lunedì, marzo 31, 2008

IL GAMBERO ROSSO

Il ristorante al termine dell'universo esiste.
Propone il migliore lardo col miele, le più affascinanti tagliatelle col tartufo e i più smaccaramellosi ravioli di brasato nella cornice poco curata della provincia vogherese.

Per trovarlo dovete:
evitare l'autostrada
innervosirvi per una stupidaggine
fare la pace
contare cinque chilometri dai campi dove fare l'amore
tenervi alla sinistra della cintura di Orione
ascoltare le volpi
svoltare dopo l'airone cenerino
vedere da lontano il fiume buio.

giovedì, marzo 27, 2008




ABILI TRUCCHI PER PERSONE DI SINISTRA ( E INCUBI DA SEGRETARIA DI SEGGIO)



C'è chi dice Oddio come si fa a votare il Pd, al Senato?
No, no, no, non ce la posso fare.
Io lo so che prendo la scheda, mi chiudo nella cabina e poi non ce la faccio
La mia morale
Le mie idee
Il mio comunismo
Povero Marx
Povero Lenin
E povero Mao tse tung
Non ce la farò mai...


(E io sono qui che tremo, perchè lo so che questa volta, a me e all'Esimio Presidente, ci tocca andare a tirare fuori la gente dalla cabina a forza, in lacrime.)


(...)


C'è chi dice Io la scheda del Senato non la ritiro.
Faccio mettere a verbale che non voto, così non dò il premio di maggioranza.

(Queste idee geniali la gente le prende su internet.
Secondo me l'ha detto Beppe Grillo, che tanto mica fa il Baluastro della Democrazia ai seggi, lui.
E io, che invece fino a lunedi notte sarò là, lo so già che mi toccheranno pagine e pagine di verbali in più, per colpa di tutti i democratici con questa brillante idea.
Ma qui lo scrivo e qui lo mantengo, che vi uccido uno a uno, voi e le vostre schede non votate, tutte a verbale, doppia copia. E vi tengo a timbrare con il vostro sangue democratico tutte le mie pagine in più, quelle che di solito ci tiro sopra una comoda e veloce riga nera.)


(...)


Qualcuno dice per votare Pd mi metto i guanti di lattice

(L'hanno già fatto in francia per Chirac - Le Pen. E' vecchia.)

(...)


Ma finalmente eccola, l'idea geniale: ed è frutto della mente meravigliosa dell'Ingegnere più furbo del mondo.

Istruzioni:
Entrare nella cabina
votare sinistrarcobaleno alla Camera
successivamente, legarsi un laccio emostatico al braccio destro
quando la sensibilità diminuisce notevolmente, votare il Pd al Senato
E, guardando sbigottiti un braccio che si muove da solo dire ad alta voce:
Hey, chi è che sta votando Pd, nella mia stessa cabina elettorale?




martedì, marzo 25, 2008


"...se non sapessi dove sei, ti cercherei ovunque, specialmente nell'ultimo posto dove potresti essere, così ti troverei subito".


(Un uomo che dimostra di conoscermi più del previsto)




venerdì, marzo 21, 2008

FAVOLA DI PASQUA

Il tempo vuoto delle vacanze è bello usarlo per raccontare delle storie.
Questa è la storia di Julian.

Julian è un italo berlinese. Altissimo e magrissimo. Forse due metri, forse tre.
E' nato il mio stesso giorno, il mio stesso anno, in Germania.
Ci siamo conosciuti ad un concerto durante il social forum di Parigi. Era un qualche giorno del novembre 2003. 
Io, reduce dall'erasmus, tornavo in francia a ritrovare i miei compagni lionesi del Clag: la rivoluzione francese.
Appuntamento a Lione, treno, formaggi e bandiere rosse. 
Il mio francese già arrugginito. 
La palestra fuori Parigi dove dormire a centinaia. I turni in cucina, le riunioni fiume, lo scontro con i no global veneti all'apice del loro provincialismo suicida, la carica della polizia francese davanti alla sede dell'Air France.
E la sera, i concerti e le canne sui prati, avvolta nel poncho di lana.

