martedì, giugno 17, 2008

CHECKPOINT

Ecco cosa succede.
Che noi trentenni finiamo per avere più memoria, di quelli che nella storia c'erano.
E' un incubo.
E non tiratemi in ballo l'Alzheimer.

Nel 1973 c'è il golpe in Cile, qui tira aria di P2, gli extraparlamentari e i dirigenti del PCI iniziano a dormire in un posto diverso tutte le notti.
Precauzione, diciamo.

Piano piano arrivano i racconti, le foto, i carriarmati e le bombe sulla Moneda, gli intillimani che hanno avuto culo, Victor Jara che invece no.
Più arrivano le voci, le foto e i racconti, più i dirigenti della sinistra gli si annebbia il futuro e vanno a casa degli amici ogni notte, ma dormono sempre meno.
In Cile le strade si riempono di soldati, di blocchi stradali. Nascono le prigioni segrete, i luoghi di tortura. E nei fiumi a volte emergono i corpi dei desaparecidos.
Alla sinistra italiana, per usare una'elegante metafora, le brucia il culo.

Tra i dirigenti del PCI ce n'era uno che si chiamava Giorgio Napolitano.
Io non lo so se Napolitano abbia mai dormito a casa di un operaio, di un sindacalista non schedato, in una casa del popolo, sul divano del partito con la paura del golpe.
Ma se non l'ha fatto lui, l'hanno fatto i suoi amici, quelli della sua mozione, quelli della sua sezione, i suoi elettori.
E le foto le ha viste, li ha visti i soldati nelle strade.

L'attuale ministro dai denti marci, sono sicura, le foto nel 1973, le ha viste anche lui.
E ho qualche dubbio che proprio da lì abbia preso ispirazione per questa bella proposta dei soldati nelle strade.
Se non si è ispirato, come si dice, è una bella coincidenza.

Allora io mi chiedo, e non posso non farlo, ma possibile che io mi ricordi dei soldati nelle strade di Santiago del Cile, che marciano otto anni prima della mia nascita, e Napolitano, che ha rischiato di venire torturato se il golpe fosse stato esportato anche qui, non gli vengano in mente le attinenze, le similitudini?
Io credo che se Napolitano non rimanda indietro questa legge non ne rimanderà indietro neanche una.
E mi fa schifo e puzza, che il Pd si strappi i capelli per la legge salva processi e sorrida davanti ai soldati nelle strade.
Ma chi se ne fotte del processo a Berlusconi, tanto non lo condannano, e se anche lo condannano non fa un giorno di carcere. Fa il Divo anche lui, come Andreotti.

Vorrei che i soldati per strada fossero il no pasaran per noi che ancora ci interroghiamo sul come resistere, perchè dopo i soldati non c'è altro.
Questa cosa non può passare.
Perchè non c'è niente, niente di peggio.
A voi viene in mente qualcosa di più stupido, di più pericoloso, di più gretto, più miserabile, di un generale dell'esercito italiano?

Io se potessi andrei da Napolitano a scrollarlo finchè non gli esce il partito democratico dalle orecchie e non si rimette a fare il presidente.
Ma visto che non posso, dico che se non li ferma Napolitano, questi dobbiamo fermarli noi.

Perchè se l'esercito nelle strade diventa una cosa normale è la Palestina, è l'Algeria, è l'Argentina, è la Somalia, è la Bosnia, è il Cile.
E' il punto di non ritorno.

Noi Madri di Piazza di Maggio compiamo 31 anni di lotta in strada. 31 anni che non manchiamo un solo giovedì nella piazza. 31 anni per esigere e reclamare il carcere per gli assassini dei nostri figli.
Noi madri non siamo scappate e poi siamo tornate. Noi siamo rimaste per tutto il tempo della dittatura, nelle fasi più violente, quando ci picchiavano e ci mettevano in carcere tutti i giorni, quando fecero scomparire 3 delle nostre migliori compagne.
Quando non potevamo parlare.
Quando ci stavamo rendendo conto che esistevano campi di concentramento in ogni commissariato di polizia, in ogni caserma dell'esercito, nella Scuola meccanica della marina.
E siamo rimaste per cercare i nostri figli.
Quando cominciavano ad apparire corpi qui e là, nel fiume o sepolti. Però noi non siamo mai andate dietro ai cadaveri. Non vogliamo identificare cadaveri. Vogliamo identificare gli assassini perché vadano in carcere.
I nostri figli scomparsi erano rivoluzionari. Socialisti, anarchici, peronisti, comunisti, chiamateli come volete, rivoluzionari che volevano un mondo migliore. E chi dà il sangue per il suo popolo non muore. Chi può dire che Garcia Lorca è morto?
Per questo noi Madri non accettiamo la morte dei nostri figli e neanche alcun compenso economico.
Non c'è prezzo che possa pagare la vita di un giovane, di una donna, di un uomo che dà la sua vita per la rivoluzione, per la liberazione, per il socialismo. Sono loro che ci hanno partorito e insegnato tutto quello che abbiamo fatto in questi 31 anni e che facciamo.
(...)
Una volta un italiano si arrabbiò, perché disse che credeva di incontrarci piangenti e afflitte. Invece ci incontrò mentre festeggiavamo un compleanno. Sapete perché? Perché i nostri figli ci hanno insegnato cos'è la solidarietà, cos'è l'amore. E noi siamo appassionate della vita come lo erano loro.Quando ci picchiavano e ci arrestavano, ci chiamavno «matte», ci portavano via i nostri figli, noi siamo rimaste qui per difendere la vita. Non solo dei nostri figli, ma anche di molti uomini e donne che non sapevano e non credevano che questo paese potesse tornare a essere migliore. Come adesso.

(Questo testo della presidente della Asociacion Madres de Plaza de Mayo è stato inviato per un incontro a Livorno della Wilpf, la Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà. Da Il Manifesto 11/06/08)

4 commenti:

Ops ha detto...

ah..io non mi preoccupo..mal che vada.. mi fermano per strada..quando sono a piedi..tanto succedeva già prima..
che schifo. sempre di più, la vergogna che si innalza all'infinito quando penso di essere italiano, rappresentato nel mondo da questi Divi.

ANGOSCIA.

l'amica E ha detto...

Ma ci sono idee sul da farsi?
Cosa possiamo fare, dico di concreto? Io pensavo di andare in giro a fotografarli. Altro non mi è venuto in mente

lanessie ha detto...

@amica E
mah, non so...tipo Mettiamo dei fiori nei loro cannoni?

@Ops: a me non è che sembra proprio che il problema sia se fermano te, come sempre, ecco...

Anonimo ha detto...

infatti, c'era della cupa ironia nel mio commento, nulla di più. e son sempre più cupo te lo posso garantire.

Ops