martedì, luglio 08, 2008

CI VEDIAMO DOMANI?


Ci sono anche le nostre!
Dopo quelle dei bimbi rom e sinti, dopo quelle di Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Ascanio Celestini ed altri, anche a Genova ci autoschediamo!

Mercoledì 9 luglio anche Genova, in Piazza De Ferrari davanti a Palazzo Ducale, dalle 16.30 alle 18.30, gli antirazzisti e le antirazziste organizzeranno una "schedatura" pubblica e volontaria, raccogliendo le impronte digitali di tutte le persone che condividono la nostra protesta. Centinaia di impronte che porteremo al Prefetto di Genova con un messaggio:

Siamo indignati! Prendetevi le nostre impronte e non toccate i bambini e le bambine rom e sinti!

Rivolgiamo quindi questo appello a tutte le forze politiche di opposizione, alle forze democratiche, alle associazioni, ai media, ai singoli ai quali chiediamo di aiutarci a fermare questo scempio della vita civile e democratica del nostro paese, in cui il razzismo è ormai pratica di governo.


Arci, Rete Controg8 per la globalizzazone dei diritti, centro ligure di documentazione per la pace, rete laica genovese, Confederazione COBAS Liguria

lunedì, luglio 07, 2008

RIFLESSIONI DI NOTTE N° 2

Alle cinque del mattino di venerdi, con la lucidità dell'alba, ho elaborato un pensiero.
Di fianco a me dormiva il Tenero Regista Jp, uomo dalle problematiche complesse e dalla morbida affettività.
Ho pensato che c'è un criterio nella scelta delle persone di cui mi circondo, delle persone di cui mi sono sempre circondata, di cui amo la presenza e l'amicizia. Un criterio inconscio.
Il criterio è l'anacronismo.

Anarchici da Prima Internazionale, studenti da '68, suffragette ottocentesche, partigiani della prima ora, coerenze da anni '50, musicisti da anni '70, romanzieri alla Zola, teologi luterani, cori da mondine, teatro alla Brecht.
Questi siamo noi.
Siamo il sassolino della memoria nella scarpa della contemporaneità.
Siamo un Quarto Stato eterogeneo.

Scoprire un filo conduttore, una chiave di lettura della Comune-ty, ma anche di chi fa parte della mia vita da lontano - come un Tenero Regista, o un necessario, meraviglioso Zio d'adozione - mi ha dato respiro, dopo una settimana sull'orlo di un baratro emotivo, con i piedi nella palude di una crisi di nervi.

Ho pensato, nella luce di un'alba milanese, che i commenti al mio post soffocante, i messaggi, le mail, gli amici in soccorso, le barelle dell'amicizia, non avrebbero potuto non arrivare, perchè facciamo parte dello stesso quadro, e siamo tutti lì. Quelli più vicini, che ci sono sempre. Quelli un po' più piccoli, nello sfondo, ma che ci sono, comunque.
Basta cercarli, basta guardare bene.
E' un pensiero che dà sicurezza, come un'alba che arriva persino a Milano.
Sapere che ci siete, a modo vostro, a modo nostro.
Todo modo.

E nel mio Quarto Stato eterogeneo, cercato e raccolto in questo week end, non poteva mancare il bambino in primo piano.
Quattro chili di neonata da coccolare, sabato pomeriggio: una pet-therapy.

Sono tornata così tranquillizzata da pulire casa, domenica, anche solo per l'idea di trovarla pulita.
Così tranquillizzata da sopportare anche la devastante notizia che stanno spuntando i ratti in vico dolcezza.
Così tranquillizzata che è lunedi, ma va bene lo stesso.

venerdì, luglio 04, 2008

CRISI TOTALE
C’è una sola persona che sa quanto io stia male in questo periodo, e questa persona è Stakanov.
Che passa le sue serate ad ascoltare il mio delirio al telefono. Che ha raccolto abbastanza delle mie lacrime da riempirci un lago alpino e renderlo un’attrattiva turistica, che sa già che piangerò, dopo tre minuti di telefonata, quando inizia ad incrinarsi la voce.
Perché io in questo periodo ho una malattia autoimmune, come i casi irrisolvibili del dottor house. Non c’è medicina, non c’è cura. Non a breve.

Stakanov, quando poi perde la pazienza, dice Non ti basta mai, qualsiasi cosa faccia non è abbastanza.
Io penso anche che lui ci metta del suo a non fare abbastanza, ma è vero anche che non mi basterebbe comunque.
Sono una tossica dell’affetto.

Mi attacco alla presenza di Stakanov come ad una dose, e un week end mi dà sollievo, un week end tagliato bene.
Ma poi, l’assenza. La lontananza. Per un po’ vado avanti a metadone – messaggini, telefonate.
Poi, non basta neanche quello.
E esco di testa.
Se voi non avete mai visto un tossico dell’affetto non lo potete immaginare, cosa sia il mio uscire di testa.
E’ come trainspotting.
E pur di avere la mia dose di affetto faccio qualsiasi cosa.
Tipo spaccare il vetro di una macchina per prendere l’autoradio.
Tipo rubare i soldi della pensione della nonna.
Cose così.
Cose che poi ti senti in colpa.
Cose che lo sanno tutti che sei stato tu, e comunque non avresti voluto farlo.
Ma non ce la fai, non ce la fai a resistere.

Io sono così. Gli spacco le palle sulle assenze, sui ritardi, sulle distrazioni, sui weekend mancanti, su quelli stanchi, sulle scelte, sulle piccole cose.
E poi mi ucciderei.
Mi staccherei la lingua e la farei alla griglia il sabato sera.
E mi scuso, mi scuso tantissimo.
Ma poi, alla crisi d’astinenza successiva, è di nuovo uguale. E’ l’argenteria, la cassaforte, le sterline d’oro.
E lui di nuovo ascolta, per ore, la mia crisi, il mio malessere, subisce i miei furti affettivi e poi accoglie le mie scuse, le mie centinaia di scuse.
Credo che nessun altro avrebbe resistito quanto lui.
E’ il recordman della sopportazione.
Solo Stakanov sa quanto sto male. E comunque neanche lui lo sa.

C’è poi da dire che la storia con Stakanov, per altri versi, non aiuta.
La trama è quella di una tossica innamorata di Muccioli.
Perché lui non è che non sia vero che non c’è, che è assente, che è in ritardo, che è distratto, che manca i week end, che è stanco, che sceglie altro, che ha altre cose, migliaia di altre cose.
E’ proprio verissimo, e anche lui lo dice.
Ma ecco, se io mi fossi disintossicata, sarebbe un’altra vita, sarebbero assenze diversi, pesi diversi, magoni diversi.
Invece così, è come se mi rubasse le dosi e le nascondesse nei posti dove non posso trovarli, finchè non decide che è il momento di concedermi una bustina di affetto.

Ma il problema, è ovvio, non è lui.
Non è lui per niente.
Ed è per questo che io mi ostino a non lasciarlo.
(inspiegabilmente lui si ostina a non lasciare me).


Questo è un outing.
E’ l’outing del giovedì notte alle 2.42, dopo l’ennesima, violentissima crisi d’astinenza.
Dopo un pianto solitario appoggiata al frigo.
L’outing dice che sto malissimo, e non c’è niente di razionale.
Indipendentemente da quello che Stakanov può fare, ma anche ognuno di voi, io mi sento fottutissimamente sola, fottutissimamente triste, fottuttissimamente di merda.
Mi sento abbandonata, e vi giuro che non c’entra niente che sia vero o no.
Ma soprattutto non lo dico mai a nessuno - solo a Stakanov, che è l’eletto della sopportazione - anche se ci incontriamo per sbaglio e io mi sto grattando la guancia. Quelli che intuiscono, intuiscono. Ma io non lo ammetto neanche dietro a precisa domanda.
Lo dico solo a lui, da mesi, nel modo sbagliato.
A voi vi dico che il problema è che lui lavora troppo, tutto lì.


L’outing è per dire, a Stakanov, ma anche a chiunque stia leggendo, che ogni cosa carina, ogni gentilezza, ogni tenerezza, ogni inclusione, in questo momento è il mio metadone.
E ogni assenza, ogni esclusione è una fitta di dolore. Anche quando sono io che scappo, per non rubarvi l’autoradio.
E ci sarà, ci sarà il momento della disintossicazione.
Ma per adesso rubo le pensioni, le sterline d’oro e anche le dentiere.
Conosco un rigattiere degli affetti.

Scusatemi, tanto. Sono fuori controllo.
Stasera scappo dal Tenero Regista Jp.
Che sa come coccolare le mie crisi.
Poi torno.
E ci riprovo.
Ma starò ancora male, tantissimo, e a lungo.
C’è soltanto che adesso lo ammetto, che è un problema mio.

giovedì, luglio 03, 2008

QUESTO E' IL POST NUMERO 500 DEL BLOG DELLA NESSIE

mercoledì, luglio 02, 2008

LA MIA FATICOSISSIMA STORIA D'AMORE




STAKANOV














LA NESSIE

martedì, luglio 01, 2008

LA PICCOLA SFIGA CI VEDE BENISSIMO


Sono perseguitata dalla Piccola Sfiga.
La Piccola Sfiga, è bene dirlo subito, non è una preoccupante macumba, una nuvola temporalesca ad un metro dalla testa, un rito voodoo con spilloni infuocati.
La Piccola Sfiga è, appunto, Piccola.
Ma non per questo, credetemi, meno fastidiosa.
Anche perchè la Piccola Sfiga ha un modus operandi da serial killer: in costante progressione.