Lì conosco Julian.
Julian parla l'italiano delle sturmtruppen. 
Com'è che parli italiano?
La mia nonna è italiana. Mi ha inzegnato da pampino.
E' emigrata per lavoro, tua nonna?
No, il mio nonno era zoldato italiano fazista. Era venuto in Germania volontario. Poi però è tornato in Italia e mia nonna non l'ha più visto. Mio nonno era da Genova.

Ecco. Tra un tiro e l'altro, Julian mi racconta del nonno fascista di Genova. Mi dice il cognome. Io gli prometto di cercarlo. 
Ma dopo tre giorni insieme, tra una carica della polizia e l'altra, io il nome me lo dimentico. 
Ritorniamo tutti a casa. E dopo poco mi dimentico anche di Julian.

Nell'estate del 2005 Julian mi scrive una mail.
"Sto partendo per un viaggio nell'Italia. Passo anche da Genova e cerco mio nonno. Ci vediamo?".
Certamente. Via Glutei Sodi era piena solo della mia solitudine. Mia moglie partita, una storia appena finita con il vicino di casa.
Julian arriva. Sempre altissimo, sempre alla ricerca del nonno. Mi dice che nel frattempo sua mamma è morta e gli ha chiesto di scoprire se suo padre fosse ancora vivo.
Mi dice che vuole chiedergli Perchè sei stato fascista? con il candore dell'innocenza tedesca, con il buonismo di una società che ha fatto finta di niente e che si sta mettendo in dubbio soltanto adesso.
Mi dice che non sa se essere più arrabbiato con lui per aver abbandonato la nonna o per essere stato un volontario di Hitler.
Un romanzo d'appendice.
Julian si sveglia la mattina e esce da via glutei sodi alla ricerca del nonno.
Ma è agosto: gli archivi sono chiusi, anche l'anagrafe, nelle caserme non vogliono aiutarlo, trova aperto solo l'archivio di stato ma non scopre nulla.
Julian capisce che agosto in Italia non è il mese della ricerca e riparte di nuovo per Berlino.

Passano altri tre anni.
La settimana scorsa mi arriva un'email.
Dice così:

Ciao, come va?  

ti volevo mandare tanti saluti di berlino/germania

e dirti che proprio oggi la ricerca per il mio nonno ha avuto una fine stupendo!!!Pensavo tutto il tempo che viene da genova...

(percio sono stato al archivio di stato di genova due anni fa, ti ricordi sicuramente?!) invece oggi ho scoperto nel vecchio archivio di berlino che viene nella provincia di salerno (sessa cilento)!!!! 

così purtroppo non devo venire più a genova per cercarlo... 

Communque, sono superfelice che finalmente l'ho trovato!!! 

Stammi bene e tanti saluti, 

Julian di Berlino


Gli ho risposto chiedendogli E quindi? Perchè è tornato indietro, tuo nonno? Perchè ha lasciato tua nonna a Berlino? Ha combattuto? E con chi? E' rimasto fascista? Ha fatto finta di non esserlo mai stato? E' ancora vivo, a Sessa Cilento? Ha una famiglia? L'hai incontrato? 

Ma Julian non mi ha risposto.
Credo non mi risponderà. Perchè la storia è sua. 
Forse ha un blog in tedesco dove l'ha raccontata ai suoi crucchi lettori. Forse neanche. 
Forse rimarrà soltanto la storia di un autunno rivoluzionario e di una stagione tedesca.

giovedì, marzo 20, 2008



...sono giornate furibonde, senza atti d'amore
senza calma di vento
solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo...


(...ma tornerò, come torneranno tutti...)


martedì, marzo 18, 2008



LE PICCOLE DONNE


Un giorno, tantissimo tempo fa, il mio cervello si è svegliato al mattino e ha deciso che ero adulta.
(La mia pissipissibaucologa dice "adultizzata".)

