dal loro antico sonno.
Perchè già sabato sera la mia vita è stata attentata dalla presenza di un minaccioso scorpione sul pavimento che io, senza occhiali, non avrei neanche visto, ma che è poi stato ucciso senza pietà da una macumba e da una mensola di legno.
Indiana Jones.
Jules Verne.
Io che strillo e l'omm della tempesta che lo uccide a malincuore e preoccupazione.

Poi, ieri, l'omm della tempesta è partito, e io e la ragazza fuori moda siamo rimaste sole solette nel set dei musicanti di Brema.
Siamo tornate a casa che erano le undici e mezzo, ci siamo sedute in sala, abbiamo fatto le chiacchiere, poi abbiamo preso in mano le reciproche borse e siamo andate verso le camere. Quando...(musica da hitchcock)... all'improvviso, ho toccato con un dito una cosa viscida e bavosa: una lumaca strisciava sulla mia borsa preferita innondandola di saliva lumacosa.

Lei non l'ho uccisa, perchè le lumache mi piacciono, ma la ragazza fuori moda - terrorizzata dalle lumache come solo un fascista - ha scoperto con orrore le tracce del suo passaggio in tutte le sedie della sala.

A questo punto sono andata a dormire, e l'orologio diceva Mancano 5 ore alla sveglia.
Ho controllato sopra e sotto il letto, tra le lenzuola e sul muro, e a quel punto mancavano 4 ore e cinquanta alla sveglia.
Quattro ore e cinquanta che ho passsato con gli occhi aperti e l'insopportabile sensazione che stessero saltando fuori da tutti gli angoli pulci salterine, topi ballerini, caimani del nilo, scarafaggi atomici e ragni pelosi.

Non sono saltati fuori, ma io ho un sonno che mi sembra di essere tornata ieri dall'erasmus.
Ma chiuderò comunque con due note positive.
Repubblica it dice che Berlusconi è politicamente morto.
E tutta questa storia entomologa sta riuscendo a distrarmi dal fatto che venerdi ho suicidato il mio cellulare.

giovedì, giugno 18, 2009

Rubate dieci minuti del vostro tempo per commuovervi un pochino anche voi davanti a quello che eravamo e a quello che ancora siamo.


Non so se raccontarvi prima della triste metafora o della bellissima conferma sociopolitica.
Facciamo la triste metafora, va’, che è veloce, concisa e facilmente comprensibile: le stanze dove si svolgono le riunioni di S e L nei vicoli sono invase dagli scarafaggi.
Scarafaggi grossi, schifosi e incuranti di ogni tentativo di rinascita della sinistra.
Superato il trauma, abbiamo fatto riunione al bar.

Detto questo, se riesco ad evitare di essere traviata dalle metafore, la serata mi ha regalato una collana di notizie confortanti e un singolo cameo di disperazione, che tengo per ultimo.

Una prima notizia confortante è che i voti a Genova per S e L sono stati più o meno nella media nazionale, ma c’è un quartiere dove abbiamo superato il 10%, e quel quartiere è il mio.
Sarà anche una notizia completamente autoreferenziale, però è importante sentirsi a casa in casa propria.
Tra l’altro, lo dico per la Comunety, un altro posto dove siamo andati bene è la zona dell’amica E. e del G punto. Insomma, continuiamo a vivere in un’oasi, e non dobbiamo dimenticarcelo.
Avrete peraltro notato che non sto citando il nome del partito: lo faccio per evitare che i potenziali elettori, cercando su quel libro degli errori che è gugol, finiscano qui invece che nelle pagine tutte carine del sito ufficiale, e per prima cosa si trovino davanti alla triste metafora degli scarafaggi.
Facciamo che questa è l’azione antifascista della settimana.

Ma la vera, vera fonte di gioia in questa riunione al bar è che c’è un gruppo che sta lavorando per aprire un circolo arci nei vicoli, che sia anche luogo di riunioni per S e L, ma anche un circolo con le cose dentro dei circoli, con i tavolini, con le birre, con la musica, con la chitarra.
Per spiegarci, alla riunione, dicevano Diciamo una casa del popolo.
Io a questa cosa qui già mi brillano gli occhi.
Perché è veramente il riassunto di tutta la mia ricerca politica, che da sempre sbanda e che da sempre cerca casa.
E la casa non può essere altro che una casa del popolo.
E’ la conferma sociopolitica di tutto quello che ho sempre pensato e cercato e lavorato per avere.
Il bisogno di un luogo di aggregazione, ma anche di discussione, dalla forte connotazione culturale, un posto dove fare le cose, dove arrivare la sera e trovare le persone per le chiacchiere o per le canzoni, un posto dove fare le cose della politica, del sociale, per i bambini, per gli adulti. Un luogo che sia un contenitore pieno di contenuti.
E tra l’altro, sarebbe affianco a Stavros, perché tutto torna, sempre.
E’ una notizia bellissima.

Ma visto che l’ottimismo e la gioia esondano da questo post, e l’ottimismo non si addice a questi tempi tristi, non posso che chiudere con il cameo di disperazione.
A questa riunione c’erano persone carine, un matto psichiatrico come ad ogni riunione che si rispetti, e uno sfigato cosmico.
Lo sfigato cosmico alla notizia che S e L ha aderito ufficialmente al gaypride esclama Io sono contrario, perché a me fanno anche un po’ schifo, e poi lo dice la Costituzione che lo stato italiano riconosce la famiglia e basta, mica queste cose delle coppie gay.
Noi, gentilmente, fin troppo perché siamo persone carine, gli diciamo Sfigato cosmico, falla finita che dici una marea di cazzate e se vuoi sabato puoi sempre startene a casa.
A quel punto, non so come, il discorso degenera, e qualcuno dice la parola Prostitute.
Al che lo sfigato cosmico dice Ah, quella è un’altra cosa, io con le prostitute ci vado e non ci vedo proprio niente di male, mica è una cosa maschilista.

Allora, Compagni: io questa volta era la prima volta che venivo e ho osservato alcune regole di galateo evitando di macchiare di sangue la vostra riunione.
Ma la prossima volta, io ve lo dico, faccio la settaria massimalista: se lo sfigato cosmico riapre bocca, io mi alzo in piedi, cerco conferme tra i presenti e inauguro la mozione Sprangate nei denti.

mercoledì, giugno 17, 2009



Nel caso non vi siate ancora fatti la vostra dose di nervoso quotidiano...

martedì, giugno 16, 2009






CORNUTO!
Innanzitutto sappi che la mia gioia nel vedere che ci hai provato, a rubare la bicibellula, ma non ci sei riuscito, non ha prezzo.
Perchè sappi che quello è la mia bicibellula...
Ma il fatto che tu ti sia portato via il clacson del marsupilami non può passare sotto silenzio.
Quindi, cornutazzo, sappi che quello era il mio clacson con il marsupilami e costava cinque euro da Decathlon.
Ma tu non potrai fare altro che tenerlo sulla mensola del salotto, perchè per quanto tu possa riverniciarlo, raschiarlo, coprirlo o nasconderlo, quello resterà sempre un clacson con il marsupilami, e a Genova l'avevo comprato soltanto io.
Quindi, se provi a montarlo su un'altra bici, cornutazzo, non solo resteranno a ricordartelo le mie maledizioni forever, che quello è il mio clacson con il marsupilami, ma io saprò subito che sei stato tu a rubarmelo.
In ogni caso le maledizioni ti si attaccheranno al telaio della bici su cui monterai il clacson del marsupilami, sul manubrio e sotto la sella, nel fanale posteriore ed in quello anteriore così che si spenghino in una notte tutta buia mentre incroci un grosso TIR guidato da un camionista ubriaco, morto di sonno e per di più inglese e per questo tiene la sinistra...Nei freni che ti si staccheranno all'improvviso quando ti accorgerai che la macchina davanti a te ha inchiodato.
A quel punto ti sorgerà il dubbio che qualcuno ti abbia maledetto... Io!
Prego madre natura di infradiciarti di grappoli di emorroidi... di farti sputare sangue una mattina appena alzato, di spappolarti gradualmente il fegato, di farti sordo, muto, ma non per sempre! Che la voce ti venga sporadicamente e per pochi secondi nei quali tu spari delle cazzate immani...
Era il mio marsupilami, cornutazzo!
T'accechi un occhio e ti renda daltonico l'altro...
Ti doti di un olfatto dove ovunque tu percepisca solo odore di merda...
Che ti doti di una gobba e se già ce l'hai, che in questo caso te la accentui, così che l'unica cosa che tu riesca a vedere saranno i tuoi coglioni.
E infine... che uno stormo di piccioni incazzati ti scambino per l'assessore all'ecologia riempiendoti integralmente di scagazzate così che tu debba scappare con la tua bici e il mio marsupilami, però ingolfato di merda...
Buon viaggio... Cornuto!