E' martedi, e la Piccola Sfiga ha già fatto capolino due volte, questa settimana.
La prima volta è stato il tipico dramma della cittadina: stavo entrando nella doccia, ignuda e cruda, quando sento Toc!, vicino al calorifero. Abbasso lo sguardo, e sul pavimento si agita una scolopendra gigante, l'incredibile hulk delle scolopendre.
Volevo morire.

L'ho spruzzata col cif.
L'ho annegata nel'acqua ossigenata
E l'ho coperta con il cestino.
Poi, non ho chiuso occhio, sperando che morisse, ma immobile.
Lunedi mattina, ciondolante e stressata, l'amara scoperta.
Sposto il cestino con il manico della scopa, pronta a darle il colpo di grazia, forte della luce del giorno, ma la scolopendra non c'è più.
In tre - io, mia moglie, il suo ospite notturno - abbiamo analizzato il bagno a fondo, ma hulk è sparito.
Non è una buona notizia.
Ricomparirà da un posto innaspettato, nel momento peggiore.
E io morirò d'orrore.


Poteva bastare, c'era già abbastanza sfiga da galleggiarci una settimana.
Ma stamattina saluto mia moglie in partenza estiva e me ne vado con animo casalingo a buttare la spazzatura.
Apro il bidone con la mano sinistra.
Tento il gesto atletico del Lancio ad effetto della spazzatura e con il mignolo della mano destra scontro il bordo del bidone.
Che mi morde, con i suoi denti affilati.
Mi morde tantissimo.
Cazzo di male.

Gocciolando sangue come una foca da pelliccia, mi trascino verso la farmacia, e sporco il pavimento lucido con il mio dna, dalla porta scorrevole al bancone.
Chiedo acqua ossigenata e cerotto e esco a disinfettarmi sul marciapiede, sotto gli sguardi orripilati dei passanti.
Il farmacista mi chiede Ma come ha fatto?
Sono stata azzannata da un bidone della spazzatura.
Ah.

Il senso dell'ironia difetta ai farmacisti.

domenica, giugno 29, 2008

SULLA LAVAGNA DELL'INFELICITA'...


C'è che uno poi finisce per essere educatore nella vita: si porta il lavoro a casa.
E anche davanti al pd, come di fronte all'asino della classe, cerca di far emergere le competenze, di far muovere le idee, di valorizzare le buone intenzioni.
E' con questo spirito pedagogico, infatti, che il comitato Lottomarzo ha reagito al volantino razzista del pd: come una maestra che davanti ad una verifica in bianco prende da parte il bambino, se lo coccola, e poi gliela fa rifare.
E come ben sanno tutti gli insegnanti, è dalle basse aspettative che nascono le sorprese.

Io venerdi mi sono convinta che si può fare.
Si può parlare con i piddis.
Non con i vertici, persi nella loro scalata al potere populista, immersi nei loro tailleurs, circondati da guardie del corpo ombra, immersi nella loro tabella di marcia per la visibilità, incastrati in una realtà di plastica di cui non trovano più l'uscita. Il truman show della democrazia.
Ma la base.
La base era sinceramente dispiaciuta.
Guardavano il loro volantino, e poi il nostro, e poi il loro. 
E qualcuno ci diceva Scusate. Avete ragione. E anche chi non parlava non lo buttava via.
Io credo che al signore con la giacca rosa che il volantino l'ha fatto stampare, domani gli scoppia un po' di casino.
Credo che il signore con la giacca rosa non scriverà più volantini per un po'...

Questo è fare gli educatori.
Volantinarne cento per educarne uno.
La stessa percentuale di fallimento, la stessa fatica di un'educativa di strada.
Ma la gioia di scoprire che si ricordano ancora qualcosa della loro scuola di base, di quando erano piccoli ed erano di sinistra.
Mica come i loro parlamentari, che hanno bruciato il diploma.
La base è salvabile, la base bisogna farle i corsi di recupero.
E darle un'alternativa.
Ma in fretta, che senza i compiti delle vacanze, ci si dimentica anche le addizioni.

Questa è quella che io chiamo una buona notizia.
Io e la mia depressione estiva, io e la mia tensione all'esilio, non avremmo mai immaginato di trovare gocce di speranza nella ragionevolezza della base del pd.
Dal letame nascono i fior...

venerdì, giugno 27, 2008

POVERI NOI...


Povero signore liquido del partito liquido, che ieri mi ha dato questo volantino, e poi si è beccato una sfuriata-nessie, quando mi è caduto l'occhio sull'ipotesi delle "due zingarelle".
Povero, perchè quando gliel'ho fatto notare - visto che stava volantinando un foglio che non aveva letto - mi ha detto "Si, in effetti è un po' razzista".
Povero perchè, come al solito, la colpa non era sua, ma io ero troppo incazzata per cercare i mandanti, come si dice.
Ma soprattutto poveri noi, nelle mani di un'opposizione che volantina per strada pescando a piene mani dalle leggende metropolitane, dal razzismo più becero e dalla finta insicurezza. Che dice le stesse cose della Lega. E non se ne rende neppure conto.

giovedì, giugno 26, 2008


"E' COSI' CHE MUORE UN LEGHISTA"
IO CI PROVO, MA E' IL MONDO CHE REMA CONTRO



Prima di sedermi alla mia scrivania sudaticcia, stamattina, ho aperto la finestra dell'ufficio.
Quella che si affaccia sul piccione impalato ad ottobre e da allora in lenta decomposizione; la natura sta facendo il suo lento corso: contiamo di tornare dalle ferie e trovarne solo le ossa.
Per la puzza del suddetto piccione, nonchè per la tramontana che si insinua tra i palazzi, senza peraltro scardinare i resti putrefatti, d'inverno le finestre dell'ufficio più bello del mondo non si aprono mai.
E così non capita di ascoltare la vita che cammina quattro piani più in basso, nell'arteria pulsante dei vicoli.
Ma oggi.
Appena mi sono seduta ho teso l'orecchio.
Bellissimo: qualcuno in strada sta suonando Paul Simon.
Graceland, direi.
I'm going to Graceland Memphis, Tennessee.
I'm going to Graceland Poorboys and Pilgrims with families.
And we are going to Graceland...

Inizio a canticchiare anch'io, poi mi accorgo che non funziona.
O sono fuori tempo io, o è fuori tempo lui.
Abbandono definitivamente il lavoro e ascolto.
Non è Graceland.
Non è neanche Paul Simon.
E'...
E'...
E' Bob Dylan!
La distanza, il chiacchericcio, le onde sonore che rimbalzano sulla decomposizione del piccione, mi hanno confuso.
Ma ora sono sicura.
Che bella vita.
Io lavoro e giù in strada cantano Bob Dylan.
Solo per me.
Lo vedi che l'estate ha i suoi lati positivi?
Butta via la scolopendra, Nessie!
Meraviglioso.
The Time they are changing
If your time to you. Is worth savin' Then you better start swimmin'
Or you'll sink like a stone
For the times they are a-changin'.
Ma poi un momento di silenzio.
Le casalinghe tacciono.
I piccioni vivi si bloccano.
Quelli decomposti si fanno da parte.
I bambini vanno al mare.
Le vetrine rispecchiano il suono della chitarra.
Si sente solo la voce del suonatore jones.
E io, senza distrazioni, capisco.
Non è Paul Simon.
Non è Bob Dylan.
E' Fausto Leali.
Tuuuuu solamente tuuuuuu,
noooooon aver pauraaaaaa,
nooon sarai più so-o-o-la
io amooo! io t'a-a-a-amooo.


mercoledì, giugno 25, 2008


FIABE ESTIVE
Vorrei i sandali infradito del Gatto con i Sandali Infradito per fare un salto lunghissimo e atterrare al 2 di agosto.
Salutare luglio con uno spagnoleggiante gesto della mano e vederlo scorrere sotto i miei piedi volanti, con i suoi week end afosi e lavorativi, con le sue zanzare in attesa dei miei succulenti polpacci, con un ufficio dove tutti vanno in ferie a turno, tranne io.
Vorrei vedere scorrere vico dolcezza vuoto e solitario - seppur fresco e invitante, con la trapunta invernale che ancora mi avvolge nelle notti di un'estate che rimane in attesa fuori dalla porta verde - e gli autobus targati orario estivo.
Vorrei saltare ad agosto, con un tuffo diretto nel mare dell'isola Gottland, riemergendo ibernata dalla corrente dei poli.
Vorrei soltanto appoggiare un piede e un sandalo volante in un giorno di saldi, a luglio, impacchettare quello che riesco a permettermi, e risollevarmi con un agile colpo di reni, medaglia d'oro alle olimpiadi in Salto in lungo dell'estate.
In mancanza di sandali infradito magici, posso anche accontentarmi di un fagiolo magico su cui arrampicarmi: ho fiale e fiale di lacrime di tristezza per innaffiarlo e farlo svettare verso un mese di vacanza di cui non ho mai sentito così tanto il bisogno.
Perchè a noi, contadini del malumore, l’estate ci fa crescere le piantine dell’insofferenza come se fossero ciliegie.

lunedì, giugno 23, 2008

...LE CAVALLETTEEEEEEE....