Sembra quindi che una mattina io sia entrata nella cabina del telefono del mio cazzo di inconscio e mi sia trasformata in Meg March: la vice mamma delle Piccole Donne.
La sorella responsabile, materna, quella che cuce gli strappi dal vestito di Jo, quella che si innamora del professorino di provincia, ci fa due figli e va in crisi il pomeriggio che brucia le marmellate.
Ma la cabina del telefono ha sbagliato qualcosa, e la trasformazione non è venuta mica tanto bene: vent'anni impegnata a cucire il vestito degli altri con il terrore di finire a cuocere marmellate per tutta la vita.
Vent'anni ad aspettare un Professor Baher che si innamorasse di me, per dimostrarmi che sotto sotto continuavo ad essere Jo.
(La mia pissipissibaucologa chiede Quanti Professor Baher ha scartato , e quanti professorini da cui essere terrorizzata si è trovata, nella vita?)

Lunedi dopo lunedi sto cercando di uscire dalla cabina del telefono.
Mica facile ritrovare la Jo che ho lasciato indietro, la Beth che non mi riconosco, la Amy che ho sempre odiato.
(La mia pissipissibaucologa chiede: chi sono Beth e Amy? E Jo?)

Un anno di piccoli passi alla ricerca della Jo perduta, quindi, con un sacco di fatica, con un sacco di prove ed errori.
(E la mia pissipissibaucologa che dice: Ma lo strappi un po', questo vestito!)

Così domenica scorsa è successo: ho avuto diciott'anni, di nuovo.
E ho strappato un sacco di vestiti, alla festa.
Le risate soffocate.
Il fiume.
Il gelato e la grandine.
Il letto singolo, le casse che scricchiolano per il volume.
Tutto, che scricchiola
Perdere un treno
Responsabilità? Ne riparliamo in settimana.
Dormire tre ore.
Cambiare quattro mezzi di trasporto prima delle dieci del mattino.
Addormentarsi sul treno del ritorno
Una doccia fredda prima del lavoro.
Entrare in ufficio, in ritardo, sorridenti.
E lì ritrovare una vita adulta che è giusto che ci sia.
Ma quando è il momento.
Non sempre.
Non troppa.

Non ho 18 anni, e non credo mi piacerebbe averli di nuovo.
Un sacco di cose sono qui a ricordarmelo.
Il mal di schiena, oggi.
Il collo incriccato, ieri.
Non posso permettermelo troppo spesso, questo ritorno alle origini.
Ma un'adolescenza omeopatica, diluita, quello si: tre granuli al mese.

Jo March 5ch.


venerdì, marzo 14, 2008


IBERNATEMI!
Venerdi pomeriggio.
Un caldo che sembra giugno, e la mia pressione è già morta.
I piedi mi bollono nelle scarpe.
Mi consolo all'idea di un vestitino primaverile che aspetta paziente nell'armadio da dicembre.
Ma non mi consolo lo stesso.
Voglio essere ibernata come walt disney.

E' marzo, signore, e mi bollono i piedi.
Come sarò ridotta a luglio?
Ho voglia di una domenica fresca. Anche di un sabato, eventualmente.
Ma il sabato è meno importante, perchè tanto lavoro.
Faccio la cretina per mezz'ora con una cuffia da doccia a forma di maialino rosa nella mano destra.
La cuffia da doccia maialino parla come l'ispettore Cluseau.
E i bambini ridono.
Si, questo è il mio lavoro.
Ma consolatevi: non mi pagano.
In compenso è un buon modo per aspettare che arrivi la domenica.
E dimenticarsi che c'è un'estate, lì fuori, che mi vuole morta. E io, che non ho ancora cominciato ad andare a Krav Magà, non so come difendermi.


mercoledì, marzo 12, 2008

GIUSEPPE CIARRAPICO
UNO DI QUEI FASCISTI CHE TI PIACEREBBE VEDER MORIRE
SBRANATO DALLE LUMACHE

martedì, marzo 11, 2008


VOGLIO ANDARE A VIVERE IN TOSCANA (AH AH, AH AH)
Questo è un post complicato. 
Politico. E complicato.
Il senso è questo: il voto utile non esiste. O quasi. Dipende da dove leggete questo blog.  
In gran parte d'Italia, il voto utile è il Babbo Natale delle elezioni di aprile.  
Provo a spiegarmi. E già che ci sono, anche a capirmi. 