lunedì, giugno 15, 2009



Dice un libro che ho comprato e non ho avuto ancora il coraggio di leggere che i popoli felici non hanno una storia.
Io, nel mio piccolo, in questo momento sono tanto felice, e così ho il blocco della scrittura.
Fa anche tanto la programmazione dei centri estivi che mi succhia via il tempo come una zanzara tigre attaccata ad un'arteria, però mi sento veramente che a raccontarvi le mie tristezze era così più facile che rendervi partecipi della mia felicità.
Perchè la felicità ha nella sua ricetta qualche grammo di irriproducibilità narrativa.
Io, a dirvi che sono felice ci posso anche riuscire, ma senza la dovizia di particolari che merita una bella tristezza profonda, l'esercizio di stile continuo con cui si possono infinitamente rirpodurre le porte in faccia, le depressioni, i momenti Basaglia e tutte quelle fasi di scontento e di inverno che hanno condito questo blog per anni.
Fortuna che ogni mercoledi, precisa e affilata come la mannaia di barbablu, arriva immancabile la domanda della Pissipissibaucologa: E va beh, e poi?
Come dire che a lei delle mie molteplici felicità interessa poco, ma la pago, e come la pago, per scavare oltre il bosco e vedere che c'è sempre un muro dietro al quale perdura l'inverno.
Ma qui sul blog, dove invece ogni tanto è mercoledi ma spesso no, qui il muro del mio inverno adesso sembra lontano, qui mi viene da scrivervi del tramonto visto dalla terrazza sul bosco, delle volpi e delle piume del coraggio, ma poi riesco giusto così, a scrivere i titoli della mia felicità, perchè oltre i titoli c'è il privato e l'irriproducibilità. E lo so che non rende, non emoziona, non diverte, la felicità altrui.
Mica solo il dolore, degli altri, è dolore a metà.
Stakanov - l'omm della tempesta - lo sa di avere ancora il mirino rosso sulla fronte di tutti i cecchini che ben si ricordano i momenti in cui questo blog aveva una storia perchè la nessie era un popolo triste, perchè la porta in faccia aveva liberato contemporaneamente un flusso creativo e una crisi di nervi.
Lo sa, e lo so io, che anche se non sembra sto muovendo i passi della mia storia d'amore Lazzaro come un cronista in indocina, sperando di non fare la fine di Robert Capa.
Lui lo sa che non me lo ricordo solo io quanto sono stata male, e io me lo ricordo benissimo cosa vuol dire saltare su una mina a Boscolandia.

Però c'è qualcosa, c'è una fiducia da 24 aprile, l'idea che anche se possono ancora spararci, se possiamo ancora farci del male, il peggio è passato: adesso siamo capaci di goderci la Liberazione del nostro stare insieme.

Di tutto questo non so cosa passerà nel blog.
Mi dispiace se sarà meno divertente di quando piangevo disperata al porto antico e poi ve lo raccontavo ridendoci su.
Però, non so, mi sembra che sono al primo capitolo di un libro che ho già letto ma che devo ancora scoprire.
E' una sensazione assolutamente meravigliosa.

giovedì, giugno 11, 2009



UNA VIOLA AL POLO NORD

(Gianni Rodari)


"Una mattina, al Polo Nord, l'orso bianco fiutò nell'aria un odore insolito e lo fece notare all'orsa maggiore (la minore era sua figlia): - Che sia arrivata qualche spedizione?"
Furono invece gli orsacchiotti a trovare la viola.
Era una piccola violetta mammola e tremava di freddo, ma continuava coraggiosamente a profumare l'aria, perché quello era il suo dovere.- Mamma, papà, - gridarono gli orsacchiotti.
- Io l'avevo detto subito che c'era qualcosa di strano, - fece osservare per prima cosa l'orso bianco alla famiglia.
- E secondo me non è un pesce.
- No di sicuro, - disse l'orsa maggiore, - ma non è nemmeno un uccello.
- Hai ragione anche tu, - disse l'orso, dopo averci pensato su un bel pezzo.

Prima di sera si sparse per tutto il Polo la notizia: un piccolo, strano essere profumato, di colore violetto, era apparso nel deserto di ghiaccio, si reggeva su una sola zampa e non si muoveva.
A vedere la viola vennero foche e trichechi, vennero dalla Siberia le renne, dall'America i buoi muschiati, e più di lontano ancora volpi bianche, lupi e gazze marine.
Tutti ammiravano il fiore sconosciuto, il suo stelo tremante, tutti aspiravano il suo profumo, ma ne restava sempre abbastanza per quelli che arrivavano ultimi ad annusare, ne restava sempre come prima.

- Per mandare tanto profumo, - disse una foca, - deve avere una riserva sotto il ghiaccio.
- Io l'avevo detto subito, - esclamò l'orso bianco, - che c'era sotto qualcosa.
Non aveva detto proprio così, ma nessuno se ne ricordava.
Un gabbiano, spedito al Sud per raccogliere informazioni, tornò con la notizia che il piccolo essere profumato si chiamava viola e che in certi paesi, laggiù, ce n'erano milioni.
- Ne sappiamo quanto prima, - osservò la foca. - Com'è che proprio questa viola è arrivata proprio qui? Vi dirò tutto il mio pensiero: mi sento alquanto perplessa.
- Come ha detto che si sente? - domandò l'orso bianco a sua moglie.
- Perplessa. Cioè, non sa che pesci pigliare.
- Ecco, - esclamò l'orso bianco, - proprio quello che penso anch'io.

Quella notte corse per tutto il Polo un pauroso scricchiolio.
I ghiacci eterni tremavano come vetri e in più punti si spaccarono.
La violetta mandò un profumo più intenso, come se avesse deciso di sciogliere in una sola volta l'immenso deserto gelato, per trasformarlo in un mare azzurro e caldo, o in un prato di velluto verde.
Lo sforzo la esaurì.
All'alba fu vista appassire, piegarsi sullo stelo, perdere il colore e la vita.

Tradotto nelle nostre parole e nella nostra lingua il suo ultimo pensiero dev'essere stato pressapoco questo:- Ecco, io muoio... Ma bisognava pure che qualcuno cominciasse... Un giorno le viole giungeranno qui a milioni. I ghiacci si scioglieranno, e qui ci saranno isole, case e bambini".

martedì, giugno 09, 2009


E adesso cosa deve fare la sinistra? chiede Repubblica.it, dall'alto della sua analisi fatta di tette e culi per impiegati annoiati.
90.000 italiani rispondono.  E devono essere di sinistra davvero, se nessuno è d'accordo e nessuna delle ipotesi è largamente maggioritaria.

Attualmente, che sono le undici e un quarto, i 90.000 italiani (ma io ho votato due volte. Se sono tutti come me, e sarei pronta a giurarci, è meglio dire Attualmente, che sono le undici e un quarto, i 45.000 italiani pensano che) per salvarci il culo ci sia bisogno di:

- Un'alleanza pd - udc (7%). Ossignore. Si chiamava Democrazia Cristiana. Ne ho sentito parlare nel Divo.

- Un'alleanza Pd - Idv e almeno una parte della sinistra radicale (37%). Questa ipotesi piace alla gente. Quella che non si ricorda nulla della sua storia politica recente. Quella che forse dormiva, sempre che c'era.
Io quelli dell'Italia dei Valori mi fanno lo stesso effetto del pesce marcio.

- Sinistra radicale unita senza il Pd (7%). La proposta ha superato lo sbarramento di repubblicait, ma voi sbagliate a pensare che io l'abbia votata. E poi vi dico perchè.

- Il Pd deve continuare da solo (questa l'ha votata l'8%. Che equivale a 8484 iscritti a Forza Italia più Giampaolo Pansa).

- Ritorno dell'Unione (fino a Rifondazione) pur di battere il Cavaliere (14% dei votanti: i compagni della mozione Boero: ritenta, sarai più fortunato).

- Pd da solo e alleanza Idv e sinistra radicale ( 6% di adoratori del cattivo gusto. 6224 persone che scelgono il gelato violetta-nocciola-puffo, si vestono con maglione marrone -pantalone nero - scarpe blu, e vivono in una salotto damascato con tappezzeria e moquette).

- Non c'è niente da fare: il destino della sinistra è l'opposizione (8% di schopenaueriani. Ma vaffanculo, va').

- Grande partito-movimento a forte impronta ecologista. (11%) A me e ad altre 11493 persone questa è l'ipotesi che ci piace di più. Intanto perchè c'è dietro un pensiero, un sogno, se me lo consentite, ed è di questo che abbiamo bisogno.
La real politik è il nostro dissennatore.
Poi perchè, scusatemi, ma è molto più divertente. Con tutto che ci hanno picchiato, quanto eravamo più felici nel 2001? Quelli tristi sono gli altri. Quelli persi dietro ai calcoli, alle percentuali, agli accordi sottobanco, quelli non siamo noi.