Sotto la doccia, stamattina, ho fatto la conta delle punture di zanzara padana accumulate nel week end.
Diciannove.
Sette solo sui piedi.
Lombardia, com'è facile volerti male...


Ci dev'essere una ragione biblica, una spiegazione nelle Scritture.
A Sodoma e Gomorra il fuoco dal cielo.
Ai due liocorni, il diluvio universale.
Agli Egizi, le cavallette.
Alla Lombardia, le zanzare.
Una punizione costante: qualcosa avranno pur fatto.
Io, se fossi lombarda, mi farei delle domande.


E, a proposito di punizioni ad personam per aver osato espirmere pensieri impuri: si, lo ammetto, mea culpa, stavo aspettando i saldi.
Volevo comprarmi:
un paio di sandali comodi
un paio di sandali eleganti
il costume nuovo dopo tre anni
le magliette
le mutande integre, per buttare via le mie vecchie, modello groviera
il mascara che è finito
le scarpe da bosco per la svezia
la giacca da sopravvivenza.


Invece la mia punizione divina si chiama Conguaglio.
E anche Bolletta della Spazzatura.
Insieme, ovviamente. Altrimenti, che punizione divina sarebbe?
La somma dei bollettini ha più numeri del mio stipendio.
Per fortuna ho sposato mia moglie, che divide con me la buona sorte, la cattiva, e le bollette.
Ma anche dividendo per due, rimangono più numeri che un affitto.


E va bene, signore, ho peccato.
Pagherò caro, e pagherò tutto.
Rinuncerò alle mutande integre.
E la svezia mi vedrà con lo stesso costume della Svizzera, della Spagna e di Camogli, l'anno che non avevo i soldi per le vacanze.
Ma.
Preferivo le cavallette.

giovedì, giugno 19, 2008

LA CACCIA AL TESORO

Ieri ho intervistato altri due partigiani.
Finchè ci sono, godiamoci le loro memorie traballanti...

Dicono che sono un po' depressi, che la precarietà li spaventa, che lo squadrismo lo riconoscono, che si aspettavano che le cose sarebbero andate diversamente, che un po' forse era meglio morire dieci anni fa.
Poi però dicono anche che hanno la tessera del Pd.
Io mi sono fatta l'idea che il Pd conserva i suoi voti grazie soltanto a quelli che Pd gli suona come PCI, quando hanno l'apparecchio acustico scarico.

Tendono spesso alla glorificazione, i vecchi partigiani, ma io non vado mai ad ascoltarli per invidiare le loro azioni grandiose, a volte non troppo vere, se non del tutto ricostruite da una memoria vecchia di aneddoti.
A me brillano gli occhi quando posso fissare su una telecamera un racconto come questo:

"Noi si era antifascisti: mio padre era stato uno dei fondatori del Partito con Gramsci, a Livorno, nel '21. Ma poi di politica a casa non se ne parlava mai.
Una sera, subito dopo l'8 settembre, mi dicono che c'è una riunione organizzativa. Allora ci vado, e seduto su una sedia ci trovo mio padre. Lui mi guarda, alza un sopracciglio e mi dice "anche tu qui?" e si rimette a parlare con gli altri. Poi entra mio fratello maggiore. E per ultimo quello piccolo, che poi l'hanno fucilato. Eravamo tutti lì, ma mica ci eravamo messi d'accordo".


Loro si dicono senza molte speranze, ma è grazie a questi racconti, invece, che io mi tiro su di morale.
Perchè mi dico che allora forse qualcosa passa, nonostante una dittatura culturale.
Se i figli del signor I., che non parlava di politica, si sono trovati, tre su tre, dopo vent'anni di dittatura, di sabati fascisti, di scuola del fascio, di Ovra, se si sono trovati tutti lì, a fare politica, allora - mi dico - c'è qualcosa che passa sottopelle.
Un dubbio, una critica, un esempio, una domanda che passa, e poi cresce, nonostante tutta la polizia, tutto l'esercito del mondo.

Se chiedi ad un partigiano: Come sei diventato antifascista? non avrai mai, mai la stessa risposta.
Ci sono gli scarponi che il maestro gli ha requisito perchè il padre non aveva la tessera, ci sono le file con la tessera annonaria, c'è un fratello morto in russia, c'è un libro passato di mano in mano, un professore che parla, una lattaia che si lamenta, uno sciopero sotto casa, un treno piombato che passa, le mani che si sporgono.
C'è sempre qualcosa, in ogni racconto, un piccolo elemento che li ha fatti risvegliare dal torpore della dittaura.

Io registro i racconti, li ascolto, e cerco questo elemento, per piccolo che sia.
E' la caccia al tesoro dell'antifascismo.
Capire cosa ha fatto svegliare loro, per poterci svegliare noi.

MARIO RIGONI STERN
"Sergent Magiùr, g'ariverem a baita?"

martedì, giugno 17, 2008

CHECKPOINT

Ecco cosa succede.
Che noi trentenni finiamo per avere più memoria, di quelli che nella storia c'erano.
E' un incubo.
E non tiratemi in ballo l'Alzheimer.

Nel 1973 c'è il golpe in Cile, qui tira aria di P2, gli extraparlamentari e i dirigenti del PCI iniziano a dormire in un posto diverso tutte le notti.
Precauzione, diciamo.

Piano piano arrivano i racconti, le foto, i carriarmati e le bombe sulla Moneda, gli intillimani che hanno avuto culo, Victor Jara che invece no.
Più arrivano le voci, le foto e i racconti, più i dirigenti della sinistra gli si annebbia il futuro e vanno a casa degli amici ogni notte, ma dormono sempre meno.
In Cile le strade si riempono di soldati, di blocchi stradali. Nascono le prigioni segrete, i luoghi di tortura. E nei fiumi a volte emergono i corpi dei desaparecidos.
Alla sinistra italiana, per usare una'elegante metafora, le brucia il culo.

Tra i dirigenti del PCI ce n'era uno che si chiamava Giorgio Napolitano.
Io non lo so se Napolitano abbia mai dormito a casa di un operaio, di un sindacalista non schedato, in una casa del popolo, sul divano del partito con la paura del golpe.
Ma se non l'ha fatto lui, l'hanno fatto i suoi amici, quelli della sua mozione, quelli della sua sezione, i suoi elettori.
E le foto le ha viste, li ha visti i soldati nelle strade.

L'attuale ministro dai denti marci, sono sicura, le foto nel 1973, le ha viste anche lui.
E ho qualche dubbio che proprio da lì abbia preso ispirazione per questa bella proposta dei soldati nelle strade.
Se non si è ispirato, come si dice, è una bella coincidenza.

Allora io mi chiedo, e non posso non farlo, ma possibile che io mi ricordi dei soldati nelle strade di Santiago del Cile, che marciano otto anni prima della mia nascita, e Napolitano, che ha rischiato di venire torturato se il golpe fosse stato esportato anche qui, non gli vengano in mente le attinenze, le similitudini?
Io credo che se Napolitano non rimanda indietro questa legge non ne rimanderà indietro neanche una.
E mi fa schifo e puzza, che il Pd si strappi i capelli per la legge salva processi e sorrida davanti ai soldati nelle strade.
Ma chi se ne fotte del processo a Berlusconi, tanto non lo condannano, e se anche lo condannano non fa un giorno di carcere. Fa il Divo anche lui, come Andreotti.

Vorrei che i soldati per strada fossero il no pasaran per noi che ancora ci interroghiamo sul come resistere, perchè dopo i soldati non c'è altro.
Questa cosa non può passare.
Perchè non c'è niente, niente di peggio.
A voi viene in mente qualcosa di più stupido, di più pericoloso, di più gretto, più miserabile, di un generale dell'esercito italiano?

Io se potessi andrei da Napolitano a scrollarlo finchè non gli esce il partito democratico dalle orecchie e non si rimette a fare il presidente.
Ma visto che non posso, dico che se non li ferma Napolitano, questi dobbiamo fermarli noi.

Perchè se l'esercito nelle strade diventa una cosa normale è la Palestina, è l'Algeria, è l'Argentina, è la Somalia, è la Bosnia, è il Cile.
E' il punto di non ritorno.