La Camera è persa: vincono loro. 
Sicuro che vincono loro, a meno che non ci autotassiamo per mandare siciliani, lombardi e veneti in vacanza premio ai Caraibi tra il 13 e il 15 aprile (lo slogan potrebbe essere "Sei un coglione? Sei un fascista? Sei un ladro? Dai, che il week end te lo regaliamo noi, con i nostri stipendi precari, con la forza del nostro antifascismo!")

Perchè la Camera ha il premio di maggioranza.  
Il premio di maggioranza non mi dilungo. 
Fidatevi, vincono loro. 
A questo punto, alla Camera, credo siamo tutti d'accordo che abbia senso votare la Sinistrarcobaleno, per tutte quelle ragioni spiegate dal Signor VIP dell'altro ieri e dai suoi Compagni Village People.
Il Senato. 
Qui c'è la fregatura.
Il Senato ha il premio di maggioranza regionale. 
Ve lo ricordate Andreotti che fa stare su il Governo Prodi, no? Ecco, quello. 
Si vince in bilico, al Senato. 
Ed ecco qui che girava la leggenda metropolitana del Voto Utile: se al Senato si vince in bilico, allora ha senso votare PD perchè meno vince il Berlusca, più il senato è in bilico, prima il berlusca cade. 
Ma in moltissime regioni questa storia è il coccodrillo delle fogne di niu iorc.
Perchè la legge elettorale l'ha scritta Calderoli. 
E secondo voi Calderoli può avere fatto una cosa che si capisce? Certo che no, avete presente il vuoto assoluto di un cervello della Lega?  
Poi la chiamano Legge Porcata per qualcosa, eh.


LEGGI QUESTO PARAGRAFO SE VIVI IN EMILIA-ROMAGNA, UMBRIA, TOSCANA, MARCHE, BASILICATA. OPPURE MOLISE, TRENTINO E VAL D'AOSTA (CHE NON HANNO PREMIO DI MAGGIORANZA). O ANCORA SICILIA, LOMBARDIA, VENETO, PUGLIA.

Per voi che vivete in una di queste regioni l'inganno del voto utile è questo: Noi ancora pensiamo che la democrazia sia una cosa che vince chi prende più voti. 
Tipo una partita di calcio: chi fa più goal vince. 
Naaaaa.
Figurarsi.
Per eleggere i Senatori ci sono delle regole complicatissime.  
Dipende da dove sono i voti, in quali collegi, dalle maggioranze assolute, relative, cazzi, mazzi e complicazioni.
In ogni caso la parte importante è questa ( e non lo dico io, eh, che ci ho messo tre giorni a capirlo. Lo dice il sole 24 ore).
Il risultato finale al Senato non dipende solo da quanti seggi si vincono ma anche da come si perde nelle regioni in cui vincono gli altri.  
Questo perchè, con questa legge, si governa stabilmente al Senato solo se si accede ai "seggi premio". Altrimenti si è in bilico.
Per calcoli matematici, che incredibilmente ho capito ma non vi ripropongo, se non su esplicita richiesta, Berlusconi riuscirà ad accedere a questo seggi premio solo se nessuno si metterà fra i suoi piedi e quelli di Uolter.
Ogni senatore vinto dalla Sinistra o da Casini, è un "premio" in meno a chi vince. Cioè il Berlusca.
Quindi, lettori di queste fortunate o sfigate regioni, avete vinto il premio di poter votare la sinistra (o casini. Ma facciamo la sinistra, va') non solo perchè Uolter vi fa schifo, ma soprattutto perchè Berlusconi vi fa schifo doppio. Sono proprio i vostri voti alla sinistra che ci aiuteranno a rendere instabile il senato berlusconoide.