Io ho visto una cosa, allo spoglio delle schede dell'altro ieri notte.
Ho visto un elettore scrivere nelle preferenze Berluschoni. Con l'acca. Ma va beh, quella è un'altra storia.
Cioè, no, è la nostra storia. Tullio De Mauro Santo Subito, che l'aveva capito quindici anni fa che l'analfabetismo di ritorno ci avrebbe seppelliti tutti.
Comunque non era questo.
Io ho visto una cosa: che più un elettore è di sinistra, più mette le preferenze sulla scheda.
Preferenze sue, lontane dalle indicazioni di partito.
Perchè quello che abbiamo visto scrutinando è questo.
- Che gli elettori di destra votano il partito o il leader BossiBerlusconiLarussa. Oppure la vicina di casa che la conoscono ed è tanto elegantina: DeMartinodettaSusy.
- Che gli elettori del Pd votano in blocco le indicazioni della segreteria CofferatiBalzaniBonannini con variazione CofferatiBalzaniToia.
- Che quelli di Dipietro votano per disperazione.
Ma quelli di sinistra.
Pensano.
Si informano.
E votano la gente che fa le cose davvero, quelli che li conoscono, che vanno a fare le cose, che ci mettono la faccia, che - appunto - stanno nei movimenti e per strada a farsi il culo.
Beccare lo stesso terno di nomi a sinistra su una scheda elettorale è difficile come al Lotto.
Se becchi CofferatiBalzaniBonannini non ti danno nemmeno una volta e mezza la posta.

Quindi è per questo che penso che la sinistra debba stare nei movimenti e costruire un sogno, necessario e bellissimo, come quello di un mondo a Prospettiva Albero.
E poi, di volta in volta, presentarsi - uniti certo, ma nelle idee, non nel nome - e dire Signori, questo è quello che abbiamo fatto.
Abbiamo fatto le lotte con voi, abbiamo coperto i buchi del tempo pieno, abbiamo bloccato gli inceneritori e ci siamo fatti passare sopra dai treni, abbiamo sfilato al gay pride e al  g8, abbiamo ricostruito L'aquila, abbiamo finanziato progetti intelligenti, abbiamo promosso la cultura, abbiamo spaccato la televisione.
Abbiamo fatto tutto questo. E l'abbiamo fatto con voi. 
Non ci avete visto nel Divo.
Non ci avete visto a Portaaporta.
Non ci avete visto probabilmente neppure al tiggì.
Ci siamo visti per strada, in piazza, a scuola, nelle periferie.
Ci votate?
Io voglio vedere chi dice di no.
Mezzanotte e quarantanove e io sono sveglia come se fossero le quattro del pomeriggio.
Ieri sono tornata a casa dai seggi alle quattro e con un’Europa xenofoba.
Sono piombata nell’oblìo più nero fino all’una, ma non è bastato, se è vero che quando mi sono alzata sembravo uno zombie con la labirintite reduce da una sbronza.
Un piatto di riso con l’olio, due telefonate e sono ricascata a peso morto sul letto, emergendone alle cinque del pomeriggio.
Il resto del mondo aveva vissuto, io avevo dormito.
A quel punto, sempre zombie, sempre reduce da una sbronza, ma senza labirintite, ho deciso che non avrei messo il naso fuori di casa.

Alle sei in Europa non era cambiato nulla, noi eravamo sempre extraparlamentari, la lega sempre al diecipercento, più del cinquantapercento del nord italia esplicitamente fascistaborghese, di pietro di sinistra, ma almeno io ero tornata una donna dalle sembianze umane. Reduce da una sbronza elettorale, di quelle cattive, una sbronza heinekken e tavernello, ma almeno umana.
Alle sei e mezza il deumidificatore in camera raccoglieva il suo litro e mezzo quotidiano mentre io prendevo il caffè con la mia ex moglie.
Alle sette il computer arrancava dietro ai brani musicali che non aggiorno mai e i figli dei vicini litigavano come al solito per sapere chi aveva buttato la palla oltre il muro.
Al tramonto una vespa enorme è venuta a morire sul mio davanzale mentre io accoglievo il ritorno della ragazza fuori moda.
Alle otto ho aperto il frigo e ho notato la comparsa della verdura biologica tra gli scaffali, così ho dato una pulita al lavandino, ho lavato i piatti e poi ho cucinato il pesce al burro in padella mentre la ragazza fuori moda creava una frittata alle erbette perfettamente tonda.
Dopo cena ho guardato tutti i libri di lavori creativi per bambini, mentre la ragazza fuori moda stirava le sue camicie.
Poi ho disturbato un uomo che guardava un film del ’34 in inglese e abbiamo avuto il solito scambio di opinioni incompatibili ma innamorate.
Adesso è mezzanotte e quarantanove e io sono sveglia come se fossero le quattro del pomeriggio.
Una giornata così piena di eventi che sembra una canzone senile di Francesco Guccini.

venerdì, giugno 05, 2009


E per fortuna c'è un'amica che scrive anche per me.
Perchè io oggi faccio la militante, dopo il lavoro.
Anzi, dopo i due lavori.
Uno non ne posso più, l'altro oggi tirava un'aria di quelle da crisi economica.
Uuuuuh, ricordatemi ancora a cosa servirebbe un tempo indeterminato.
A casa ho una montagna di piatti da lavare incrostati di pesto.
E il cielo ci sta cadendo sulla testa: un grigio così l'ho visto solo a Londra nel 2005.
Ma io sfido i lavori, la crisi economica, i piatti da lavare e persino il temporale e alle quattro vado a fare la militante e a volantinare per Sinistra e Libertà.
Però, in mezzo a questa giornata compulsiva, s'intende, non riesco a scrivere nulla più di questo che state leggendo, che già mi riesce di scriverlo solo perchè sono in attesa di fare un recall.
Un recall...questo è il lavoro che non ne posso più.

giovedì, giugno 04, 2009


Ci sono dei momenti che il casino è troppo, per scrivere qualcosa di sensato, di comprensibile, di piacevole.
Facciamo che ci risentiamo dopo le elezioni?
Scusate.

Però che bella è, l'immagine?

giovedì, maggio 28, 2009

L'azione antifascista della settimana (qualcuno dice del mese)


Non ero partita proprio con il piede giusto.
Ero partita con il piede dello shopping.
Volevo un paio di sandali col tacco nè troppo alti nè troppo bassi, ma senza brillantini, magari di cuoio, nere s'intende.
Erano le sei, l'ufficio latitava perchè percepisce l'estate, con la ragazza fuori moda siamo scappate.

Tempo di vedere un paio di scarpe con sopra i pesci argentati ed inorridire quel tanto che basta, siamo state attirate dalle urla.
Io non so se riesco a spiegarvelo, però le urla è difficile confonderle.
Si capisce sempre se sono urla da starci lontani o urla da avvicinarsi. Io sempre lo capisco.
Infatti, eravamo ancora lontane almeno 300 metri che io ero sicura che le urla erano dei nostri, e ho detto alla Betta: fascisti.
Anche la parola fascisti, badate bene, cambia suono di volta in volta.
Se sei in un vicolo e ti vedi arrivare in direzione opposta quattro stronzi con lo stemma dell'italia, la parola Fascisti tremola.
Se sei in corteo la parola Fascisti! urla.
Ma se sai che le urla che senti sono quelle dei tuoi, e a riceverle sono loro, io dico Fascisti mentre mi brillano gli occhi e mi dimentico dello shopping.

Infatti c'era un gazebo della lega.
Con due bandiere.
Dieci poliziotti.
Cinque attivisti.
Un microfono con un impianto di amplificazione da festa delle medie.
E cinquanta di noi che gli urlavano contro.
Io e la ragazza fuori moda ci fermiamo.
Dopo un po' eravamo sessanta.
Settanta.
Ottanta.
E la nostra meravigliosa fantasia negli slogan, che è quello che mi riempie di vera gioia ogni volta.
Fermarsi, urlare, ascolare e sapere che comunque, sempre, ci salva l'ironia.
E vedere la gente che aumenta, che si ferma, che applaude. Noi, applaude.
E vedere loro, soprattutto, che piano piano tolgono le bandiere.
Tolgono i manifesti.
Smontano il gazebo, mettendoci tantissimo, con la stessa incapacità che ho io con la tenda al campeggio: vuoi un ingegnere, leghista vuoi un ingegnere, vuoi uuun ingegneeeere, leghista vuoi un ingegnere?
E se ne vanno.
Mogi, scortati e zitti.
Insomma, abbiamo vinto.
Adesso voi fate i soliti corvi, fatelo pure.
Ricordatemelo, che la lega nei vicoli è il terzo partito.
Che chi li vota non lo fa mica vedere, passa dritto e si rintana nel segreto dell'urna.
Che non si vince in piazza.
Se volete, ditemelo.
Ma oggi non mi abbatterete, perchè fermarsi vicino al porto al tramonto e, mentre il sole cambia colore, urlare Forza Napoli ad un leghista, è una gioia che non ha prezzo.

