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giovedì, maggio 03, 2007


CONTROCORRENTE


Il jazz io, ecco, non so.
Il Be-bop si. E lo swing, tanto. E il jazz anni trenta, La Pantera Rosa e Rapsodia in Blu, magari.
Ma Coltrane, Coltrane no.
John Coltrane sta alla mia noia come una cassata siciliana alla mia dieta.
Quelli che La mia vita è cambiata da quando ho scoperto Coltrane.
Quelli che Quando si cresce si ascolta Coltrane.
Io Coltrane non so neanche se si scrive così.

E oggi alle 6 ho un colloquio per diventare l'addetto stampa del festival del jazz di quest'estate.
Dove mi chiederanno sicuramente Tu ascolti il jazz? E lo pronunceranno giass, mica gezz come noi che l'abbiamo scoperto con gli aristogatti.
Ma io svicolerò dalla trappola come Tomba nello Slalom gigante e risponderò: Io la musica la ascolto tutta. Sono onnivora, io. Una passione per gli chansonnier, un'adolescenza rock, un'orecchio alla classica quando non ho voglia di pensare, lo swing quando faccio le pulizie.
E il jazz, certo, dirò. Adoro il jazz. E mi aggrapperò a Ella Fitzgerald, a Louis Amstrong, a Dizzie Gillespie e a Michel Petrucciani. Pronunciandolo alla francese, per darmi un tono.

E se mi chiederanno di Coltrane risponderò con un vago Non è tra i miei preferiti...
E mi si chiuderanno gli occhi, e sbadiglierò senza mano davanti alla bocca.
Perchè Coltrane, per me, è come uno sbadiglio in metropolitana alle sette del mattino.

giovedì, giugno 21, 2007



LA MALEDIZIONE DEL VENERDI


Non è che parta spesso, io, per il week end.
Un po' per soldi un po' per denaro, il week end è fatto di lunghe dormite, di pomeriggi molli, di serate tarde, di messa a posto del casino accumulato.

Giusto quando mi gira qualche fidanzato per casa mi viene voglia di una sortita extragenovese o di un pomeriggio a farsi del male all'ikea. Ma più spesso mi alzo a fare colazione e non so perchè sono le cinque.

Poi invece quest'anno avevo qualche soldino di più, che la maestra paga più del tirocinio. E così il mese scorso dico Vado al Festival di Teatro Europeo di Torino. Venerdisabatodomenica di pura goduria teatrale Ah quante idee quanta invidia.
E invece, la simpatica setta degli Adoratori di Coltrane, neanche il tempo di decidere se avrei dato la priorità agli spettacoli rumeni o a quelli bulgari (tanto per darmi delle arie, s'intende...), mi piazza una riunione inutile alle 6 di venerdi pomeriggio. In riviera. Sotto la grandine, tra l'altro.
Niente week end, niente teatro, niente Torino, niente bulgari, niente rumeni.
Ma me l'hanno raccontato, eh. Hanno detto che era bellissimo. In particolare, hanno detto, erano bellissimi i bulgari e i rumeni.

Passa un mese.

E scopro che tra domani e sabato si alternano sul palco di un qualche paese della riviera che io mai mi ricordo i nomi e poi sono tutti uguali questi paesini della riviera, che fondamentalmente c'è una cosa: c'è il mare. Ma in questo paese qui specifico invece questo week end non c'è solo il mare, no no, c'è Dario Fo e c'è Ascanio Celestini e c'è Roberto Vecchioni e c'è la musica e c'è uno spettacolo su Izzo.
E ci sono anche un sacco di amicici miei con la macchina, anzi le macchine, che non vedono l'ora di andarci in questo posto sulla riviera, chi per Dario Fo, chi per Izzo, tutti per Celestini. E anche chi per la riviera evvabbè.

Mentre tento di organizzare macchine e partenze e zaini e biglietti insieme alla Pace Fortissima con Fortissima necessità di relax, mi chiamano quelli del Museo della Didattica Bella.
E mi dicono Verresti mica qui a parlare del tuo futuro?
Certo, dico io, quando?
Venerdi. Alle 1830.

lunedì, febbraio 22, 2010



Sto uscendo con due uomini.
In modi e in termini diversi, ma abbastanza da poter osare un confronto.

