martedì, gennaio 26, 2010

Ci sono delle volte che le persone entrano nella mia vita in modo strambo, in modo irruento, in modo imprevedibile e a volte anche in modo doloroso, come un intervento a gamba tesa. E poi, in qualche modo, riescono a cambiare questa relazione in qualcosa di diverso. Solitamente in un'amicizia fatta di appuntamenti saltuari e rari scambi di messaggi.
La mia vita è piena di queste persone.
Come se non riuscissi a trovare con loro la giusta dimensione e la giusta distanza nei primi appuntamenti, e avessi bisogno di tempo per collocarle e lasciarle collocare nella giusta posizione all'interno della mia vita.
Stasera, grazie ad una di loro, entrerò di soppiatto all'interno dello spettacolo dei Momix e me lo guarderò tutto da un punto di vista privilegiato.

Anni fa -una vita fa, che andavo ancora in giro con i capelli blu e la kefia - un altro dei miei uomini mal collocati, mi aveva portato a vedere gli Stomp dalla fessura del magazzino del teatro, lasciando ciondolare i piedi sulla testa degli spettatori del palchetto.
Io spero sarà così anche questa volta, perchè gli spettacoli della mia vita li ho sempre guardati da un punto di vista lontano dalle poltrone della terza fila.

Ho guardato lo spettacolo dell'Ulivo Palestinese da dietro le tende rosse del sipario, con lui che correva a baciarmi al cambio scena, ho visto il mio spettacolo illuminata dalla torcia da minatore del kGgB sperando che gli attori si ricordassero le battute. Ho visto gli stomp dal magazzino, appunto. Ho assistito allo spettacolo della mia compagnia teatrale davanti ad una folla improbabile di 10.000 persone per il 25 aprile accanto a Madaski, e agli spettacoli delle Bisbetiche dall'improbabile punto di vista dell'addetto stampa.

Stasera siederò nell'ennesimo luogo improbabile.
Una banale metafora della vita, con il resto del mondo che paga il biglietto per sedersi in poltrona, e noi che ci facciamo confondere dalla vita per entrare di soppiatto e guadagnarci un altro punto di vista.

1 commento:

ros ha detto...

Stasera siederò nell'ennesimo luogo improbabile.
Una banale metafora della vita, con il resto del mondo che paga il biglietto per sedersi in poltrona, e noi che ci facciamo confondere dalla vita per entrare di soppiatto e guadagnarci un altro punto di vista.

Grande Nessie...
questa è una di quelle cose che hanno una vita propria, una specie di haiku che ti illumina dentro e ti fa venire voglia di cercare cosa e perchè ti ha illuminato...