Giusto qualche riga, che poi devo mettermi a lavorare sul serio: devo trascrivere "il re delle mele" per l'audiolibro che regaleremo ai nostri bimbi.
Devo copiare le storie, devo impaginarle, devo fottermene del copyright, devo registrarle e impacchettarle. E' uno dei lavori più belli dell'anno.

Ieri sera la ragazza fuori moda mi ha cucinato le costine di maiale alla piastra perchè la mia detologa così ha imposto.
Io non sono una donna fatta per la carne.
Io quando mangio la carne innanzitutto non mi diverto.
E' proprio una questione di noia gustativa.
In secondo luogo non la digerisco.
Dormo beata con una teglia di lasagne al pesto e non digerisco la fettina.
Così, mentre eravamo lì a lavorare anche di sera, che sabato andiamo a raccontare storie e scienze ad Imperia, mentre eravamo lì, il mio stomaco ha inziato a fare strani rumori.
E io mi sono detta Non ho più gli anticorpi di una volta.
A stare in ufficio ho perso tutto quello che avevo accumulato facendo la maestra: è bastato tenere la testa ad una sorella vomitante, martedi notte, ed ecco che subito il virus mi ha beccato anche a me.
Mi sveglierò con la febbre.
E le bietole dal naso.
Io che sono passata indenne attraverso varicelle, orecchioni, febbri suine, pidocchi e sars portate quotidianamente dai miei bimbi, io che neanche la peste bubbonica, adesso che sono passata alla progettazione basta uno stupido virus che subito me lo becco.
Così sono andata a letto mogia mogia e, scusate la franchezza, schifosamente ruttante.
Mi sono addormentata aspettando il momento in cui avrei aperto gli occhi nella notte e mi sarei trovata nuovamente a tu per tu con la costina di maiale.
E invece.
Anticorpi santi subito.
Sto benissimo.
Pensavo fosse un virus e invece era la costina.

Un contratto di un anno da maestra dovrebbe essere garantito dal sistema sanitario nazionale.

martedì, maggio 26, 2009



Maggio è il mese delle conclusioni, per chi lavora con i bambini e gli adolescenti.
Poi c'è lo spettro dei Centri Estivi che si aggira per l'ufficio, ma è un'altra cosa.
E' un'altra cosa soprattutto perchè quest'anno io faccio il coordinamento.
I due anni che ho fatto la maestra della materna a giugno e luglio, ingresso ore 7.30, una colata di asfalto con un ombrellone a far finta di fare ombra, dal lunedi al venerdi, 80 nani accaldati ad aspettare il giorno dei giochi d'acqua, quello mi ha formato lo spirito come ad alcuni la naja. Ma quella era la mia vita precedente: il coordinamento, a confronto, è nulla.
Se non ci credete potete provare a vedere la pesca a fettine che fermenta a vista d'occhio nella ciotola di alluminio mentre passate a portarla, manina per manina, alla merenda delle dieci.

E' il mese delle conclusioni e infatti oggi ho lo spettacolo finale delle mie ragazzine. Tre di loro le vado a prendere a scuola prima, per fare le prove.
La colonna sonora della scena centrale è Eeeveryybody dance now (tun tun tun tu-tun).
Non vedo l'ora.
E se pensate ancora che questo non sia un lavoro, andatevi a vedere il video su facciabuco che si chiama Nel dubbio ti amo, così da capire cosa voglia dire tradurre da italiano ad italiano i dubbi e le incertezze di questa generazione.
La mia ragazzina che dice Io ascolto solo musica vintage: sono una fan di michael jackson.
Un'altra che si fa fotografare in tanga dalla zia e poi mette le foto su facciabuco.
Quella che dice Le mie amiche mi prendono in giro perchè ho quindici anni e sono vergine.
L'altra ancora che ha il nipotino picchiato dalla madre tossica.
E la ragazza dello Sri Lanka che ti dice Io scapata perchè guera. Io zia morta e poi scapati.

E oggi pomeriggio salgono sul palco e ballano Eeeveryybody dance now (tun tun tun tu-tun), perchè l'hanno chiesto loro, hanno portato la loro musica e si sono costruite la coreografia a ricreazione.
Così, maggio è il mese delle conclusioni e va bene così, che siamo tutte tanto stanche. E poi loro hanno l'esame di terza media.
Però i distacchi, dannazione.
Questa cosa non l'ho mai imparata.
So cosa dire di fronte ai dubbi sulla sessualità, sulle relazioni, sulla scuola, davanti al dramma di una bocciatura, dell'inserimento in un nuovo gruppo, persino nei rapporti con i genitori, che è la cosa più difficile di tutte.
Ma quando loro ti guardano e ti dicono E quando ci rivediamo? Mai più?
Non è che puoi rispondere Non lo so, dipende se il Comune continua a tagliare i servizi sociali.
Devi dire: l'anno prossimo ci vediamo, ci mancherebbe! Voi adesso pensate all'esame, che poi mi raccontate com'è andata.
E soprattutto sembrare ottimista, e fare l'adulta, quella che i distacchi se li sa gestire bene.
Io invece non me li so gestire, mai stata capace.

Rileggo quello che ho scritto fin'ora.
Avevo scritto l'anno senza h.
Forse devo iniziare a preoccuparmi dell'influenza perniciosa della generazione Nel dubbio ti amo.
E godermi le vacanze.

lunedì, maggio 25, 2009



Meravigliosa giornata di lavoro, con i sette piccoli ariani.
Abbiamo lavorato sui lama che - abbiamo detto in classe - sono intelligentissimi perchè sputano contro quello che li infastidisce.
Così abbiamo sputato su un foglio di carta da pacchi della pittura gialla, usando le cannucce della cocacola.
Poi, con i pennarelli da lucido, ogni piccolo ariano ha disegnato sullo sputo tutto quello che lo infastidisce.
Ecco quello che infastidisce i miei bambini: i maschi, le femmine, le cacche di piccione sulla maglietta, le zanzare, l'ortica, le ciocche sulle mani, quando mi gratto il prurito delle orecchie, dormire, il sole negli occhi, quando piove, quando fanno zzzz le zanzare, il rumore dei lampi e dei tuoni, la guerra, quando partono e ritornano gli aerei, quando si schiacciano le cimici, i pidocchi, le mosche, le api, i ragni, quando la mamma mi sveglia e io sto facendo un bel sogno, il sole, quando mi dicono che piango sempre, il profumo alla lavanda che mi dà fastidio al naso, quando il maiale mi fa vedere il moccico, le "rognatele", mia nonna che russa, quando uno urla tanto, la luce della luna, i granchi, il rumore del motoscafo, quando qualcuno fa le puzze, la motosega, la bomba atomica, un tipo di granchio chiamato paguro, i ratti di fogna, il rumore delle galline.

Ma soprattutto l'incomprensibile e affascinante: Mi dà fastidissimo quando vedo la X del tesoro nel mare.

venerdì, maggio 22, 2009



Poi basta, poi succede che mi si scaricano le pile, mi accascio su una sedia e non mi muovo più.
Ma per ora, invece, sono ancora bella attiva e vitale, rimbalzante tra i miei tre lavori, professionale nelle telefonate, presente con la testa.
Un miracolo, considerate le tre ore di sonno, i miei quattrocento chilometri preferiti, duecento all'andata, duecento al ritorno, quattrocento chilometri al giorno.
Uh uh, fa il coretto anni trenta.

E voi tutti lì a smaniare per il gossip, ora, che tanto è evidente che si tratta di Boscolandia, ma non dirò niente più di questo.
Perchè tanto è come vedere un altro che gioca alla pleistescion.
A sentirlo raccontare, a viverlo da fuori, tutto questo delirio radioso tra gli alberi di Boscolandia non lo si può capire.
Non è divertente, non è comprensibile.
Dovete scusarmi.
A viverlo da dentro, invece, a esserci immersi fino al collo, nel delirio radioso.
Neanche.
Non ci si capisce un cazzo lo stesso: è lo sceneggiatore che ha perso il controllo della storia.