Questo però solo per le regioni del titolo. Che sono "sicuramente rosse", "senza premio di maggioranza" oppure "stronzamente a destra".

DA QUI IN POI TORNA AD ESSERE PER TUTTI
(in particolare per quelli scartati prima: liguri, calabri, abruzzesi, campani, laziali, piemontesi, sardi)

Noi che stiamo nelle regioni in bilico, invece, tutto questo discorso non ci tocca. 
Perchè la conclusione, demoralizzante per la sottoscritta, è che in Liguria, ad esempio, ha un senso votare Pd, al Senato, per impedire al PdL il premio di maggioranza regionale. 
Perchè ce la giochiamo. E vincere o perdere qui è importante.  


Ma qualcosa mi trattiene comunque dal votare Uolter, qui nella regione dall'equilibrio instabile.
Ed è questa.
Chiunque vinca, al Senato, vincerà di poco. E questo vuol dire accordi tra Pd e Pdl.  
Un accordo significa una maggioranza praticamente assoluta, se non assoluta. 
Vuol dire che se Uolter e Silvio si accordano, possono fare delle riforme, anche costituzionali, senza neanche un referendum confermativo. 
Vuol dire che possono fare quello che vogliono.
Vogliono scrivere: Articolo 1, l'Italia è una repubblica fondata sulle banane? Possono. 

Questo è un rischio enorme. 
E' pericolosissimo.  
Al di là dei giochini politici, quindi, c'è una cosa che mi trattiene dal votare Uolter. 
Ed è che la democrazia si basa anche su qualcuno che dica di no.
Altrimenti si chiama dittatura.

lunedì, marzo 10, 2008

Inauguro una nuova categoria. Vivrà da oggi al 13 aprile, saltuariamente.
Si chiama Guida intergalattica per non morire democristiani.
Per l'inaugurazione, come nei centri commerciali, ho invitato un VIP.


Perchè non votare PD?
...stralci dal Forum con Fausto Bertinotti pubblicato ieri sul Manif.
(si, è lungo. Ma è anche così che ci si oppone alla youtubizzazione della politica. eh)



E' stata una disgrazia o una fortuna che sia caduto Prodi?

Formula antipatica. E' una fortuna se tutti coloro che si sentono di sinistra prendono atto che quella storia lì, cioè la possibilità di costruire una politica riformatrice prevalentemente dal governo con un'alleanza tra forze diverse, è finita. Perché sia una fortuna dobbiamo cambiare il gioco e dire che il centro del nostro interesse è costruire una sinistra. Non più trovare una risposta qui e ora al tema dell'efficacia attraverso alleanze e governo ma di ritrovarla più avanti nel tempo costruendo un nuovo soggetto politico di sinistra.



Ma in campagna elettorale questa proposta non rischia di essere poco credibile?

No, perché se facciamo la campagna elettorale dando l'idea che la Sinistra arcobaleno è un cartello elettorale non rispondiamo al tema dell'efficacia. E' invece un investimento a redditività differita, facciamo una cosa oggi aspettando un risultato domani. Chiedo di votarci in primo luogo per aiutarci a fare una sinistra di alternativa. Non tanto e non solo per come stiamo in questa competizione elettorale ma per costruire la vera novità: un soggetto unitario e plurale della sinistra che oggi in Italia non c'è e domani ci deve essere.



Sessant'anni fa, nel '48 e sempre in aprile, ci fu una sconfitta pesante del Pci e del Psi. Però si ripresero. Ove ci fosse una sconfitta, cosa che speriamo di evitare, secondo te ci sono le forze per reagire?

Credo sarebbe molto dura. Sono convintissimo che la Sinistra arcobaleno debba nascere come una necessità. Però temo anche il rischio - che c'è in tutta Europa - della scomparsa della sinistra politica dalla panorama politico e culturale. Non che questo cancellerebbe i movimenti, le tensioni critiche, l'anticapitalismo, ma che non siano più presenti sulla scena della politica. Una sconfitta temporanea rischia di portarci a una devastazione di lungo periodo. E' questa la mia risposta a chi parla di voto utile. Da un lato costruire questa sinistra dentro e oltre le elezioni è una necessità storica. Dall'altro è l'unico modo per condizionare il Pd a una relazione con la sinistra. Il voto per noi è doppiamente utile.


