venerdì, luglio 17, 2009



Ho un'animazione che mi attende dall'altra parte del pianeta e sono bloccata in ufficio da un insopportabile mal di pancia.
Poi mi si chiede perchè io odi l'estate.
Estate.
Caldo.
La mia pressione finisce sotto i piedi.
Per sopravvivere devo farmi di liquirizia endovena.
La liquirizia, assunta in grandi dosi, dice il pacchetto delle tabù, può provocare effetti indesiderati.
Appunto.
Sono bloccata in ufficio dagli effetti indesiderati, con un gatto a casa che si starà mangiando anche le gambe della sedia, a questo punto
Ma io non me la sento di uscire nei vicoli, che già per arrivare qui è stata una prova di forza.
Siberia mangerà le gambe della sedia e capirà la difficoltà di vivere in vico dolcezza: la fossa delle marianne di ogni blando tentativo di organizzazione, il triangolo delle bermuda degli imprevisti.

Però già che sono qui, ne approfitto per scrivere un'appendice al post di ieri, che sangue e lacrime sembra aver provocato in amici e parenti.
No, non c'è alcun progetto serio di emigrazione.
No, non sto cercando casa sul lago di Bellinzona.
E no, non sto scappando lasciando voi a suonare sul ponte del titanic mentre io sgranocchio toblerone.

Ci sto solo pensando, così, come si pensa da bambine al vestito che si indosserà al proprio matrimonio.
Per poi finire a lottare per i pacs.
Per poi vivere di storie a distanza.
Ci sto pensando non per ora, non per domani, ma nell'ipotesi futura dei miei figli.
Perchè io credo che ho la pelle abbastanza dura da affondare con il titanic suonando l'Internazionale, ma non credo invece che sia giusto imporre ad un bambino questo paese di merda.

Ieri l'omm della tempesta mi raccontava di un centro estivo di boscolandia dove, sotto lo sguardo assente degli educatori, tre bambini ne picchiavano un quarto urlandogli "Sporco negro".
Il quarto bambino era bianco, se questo può servire ad inquadrare le cose.

Ecco, allora, io, già che vado dalla mia partigiana svizzera, inizio a capire se e come sia possibile andare via, da questo paese. Non per me, ma per i miei figli.
Detto questo, adesso non mi scrivete Ma come, stai pensando di fare dei figli e neppure ce lo dici?
No.
Non sto pensando di fare dei figli.
Non sto pensando di scappare in Svizzera.
Ma entrambe le cose, ad un certo punto, potrebbero anche succedere, e io voglio saperlo prima, se può essere una cosa fattibile.
Da non trovarmi poi che mi ero data una meta e me la vedo scippare sotto gli occhi, come la rivoluzione del proletariato nell'89.

Perchè c'è questa storia di Teresa Noce, tra le varie storie bellissime di Teresa Noce.
C'è che lei e Luigi Longo ad un certo punto fanno gli antifascisti in Francia, poi la guerra di Spagna, poi la Resistenza.
E nel frattempo fanno anche due figli.
E quando devono decidere, si parlano e capiscono che loro possono sopportare le guerre, il fascismo, le torture e i campi di concentramento. Ma i figli. I figli no. E li portano in Unione Sovietica, mentre loro rimangono qui: Teresa Noce a Mathausen, Luigi Longo a scoparsi la segretaria mentre coordina la Resistenza.

Adesso, sarebbe da chiedere ai due piccoli Longo cosa avrebbero preferito fare loro, ma io credo che il contesto in cui far crescere un figlio sia quasi tanto importante quanto la famiglia.
Se le due cose, famiglia e contesto, possono andare di pari passo, di un bel pari passo, di un positivo pari passo, quella è la cosa migliore del mondo.
Ma se il contesto è una merda, non si può far finta di niente.
Non è mica sempre vero che dal letame nascono i fior.
Io non credo che resterò qui a vedere i miei figli picchiati dai figli degli squadristi.
O, signoriddio, a vedere mio figlio diventare squadrista come nella Storia della Morante.
Preferisco un figlio con le birkenstock e le calze, grazie.

Ma non è ora il momento.
E' solo un pensiero così, laterale, ipotetico.
Quindi, tranquilli: per adesso rimango nell'orchestra.

10 commenti:

e. ha detto...

Perchè c'è questa storia di Teresa Noce, tra le varie storie bellissime di Teresa Noce.
C'è che lei e Luigi Longo ad un certo punto fanno gli antifascisti in Francia, poi la guerra di Spagna, poi la Resistenza.
E nel frattempo fanno anche due figli.
E quando devono decidere, si parlano e capiscono che loro possono sopportare le guerre, il fascismo, le torture e i campi di concentramento. Ma i figli. I figli no. E li portano in Unione Sovietica, mentre loro rimangono qui: Teresa Noce a Mathausen, Luigi Longo a scoparsi la segretaria mentre coordina la Resistenza.