Stamattina, tornando indietro (duecento al ritorno, uh uh) mi veniva in mente J.K.Rowling, quando ha iniziato a ricevere delle lettere che sottolineavano gli errori nella trama di Harry Potter.
Quelle lettere che scrivono i nerd autistici, per capirci.
Hermione aveva i capelli di un altro colore, all'inizio.
C'era uno che era morto e poi è tornato vivo.
La casa prima si chiamava pecoranera e poi corvonero.
Ecco, così, puntigliosi e infallibili.
Io non ho nerd autistici che mi scrivono, ma me ne accorgo da sola che la trama si è autonomizzata, che la mia vita cammina sulle sue gambe deliranti senza che io possa fare alcunchè per controllarla.
La mia vita sale sul treno e poi aspetta che la raggiunga correndo affannosamente con il biglietto per entrambe.
Quindi, scusatemi, non so cosa sto facendo.
Però so che sono quattrocento chilometri di felicità. Quando li attraverso, non quando li guardo srotolarsi tra Vico dolcezza e Boscolandia, e ritorno.
So che in quei quattrocento chilometri, due volte su tre capitano cose assurde, innaspettate e meravigliose.
Stanotte alle due, ad esempio, eravamo nel pieno della scena di Matrix, intrappolati tra due gallerie del treno che non portavano da nessuna parte.
E prima stavamo mangiando nel più orrendo dei dopolavori ferroviari della lombardia, felici di un piatto di orridi totani fritti, mentre dietro la porta ballava L'esercito delle dodici sedie.
Poi tre ore di sonno, e tutto il collegio nord ovest da attraversare.
E quindi adesso faccio l'ultima telefonata professionale e poi mi accascio.
Maramao perchè sei morto.
(uh uh).

giovedì, maggio 21, 2009

mercoledì, maggio 20, 2009


L'azione antifascista della settimana.

Al Caf mi accoglie il gigante di Big Fish.
Quanto è alta una porta, tipo due metri? Lui ci passava sotto piegato.
Io gli arrivavo al fianco.
Io non è un gran metro di valutazione, diciamo che è poco più di un metro e mezzo, ma insomma, faceva impressione.
Il caf di Tim Burton.

Poi però la dichiarazione dei redditi non me l'ha fatta lui, me l'ha fatta un signore con una mano rotta, che mi ha riempito di gioia mettendo un timbro su 1300 euro di rimborso.
Io adoro pagare le tasse.
Se avevo un familiare a carico mi davano anche il bonus.
Qualcuno vuole essere preso in carico da me per l'anno prossimo?

Mentre che il signore con la mano rotta mette timbri, fa conti, scrive mille volte il mio codice fiscale e mi dice come tutti Veramente Vico Dolcezza? Esiste? Che bello, si sveglierà di buon umore tutte le mattine...
E mentre che io come a tutti rispondo Si si, veramente, bello, ma la mattina grugnisco uguale che se abitassi in Vico Pantegane, lui mi chiede a bruciapelo 890 x 3?
Io rimango attonita.
Lui a mente, subito, così, con la velocità di un autistico, dice duemilaseicentosettanta.
Che erano tre mesi di stipendio dell'anno scorso, eh.
Ma io niente, mi sono piantata come un piccione scemo su un grattacielo di manhattan e gli ho sorriso timidamente Sa, mi scusi, sono un'umanista.

L'avessi mai fatto.
Ah, in questo mondo gli umanisti non servono più.
Ah, anche io ho una figlia che ha fatto l'accademia e adesso cosa fa? Lavora in ferrovia.
Ah, servono glin gegneri.
E il progresso.

L'avesse mai fatto.
Non mi sono più scollata dalla scrivania finchè non gli ho fatto ammettere tutte le conseguenze deleterie del progresso, la Tav, il nucleare, le industrie, la privatizzazione.
Alla fine ha boffonchiato Beh, si, in effetti...
Così me ne sono andata dal caf con 1300€ in più e un punto in meno per il positivismo.
Ma è stato troppo facile.
Era della Cisl.

martedì, maggio 19, 2009

Volevo mettervi direttamente il video.
Non sono capace.
Però giuratemi che non vi fate scoraggiare dalla mia globale incapacità tecnologica e andate comunque a vedere questo.

lunedì, maggio 18, 2009


Shhh, non ditelo a nessuno che sto scrivendo sul blog.
Perché oggi sono in versione Seria Professionista.
Rossetto e tacchi, dico.
Il terzo lavoro, il meglio pagato (che suona come L'ultimo figlio, il meno voluto).
Però tanto devo aspettare che mi spediscano una cosa sulla mail e ho un quarto d'ora libero. 
E quindi, shhh, non ditelo a nessuno che vi racconto del salone del libro di Torino.

Io, al salone del libro, sembravo il nonno di Charlie Buckett nella Fabbrica di cioccolato.
Risollevata dal mio malumore, come il biglietto d'oro risolleva il nonno dal letto, ho gironzolato in solitudine e goduria per i due milioni di metri quadrati del salone. 
Ho visto:
Marc Augè parlare di utopia e rivoluzione della bicicletta.
Andrea Bajani che è un figo con una voce orribile.
Ascanio Celestini in tutte le salse.
E' bassissimo.
L'ho visto parlare di Lotta di classe con uno schermo alle spalle che diceva Banca Mediolanum.
Ho visto un intollerabile tipo delle iene che diceva Prima di prendersela con gli immigrati bisognerebbe conoscerli, come ho fatto io, che poi non sono nè contro di loro  nè contro quelli che gli sparano addosso.
Ho visto Furio Colombo e Deaglio dire a quanti metri siamo dalla dittatura.
Pochissimi.
Ho visto Fassino passare come un'ombra e nessuno farci caso.
Ho visto facce disgustate davanti a Chiamparino.
Ho visto purtroppo anche sorrisi smaglianti, davanti a Chiamparino.
Ho viso applaudire a scena aperta il passaggio di Di Pietro.
Sono entrata in una sala in cui, serissimamente, la gente votava per Marx o per Nietzche. E Michele Serra ha votato per entrambi, l'hanno visto tutti.
Ho visto la gente fare la fila per un autografo di Mentana.
Ho visto lo stand del Manifesto di fronte a quello del Movimento per la vita. C'era più gente al Manifesto.
Ho comprato dei libri meravigliosi.
Ho visto persone che non sanno lavorare con i bambini.
Ho visto Lella Costa e Michele Serra che sembravano la coppia Vianello.
Ho visto bambini leggere in ogni dove.
Ho visto gente che la conoscevano tutti e io no.
Ho visto uno spettacolo di Davide Enia che valeva tutto il week end.
Ho visto annullare la conferenza di Rita Levi Montalcini e tutti dire E' morta?
Ho scritto tre pagine di libri che voglio comprare.
Sono stata Telespallabob dell'animazione scientifica.
Ho parlato con la tipa del Presidio del libro, e ancora di più mi sono convita che voterò Vendola.
Ho visto libri belli, libri brutti, ma soprattutto pile pile pile di libri.
Cosa può volere di più, una donna, da un week end?
E sono seria, sono.

Ma soprattutto, ancora una volta, non sono tornata quando dovevo.
Mi ha preso la sindrome dell'elasticità del week end.
Io succede sempre più spesso che parto, e torno di lunedi, all'alba, che non me la sento di sprecare la domenica per il viaggio.
Così ho sfruttato la mia meravigliosa rete internazionale di mutuo soccorso, e sono stata ospitata da Dobby, l'elfo domestico che viveva in casa mia durante l'ultimo Festival della scienza.
E mi sono guadagnata un'ora di attraversata in vespa della provincia torinese.
Vento in faccia, alzo le braccia.
E' stato un week end fichissimo.
Ma, shhhh, non ditelo a nessuno: torno ad essere una seria professionista.

giovedì, maggio 14, 2009



Perchè voto Sinistra e Libertà.


Perchè è l'unico partito che mette al primo posto l'ecologia, e Vendola lo sta dimostrando in Puglia, dove l'eolico e il fotovoltaico hanno un peso sempre più importante nella produzione di energia.
Perchè è l'unico partito con un'idea chiara (e condivisibile) sulla scuola.

Perchè propongono "un Patto Europeo per il progresso sociale che stabilisca standard comuni per le politiche sociali, educative e sanitarie. E questo vale anche per le politiche d’inclusione dei migranti oltre all’asilo per i rifugiati e profughi da guerre e dittature".

Perchè mi fa schifo il concetto di voto utile, come se esistessero idee utili e idee inutili.

Perchè il pd è ufficialmente a destra, e rifondazione comunista va avanti a proclami.

Perchè Sinistra e Libertà candida:
Bebo Storti
Lisa Clark
Giuliana Sgrena
Sergio Staino
Imma Battaglia
e un sacco di altra gente che è quella dei nostri cortei, che è quella che fa la politica che ci piace a noi, o che fa la cultura che ci piace a noi.

Perchè Sinistra e libertà è sostenuta da Moni Ovadia

E poi perchè sono andata a leggermi tutto il sito, e sono d'accordo. Ed è questo che bisogna fare, se si è dei cittadini di una democrazia. Si va a leggersi i programmi e si decide se si è d'accordo o no.