Hai detto che la sinistra si deve porre il tema dell'uguaglianza. Fai quattro proposte secche per stabilirla (...). Qualcosa che vi distingua dagli altri partiti.

La prima è l'aumento dei salari, degli stipendi e delle pensioni. Cosa a cui va attribuita un'importanza grandissima. Uno più importante di me diceva: contro i padroni aumento dei salari. Io dico: contro la recessione aumento dei salari. Salari, stipendi e pensioni sono così bassi che il loro aumento determinerebbe una possibilità di spesa immediata e in qualche modo questo risponde insieme ad un criterio di giustizia e a un criterio di domanda.
Secondo: in alternativa alle grandi opere, che rischiano di suggestionarci anche dal punto di vista dell'occupazione, proponiamo un grande programma di opere pubbliche costruite al contrario: mettere a sistema la difesa idrogeologica del paese, costruire le case popolari. Un intervento di civiltà, di valorizzazione ambientale e di beni comuni come il patrimonio artistico-culturale. Cioè non un'operazione di devastazione ma di arricchimento di risorse che sono anch'esse un argine contro l'impoverimento, dall'acqua fino agli asili nido.
Terzo, l'energia: al contrario del nucleare e del carbone, vogliamo accompagnare quello che sta già accadendo nel paese. A Milano si costruisce un nuovo Politecnico tutto in funzione dell'energia solare. Quanti progetti come quello possono essere avviati in Italia?
Quarto, il salario sociale: l'idea di una dotazione in denaro e in servizi per i giovani che entrano nel marcato del lavoro, siano essi disoccupati o precari, che li accompagni nel mercato del lavoro.



Tremonti e la Lega affrontano la crisi della globalizzazione con una chiusura nazionalistica. Da 120 anni la sinistra ha una visione opposta. Oggi?

Schematizzo al massimo. Della destra tutto si può dire tranne che non sia dotata di realismo. Siccome la crisi c'è e deve difendere interessi reali risponde brutalmente con una nuova combinazione di liberismo e populismo che è il protezionismo (...)
Ma il Pd a sua volta fa un'operazione di sistema. Dallo scioglimento del Pci a ieri c'è stata una controriforma graduale e non dichiarata ma sempre collocata a sinistra. Oggi invece è indicativo che la parola «sinistra» venga cancellata anche nel nome. Non è maquillage, quella di Veltroni è un'operazione che va presa sul serio. Sempre quando la sinistra è in difficoltà diventa aristocratica e sottovaluta i problemi. L'abbiamo fatto con Berlusconi ora rischiamo di ripeterlo con Veltroni. Quello del Pd è un riposizionamento vero: è la richiesta di cancellazione del conflitto. Sia sul terreno della lotta di classe che in quello del lavoro. Il conflitto viene cancellato come se fosse un fraintendimento dei vari portatori di interessi. Dunque lo schema di destra è comunitario-protezionistico, quello di centrosinistra è la dissoluzione delle fisionomie sociali e dei diritti. Di fronte a queste due ipotesi di «sistema» la sinistra è alternativa alla prima e critica con la seconda.



Di cultura si parla poco in questa campagna elettorale. La Rai, la televisione, è il veicolo attraverso il quale si è formata anche una cultura, disastrosa, dell'Italia. Oggi l'unica cosa a cui si pensa è sganciarla dai partiti e privatizzarla. Voi a quale tv, a quale Rai, pensate?

