lunedì, gennaio 28, 2008


ANCHE CHATWIN SBAGLIA. E IO DI PIU'.

Mi ricordo soltanto che ero innamorata da togliere il fiato.
Ma anche a rileggere le lettere, adesso, non è facile ricordarsi il come e il perchè.
Cosa mi toglieva il fiato, di lui? Erano gli occhi neri, i capelli lunghi, il modo in cui suonava il basso, la scelta dei fiori da regalarmi, la musica che ascoltava, il portarmi in giro per zone di Genova di cui non sapevo il nome?
E lui, perchè innamorarsi di me, che dovevo ancora tornare a casa a mezzanotte? Che mi sono venute le coliche alla prima notte in albergo, che volevo andare allo Zapata dove lui si annoiava a morte. E anch'io mi annoiavo, e ci volevo andare lo stesso?
Cos'era successo? Perchè fidarsi l'uno dell'altra? Perchè aspettarmi fuori dai cancelli della scuola mentre io okkupo? Perchè sedermi su una moquette intrisa di umido e muffa soltanto per sentirlo suonare?
Chi eravamo, quando ci siamo innamorati? E cosa eravamo quando lo siamo rimasti per sei anni, e forse qualcosa di più?
Io non ho neanche una mezza stupida risposta.
Non sapevo perchè lo amavo. Ma lo amavo così tanto, così tanto da non avere una risposta e da dimenticarmi anche la domanda.

Ma adesso che non sono più innamorata, e le domande sono riaffiorate, è arrivata una delle risposte.
E' arrivata in una sua mail notturna, una mail bukowski.
Dice Lo sai, vero, che hai scritto delle cazzate?
Si, lo so,
Dice Lo sai che non è che sempre hai le risposte per tutti, che le cose le sai meglio tu degli altri?
Si, lo dovrei sapere.
Dice Ogni tanto anche Chatwin ha torto.
Si?
Dice Lo sai che potevi anche evitare di sputtanarmi agli occhi del mondo?
Si.
Non dice ma si capisce: Lo sai che era la volta buona per non sapere più niente l'uno dell'altra, come si perde di vista un compagno di scuola?
Si, e non sapevo come fare a evitarlo.
Dice E lo sai che non ti odio, per questo? 
Pensavo di si.
Dice No, non ti odio.

Allora io dico che un pezzetto di risposta ce l'ho.
La risposta è che ci siamo tenuti a galla per sei anni uno con l'altra.
Nei nostri casini, nelle nostre insicurezze, nelle nostre vite che erano così distanti da incontrarsi. In tutte le cazzate che abbiamo fatto, continuamente. E anche nei dolori, che sono stati così tanti, anche se facciamo sempre finta di no. Io, faccio sempre finta di no.

Ci siamo costruiti un mondo tutto nostro e visto che era un'idea bellissima, ce ne siamo affezionati.
Ogni tanto Chatwin ha torto.
Io molto più spesso.
Ma se mi hai scritto dopo un'alba che era il poster di un ristorante cinese da asporto, innanzitutto vuol dire che avevamo costruito un mondo così bello che non riesce a distruggerlo neanche la più grossa delle cazzate.
E le cazzate sono un'arma di distruzione di massa.

E poi vuol dire che ci sei.
Hai detto niente, in un momento così.
Grazie

3 commenti:

il lettore padovano ha detto...

questa storia mi appassiona :O)

lanessie ha detto...

è innegabilmente una storia di passioni, quello si :O)

ros ha detto...

Belle cose nessie,
fa bene sapere che c'è ancora vita e passioni intorno a noi...