No, ma così, come lo dici tu, con quel tempo comico.
Amica, sarà che io stamattina ho la ridarola, e non so perchè, ma è geniale.
Sono contenta che, per ora, rimani nell'orchestra :-D, poi vediamo.

Anonimo ha detto...

anche noi del triangolo, quaggiù in fondo, ne siamo lieti, senti: Tin! Tin!

puntoggi ha detto...

però, ness, non per menarla, ma la tollerante e partigiana svizzera, gli italiani li tratta sempre un po' a calci in culo. sentiti colle mie recchie, anche. e magari ci sta che i tuoi figli li prendono a mazzate gridandogli "italienisch Scheiße!". che mica ci hanno un governo tanto di sinistra manco lì. eh.
e ma però lascia perdere. che sono di umore vagamente polemico per i fatti miei e picchio i bambini per strada, se mi guardano storto. oggi ne ho schiaffeggiati due di quattro anni. così, per gioco.
ma dai, tanto poi cambieranno le cose da qui a quando arriveranno i figli... magari avremo il nostro obama strafico, e la svizzera... probabilmente sarà sempre la stessa!
:-)
(il succo è "reeesta con noooooooi....")
:-)

Darwin ha detto...

Ho deciso di lasciare un commento perchè, dato che sei ancora comunista nell'anima, ho pensato che dovevi sentirti sola.
Come la tua gatta continui a rosicchiare le gambe della sedia per farle diventare della stessa misura. E invece quelle scendono scendono...
Un problema di essere ancora comunisti è di vivere nel passato più tempo di quello che si vive nel presente, ricordando la guerra di Spagna e di quanto erano gustosi i bambini, in Russia.
Non illuderti che la terapia di gruppo possa giovare: in genere i comunisti si organizzano sempre ("compagni, mi chiamo Lanessie e sono un comunista"), e fondano subito una cellula comunisti anonimi, che ricorda tanto i soviet.
Una botta di speranza: il tempo guarisce naturalmente queste cotte giovanili (si nasce a sinistra e si muore a destra), peccato, però, che da morti essere di destra non giova. Lassù, qualcuno, ancora predica di uguaglianza e solidarietà.

PS: non temere, alla fine la sedia senza gambe si può sempre riciclare in un sottovaso.

lanessie ha detto...

Darwin.

Il gatto siberia è un maschio.

I congiuntivi non sono un optional, neppure in un mondo liberista.

Tu, morirai di destra. Noi, che siamo carini, muoriamo di sinistra e ci trasmettiamo la memoria.

Infine, non solo non mi sento sola, ma neppure anonima e non rimpiango proprio nulla, se non il fatto di ostinarmi a non mettere un filtro ai commenti.

Darwin ha detto...

Non ti sarai mica offesa? Non sono ancora così vecchio da essere di destra, per fortuna.
Sì, ogni tanto nella foga dimentico un congiuntivo (giova/i), ma ho per fortuna la consapevolezza di conoscere comunque l'italiano e di essere abbastanza indulgente da non rimarcare necessariamente gli errori degli altri.
A mettere i filtri poi, sai quante cose interessanti si perdono?
Con simpatia

ParkaDude ha detto...

Condivido e sottoscrivo.

lanessie ha detto...

Devo ammetterlo, la supponenza mi fa saltare la mosca al naso...quel So tutto io, perdonami Darwin, mi ricorda momenti infelici e faticosi.
Detto questo, niente filtri ai moderati di sinistra...siete solo compagni che sbagliano, d'altronde :-D
Con simpatia
Nessie

@Parkadude: ciao Maro :-)

Darwin ha detto...

Attenta lanessie, a come parli (le parole sono importanti! Nanni Moretti op. cit.).
Il termine “moderato” suona come un complimento per chi moderato lo è, può essere un insulto per altri (mi sovviene il “si moderi!” di berlusconiana memoria, esortazione verso una moderazione che è anche autocensura, nel nome del Papi).
Le classificazioni poi sono tipiche di “certa destra”, non si addicono a “certa sinistra”, soprattutto estrema.
Scusa il tono paternalistico da “so tutto io”: è solo ironia mal espressa.
Moderiamoci! :)

Darwin ha detto...

La regia mi informa testè che l'esortativo pronunziato dal castigapapere di villacertosa fu "si contenga!", riferito al primo Santoro (suona come prima repubblica, solo più fotogenico). Il resto rimane invariato.