Questo campo pone una questione davvero cruciale: il problema della costruzione di un senso comune, che possiamo anche chiamare la questione dell'egemonia. Su questo abbiamo accumulato molti ritardi. E una delle ragioni è la scomparsa di luoghi di ricerca comune e di formazione sui grandi temi di fondo della società. La politique d'abord ci ha massacrati. Bisognerebbe creare una scuola, un diavolo di luogo dove si possa organizzare e pensare sistematicamente, perché scuola, radio e televisione, nuovi strumenti di comunicazione, nuove produzioni di arti e di cultura, obbligano a ripensarci organicamente. (...)
Per la Rai bisogna aprire una discussione sulla sua missione, marcandone sia nel contenuto che nel contenitore il carattere di spazio pubblico. E in questo caso continuo a pensare che la forma migliore sia il più vicino possibile all'autogoverno. (...)





sabato, marzo 08, 2008



AMFRI BOGART E L'ANTIFASCISMO DI PASSAGGIO


Loro.
Meno gente che ad un'assemblea di condominio.
Megafoni centomilamilioni di volt.
Nella piazza piccola per sembrare di più.
Simpatici tutori dell'ordine in tenuta G8 a difenderli.
Storace sul palco.


Noi.
Antifascisti di passaggio.
Chi parla? Storace.
Mi fermo anch'io.

Qualche slogan. La polizia avanza. Noi arretriamo.
Qualche slogan. La polizia avanza. Noi arretriamo.
Passa qualche signora con la spesa. Che succede?
Eh, signora, ci sono i fascisti. Le tocca allungare la strada per andare a casa.
Storace parla. Noi non è che sentiamo bene. Se captiamo qualcosa partono i fischi
"...Perchè le donne..."
"Ma fatti i cazzi tuoi, belinaaaaaa!".

Poi dal megafono parte l'inno d'Italia.
Noi, in risposta, Bella Ciao.
La gara a chi cantava più forte.
Come in Casablanca.

Era tutta la vita che sognavo di farlo.

giovedì, marzo 06, 2008



SINCERAMENTE
NON E' CHE MIGLIORINO TANTO, LE OCCHIAIE

mercoledì, marzo 05, 2008



FOLLI PROPOSTE PER PICCOLE RIVOLUZIONI


Vagamente ringalluzzita dal kebab, trovo le forze e il tempo per raccontarvi di questa idea che frulla da qualche mese.
E' una proposta semiseria, di quelle che poi non si portano mai avanti.

Vorrei fare una petizione per il ritorno della Terza Classe.

La Terza Classe nei treni io non me la ricordo.
L'avevano già tolta quando ho iniziato a viaggiare. Ma ne parla Paolini nel monologo del dodescadèn, ad esempio, e l'ho vista in Ungheria.
La Terza Classe ha i sedili di legno e la vicina con le galline e il formaggio.
La Terza Classe è puzza di piedi, mal di schiena, mal di reni e caldo.
La Terza Classe non vedi l'ora di arrivare.
Per questo che l'hanno tolta. Perchè era classista. Il contadino arrivava tutto rotto e il padrone profumato come una rosa. E il contadino si incazzava.


Però queste sono le classiche buone intenzioni all'italiana.
La realtà è che adesso i treni non ce li possiamo permettere più, noi contadini del terzo millennio.
Non è che arriviamo profumati come delle rose.
Non arriviamo proprio, perchè non partiamo.

Ovvio che la vera richiesta dovrebbe essere quella di un taglio del prezzo del biglietto. Per disincentivare l'uso della macchina, eccetra eccetra.
Ma questa cosa tanto non passerà mai.
Lo diceva Paolini nello stesso monologo, che le ferrovie non saranno mai fonte di profitto, se si vuole garantire un servizio a tutti. Ma Paolini non l'ha guardato nessuno, le ferrovie sono state privatizzate e hai voglia a chiedere che abbassino i prezzi.
Il privato non ascolta le richieste al ribasso.

Ma questa proposta della Terza Classe può anche passare.
Perchè a Trenitalia mica costerebbe nulla.
Io propongo di mettere due vagoni di Terza Classe in coda ad ogni treno. Panche di legno, niente aria condizionata, niente servizio bar. Zero costi. E, conseguentemente, poca spesa.
Un biglietto sola andata Genova-Milano in Terza classe, 4 euro.
8 euro per una giornata al lago.
Se vuoi il morbido, seconda classe 15 euro.
Se vuoi la presa del Pc, prima classe 25 euro.

