mercoledì, febbraio 13, 2008



IL MIO QUARTO STATO: LA SCUOLA


Per parlarvi della situazione della scuola italiana io vi parlo della 4C.
Prendetela come una sineddoche.

La 4C fanno i turni per i banchi.
Sono 28, in 4C, ma la classe ne potrebbe contenere più o meno la metà.
Le classi italiane sono state pensate per una ventina scarsa di bambini, solitamente.
La 4C contano sugli assenti.
Se gli assenti sono almeno due – e in effetti spesso succede – allora ognuno ha il suo banco.
Altrimenti ci si stringe. Più del normale. Perché già nella normalità fondata sulle assenze, per aprire la porta il bambino dell’ultimo banco si deve alzare.

La 4C è una classe in una zona a rischio.
Il 60% dei bambini è straniero.
E per migliorare la situazione non hanno mai avuto la stessa coppia di maestre in quattro anni.
La maestra di matematica parla pugliese.
E viene definita “la maestra che dice le parolacce”.

La 4C, al nostro LaboratorioDiNarrazione, parla di seghe elettriche, bazooka, boschi scuri da cui è difficile uscire.
I bambini della 4C, per essere fantasiosi devono sforzarsi. E questa per me è la tristezza più grande.

La 4C mi fa triste.
La 4C è la sineddoche della scuola italiana.

Non c'è una sola ragione, non ce ne sono due, per capire com'è che ci troviamo in questa situazione.
Non basterebbero mille post per raccontarvi delle difficoltà, dei tagli, della lotta per la visibilità da quando c'è l'autonomia, della sparizione del tempo pieno, delle maestre che importa soltanto il posto fisso, dei genitori che non sanno più cosa fare e allora attaccano la scuola, dei bimbi che non sanno più a chi credere, a chi riconoscere un ruolo.


Ma soprattutto la fatica, l'enorme fatica di tutte quelle maestre e maestri, professoresse e professori , e ce ne sono, che fanno ancora, disperatamente, l'eccellenza della scuola italiana. Sempre meno, sempre più stanchi, inevitabilmente sempre più vecchi.
Perchè Scienze della Formazione Primaria e la Siss sono, quasi ovunque, un crimine di guerra. E non è un caso.

I nuovi insegnanti sono impiegati delle poste.

E io, in tutto questo, scusatemi ma non credo al caso.

Sarà la sindrome del complotto.
Ma non ci credo viste le premesse storiche e non ci credo visto che questo paese lo conosco, e conosco un pochino gli altri.
Questa è una scelta.
C'è una scelta nel mantenere un livello di scolarizzazione schifosamente basso, nel richiedere sempre più lauree, sempre più master a pagamento, per far finta di poter trovare lavoro.
C'è una scelta nel formare maestre ignoranti e professori pedanti.
La scelta è quella di avere un paese di pecore.
Questo da sessant'anni.


Ma in questo post io dovrei parlare dei rischi di un nuovo Governo Berluska.

Allora io penso che questa già è la situazione base. Ma ci sono una serie di piccoli aggiustamenti, di mattoni che possono toglierci da sotto i piedi per farci affogare ancora di più nella merda.
Questi mattoni, innanzitutto, sono i soldi. Meno soldi alle scuole, ai progetti didattici, ai servizi sociali vogliono dire meno possibilità di agire, di costruire, di reagire.
La Moratti ha già fatto i suoi bei tagli, e la cosa continuerà, sicuramente.
Ma c'è dell'altro.
C'è il rischio di trasformare la scuola in un'anticamera aziendale. Fin da subito, fin dalla materna: il paradosso dell'insegnamento dell'inglese a quattro anni ne è una delle dimostrazioni.

Bambini subito grandi, subito razionali, subito in gara per primeggiare, subito tristi.

Ma soprattutto c'è un rischio grandissimo e ce l'hanno appena fatto intravedere dalla serratura.
Si chiama Apartheid scolastico.
Se l'ex ministro della pubblica istruzione rischia un braccio di ferro con il governo per creare classi separate negli asili di Milano, io in questo ci leggo un segnale.
Un ministro della pubblica istruzione di destra, oggi, vuol dire Apartheid.
E io non ne faccio un discorso morale, un discorso antirazzista, un discorso di multietnìa, di intercultura, di interscambio. Cose nelle quali, per altro, credo fortemente.
Ne faccio un semplice problema di fattore di rischio.

La segregazione crea ignoranza, poi crea rabbia e, dopo ancora, crea rivolta. E la rivolta non è la rivoluzione. E' una cosa brutta, solitamente, triste e violenta. Che finisce a manganellate, denti rotti e film in bianco e nero che si chiamano L'odio.
Io credo nell'intercultura anche perchè la segregazione dovrebbe far paura a tutti.


Ma soprattutto credo che ci sia da lottare, tanto, se questi qui vincono.
Perchè la scuola italiana ci dimostra ogni giorno che ci stiamo fottendo il presente ma soprattutto stiamo ipotecando il futuro.

8 commenti:

lastreganocciola ha detto...

e di nuovo un post strabello, che condivido del tutto, altro che complotto. però credo che fra non molto la comune-ty dovrà risolvere il problema del per chi votare, e non solo decidere a chi vota contro. ma per il momento facciamo bissis rosella, e godiamoci questi ragionamenti alti, va'.

il lettore padovano ha detto...

Adoro quando scrivi di scuola. dovresti farlo più spesso.

Gg ha detto...

No, no, L'odio, no, ah!

Scusa, era un gran bel post. Però non ho resistito :D

lanessie ha detto...

Grazie delle cose carine :O)

Gg: sai com'è, l'odio è un film dal guusto un po' adulto...;O))

Timothy J. Dawbt, marinaio di foresta ha detto...

GG, a quando un riassunto dell'Odio?

Timothy J. Dawbt, marinaio di foresta ha detto...

Ps. Nessie, il post lo commento con più calma domani!

lanessie ha detto...

:O)

Anonimo ha detto...

Io alle elementari ero in una classe di 16. E la mia insegnante di matematica veniva in classe con l'Unità. Ma è vero, tutto intorno era uno schifo già allora. L'eccellenza la fanno i singoli, da sempre. Che tristezza.