Noi Madri di Piazza di Maggio compiamo 31 anni di lotta in strada. 31 anni che non manchiamo un solo giovedì nella piazza. 31 anni per esigere e reclamare il carcere per gli assassini dei nostri figli.
Noi madri non siamo scappate e poi siamo tornate. Noi siamo rimaste per tutto il tempo della dittatura, nelle fasi più violente, quando ci picchiavano e ci mettevano in carcere tutti i giorni, quando fecero scomparire 3 delle nostre migliori compagne.
Quando non potevamo parlare.
Quando ci stavamo rendendo conto che esistevano campi di concentramento in ogni commissariato di polizia, in ogni caserma dell'esercito, nella Scuola meccanica della marina.
E siamo rimaste per cercare i nostri figli.
Quando cominciavano ad apparire corpi qui e là, nel fiume o sepolti. Però noi non siamo mai andate dietro ai cadaveri. Non vogliamo identificare cadaveri. Vogliamo identificare gli assassini perché vadano in carcere.
I nostri figli scomparsi erano rivoluzionari. Socialisti, anarchici, peronisti, comunisti, chiamateli come volete, rivoluzionari che volevano un mondo migliore. E chi dà il sangue per il suo popolo non muore. Chi può dire che Garcia Lorca è morto?
Per questo noi Madri non accettiamo la morte dei nostri figli e neanche alcun compenso economico.
Non c'è prezzo che possa pagare la vita di un giovane, di una donna, di un uomo che dà la sua vita per la rivoluzione, per la liberazione, per il socialismo. Sono loro che ci hanno partorito e insegnato tutto quello che abbiamo fatto in questi 31 anni e che facciamo.
(...)
Una volta un italiano si arrabbiò, perché disse che credeva di incontrarci piangenti e afflitte. Invece ci incontrò mentre festeggiavamo un compleanno. Sapete perché? Perché i nostri figli ci hanno insegnato cos'è la solidarietà, cos'è l'amore. E noi siamo appassionate della vita come lo erano loro.Quando ci picchiavano e ci arrestavano, ci chiamavno «matte», ci portavano via i nostri figli, noi siamo rimaste qui per difendere la vita. Non solo dei nostri figli, ma anche di molti uomini e donne che non sapevano e non credevano che questo paese potesse tornare a essere migliore. Come adesso.

(Questo testo della presidente della Asociacion Madres de Plaza de Mayo è stato inviato per un incontro a Livorno della Wilpf, la Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà. Da Il Manifesto 11/06/08)

lunedì, giugno 16, 2008


Tutto quello che ho imparato da Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

In caso di guerra atomica chiudetevi in un frigorifero e poi lavatevi con grandi spazzoloni.
Se attaccati dalle termiti assassine, chiudete la bocca.
Stalin, in verità, voleva fare il pranoterapeuta.
Il Kgb può tutto, tranne che contro gli extraterrestri.
Le civiltà precolombiane sono state create da E.T.
A Berlino si faceva il doppiogioco.
Un teddyboy sa sempre riconoscere un innocuo serpente mangiaratti.
Il Kgb ha una pessima mira.
Non importa quanto male ti faccia un uomo, se si chiama Indiana Jones lo perdonerai al primo sguardo.
Gli extraterrestri che hanno fondato le civiltà precolombiane erano stati disegnati da Tim Burton.
Le trabant militari del Kgb non affondano nelle cascate.
Il Che ha rubato la Poderosa al figlio segreto di Indiana Jones .
La Stele di Rosetta è stata una perdita di tempo: Spielberg l'avrebbe tradotta in due o tre secondi.
Il Kgb monta sempre un campo in amazzonia, dotato di sedia da dentista dove legare i suoi nemici.
In Unione Sovietica avevano i migliori parrucchieri del globo emerso .
Nelle sabbie mobili stai fermo, e non ti macchierai i pantaloni.
I russi danzano il ballo della steppa anche nella foresta amazzonica.
Gli scorpioni grandi fottitene, quelli piccoli muori.
Per salvarti dalla guerra fredda, impara a tirare di scherma, non abbandonare gli studi e comprati un frigorifero molto capiente.
LE POLPETTE DI TONY VERDERAME


Per celebrare il ritorno di scongelare stanca, vi regaliamo questo angolo di domenica in vico dolcezza, e il suo mezzo chilo di macinata



Si prevede una giornata molto libera, una dispensa molto vuota, un cervello molto creativo.
E comunque non succederà più che le polpette di Tony Verderame vengano così squisitamente soddisfacenti.
Se però volete provarci gli ingredienti sono:
mezzo chilo mezzo di macinato
una carota una (e un po’ marcia)
pomodorini a ciliegia (5)
cipolla (mezza)
uovo (uno)
pangrattato (qb)
erbacipollina,dragoncello,nocemoscata,pepenero,sale.
dado
una scatola piccola di piselli.
Voi direte, a questo punto, questa non è una dispensa vuota!
Si che lo è! Ora digiuniamo per una settimana.

Tony Verderame affetta la carota marcia nelle sue parti ancora integre in piccoli cubetti, i pomodorini in striscioline, e mischia il tutto con macinata, uovo e parte del pangrattato unito precedentemente alle spezie.
La Nessie, nel frattempo, canta e prepara un soffritto leggero leggero.

Mentre Tony Verderame immerge nel resto del pangrattato le polpette perfettamente tonde ma un po’ schiacciate sui poli, la Nessie svuota i piselli nello wok dove sfrizza il soffritto.
Perché nello wok, chiedete voi? Perché è l’unica padella grande in vico dolcezza.
Le polpette vengono poi immerse nei piselli.
Questo, ufficialmente, sarebbe stato un errore. I piselli erano forse da aggiungere dopo.
Ma.
Ma è dalle minchiate che nascono le grandi idee.
Perché aggiungendo vino bianco a spruzzetti, brodo di dado a cucchiaiate e pangrattato a pioggia di giugno (improvvisa, violenta e poco apprezzata), e coprendo il tutto infine con il secondo wok a disposizione (poche stoviglie ma identiche) il tutto si è cotto con pochi grassi , tanta pappetta smaccaramellosa e tanta felicità succulenta.

Per la digestione – un po’ faticosa, a dire il vero – si consiglia infuso di menta piperita, zenzero in polvere e miele di tiglio (molta menta, poco resto).

venerdì, giugno 13, 2008


Io, se mi avessi come ragazza, mi sarei già lasciata.
Perchè, fondamentalmente, sono insopportabile.
C'è da dire che, come dice la mia pissipissibaucologa, adesso me ne rendo conto. E' un passo avanti - mi dice - siamo sulla buona strada; la presa di coscienza è il primo passo e bla bla bla.
La vera verità è che sarò cosciente, ma resto un'inguaribile spaccapalle.

Il mio approccio alle storie d'amore è quello di un conoscente che abbiamo sbagliato ad invitare al ristorante.
Passerà la serata a lamentarsi del cibo, e quando tutti se ne andranno scontenti, lui si lamenterà anche della compagnia.
Autolesionismo, lo definirei, se non fossi un'amante della metafora

Io, con Stakanov, faccio moltissime cose belle.
Moltissime, e bellissime.
Poi, abbiamo la lontananza. E la stanchezza. A volte l'otite e il raffreddore. E il sonno.
Un po' cose bellissime, un po' cose che non funzionano.

Io sono così, che quando ci sono le cose moltissime e bellissime mi sento felice, che mi specchio nel fiume o nel vetro di camera mia e mi dico Chi mai può essere più felice di me? come nelle favole di Andersen.
Ma sono sempre io anche quando, se c'è la lontananza, la stanchezza, l'otite e il raffreddore, mi specchio nella luce morta del mio bagno e penso  Me misera, me tapina, chi è più infelice di me? come zio paperone.

Voi non lo sapete neanche quanto mi vorrei lasciare, quando sono zio paperone.
Mi abbandonerei con un biglietto sul tavolo che dice Sono andata a comprare le sigarette, perchè non mi merito niente di più.
Abbandonerei la Nessie spaccapalle e scapperei a Cuba con la Nessie divertita, divertente e appassionata. E non le manderei neanche una cartolina, a quella stronza.
Se solo potessi, la Nessie stronza, la seppellirei viva, la farei mangiare dalle formiche rosse, la lapiderei con tutte le stronzate che ha fatto in 26 anni, le legherei ai piedi il masso della sua pesantezza insopportabile e la farei affondare nella fossa delle Marianne.

Se solo, solo ne fossi capace, Stakanov, ti direi che sono così felice, quando sono felice, che non c'è bisogno di esserlo sempre, comunque, nel bene e nell'otite. 
Se solo ne fossi capace, mi terrei dei pezzetti di felicità di scorta da usare quando c'è anche la vita, di cui tener conto.
E invece è sempre così, che li brucio tutti subito, i pezzetti di felicità, e poi mi lamento che le ceneri non profumano.


mercoledì, giugno 11, 2008

ELEVO IL BELLISSIMO COMMENTO DI MANUELA A POST, COSì VE LO LEGGETE TUTTI

"Vivo nel profondo Nordest, in una cittadina di 20.000 abitanti, in montagna.
Il mio quartiere si sta "slavizzando" a una velocità impressionante. C'è un piccolo parco giochi, nel mio quartiere. Con i giochi in legno, immerso in un prato.
Il mio quartiere si è svegliato in queste prime serate quasi estive. E si è scoperto slavo per i bambini i grandi i vecchi che ora girano per le vie. Che organizzano partite di calcio al parco giochi. gli uomini a giocare.
Le donne a chiacchierare e mangiare pop corn. a offrire pop corn e larghi sorrisi a noi (poche) autoctone che decidiamo di uscire anche noi la sera, col bambino.
Vivono il quartiere, se ne appropriano, lo indossano come un guanto. il quartiere ridiventa barrio.i bambini vanno a fare la spesa per la mamma, a piedi, la mattina, da soli.come se questa fosse ancora la cosa normale che IN REALTA' E'!!!
Vengono da fuori per dirci, in silenzio, che rischiamo di tirare su i nostri figli come dei deficienti. quelli che la play station. e quelli che lo sport a tutti i costi. in egual misura forse.
Vengono a dirci, senza dircelo, che può anche non essere così."