Perchè non ne posso più di quelli che si lamentano della politica e poi parlano per sentito dire.
E di quelli che pensano che buon governo voglia dire Sempre al centro contro gli opposti estremismi.

E infine perchè senza una sinistra siamo fottuti.

Io spero che vi andate a vedere le cose.
Le trovate qui
E anche qui.
Spero che ve le andiate a vedere, e poi decidiate se siete d'accordo.
Un ritorno alle semplici, buone pratiche: informarsi e decidere.
Cara democrazia, ritorna a casa che non è tardi.

mercoledì, maggio 13, 2009



Giuro, senza incrociare le dita, che non sono mai stata particolarmente affascinata dalla figura di Enrico Berlinguer.
Trovo magnifica soltanto la definizione che hanno dato di lui di “morto sul lavoro”.
Al di là dei miei sottopentola, non ho altissime opinioni dei segretari del Pci, in generale.
E non è neanche questione di dna che dici, sai, ti hanno tirato su alla festa dell’unità, qualcosa dev’essere rimasto.
In casa mia si cantava Bee bee bee berlinguer chi pecora si fa il lupo se lo mangia.
Quindi, esclusa una mia influenza di partito.

Religione men che meno.
Dei protestanti non ho particolari buone opinioni, esclusi gli ospedali e un singolo rappresentate di mia conoscenza.
Scartata quindi anche l’influenza della dottrina.

Perché, dunque, io mi ritrovi intricata in questa appiccicosa morale calvinista che mi rovina la vita, non riesco a spiegarmelo.
Forse è l’undicesima piaga dell’extraparlamentare, la dodicesima dell’ateo, dopo le scolopendre nel bagno e i capelli grassi.
Tutta la fottutissima morale, tutto il dannato ostinato rigore che il pci ha perso a manciate anno dopo anno, pezzo di muro dopo pezzo di muro, l’ho vinto io.
Hanno tirato su il mio numero durante i funerèl del berlinguèr, o forse ho perso a carte con Gianni lo spazzino con le carte da ramino, tra Bulogna e Sàs Marcòn.

E così eccola qui, la nessie, che porta avanti il suo senso del dovere spingendolo su per le salite, come uno stercorario la sua palla di importantissima merda.
Eccola, la nessie, che se sbaglia qualcosa si convince che finirà in un inferno a cui neppure crede.
Eccola, la nessie, che rinuncia ad un seminario con Ascanio Celestini perché, come sempre, aveva preso degli altri impegni per lo stesso week end. Impegni lavorativi, ovviamente. Perché, da buona calvinista, al resto rinuncio, ma al lavoro.
E non aiuta questo fottutissimo lavoro precario – a proposito di ottimi segretari di partito – che se appena cedo mi viene chiesto – carinamente, mi viene chiesto, con tenerezza anche - Ma se hai bisogno di più tempo per te, al prossimo contratto puoi anche scegliere un monte ore inferiore.
Certo che posso, guadagnando ancora meno, e quindi dovendo fare altri lavori, improrogabili, sovrapponibili a tutto il resto della mia vita.

Io sono stufa ed è tutto il giorno che mi viene da piangere.
Perché ci sono delle volte, lo confesso, che esplodo d’invidia per quelli che possono permettersi di formarsi piano piano, tra un seminario di Celestini e un viaggio a Parigi, fino ai trent’anni.
Non quelli che la formazione e le cose belle devono incastrarle nelle fessure della vita.
Ma poi, andando nel concreto, esplodo di invidia anche per quelli che sanno mandare a Fanculo il proprio senso del dovere, quelli che non è a loro stessi che rinunciano, fanno rinunciare gli altri.
Quelli che oggi alle ragazzine avrebbero detto Domenica prossima non ci vediamo per fare i biscotti, mi dispiace, è domenica, ho i cazzi miei da fare.
E non si sarebbero fatti conquistare, non avrebbero neppure notato i loro occhi delusi.
Li invidio, quelli che semplicemente spengono il cellulare e partono.

Io non ce la faccio.
Io penso che mi sono presa degli impegni.
Penso che ho dato delle garanzie.
Come i navajos che si fumavano il calumet e poi, finito il tabacco, venivano massacrati.
Io sono i navajos: credo nel calumet e alla parola data, e alla fiducia accordata, sempre ci credo, anche il giorno dopo Sand Creek.
E così rinuncio, mentre intorno la morale, ma neanche la morale, la coerenza, ma neanche la coerenza, mentre intorno tra il dire e il fare c’è di mezzo una seconda repubblica, io sono rimasta legata all’ostinato rigore dei miei partigiani.
Che studiavano di notte per andare a dare gli esami da privatisti, sapendo che li avrebbero passati comunque, nel ’47, se solo si fossero presentati con la fascia del CLN, e invece ci andavano in borghese, preparati su tutto, perché così nessuno potesse dire che i partigiani se ne approfittavano.
Così loro si sono sacrificati la vita a studiare molto di più di quanto non fosse necessario.
E poi tanto Andreotti li ha fottuti.
E Pansa li ha smerdati.
E Togliatti li ha venduti.
E loro, lì, a studiare per morale, per coerenza, per correttezza.

Io ho questo dannato ostinato rigore.
Vorrei dire che me l’ha trasmesso il mio partigiano di riferimento, ma non è vero, ce l’avevo anche prima.
Non me la scrollo via, che mi ha azzannato il polpaccio chissà quando, è un merdosissimo tafano, questa morale.
E’ un’appendice sempre ad un passo dalla peritonite, questa coerenza.

E così io domenica sarò a fare i biscotti con le ragazzine.
E sabato i comunicati da ufficio stampa.
E venerdi l’equipe, la progettazione, i recall.
E al seminario di Celestini ci andranno quelli che in culla è arrivata la fatina del menefreghismo, a fargli la magia.
E quelli che quando sono nati è arrivata la fatina democristiana.
E anche quelli che in culla li ha salutati la fatina frikkettona con la canna tra le labbra.
Io invece no, che a me mi ha fatto la magia la fata che non l’aveva invitata nessuno, la fata Ferrero: protestante e berlingueriana.

martedì, maggio 12, 2009



Due righe più veloce della luce, come dicevamo da bambini.
Metto anche io il mio pezzettino di muro per contrastare la follia razzista.

Sto fotocopiando la locandina dello spettacolo finale delle mie ragazzine.
E le mie ragazzine si chiamano
Giò
Chiara
Jossy
Joselyn
Giulia
Marcia
Lillibeth
Shasa
Thajalini
Francesca.

Tra le altre cose, l'italia multietnica ha un suono bellissimo.

sabato, maggio 09, 2009

Se state per leggere questo post di sabato sera, o di domenica, scusatemi: vi rovinerà il week end.
Se invece è lunedi, non mi scuso per niente: vi rovinerà la settimana, ma ce lo meritiamo.

Aggressione all'umanità, siamo all'avanguardia (Alessandro Dal Lago)


Quando qualcuno, affamato, malato o bisognoso, bussa alla nostra porta, dovrebbe scattare un imperativo primordiale al soccorso.
Questo almeno sostengono le mitologie religiose.
L’umanità, prima ancora di un’astrazione filosofica, è l’espressione di questo riflesso. Anche se non crediamo al diritto naturale e tanto meno alla retorica dei diritti umani, soprattutto nell’epoca delle guerre umanitarie, sappiamo che il limite minimo della comune condizione umana è definito da quell’imperativo.
Rinviando i barconi dei migranti in Libia, il governo italiano ha deciso di rinunciare di fatto e di diritto a qualsiasi minima considerazione umana.
O meglio: ha stabilito che la cittadinanza, italiana o occidentale che sia, è il requisito indispensabile perché qualcuno sia trattato da essere umano.
E dunque che abbia diritto a vivere, a essere curato e trattato come una persona.
Tra i migranti respinti senza nemmeno mettere piede sul nostro sacro suolo ci sono persone in fuga dalla guerra, dagli stermini e dalla fame.
Impedendo loro persino di chiedere asilo e riconsegnandoli ai porti d’imbarco, l’Italia li condanna alla detenzione, alle angherie e, come è già documentato da anni, alla morte.
Così nel nome della difesa paranoica della nostra purezza territoriale che accomuna la maggioranza di destra e parti consistenti dell’opposizione, noi rispediamo nel nulla i nostri fratelli, uomini, donne e bambini.
Proprio come, a diecimila chilometri di distanza, in nome della nostra sicurezza, le nostre pallottole uccidono i bambini e le nostre bombe cancellano dalla faccia della terra cento civili in un colpo solo.
A questo punto, non c’è nemmeno bisogno di insistere nelle analisi.
Il quadro appare chiaro.
Dentro la nostra fortezza, norme discriminatorie, che si appoggiano a una cultura trionfante della delazione pubblica e privata, tengono in riga, nell’ombra e nello sfruttamento, gli stranieri di cui abbiamo bisogno.
Fuori, c’è l’espulsione preliminare, concordata con la Libia.
Curiosi ricorsi storici: i nostri ex colonizzati, a suo tempo decimati e rinchiusi nei campi di concentramento di Graziani, si incaricano, in cambio di soldi, contratti e autostrade, di respingere e internare i profughi e gli affamati di un continente. Qui le leggi razziali, rispolverate da qualcuno, non c’entrano proprio.
C’è invece quella linea, profonda come la faglia di Sant’Andrea, che separa il mondo sviluppato dal resto della terra.
In un romanzo di Saramago, la penisola iberica si staccava dall’Europa. Ma ora è questa che scava un fossato incolmabile con la povertà esterna; la Lega è la punta estrema e paranoica di questa cultura del respingimento. E in Italia, ventre d’occidente, non valgono nemmeno le finzioni umanitarie di burocrati e giuristi europei.
Qui da noi, mentre la stampa si affanna intorno ai casi privati del padrone, tutto è divenuto possibile.
Ma ci si sbaglierebbe a credere che la nostra sia un’eccezione.
Dopotutto, il fascismo è nato in una pianura tra le Alpi e gli Appennini.
Oggi, l’Italia è l’avanguardia di un’aggressione all’umanità.