Uno è l'Uomo Ideale.
E' bello. E' molto bello.
E' ricco di famiglia.
E' un vero intellettuale di sinistra.
E' l'uomo che si potrebbe presentare ad una nonna e garantirsi la sua approvazione imperitura.
E' gentile.
E' interessante.
Ve l'ho già detto che è bello?
Ha prospettive di carriera.
E saprebbe ripararmi un computer così come una grondaia.
E io, con lui, mi annoio.
Mi annoio a morte.
Esco con lui e non so cosa dirgli.
Lo ascolto parlare ed è come essere ad un collegio docenti.
Non c'è modo di fare una battuta perchè è di quegli uomini che ti fanno sentire inadeguata a ridere.
Di quegli uomini che ti guardono e sembrano dirti Cazzo ridi, in questo mondo di merda?
E' un uomo che non avrei il coraggio di dirgli che mi piace saltellare per casa cantando Gennaro Cosmo Parlato o la Mannoia o un vecchio Guccini o Victor Jara, perchè è un uomo da Coltrane e Bjork.
E chi glielo dice che Fitzcarraldo mi ha fatto schifo? Che lascio salire il gatto sul tavolo? Che devo lavare i piatti da sabato?

Invece l'altro.
L'altro non sarebbe piaciuto a mia nonna.
Ma, del resto, chi sarebbe piaciuto a mia nonna?
L'altro è tutto un non. Non è bello, non è ricco, neanche di famiglia, non è un uomo da debutto in società, decisamente. Non è un uomo che mi viene di pensare da passarci la vita.
Ma mi fa ridere.
E sa come si parla ad una donna.
E mi fa le sorprese, mi porta al cinema come se fosse la cosa più desiderabile del mondo, e mi asciuga le lacrime.
Mi cucina una cena di antipastoprimosecondo squisitamente senza carboidrati. E' un uomo che sa come accarezzare la mia dieta.
Mi compra il pesce per il gatto.
Mi canta le ninnananne con la sua voce incredibile.
Mi parla in tre lingue.
Mi ripete continuamente quanto io sia incredibilmente bella.
Ogni tanto se ne va via, quando è a un passo dall'invasione dei miei spazi.
Mi chiama Biancanessie. E a volte Amore, ma con la leggerezza di un intercalare.
E poi ha scoperto che a Maggio non costa niente portarmi in un posto del mondo dove non sono mai stata.
Allora ha preso ferie. E mi ha detto di pensarci quanto voglio, a questa ipotesi di viaggio. Che lui, però, intanto faceva in modo di esserci, se alla fine io avrò voglia di partire.

Io, non so, sarà che sto emergendo dall'apnea Omm della Tempesta.
Che non mi potevo mai aspettare niente.
Che per vederci ci voleva l'agenzia di viaggio.
Che mi sentivo in colpa a chiedergli di esserci.
Che qualsiasi cosa potesse essere vagamente lungimirante era spaventoso per lui come per me una pantegana nel bagno. Che dopo tre anni di storia se avessi provato a proporgli, a febbraio, un viaggio a maggio gli sarebbe venuta una sincope.
Che non faceva che ripetermi che comunque, magari, lui poteva anche scegliere di partire, mica era sicuro che fosse ancora qui, domani.
Che siamo arrivarci a chiamarci amore con la lentezza e la pesantezza di un libro di Moccia.

Io in questo momento mi sento coccolata, mi sento desiderata e divertita da un uomo improbabile.
Per quelle cose della vita che ogni tanto si riarrotolano su sè stesse.
Io, dell'omm della tempesta, sono stata perdutamente innamorata e mai felice.
Adesso non sono innamorata, ma sono felice.
E penso che sia esattamente quello che mi ci vuole.
Mi sento come quando ti invitano a ballare il liscio alla festa dell'unità, che non sai dove guardare dalla vergogna ma in fondo ti diverti da morire. E poi ti fanno fare anche il caschè e ti manca il fiato e inizi a ridere come una scema, sulla pista del liscio.

E le evidenti differenze con l'Uomo Perfetto non fanno che rinforzare la mia tesi che la borghesia e il suo modello hanno capito ben poco della felicità.