COCCOLE E VITAMINA B

lunedì, giugno 09, 2008

PERLE AI PORCI


Doveva venirmi il dubbio, che sarebbe stata una giornata da buttare, quando dal pullman sono scesi quindici piccoli adolescenti, in fila indiana, ognuno col suo piccolo sacchetto arancione pieno di vomito, da buttare nel cestino.
Doveva venirmi il dubbio che sarebbe stata una giornata difficile quando uno di loro ha insistito per tenerlo in ricordo.

Gli incubi psicoanalitici della notte, poi, contribuivano. E' a voi che ho tagliato le gomme della macchina, verso le quattro del mattino, sentendomi poi in colpa per tutta la fase Rem? Nel caso scusate, è lo sfogo del mio Mr Hyde che ieri sera avrebbe accoltellato qualcuno di umano e che invece si è sfogato sulla vostra automobile onirica.

Quindi, morta e dubbiosa, ero in Piemonte già alle nove, con i piccoli adolescenti che buttavano via il loro stomaco mentre io allestivo il Laboratorio Didattico "Perle ai Porci".
Una settimana di lavoro, di programmazione, i fiori rossi di cartacrespa, la minuzia dell'alestimento, la cura dell'idea. Eravamo sicuri di avere pensato a tutto. Mi ero anche ricordata il panino del pranzo.
Ma una cosa l'avevamo sottovalutata.
Erano cinquanta piccoli adolescenti. E non avevano mai visto un prato.

Men che meno un bosco. Nessun grillo, mai una cicala. Lucertole poche. Le vespe e le api si, e fanno paura. Ragni?!? L'odore delle foglie fa schifo. Io qui non mi ci siedo: è umido! Il sole è caldo. All'ombra fa freddo. Io lì con i piedi non ci vado, mi fa orrore. Se mi siedo sull'erba si sporcano i jeans. Ho qualcosa nei capelli. Oddio, cos'è quella cosa che salta? Ho i sandali, e se mi si rompono? Ma io ho le nike bianche! Ho qualcosa sulla spalla?!? Ma io sono vestita di chiaro, come faccio!?! Non ho sentito, come si fa a sentire con tutti questi uccellini che fanno casino?!?
Ma soprattutto.
Jennifer. O Jessica. O Josephine. Un nome così, con la J. Che mi ha detto:
Io qui non mi ci siedo, perchè l'erba mi sporca i pantaloni bianchi, e se tu vuoi farmi sedere lì, ti dò il cellulare, chiami mia mamma e glielo dici tu, perchè altrimenti io torno a casa dalla gita e lei mi ammazza!

L'avevamo sottovalutato. Volevamo fare un laboratorio nel bosco, e invece bisognava fare un laboratorio sul bosco. Spiegare ai genitori che nelle gite ci si mettono i jeans e non le minigonne, dire ai bambini "Tranquilli è tutto a posto", dovevamo avvicinarci con cautela ai grilli, alle cicale, alle pericolosissime mosche, alle schifosissime foglie umide. Alzare i sassi e muoverci nel bosco. Scoprire che c'è un mondo fuori dal centro commerciale, che i cerbiatti esistono anche fuori dal lettore dvd.
E' colpa nostra, forse, che pensavamo che a dieci anni, anche nel 2008, potesse essere divertente attraversare un rigagnolo d'acqua e non trasformarsi in una fonte d'ansia per le scarpe nuove.

Noi che pensavamo di parlare con loro di democrazia, di radici della Costituzione, del coraggio delle scelte.
E loro con una paura viscerale delle mosche, delle foglie e delle macchie verdi sui pantaloni, dei rumori sconosciuti, della pioggia, dell'umido, ma anche del sole.
Terrorizzati. E quindi distratti. E quindi scontenti. E quindi tristi. E anche annoiati. Ma soprattutto terrorizzati.

C'è un problema di comunicazione.
Forse ci siamo persi qualcosa. Ci siamo distratti un attimo e abbiamo iniziato a dare le cose per scontato.
Mi ricordo perfettamente l'ultima volta che mi sono sentita così.

Era la sera del 14 aprile. La sera delle elezioni.

venerdì, giugno 06, 2008


"...Io non faccio sport. Tutti quelli che conosco che facevano sport, sono morti"
"E' solo un caso"
"Io non ci credo, al caso".
("Il Divo")

mercoledì, giugno 04, 2008

Con innaspettata abilità metaforica,
trattandosi di un vegetale,
ieri il nostro girasole ha tirato fuori la testa dalla terra
con due germogli verdissimi.

lunedì, giugno 02, 2008

All'inizio sembrava una commedia musicale americana: il fiume, il tramonto, gli aironi cenerini, le garzette, il silenzio, la canoa, io e Stakanov. Dentro di me ridevo.
Stanchi eravamo stanchi, ma il richiamo del fiume, quella vena romantica in costante emersione, la voglia di starcene da soli dopo un pomeriggio passato a traghettare come Caronte le anime perse di un gruppo di bergamaschi.
Stakanov nella versione estiva del supereroe: muta corta, punture di tafani, corde, giubbotto, ammenicoli e caschetto giallo.
Io nella versione "Barbie - un giorno in palude".

Canoa canadese, io che fingo di pagaiare davanti, lui che da dietro fa in modo che non ci incastriamo nel limbo della riva del Ticino.
Sembrava una commedia musicale americana, ma con regia di Muccino. Fin troppo mieloso per avere il coraggio di raccontarvelo. E con un pessimo truccatore.

Quello che poi è successo, però, è che abbiamo provato a risalire la corrente.
Ci riescono i salmoni, che sono pesci stupidi, vuoi che non possiamo farlo noi?
E, che voi ci crediate o no, per un pezzo ci siamo anche riusciti, nonostante la mia pagaiata stortignaccola, imprecisa, cittadina. 
La prima curva l'abbiamo fatta. Sembrava veramente che saremmo tornati alla macchina sani e salvi.
Ma poi ci hanno cambiato il set. E di colpo eravamo Indiana Jones e l'ultima crociata.
Lui, Indiana Jones.
Io, l'ultima crociata.

Ci siamo buttati sottocosta dove la corrente - che al centro del fiume ci avrebbe sommersi, inesorabile come la data di scadenza del conguaglio del gas - ci arrivava addosso veloce soltanto come il passeggino della corazzata potiemkin.
Eroicamente, Barbie un giorno in palude, ha pagaiato verso un merdosissimo albero di fiume pieno di ragni dalle gambe lunghe. Ed è passata indenne  senza quasi lamentarsene ("okay, Stakanov, adesso mi dici con molto tatto, se ho dei ragni che mi camminano sulla testa"). 
Non solo non avevo ragni, ma avevo superato con leggiadria ("non ce la posso faaaareeeeee, cazzocazzocazzocazzo") il primo tratto controcorrente.

Ma ne rimanevano altri centocinquantamila, di tratti così e, francamente, non ce la potevo fare.
Perchè, Stakanov, tu devi capirlo che io fino a sei mesi fa al massimo risalivo la corrente di uno sciopero generale.

E così ci siamo arresi. 
Indiana Jones ha voltato la canoa, e siamo andati alla sperindio, nella direzione giusta.
Quello è stato il pezzo bellissimo.
Di nuovo Muccino, di nuovo gli aironi, di nuovo il tramonto, di nuovo il silenzio.

Ma dalla canoa dovevamo pur scendere, prima o poi.
Così abbiamo ammarato - o come cazzo si dice - in una lanca, vicino all'ormeggio del mostro degli abissi, e - respirando profondo, molto profondo - ho accettato di camminare per quaranta minuti nel bosco, per tornare, a piedi, alla macchina e alla civilità.
Ma il sentiero era sommerso.
I bambini dormono sul fondo del Sand Creek, per capirci.
Dopo tre metri, l'acqua arrivava al polpaccio di Stakanov. Di conseguenza, fatte le dovute proporzioni, io stavo quasi affogando.
Abbiamo dovuto rinunciare. Peccato, eh, perchè io un po' ci tenevo.

Indiana Jones, senza fare una piega, si è legato col moschettone la canoa alla schiena e ha proseguito in direzione delle rapide sotto il ponte, marciando nell'acqua marcia.
Stakanov, canoa, e dietro io, da qualche parte, saltando come una libellula tra i rovi e la piovra di ventimila leghe sotto i mari.
Avanti così per qualcosa come duemila chilometri, credo.

Sotto il ponte la corrente rullava, rimbalzava, si arrotolava come un involtino ad un matrimonio. 
Ma noi, coraggiosi e costretti dalla mancanza di valide alternative, ci siamo appiccicati al muro,con i piedi sui sassi sommersi che ci avrebbero portato sulla riva e alla sopravvivenza.

(Ora, lo so che sembra che io mi stia lamentando. Ma la parte del ponte è stata la più divertente di tutte. Anche perchè la corrente, come minimo, staccava dai polpacci tutte le sanguisughe assassine che avevo accumulato nel sentiero sommerso).

Tranquilli, comunque, siamo sopravvissuti.
E siamo stati riportati alla civiltà da due canoisti magnanimi all'interno del bagagliaio di una panda verde.

La Produzione del film, a questo punto, ci ha gentilmente offerto una pizza, ma poi ci ha spedito a recuperare la canoa abbandonata in piena notte. E l'acqua che si era accumulato mi ha infradiciato la giacca.