Dateci la possibilità di scegliere, dico io. Anche in base all'età e alle forze.
Dateci la possibilità di essere giovani viaggiatori dalla schiena rotta, se vogliamo.
Non costringeteci ad essere dei sani sedentari.
Io penso che potrebbe essere una proposta seria.
Anche se i puro-marxisti si opporrebbero fortemente a questo ritorno alla ferrovia classista.
Ma è importante avere delle priorità, nelle lotte.
Io preferisco viaggiare nella scomodità del mio essere precaria, che starmene ferma a contemplare gli ostacoli dell mia povertà di ritorno.



BRACCIO DI FERRO, AIUTAMI TU

Per dormire, dormo.
Più dell'anno scorso, visto che ho cambiato lavoro anche per permettermi una sveglia che suona alle 9.
Ma ho le occhiaie.
Delle occhiaie tremende, stamattina, delle occhiaie che sembro un orso con le occhiaie.
Delle occhiaie che sembro Primo Carnera da vecchio.

Nonostante il correttore e il fard, le colleghe dell'Ufficio dell'Istinto Materno mi hanno vista subito.
Ma dormi?
Si, si, dormo. Qualcosa di simile alla narcolessia.
E il ferro?
Non saprei...
Quanto tempo è che non mangi carne?
Vediamo...un hamburger sabato sera...E poi, boh, sarà qualche mese...
Ah

...sembra che per tornare rosea e vitale dovrei uccidere un cavallo intero, in pausa pranzo, e mangiarmelo crudo col pane.

martedì, marzo 04, 2008

UN MOMENTO DI LEGGEREZZA, GRAZIE


"L'hai visto quello?
Era così strabico che aveva un occhio che mandava affanculo l'altro"
.
(Non Joe Landsdale, ma mia moglie in pizzeria)

lunedì, marzo 03, 2008


L'INDIPENDENCEDAY DEL MIO STOMACO


Sono giorni che tutto mi ruota intorno vorticosamente.
E io riesco soltanto a concentrarmi su questo alieno nello stomaco, che sta lì e scalcia.
Il mio alieno è le mie ansie.

E tu hai voglia a provare a parlarne con la pissipissibaucologa, lunedi dopo lunedi, del tuo inquilino crudele.
Tanto poi è sempre lì, a scalciare con le scarpe col tacco.
Fa un male fottuto, quando scalcia.

L'alieno scalcia quando leggo il Manifesto, pensando ad aprile e a questo paese di merda.
Voglio trasferirmi in un mulino a Utrecht, ecco cosa voglio fare, per calmare l'alieno politico.

Mi si chiude lo stomaco pensando allo spettacolo nuovo dell'improbabile compagnia teatrale. Credo che non ce la faremo mai, in tempo. E qui non so cosa farci, così l'alieno scalcia e scalcia, contento della mia arrendevolezza.

Il mio alieno scalcia anche per le cose da fare per la 194.
E per le mille cose del lavoro.
Ma soprattutto poi la mia vita.
L'alieno della mia vita è quello più incasinato, quello indomabile. Un alieno da ritalin.
Io cerco di tenerlo a bada, ma lui spinge per conquistare spazi che non gli competono.
L'alieno della mia vita è tutto contento quando c'è qualcosa che mi fa stare bene, così lui può intervenire e rovinare tutto.

Così mi sale il panico, e penso che mi rendo insopportabile, per colpa di questo stronzo di alieno che fa quello che vuole, che mi fa piangere, e dire le cose che non vorrei dire, e telefonare quando non vorrei telefonare, e chiedere cose che non mi va di chiedere.
E così è peggio, e gli alieni nella pancia si moltiplicano. L'alieno delle mie ansie e suo fratello
gemello, l'alieno delle mie azioni sconclusionate.
Ma mi vendicherò.
E quando riesco ad acchiapparli, questi alieni, li appendo per i piedi in piazzale Loreto.