giovedì, maggio 07, 2009

Saranno dieci anni che lo dico.
Alla fine ci sono andata davvero, dalla dietologa.
La mia dietologa è un po' sovrappeso. 
Qualcuno lo troverebbe inquietante, io invece mi sono rilassata subito: è veramente confortante, una dietologa col culo basso.
Poi si chiama Emilia e io, di una che si chiama Emilia, mi fido a pelle. Sono quei nomi che profumano di buono e di antico. 
Ci siamo fatte un sacco di chiacchiere, è stato bellissimo. Ma veramente ha la famiglia sparsa per il mondo? Com'è? Divertente? No, perchè guardi che averla tutta qui è un incubo. Si ritenga fortunata.

Insomma, arriviamo al dunque: sono sei chili in sovrappeso perchè mangio troppo poco.
Ditemi, non è una cosa meravigliosa? Non è quello che ognuno vorrebbe sentirsi dire?
Si, va beh, è un po' più complicato di così, è tutta una questione di ormoni, di enzimi.
Sembra che dobbiamo fare lo schiaffo del soldato al mio metabolismo perchè la dieta ad ingrasso per dimagrire funzioni: tutti i miei ritmi completamente rovesciati, per prendere alla sprovvista il mio corpo.
Non è semplice, non è veloce, la birra me la scordo.
Però è una dieta piena di buonsenso surreale, un po' come me.
Una dieta che è un romanzo di Douglas Addams: ho la prescrizione per una brioche alla marmellata entro le 11 del mattino. 
E se invece della brioche vuole una fetta di torta, mi ha detto la dietologa, va benissimo.

E tenente conto che quando siamo arrivate alla prescrizione della dieta ad ingrasso, dopo un'ora di visita, io già quella donna la amavo da tempo.
Intanto perchè mi aveva pesato e misurato l'altezza. 
Il metro diceva 1,61. 
Lei mi ha guardata: Un metro e sessantuno? Non direi proprio, si è sfasato il metro, quando ho cambiato studio. Dannata ditta di traslochi...Sulla sua scheda scrivo 1,63, che mi sembra decisamente più realistico.
Ditemi se potevo non innamorarmi.

Ma il momento veramente meraviglioso è avvenuto a nemmeno cinque minuti dal mio ingresso nel suo studio.
Io mi siedo.
Lei cerca il quaderno per segnarsi un po' di cose.
Prende un foglietto a quadretti, lo guarda e dice Questo no, non posso pasticciarlo.
Questa è la ricetta dei miei squisiti dolcini al cocco.
"E' tutto un complotto della sinistra"

"Va a sostituire il vecchio Cara, posso spiegarti tutto, non è come sembra"

(quel genio assoluto di Ellekappa, ieri su Repubblica)



mercoledì, maggio 06, 2009



...e poi dobbiamo farne di mestieri, noi che viviamo della nostra fantasia...


Come succedeva spesso prima di incartapecorirsi dietro agli sproloqui senili, il buon Guccini regala alla mia vita la migliore delle definizioni.
E' un periodo così, che colgo a grappoli i lavori e le soddisfazioni; è una tonnara: io butto le reti e tiro su di tutto, delfini compresi.
Se penso che c'era un momento della mia vita che mi immaginavo costretta dalla vita dietro ad un cattedra.
C'è però che risulto un po' assente e parecchio stanca.
Mi viene voglia di affogare il cellulare nel cesso, come in una favola del mio libro preferito, in cui un bambino perdeva la sua paperetta di gomma e la guardava galleggiare, piangendo.
Mi faceva una tristezza, questa cosa della paperetta nel cesso.

Ho l'agenda che sembra un quadro di Marinetti.
Velocità velocità velocità.
Bicicletta.
Appuntamenti.
Telefonate.
Riunioni.
Laboratori.
Velocità velocità velocità.

Poi, finalmente, capita di pensarci su, a questo lavoro, a questa grammatica della fantasia quotidiana.
Metti una notte al porto antico con un cantante jazz che ti fa tornare in mente Keaton, oooh keaton, che fine hai fatto keaton?
Mi capita di dover discutere del mio, e nostro, fare le cose anche non pagati.
La solita autolesionista modalità dei professionisti della sinistra: se non vedo soldi, tu non vede cammello. Va beh, tu vede cammello anche per pochi soldi. Ok, tu vede cammello senza darmi soldi.
E ho capito una cosa.
C'è una fregatura, a lavorare con i bambini.

Che se tu fai, per dire, lo scultore.
Chiedi un finanziamento.
Non te lo danno.
Aspetti un anno, fai dell'altro.
Poi richiedi un finanziamento.
Non te lo danno.
Aspetti un anno, fai dell'altro.
Il terzo anno ti danno un finanziamento.
Fai la scultura, la esponi.
E la gente che va a vederla è, più o meno, la stessa che l'avrebbe vista tre anni prima.
Perchè si rimane adulti a lungo.
Sempre di diventarlo, s'intende. Ma sto andando fuori tema.

Se io invece faccio un progetto per i bimbi 3-5.
E non me lo finanziano.
Io non posso aspettare.
Perchè se lo faccio, ci saranno dei bimbi che questo progetto non lo faranno mai più.
Allora io, piuttosto, lo faccio gratis.
Certamente che c'è della presunzione e dell'autolesionismo, in tutto ciò.
Però c'è di vero che l'infanzia è veloce, è futurista.
Non si può lasciare scappare quel momento. Non si può recuperare dopo.
Così mi capita di accumulare mestieri e di portare a casa lo stipendio di un cassintegrato.
Ma mi capita anche di regalare un sacco di cammelli.
E un cammello a tre anni.
Volete mettere?

lunedì, maggio 04, 2009

"lo sai,maestra. C'è un uomo molto pazzo che abita molto lontano che una volta l'ho visto fare una cosa stranissima. Ha preso una brocca e..vraaam! Si è bevuto tutto di un fiato un litro e mezzo di aragoste!" (il mio piccolo ariano preferito,a mensa)
Strascichi di primo maggio


La casa del popolo di Montaretto

giovedì, aprile 30, 2009



May day may day


Non ho mica capito se e come ci arriviamo, a Montaretto, domani.
Con il treno sovraffollato e la camminata del partigiano?
Con le macchine degli altri?
Con la bicicletta della staffetta?
Ma se c'è una cosa di cui sono sicura, è che andiamo.

E poi, ci fermiamo, a dormire?
Nel campeggio che si chiama il nido del piccino, la tana del tasso, il cestino del coniglio?
In macchina?
Vendendo un rene alle cinque terre?
Ma se c'è una cosa di cui sono sicura, è che ci fermiamo a dormire.

Le tende a Montaretto, campeggio libero, non si può perchè, mi hanno detto i miei inviati all'havana, il candidato di alleanzanazionale sta facendo proseliti dicendo che se vince lui alle comunali, dà fuoco ai campeggiatori liberi, o qualcosa del genere.
E non sia mai che per il mio ponte del primo maggio, io contribuisca a lasciare Montaretto in mano ai fascisti.

Montaretto l'ho scoperto con il critical wine, ma sono in ritardo sul resto del mondo, che ci va da anni.
Io, sulla geografia sono sempre in ritardo: infatti sembra che per il viaggio di quest'estate prenderò un aereo per stoccolma, che era il viaggio che invece dovevo fare l'anno scorso.

Montaretto è un posto dove hanno fatto lo sciopero al contrario per costruire la strada.
Invece di non andare a lavorare, le persone hanno lavorato gratis. Anzi, hanno lavorato per il bene comune, che è una di quelle cose che in questo paese non se le ricorda più nessuno.
Lo sciopero al contrario di Montaretto ci sono i murales a raccontarlo.