Poi, non so.
Forse ci sono stati gli applausi.
La Croisette.
Gli autografi.
La notte degli Oscar.
Credo che quello sia stato il momento in cui mi hanno concesso la controfigura.

mercoledì, maggio 28, 2008

CRIMINAL MINDS

Domani, l'ufficio più bello del mondo si trasferisce alla Fiera del populismo didattico.
Mille e mille e mille stand, poca coerenza, tanto casino, un milione di bambini arroganti e mamme frignanti.
Siamo molto contente di partecipare.

Però.
Però c'è una cosa bellissima. Abbiamo dei vicini di stand meravigliosi: l'esercito italiano.
L'esercito italiano: punto di riferimento mondiale per la didattica.

I nostri vicini hanno uno spazio di un milione di metri cubi e questo perchè? Perchè portano i pony per far fare il giro ai bambini.
I pony. In un posto chiuso. Grande, ma chiuso. Che a questo punto sarà pieno di bambini arroganti, mamme frignanti e puzza di merda di cavallo.

Ma noi sappiamo trovare il lato luce delle cose buie e ieri abbiamo avuto un'idea criminale. Che è questa.
In pausa pranzo ci vestiremo da Indiana Jones, Soldato Ryan e Rambo.
Supereremo le barriere che ci separano dalle stalle dell'esercito italiano con agilità da marines.
Distrarremo un sottufficiale imitando perfettamente il verso del cuculo e, con maestria da Farc, rapiremo un pony.
Aggireremo abilmente gli stand che ostacoleranno la nostra fuga e ci barricheremo nei bagni.
Con una polaroid faremo una foto al pony con la prima pagina di Repubblica tra gli zoccoli.
E poi allegheremo questa lettera:
ABBIAMO RAPITO IL VOSTRO PONY. SE LO VOLETE INDIETRO, SANO E CRUDO, RITIRATEVI DALL'AFGHANISTAN!

martedì, maggio 27, 2008



A PROPOSITO DI ALEMANNO CHE VUOLE INTITOLARE UNA STRADA AD ALMIRANTE...




Maledetta l`ora, il giorno, il secondo
in cui du` merdaioli ti misero al mondo.
Maledetta l`ora , il giorno e l`annata
che la tu` mamma ti dette la su` prima poppata.


Maledetta l`ora buia, ancor più la notte cupa
che un finocchio ti convinse ad esser figlio della Lupa.

Se dovessi maledirti non saprei come finirla,
maledetto sia quel giorno che ti fecero Balilla.

Maledetta l`ora e tutto il calendario
in cui mille finocchi ti fecero a segretario.
Maledetta la persona, e che stesse sempre male,
che ti parlò la prima volta della Destra Nazionale.

S`aprisse la porta, senza che tu te ne sia accorto,
ed entrassero le mogli d`ogni partigiano morto.

T`aprissero la bocca e da Maggio a Carnevale
ti facesser ber le cose cantando l`Internazionale.
Poi arrivasser Terracini, Pajetta, Natta, Ingrao
e ti cacassero sugli occhi mentre cantan Bella ciao.
Alla fine vanno via, finalmente sei contento,
ma ti piscia addosso Lama mentre canta Fischia il vento.
Ti venisse un colpo, ti venisse un accidente,
gli uomini son tutti uguali, ma te tu sei differente.

Ti scoppiasse la vescica, tuum,
ti scoppiassero i coglioni, tutuum,
ti scoppiassero in un mese trentatre rivoluzioni.
Ti venisse la febbre, ti venisse un ascesso,
ti scoppiassero in culo tutte le bombe che tu hai messo.

Ti chiavassero la moglie tutti i morti delle guerre

e ti nascesse un figliolo che assomiglia a Berlinguerre.



("Almirante", Roberto Benigni)

lunedì, maggio 26, 2008


TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE DA UN'ECOGRAFIA E NON AVETE MAI OSATO CHIEDERE


Scendo dal treno e mi esplode l'estate in faccia.
Ho ancora la bavetta ai lati della bocca per essermi addormentata sul treno all'altezza di Tortona. Ed essermi svegliata giusto in tempo per non finire a LaSpezia. Ho le scarpe dell'inverno e la maglia di cotone pesante. Perchè nel resto del mondo oggi era ancora autunno.

Volevo rientrare nella vita quotidiana morbidamente, dopo un lunghissimo week end in cui sono stata la spalla dei lavori altrui: la voce di un maialino di peluche a Bologna, prima, un'improbabile guida ambientale, dopo. Un bouquet di esperienze al limite del surreale che in questo momento mi rendono la vita frizzante.

Invece il treno in ritardo, lo zaino da appoggiare e i vestiti dell'estate da scovare nei cassetti reconditi. Con pessimi risultati, per altro: sembro una banana ad una festa zigana.
E poi una corsa su autobus affollati verso la Clinica del Barrio Alto, in ritardo.


Tutto questo per scoprire, a 26 anni, che tutto il mio sovrappeso - milkshake americani nel '95 a parte - è dovuto ad un metabolismo intricato, legato a doppio filo con un apparato riproduttivo che avrebbe potto essere premiato nei Sabati Fascisti per essere in grado di mettere al mondo 35 figli in 40 anni.

Adesso, lo scopro.
Io a farmi mille problemi, tutta l'adolescenza persa dietro a questo culo pesante che non si ricompattava neanche a finocchi e carotine.
Per poi scoprire oggi, sudata e accaldata, che anche questa è dopotutto una questione di istinto materno. Che ho un corpo che parla ben più di quanto avessi mai pensato.


E così, al ritorno dalla Clinica del Barrio Alto, ho comprato il primo paio di pantaloni bianchi della mia vita.
Sempre neri, i miei pantaloni fino ad oggi. Marroni, al massimo, o verde militare.
Verde militare quando mi andava di osare.
Ma adesso li ho comprati, che è estate e soprattutto chissenefrega.
Si vede che era l'ora di lasciare i miei 16 anni sul bancone, insieme all'assegno per l'ecografia.

mercoledì, maggio 21, 2008

Programma di oggi: qualche riga di controinformazione.


Dicono gli elettori e gli elettrici del Pd che finalmente abbiamo una situazione europea.
Con una coalizione che governa e una che appoggia le riforme del governo e fa opposizione dove ne veda la necessità.
Dicono gli elettori e gli elettrici del Pd Questa si che finalmente è una democrazia occidentale, con il rispetto reciproco tra le due fazioni, con due coalizioni che dialogano, con una logica costruttiva e non distruttiva.

Dicono invece gli europei e le democrazie occidentali Ma che cazzo state facendo in Italia?
Gli europei, quelli a cui finalmente dovremmo assomigliare, mettono all'ordine del giorno al Parlamento l'emergenza razzismo in Italia.
Gli spagnoli dicono Siete fuori di testa? I francesi dicono Hey?!? I tedeschi puntano alla presidenza del Parlamento Europeo e quindi non dicono molto, ma lo pensano. Ve la ricordate la faccia di Schultz quando Berlusconi gli diede del kapò? E' lui, il prossimo Presidente del Parlamento Europeo. Non parla, ma cosa pensi è ben noto.
Però, su qualche cosa avete in effetti ragione: ci sono delle democrazie occidentali che non ci stanno criticando... la Russia di Putin, la Polonia del Presidente Kaczynski. E non so come si pongano nei nostri confronti campioni di democrazia come la Sierra Leone e la Cambogia.

Elettori ed elettrici del Pd, io mi chiedo Ma alle Primarie vi hanno ritirato il cervello, con la tessera elettorale?
Io vi ricordo, mica troppo tempo fa, quando votavate Ds, e me lo ricordo il vostro cervello.
Un cervello pensante, seppur moderato, un cervello autonomo seppur di partito, un cervello critico seppur massimalista.
E adesso...e adesso...e adesso sembrate elettori dell'udc con la pashmina.

Io oggi vi propongo una rivoluzione. Una di quelle senza morti, come sarebbe piaciuto a Turati: una rivoluzione Copernicana.
Provate a smettere di pensare che tutto il mondo giri intorno a voi, e guardatevi intorno: c'è un mondo intorno al loft.
E l'avete perso di vista.


martedì, maggio 20, 2008

CASTIGHI DIETRO LA LAVAGNA


Risucchiati nuovamente dall'autunno, ci muoviamo a tentoni nelle giornate di maggio.

Non sapere quali scarpe mettersi non è poi un dilemma così femminile, se i piedi un giorno bollono e l'altro ammuffiscono.
Accendere o no il riscaldamento, il copripiumone umido di umori di pioggia, la voglia di minestrone.
E le caselle della quotidianità che si complicano invernalmente invece di risolversi con uno scatto di primavera.

Perchè a me l'inverno piace, e sto soffrendo molto meno di voi per questo ritorno a febbraio, ma è pur vero che l'autunno - anche a maggio - è la stagione delle cose complicate, degli incastri difficili, delle elucubrazioni mentali.
E se la complessità e le difficoltà ben si sopportano grazie all'energia accumulata nell'estate e ai mercoledi al cinema, a maggio, devo ammetterlo, non si hanno più le scorte per sopportare un altro autunno.
Non è questione di piedi bagnati, è che mancano gli antidoti all'umidità.

