lunedì, luglio 30, 2007



PROUST? CHI ERA COSTUI...?

Mio nonno era un lampione.
Alto alto magro magro e con il viso luminoso.
Mio nonno lampione mi nascondeva le mentine colorate nella sua casa piena di incongruenze. Una mentina blu sopra le raccolte della Reader's Digest - da cui poi io selezionavo le storie macabre e piene di particolari raccapriccianti sui sopravvissuti agli incidenti aerei e sui preti uccisi dai comunisti, sdraiata sul divano che pizzicava dopo la merenda - una mentina verde nella credenza vicino ai biscotti, una mentina rossa che lasciava il colore sulla lingua al posto della Torre sulla scacchiera.
Con noncuranza il nonno lampione mi diceva Facciamo una partita a scacchi? e poi si illuminava quando io trovavo le mentine colorate.
Ma il tesoro vero, le caramelle incartate - quelle della elah che si appiccicavano ai denti o le gelatine ricoperte di zucchero o ancora i fondant alla menta forte o alla frutta - si accumulava nella scatola di latta con le orrende statue greche su sfondo blu e argento.
Il tesoro era chiuso a chiave della credenza stessa medesima dei biscotti e della scacchiera, ma in alto. Si affacciava da dietro lo sportello dal vetro smerigliato, irraggiungibile nella sua vertiginosa altezza di un metro e sessanta.

La scatola di latta, a dirla tutta, lasciava un vago sapore metallico sulle caramelle, ma il fatto stesso di essere irraggiungibile la rendeva il premio agognato per una vincita a scacchi o per una qualsiasi scusa ricercata con pazienza dal nonno lampione. Un buon voto, un bel compito, un bacino alla nonna, hai tolto il bicchiere del latte dopo la merenda.
Se era il momento della caramella, il nonno lampione apriva la credenza con la chiave, apriva il tappo con le sue mani giganti e poi teneva la scatola aperta, leggermente inclinata, all'altezza della pancia.
Il nonno lampione era alto un metro e novanta, la scatola quindi veleggiava all'irraggiungibile altezza di un metro e trenta. A quel punto, nonostante mi elevassi con tutte le mie forze sulla punta dei piedi, arrivavo a sfiorare le caramelle con la punta delle dita, drammaticamente senza possibilità di scelta.
La caramella che capitava capitava. Io ovviamente cercavo di barare. Tentavo di riconoscere al tatto le gelatine di frutta con lo zucchero sopra, che duravano di meno ma ti obbligavano a sfidare te stessa nel riuscire a non morderle, almeno fino a quando lo zucchero fosse rimasto appiccicato sopra. Al secondo posto le fondant alla menta forte, ma avevano la stessa carta delle fondant alla banana, che invece odiavo, e quindi la pesca alla menta forte era terribilmente rischiosa. Ultime classificate le elah che si incollavano ai denti, anche se poi hanno inventato la versione mentaliquirizia che invece mi piaceva quasi quanto le fondant.

Se ho preso qualche centimetro di altezza, tra la prima elementare e la terza media, credo di averlo preso cercando di allungarmi tutta per pescare le gelatine di frutta.

Il gioco della scatola delle caramelle è finito prima che io fossi alta abbastanza da potermi scegliere la caramella migliore, anche perchè a quel punto arrivavo anche allo sportellino della credenza chiuso a chiave. Ma prese da sola, le caramelle non avevano per niente lo stesso sapore. Si vede che avevano cambiato gli ingredienti.

Quando mio nonno lampione è morto, la scatola ha sedimentato le caramele residue per qualche tempo: le elah mou - che ovviamente erano rimaste lì - si sono sciolte esondando dalla carta e andando a creare una patina informe e collosa sul fondo della scatola.
Mia nonna certosina, a mia insaputa, deve avere scollato un giorno il tappeto mou per trasformare la scatola in un contenitore di bottoni colorati, tutti diversi, tutti bellissimi.
E qui si chiude il cerchio dei ricordi, perchè la scatola di latta dei bottoni è stata chiusa in uno scatolone quando è stato il momento di sgomberare casa della nonna certosina, ed è arrivata nella mia casa nuova in vico dolcezza tra un servizio di piatti con le biciclette e una brocca a forma di gallo: i nonni non erano proprio i campioni del buongusto.

Ieri, quindi, ho trovato la scatola, e l'ho riconosciuta, anche se nascosta sotto le sue mentite spoglie di portabottoni. E mentre le biciclette su sfondo giallo non mi ricordano niente, e possono quindi finire nell'armadio delle stoviglie dell'uso quotidiano, alla scatola delle caramelle alte devo trovare un uso e un posto d'onore.
Innanzitutto traslocherò i bottoni, perchè non le si addicono.
E niente caramelle per ora, che il sovrappeso delle gelatine alla frutta ancora pesa sui fianchi.
Ma la scatola aspetterà il ritorno all'utilizzo in bella vista - con orrore di mia moglie artista che storcerà il naso davanti alle statue greche su sfondo blu - in attesa del momento in cui lasciare il suo sapore metallico su caramelle di terza generazione.

3 commenti:

lastreganocciola ha detto...

dolce nessie...

la fede ha detto...

:)

Anonimo ha detto...

Come sarebbe piaciuta la descrizione, a nonno lampione