E allora, visto che è il primo maggio, e lo sciopero al contrario c'era un signore che si chiamava Danilo Dolci che lo faceva in sicilia, e con lo sciopero al contrario ha costruito una diga, così la gestione dell'acqua non è più stata nelle mani della mafia, basta poco per liberare le persone dal controllo dela mafia, diceva, basta uno sciopero al contrario, visto che è il primo maggio io chiudo questo post con un pezzo di danilo dolci.

Buona festa dei lavoratori.

...c'è pure chi educa, senza nascondere l'assurdo che c'è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo, ma cercando d'esser franco all'altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce soltanto se sognato.

mercoledì, aprile 29, 2009



Sarà che ho dormito quattro ore e ho le borse sotto gli occhi come i panda, sarà che diluvia, sarà che ho iniziato una riunione alle dieci e l'ho finita alle due, sarà che mi hanno offerto l'amaro al mio bar preferito e ne sto subendo le conseguenze.
Ma adesso che mi fermo, e mi guardo le mani sulla tastiera, e provo a scrivere, mi vengono le righe malinconiche, per il post di oggi.
E non ne ho voglia, perchè voi siete già lì a gestirvi il vostro, di maggio autunnale: avete progetti per Natale?
Così provo a pensare ad altro, al primomaggio e al viaggio estivo.
Ma la verità è che se oggi fermassero il mondo, scenderei dieci minuti a riprendere il contatto con le cose.

Sarà il dolcetto di ieri sera, i dolcetti di stanotte, sarà l'ennesima volta che vorrei essere un vestito che non impegna, invece di un tubino scollato sulla schiena.
Facciamo un test su facebook: tu che vestito sei?
Facciamolo sgrammaticato, come tutti i test di facebook.
Tu ke vestito sarebbi? Da indossare al volo ho una volta nlla vita?
Io vengo fuori l'abito della principessa sissi.

Ci sto ricascando, ma non ve lo meritate, di sorbirvi la mia malinconica presa di coscienza dello scarto tra me e il mondo.
Diceva ieri il proprietario del maialino salmì che io non dovrei sapere chi è Andrea Costa, perchè sono nata nel 1981.
Dovrei conoscere i supertramp.
E bimbumbam.
Bud spencer e kevin kostner.
I brooklin e space invaders, come dicono gli offlaga disco pax.
Se ti dico Vorrei Andrea Costa candidato alle europee, dice il proprietario del maialino Salmì, dovresti rispondere Chi? Perchè sei nata nel 1981. Che cazzo ne sai dei socialisti dell'800?
E invece capisco, ribatto, rilancio.
E finisce che mi disegnano metà Valentina di Crepax, metà mostro nell'armadio.
Anche quando vorrei essere un anonimo vestito a cadenza settimanale.

Così alla fine la mia malinconia ve la siete sorbita.
Scusatemi: mi sono svegliata stamattina pensando all'infame vita sociale di Artemisia Gentileschi.

lunedì, aprile 27, 2009




Volevo raccontarvi tutta un'altra cosa.
Ma tra me e il nuovo post ci si è infilata l'attrice bionda, che ha lasciato un commento a tradimento, che parla del mio abbandono della Gloriosa Compagnia Teatrale Gramsci29.
E i commenti a tradimento, tu provi anche a rispondere con ironia e garbo, ma poi ti si frappongono tra le dita e la tastiera e ti impediscono di parlare di quello che avevi pensato anche solo cinque minuti prima.

La Gloriosa Compagnia Teatrale Gramsci29, io se ci ripenso adesso, mi sa che l'ho inventata perchè volevo cantare.
Poi ho capito che di cantare non ero capace ma mi sono detta C'è una cosa che so fare un po' meglio, ed è scrivere.
Così io ho portato avanti la Gloriosa Compagnia Teatrale perchè volevo scrivere.
E ho scoperto che neanche scrivere era così facile.
Insomma, a raccontarla così, Gramsci29 sembra una strada di fallimenti.
Invece, come sempre succede, a ripensarci adesso, mi viene in mente che anche Gramsci29, come quasi tutte le cose che mi sono venute bene, è stata la creazione di una rete sociale.

Ne conosco un po', di compagnie teatrali.
E tanti che fanno teatro, o l'hanno fatto.
Finisce sempre nello stesso modo: ci si ammazza di botte. Fisiche, morali.
Il finale delle compagnie teatrali è sempre che ci si odia.
Un finale scontato, come si dice dei porno.
Non sempre ci si odia tutti, a volte ci si odia tra Montecchi e Capuleti, però, ecco, scecspirianamente non c'è mai un lieto fine, nelle compagnie teatrali.

Noi, invece, forse abbiamo finito una compagnia teatrale, ma almeno non siamo finiti noi. E, scusate, io per la mia testa malata, questo è più importante.
Ci litigo sempre con quelli che Un grande artista morto è meglio di un mediocre artista vivo, con quelli della candela che brucia da due lati.
Non lo so se ho ragione, ma io preferisco il vivo al morto, soprattutto se il soggetto in questione sono io.
Così, a vederla adesso, sono felice che siamo rimasti un gruppo vivo, nel senso della relazione, dell'amicizia, della costruzione di cose, piuttosto che un gruppo morto con un premio ubu sul comodino.
Con tutto che figurati, il premio ubu.

Poi, certo, c'è che a scendere dalla cassetta della frutta dell'attore, se non se ne trova un'altra subito lì che ci aspetta e ci valorizza, dispiace.
Dispiace anche tanto.

Io, ad esempio, mi mancano le prove.
Quelle nel salotto, sul terrazzo, nelle sedi dei partiti, nelle cantine dei vicoli.
Mi mancano le trasferte.
Mi manca quando c'era il regista palestinese che siamo stati a fare le luci e i suoni dell'ultima replica di C'est la guerre tenendoci per mano davanti al mixer.
Mi manca la volta che eravamo convinti che nel camioncino della trasferta l'aiuto regista ci tenesse la chetamina. E che ci avrebbero arrestati tutti.
Mi mancano i workshop.
E l'adrenalina.
Mi mancano le correzioni a pennarello sui fogli.
E potrei continuare per ore.
Mi manca tantissimo l'idea che quella cosa sul palco l'avevo scritta io.

Ci penso, a C'est la guerre, e realizzo che quel testo, io, è la prima cosa che ho iniziato e finito e poi l'ho guardata soddisfatta.
C'è qualcuno che lo sa, la maggiorparte no: io, se non c'era C'est la guerre, adesso, mica ero la persona che sono.
C'est la guerre è la mia Pasqua.

Sinceramente, devo infinite cose alla mia compagnia teatrale.
Le devo innanzitutto delle meravigliose amicizie.
Poi, le devo quella piccola parte di autostima che ho.
E una valigia di ricordi bellissimi, nel camerino già vecchio, tra il manifesto e lo specchio.
Le devo moltissimi, straordinari incontri.
Le devo la costruzione di rapporti adulti con una sorella e un fratello.
Ma le devo anche cose più sceme.
Come aver trovato il coraggio di guidare in autostrada.
E usare una sparapunti.
E mettere piede su un palco, anche se solo alla fine, a raccogliere gli applausi.
Queste sono cose che io non me le dimentico più.
E che non valgono tutti gli ubu del mondo, non valgono di essere rovinate dopo, alla ricerca di una professionalizzazione.

Però non è che debba essere così per tutti.
Sono io che sono così, che preferisco una mediocrità divertente ad una professionalizzazione autolesionista.
Quando mi sono trovata davanti al fatto che Gramsci29 era diventata una cosa troppo grande per essere un hobby, ho dovuto scegliere se era un lavoro.
E ho deciso di no.
In maniera poco chiara e confusa, ma ho deciso di no.

Mi dispiace tanto di avere fatto scendere altri dalla cassetta della frutta, mi dispiace veramente.
E se posso trovare il modo di farcele risalire, e giuro che ci penso, lo faccio volentieri.
Però non ho neanche un ricordo cattivo, nella mia valigia dell'attore.
Neanche uno rilevante, perlomeno.
Penso di essere riuscita a strappare un lieto fine: scusatemi, è che sono cresciuta con i film della Disney.

Ho fatto una scelta, un po' senza accorgermene, e ad un certo punto devo aver pensato che, per come sono fatta, non ho poi così bisogno degli applausi, ma ho infinito bisogno di persone che mi vogliono bene, e a cui voglio bene.
Così, ho chiuso la valigia prima che diventasse un vaso di pandora.

Però.
Se anche ho smesso di inchinarmi ripetutamente,
e ho fatto smettere voi, soprattutto.
Vi ringrazio - sul serio - infinitamente.