Lo vedo dai miei capelli morti, dalla latitanza dalla vita sociale, dalle tristezze che mi colgono e dalle fitte d'ansia che gli altri anni, in primavera, svolazzavano di fiore in fiore e si dimenticavano della loro incessante violenza.
E invece sono qui, le mie ansie, in questo maggio autunnale, che mettono a repentaglio le mie amicizie ma che, innaspettatamente, rinforzano un amore che i broker davano 100 a 1.
Che io davo 1000 a 1. Che lui non ci scommetteva neanche.
E invece funziona, mentre il cielo ci cade sulla testa.

Due anni fa, quando maggio era maggio e c'erano ancora le mezze stagioni, la mia vita era uno schifo.
Lo so che non sembrava, a voi da fuori. So anche che non me ne accorgevo neanche io, da dentro.
Ma anche la peperonata sembra piccante finchè non provi il wasabi.
Adesso che mi sto impreziosendo la vita, qualche casino lo faccio ancora. Molti, ne faccio.
Ma per fortuna le amiche mi tirano per le orecchie, mi mettono dietro la lavagna e non mi lasciano scappare via nel turbine dei miei nuovi incasellamenti.
E' successo a novembre e di nuovo adesso, a maggio. Sempre in autunno, quindi, quando non si ha voglia di stare soli, quando l'amicizia è ancora più importante.
Sono una donna fortunata: nell'anno della mia distrazione l'autunno sta durando abbastanza da mettere tutte le cose a posto prima che arrivi l'estate a solidificarle nella loro imperfezione.

domenica, maggio 18, 2008


DIAOLOGO RIVELATORE. PER AMOR DI CRONACA


Treno. Io due fermate. Gli altri, molte. Io al ritorno da un week end felice. Gli altri al ritorno dal papa. Io su un sedile. Tre donne, Lucia, Letizia e Maria cinquant'anni di media, su un altro. Io, il Manifesto. Loro bandierine, fiori bianchi e cappellino con visiera. Io, apparentemente, normale. Loro, apparentemente, anche.

Lucia: E io gliel'ho detto, gliel'ho detto di timbrare i biglietti ma lei, niente...se non c'ero io...

Letizia: Ah, è colpa mia adesso?

Lucia: Si, è colpa tua, è colpa tua. E' sempre colpa tua.

Maria: Non litigate, dai...

Lucia: io litigo perchè poi finisce che ha sempre ragione lei. E invece no, no che non ha ragione lei!

Letizia: Ma cosa dici, che poi alla fine te la danno sempre tutti vinta!

Lucia: Ah si? E io che l'altra volta ti ho chiesto scusa? Te la sei dimenticata quella volta?

Maria: Dai ragazze, che attirate l'attenzione. Adesso ci mettiamo qui e ci guardiamo le foto del papa!

Letizia: Io con quella non guardo niente!

Lucia: Io con te neanche. Anzi, scendo!

Letizia: Tanto non hai ragione. Di timbrare i biglietti te l'ho detto che eravamo ancora dal papa

Lucia: si vede che non ti ho sentito

Letizia: bella scusa...

Maria: state rovinando una giornata così bella...abbiamo anche fatto la Comunione...

Letizia: E' lei che la sta rovinando

Lucia: No, sei tu. Sei tu! Sei sempre tu!

Maria: Ma no, ma no...dai, datevi un bacino e fate la pace.

Letizia: No!

Lucia: No!

Maria: Forza...

(...) Smack (...)

Letizia: ecco, vedi, vedi come fa?! Io di baci gliene stavo dando tre e lei uno solo! Lo fa apposta, lo fa.

Maria: Dai, Lucia, dacci gli altri tre baci così siete a posto...

ed è qui che sono scesa dal treno.
E so già che state pensando Che stronza la Nessie che se la prende con gli handicappati.
Signori, vi giuro, erano normalmente abili, per usare un termine politically correct.
Ed è per Maria, Letizia e Lucia che abbiamo abbattuto gli alberi in piazza della vittoria.
Perchè loro potessero vedere meglio il papa.
E io potessi disperarmi ancora un pochino di più, un pochino di più, un pochino di più, di più, di più...




ERRATA CORRIGE


Quasi mi bocciano, in prima media, perchè geografia proprio non la studiavo.
In seconda media non mi quasi bocciano, ma geografia non la studiavo neanche lì.
Odiavo la prof. E le cartine mute.
In terza media mi sono messa a studiarla, ma ormai era un po' tardi. Non ho mai recuperato.
Però adesso sto con un geografo...magari mi passa qualcosa per osmosi.

Tutto questo per dire che era il Re di Danimarca, quello della stella gialla. La Svezia c'entrava solo perchè ci vado in vacanza. Minestrone di neuroni.
Ho sbagliato.
Mi copro il capo di cenere.
Mea culpa, per restare in tema con la giornata.
Però, Sub, non è un po' facile trincerarsi dietro l'enciclopedismo, invece di capire il messaggio?

(si, si, è una frase perfida. Ma, per dio, ero sullo stesso treno dei papisti. Sono incattivita!)

giovedì, maggio 15, 2008

IO NON SONO RAZZISTA PERO'...
C'è stato un giorno in cui mi sono accorta che la sinistra era razzista.
Era un seggio elettorale vuoto, di quei corridoi senza storia che sono le scuole durante i referendum.
Forse era il referendum costituzionale, quello in cui abbiamo vinto.
Tre scrutinatrici, tutte donne, tutte di sinistra. Io e il Presidente E. lo scopriamo entro il sabato pomeriggio se dovremo passare i successivi due giorni con dei fascisti.
Per ora non ci è mai successo.
Stronzi tanti, ma di sinistra.


In quella scuola dai corridoi vuoti avevamo una scrutinatrice cinquantenne.
Vestita da professoressa, anche se credo lavorasse all'enel. O alle poste. Qualcosa così.
Preoccupatissima, veramente preoccupatissima per l'eventuale ritorno di berlusconi.
Un'elettrice del PD prima del PD. PD ante literram.
Era quando al governo c'eravamo noi. Vi ricordate?

Il 30% dei votanti, un sacco di tempo per parlare.
Ed è così che, verso sera, la professoressa delle poste dice: “Io non sono razzista, eh, ma gli zingari li odio”.
Con naturalezza. Come se fosse normale.
Io e il Presidente E. con i capelli dritti, i respiri profondi per non saltarle alla gola subito e finire sulle prime pagine dei giornali “Presidente e segretaria azzannano alla giugulare scrutinatrice imbecille”.
Così le parliamo.
Il Presidente E. più calma, io più incazzata. Al solito.
E le diciamo Ma perchè? Cosa ti hanno fatto?
Mi hanno rubato la borsa. Tre volte. Per questo li odio. Non li posso vedere. Li vorrei vedere sbattere tutti fuori. Io non sono razzista, eh. Ma loro sono fatti così. Rubano e non si lavano. Li odio.

Mi ricordo tutta una litigata in cui le dicevo Hanno fatto così anche con gli ebrei!
Non ti permettere, sai?!? Mi stai dando della nazista?
Si, lo sto facendo!
Non ti permettere!
Ma come puoi pensare che un portafoglio valga di più del rispetto verso un popolo?!
Lo dici perché non l'hanno rubato a te!

E via così...

Poi abbiamo scrutinato.
I conti tornavano.
E non ne abbiamo parlato più.
Perchè non c'era niente da dire. Perchè non c'era modo di farla ragionare.
Io non sono razzista però.

E adesso i pogrom. Finchè non ci scapperà il morto.
Pogrom in difesa del portafoglio, dell'argenteria nella villetta.

Io vorrei un Re di Svezia, in Italia.
Che il giorno in cui i nazisti hanno provato ad applicare le leggi razziali anche nel suo paese è uscito di casa con la stella gialla cucita al cappotto.
E il giorno dopo tutti gli svedesi avevano una stella gialla cucita al cappotto.
La Svezia è l'unico paese dove le leggi razziali non hanno funzionato.

Vorrei un Re di Svezia.
O un milione di liste di Schindler.
60 milioni di Irena Sendler.
Non vorrei dover vedere passare nessun treno piombato, anche se fossero autobus, aerei dell'alitalia, camionette della polizia. Neanche se invece di uno sterminio fosse un rimpatrio.
Rimpatrio dove? E con quale diritto?
Vorrei un Re di Svezia col cappotto.
Vorrei che evitassimo di stare zitti finchè non ci scappa il morto.

mercoledì, maggio 14, 2008

ANNUNCIAZIO' ANNUNCIAZIO'


Sfidando il destino solitamente avverso
e il rosso in banca.
(Il profondo rosso in banca)
Senza sapere se possiamo permettercelo
nè che tempo farà
se ancora ci sopporteremo
e se farà freddo.
Con un margine di bagaglio inesistente
(che la ryanair praticamente la paghi a chili)
in ogni caso
io e Stakanov
stanotte
abbiamo comprato i biglietti per un intero agosto
in Svezia.










martedì, maggio 13, 2008


Siccome nessuno reagisce, il Piccolo si avvicina a me e Stojilkovicz.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore."
"Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera.
"Perché?"
"Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."

(Daniel Pennac. La fata carabina)


APPUNTAMENTO A BELLEVILLE

Nove e mezza del mattino, Genova.
Io e Stakanov ci stiamo baciando il bacio della buona settimana.
Io, appuntamento al lavoro tre minuti prima e cinquecento metri dopo. Lui, tre ore dopo, duecento chilometri di distanza.
A metà del bacio della buona settimana, una vecchietta inferocita ci spinge via, con un braccio armato di sacchetto della spesa e la forza di un metalmeccanico incazzato.
Poi scappa via, borbottando fra sè forse di immoralità, forse di occupazione di spazio pubblico, forse di passate glorie e contemporanee solitudini.

Le ultime briciole di romanticismo spazzate via come le foglie d'ottobre.
Ma ci è andata bene.
Se vivevo a Belleville, forse io e Stakanov saremmo stati trasformati in due fiori da un'anziana Fata Carabina armata di moralismo.

venerdì, maggio 09, 2008

SVIZZERA. CHE BELLA VITA


mercoledì, maggio 07, 2008

POLPETTE DI PSICHE

Le istruzioni per l'uso di me, avrei forse dovuto dartele subito.
Se solo le avessi avute, intendo.
Ma immagino che tu mi abbia trovata nell'angolo occasioni, senza brugole, senza sacchettino delle viti, senza istruzioni.
C'è che a questo punto ti tocca imparare piano piano, Stakanov, e un sacco di volte sbagli gli incastri e non funziona più niente.
Traballo, barcollo, avanza un pezzo, cigola la psiche, esplode il nervoso, si rompe l'asse portante della mia sopravvivenza mentale.
Così ti tocca svitare tutto, pezzo a pezzo, e riprovarci di nuovo.
E risbagli.
Ma non è mica colpa tua, sai?
Cioè, anche: noi sei il migliore degli ingegneri. Ma io non mi sarei fatta portare via da nessun ingegnere, Stakanov, e tu questo lo sai bene. Lo sai perfettamente che adoro i tuoi errori.
Ma soprattutto impazzisco per la tua immancabile fiducia nell'ennesimo tentativo di incastro.

La mia psiche di truciolato è stata creata da un sadico architetto d'interni svedese. C'è la sua foto sorridente da qualche parte, credo. Immagino si chiami  Olaf. O Wolfung.
Ma una volta ricomposta.
Ah, un volta ricomposta, mi hanno detto che la mia psiche diventerà la più accogliente delle piscine di palline.
Ma è anche per quello che è difficile costruirmi: sono perfettamente tonda.
Difficile trovare gli incastri.






"...Io dico che alla NASA lavorano meno che in questo ufficio!"

(qualcuno che oggi si sente come me, nello stesso corridoio)

martedì, maggio 06, 2008


OGGI, 6 MAGGIO 1922

Tutti stupiti a dire Ma come, la comunità ebraica di Roma ha votato compatta Alemanno?
Ma come, ma come?
Io dico che gli ebrei, categoria di cui faccio parte per un evidente cinquanta per cento, possono essere famosi per l'ironia, e la diversità, e la musica e l'intelligenza e i premi nobel. Ma bisognerebbe ricordarseli anche per un'altra caratteristica fondante: la miopia.

Perchè gli ebrei italiani, nel ventennio, erano fascisti. Mica tutti, eh. Gli ebrei borghesi. Così come tutti gli altri borghesi d'italia, per altro.
Poi, ops, ecco le leggi razziali. E la comunità ebraica che dice Ma come? Tempo di chiederselo, ed ecco il diluvio dello sterminio, la palude dell'olocausto che non guarda in faccia nessuno, fascista o non fascista.

Gli ebrei che sono rimasti, quelli che si sono salvati, alcune cose le hanno conservate, altre le hanno perse. Tra quelle che hanno perso, c'è lo lo yiddish, una volta fondato israele, perchè lingua d'esilio, lingua contaminata. Lingua da ospiti e non da cittadini.
Hanno guadagnato la terra promessa, hanno perso un'identità poliedrica, la forza della diversità.
Alla fine dei conti, hanno perso e hanno guadagnato.

Tra le cose che hanno perso non c'è la miopia.
E adesso che, ebrei e non ebrei, siamo tutti quanti borghesi, loro, gli ebrei di roma, sono tornati al fascismo.
Quello del '22, mica quello del '38.
Ma tutto torna, perchè, in effetti, siamo nel '22.
Mica abbiamo le leggi razziali, mica abbiamo veramente una dittatura.
Abbiamo la paura dell'insicurezza (leggi biennio rosso)
Abbiamo il crollo economico (leggi svalutazione)
Abbiamo la disoccupazione (leggi disoccupazione)
Abbiamo una borghesia forte (eccome)
Abbiamo gli squadrsti (cani sciolti, così come erano cani sciolti gli squadristi del '22)
Abbiamo una sinistra inesistente e spaccata.
Abbiamo paura.
E' il '22.

E loro, gli ebrei borghesi, sono tornati ad essere fascisti.
Si fanno coccolare da Fini, si fanno difendere da Alemanno, sono convinti che sarà la loro ricchezza a salvarli dalle conseguenze del fascismo.
Io, che sono ebrea per un pezzo, non mi stupisco.
Ma mi stupisco dello stupore altrui.
Il revisionismo storico è una marea che colpisce tutti, la memoria non è conservata nel ghetto di Roma come non lo è da nessuna parte, in Italia.
Si sono semplicemente dimenticati anche loro, di nuovo.
E, come noi miopi che da lontano vediamo sfocato, gli ebrei di Roma cercano di mettere a fuoco Alemanno alle Fosse Ardeatine e vedono la loro sopravvivenza.
Forse questa volta hanno ragione, forse il loro voto li mette veramente al riparo, diversamente da come avvenne nel ventennio.

Ma non credo che sia molto importante, in ogni caso.
Perchè c'è qualcosa che sicuramente non stanno vedendo, dal punto d'osservazione del ghetto ebraico.
Ed è che il razzismo, il fascismo, lo sterminio di un popolo, l'omicidio del diverso non è meno razzismo, non è meno fascismo, nè meno sterminio, nè meno omicidio nè meno Shoah, anche se non capita a loro.

SHOCK
Sto subendo uno shock climatico.
Venerdi quasi morivo nella neve come gli alpini in russia, e oggi mi bollono i piedi.
Ho uno stufato con patate nelle scarpe.
Sogno il freddo delle camerate svizzere di cui, a dire il vero, mi sono lamentata ogni giorno, mentre ero lì. Ma neanche troppo. C'era chi si lamentava di più, ecco.
Comunque adesso che il mio sangue ha raggiunto la temperatura di ebollizione e il mio sudore inizia a fare capolino, malefico, come ogni fottutissima estate, io rimpiango le orecchie gelate.
E il naso freddo. E anche la morte certa sui monti.
Meglio un crepaccio di una maglietta puzzolente. Perchè oggi questa città bolle del suo stesso sole, il mare ha il colore del brodo e i turisti sorridono dell'improvvisa estate.
Io no.
Io sono dovuta andare in autobus ad un liceo in cima ai monti a sostituire una di quelle persone che pensano che, assenti loro, il mondo si fermi.
Così la supplente l'ho dovuta fare io, io e la mia etica lavorativa, io e il mio Ostinato Rigore, che siamo partiti in piena pausa pranzo, abbandonando una torta di prosciutto che ci ha atteso, solitaria nella stagnola, fino alle tre.
Adesso che abbiamo mangiato tutti e tre - io, l'etica e l'ostinato rigore - finalmente mi raffreddo, come un'iguana all'ombra, camminando scalza sul pavimento dell'ufficio.
Di là si svolge una riunione con il presidente.
Ma io e i miei calzini scoloriti giriamo per i corridoi, dimentichi delle apparenze, forti della nostra diversità.

lunedì, maggio 05, 2008


RITORNI TRAUMATICI

Vi racconto come l'ho saputo, del ragazzo di Verona massacrato dai pit bull fascisti.
Ero tutta abbronzata di montagna, sembravo heidi.
Avevo visto tre macchine in cinque giorni.
Avevo camminato in montagna, e quasi muoio. Ma questa è un'altra storia. Quasi muoio davvero, eh, mica per dire. Ma è un'altra storia comunque.
Ero stata la vicina di casa di due bambine meravigliose e della loro sabbiera all'aria aperta.
Avevo costruito mandala sui prati e iguane di creta.
Avevo liberato il quinto chakra.
Avevo raccontato storie e ascoltato racconti intorno al fuoco.
Ero piena di idee, di soddisfazioni,di ossigeno.
Ero ghandiana dentro, ero martinlutherkingiana fuori.
Ero una donna zen.
Ma ho fatto l'errore di affondare nella sedia di stakanov e incuriosirmi davanti a repubblikit.
E così l'ho scoperto, solo ieri.
Non ne sapevo niente e ho dovuto ricostruire.
Ero in ritardo sulla notizia. Ma in anticipo con le analisi.
Perchè mercoledi avevo visto il mio Partigiano di riferimento, che mi aveva raccontato: "sai, io per due volte sono scappato in svizzera: nel '43 e nel '44. E per due volte gli svizzeri mi hanno curato, mi hanno riscaldato, mi hanno dato da mangiare. Mi davano un etto di cioccolata ogni sabato. Ma io per due volte ho passato il confine e sono tornato a combattere per liberare questo paese dal fascismo...Ma se mi avessero detto che sarebbe finita così, Nessie, io sinceramente, mi sarei tenuto l'etto di cioccolata".

Nel mio piccolo, anch'io.